16.02.2010
IL CASO CARACCIOLO FINISCE IN UN FLOP
UNA SCONFITTA DELL'ESTREMISMO OLOCAUSTICO
DENTRO I LIMITI DELLA CORNICE OGGETTIVA DEI
FATTI CONTESTATI E ACCERTATI.
VINCE LA LIBERTA'DI ESPRESSIONE,
NON QUELLA DI RICERCA E DI INSEGNAMENTO.
E IL RISCHIO E’ (FAR FINTA DI) NON CAPIRLO
14 febbraio 2009
Come prevedibile, il caso Caracciolo, l'aggressione mediatica da parte della solita Repubblica e sue infiltrazioni nei mass media italiani, è finito nel nulla. Il Consiglio Universitario Nazionale - l'organo supremo dell'autonomia didattica dei docenti universitari - già incaricato dal rettore Luigi Frati di dirimere il caso sulla base dell'istruttoria affidata all'ex Preside della Facoltà di Scienze Politiche (la stessa di Caracciolo) Fulco Lanchester - ha deciso infatti che non sussistono prove delle accuse del sinedrio mediatico contro il ricercatore di Filosofia de La Sapienza. “Abbiamo concluso il nostro lavoro il 26 gennaio scorso”, ci dice il prof. Enzo Siviero, Presidente della Giunta del Collegio di Disciplina del CUN incaricata di giudicare il caso.
Tutto era iniziato a freddo, il 22 ottobre dello scorso anno: non c’era stata alcuna “notizia” che potesse dare la stura all’aggressione, nessun fatto nuovo. Caracciolo continuava normalmente la sua attività di pluriblogger all’esterno del luogo di lavoro, mentre dentro l’Università si comportava come sempre da ricercatore modello.
Nel luglio 2007 era stato l’unico di 400 firmatari (fra cui docenti universitari, avvocati, giuristi, una sessantina di studenti teramani) a ritirare la firma dell’appello pro-Faurisson del maggio precedente, dimettendosi anche dall’Istituto Mattei fondato dopo la chiusura del master teramano da una quindicina di sostenitori della continuazione del corso di studi a Roma. Alle spalle di questi episodi pur secondari, c’era stata soprattutto la forte pressione psicologica del conformismo accademico e quella dei mass media: contro il nuovo istituto (Iemasvo) e il primo suo convegno, nel Palazzo di Giustizia di Roma il 24 settembre 2007, era scesa in campo persino la Frankfurter Allegmeine. Caracciolo anziché attaccare la FAZ, criticò duramente il dibattito svoltosi dentro il “Palazzaccio” di Piazza Cavour, prima uscita pubblica del neonato IEMASVO e seconda iniziativa del Comitato 21 e 33 dopo il convegno teramano “La Costituzione tradita” del 16 giugno precedente: convegno al quale il ricercatore de la Sapienza, a fianco del magistrato Agnoli e del suo collega di FacoltàSinagra, era stato invitato da Moffa.
Nonostante tutto questo, e nonostante il suo comportamento binario – libertà di espressione sui blog (sia pure incrinata dall’espulsione, sempre nel 2007, di un collaboratore troppo concentrato sulla questione negazionista) e nessuna devianza dal Politically Correct in Facoltà - a fine ottobre 2009 il Caracciolo è stato preso e linciato daisoliti noti.
Perché quell’attacco improvviso, fondato sulla copiatura e riciclaggio di vecchi articoli dei suoi blog, senza alle spalle nessuna vera “notizia”?
C’era dietro un attacco indiretto a Berlusconi visto che Caracciolo era iscritto a Forza Italia, e nonostante la già fornitissima cartucciera dello sport nazionale lanciato dalla stampa “democratica” contro l’odiato Presidente del Consiglio? O c’è dell’altro, per esempio dare il buon anno accademico al mondo universitario tutto? Si voleva per caso, visto che il Sinedrio di Repubblica, montando il caso con un fiume di articoli e dichiarazioni fondati sul nulla, non aveva mancato di abbinare il linciato professor Caracciolo al “prof. ClaudioMoffa” protagonista dell’irriverente invito a Faurisson nel 2007, ostacolare l’iter burocratico del master Mattei rientrato a fine settembre a Teramo? Insomma, si è trattato di un monito-minaccia indiretti a docenza e burocrati dell’Ateneo abruzzese, secondo ilclassico detto “dire a nuora perché suocera intenda”?
Non è possibile rispondere a questi interrogativi senza prove, anche se di indizi di un’attenzione al master teramano da parte dei soliti noti ce ne sono stati altri, interni e esterni all’Ateneo: piccole e grandi provocazioni che hanno coinvolto persino un sito sionista francese, e che hanno registrato una fronda pericolosa dentro il Senato Accademico di Teramo. Ai posteri dunque l’ardua sentenza. Quello che è certo è che alla fine il “caso” Caracciolo è finito bene: prosciolto con formula ampia, sulla base di una relazione del Collegio di Disciplina del CUN che ha messo in rilievo come il ricercatore non ha commesso alcun atto disciplinarmente rilevante entro le mura dell’Ateneo. Su altre attività esterne alla Città Universitaria, il CUN non è ovviamente competente.
Una sconfitta dunque degli infami linciatori di Repubblica, che già a metà settembre –poco prima della tardiva approvazione del master Mattei da parte del Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche a Teramo - aveva rilanciato a freddo sulla scena mediatica il dimenticato caso Valvo. Una sconfitta degli aguzzini del terzo millennio e una vittoria della libertà di espressione: ma col limite oggettivo della non competenza del Collegio di disciplina del CUN sul mondo della rete, lì dove Caracciolo dava e dà la stura ai propri sentimenti e opinioni. Certo, la rete è uno fra i campi mediatici più importanti nella nostra epoca, irrinunciabile terreno di scontro con il totalitarismo olocaustico, ma è anche a rischio di marginalità permanente. Web e Blog potrebbero infatti diventare una “riserva indiana” sottoposta agli attacchi periodici degli ultras della curva tiberina e ai boicottaggi infidi e sottili dei grandi padroni privati della rete, se non sono capaci di riversare la loro forza nel mondo dell’informazione ufficiale e dell’ “accademia”, cui lo stesso Caraccioloappartiene.
“Libero in rete, ligio in Facoltà” è insomma un gioco che alla lunga non regge. Un percorso ingannevole se trasformato in un programma e in una strategia pretesamente compiuta: il rischio è proiettare la vittoria utile e positiva sul caso Caracciolo su un comportamentogenerale, racchiuso nel solo slogan “libertà di espressione”. La libertà di espressione è inseparabile dall’esplicitazione della libertà di stampa, di ricerca e di insegnamento, se sivogliono veramente cambiare le cose.
Da questo punto di vista cruciale è stata la conclusione positiva del caso Pallavidini, un docente da cui lo stesso Caracciolo ha qualche volta preso le distanze contrapponendolo ingiustamente a Faurisson: Pallavidini ha avuto il coraggio di dire in classe, con la naturalezza tipica dell’insegnante libero e orgoglioso della propria autonomia, quel che pensa dell’Olocausto, del suo uso, e delle guerre del Medio Oriente. La sentenza che gli ha dato ragione prosciogliendolo dalle accuse infamanti e dalle vessazioni economiche della burocrazia e dei suoi stessi colleghi “giudici”, costituisce una svolta importante, un precedente giudiziario utile per proseguire la battaglia per la libertà di espressione anche nelle istituzioni scolastiche e universitarie iniziata – tranne il precedente spesso dimenticato del prof. Franco Damiani – proprio col suo caso, nel non lontano gennaio 2007.
Sottolineatura,grassetto,colore,foto, NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti(waA359) : http://revisionismo.splinder.com/
09:31 Scritto da: waa359 in Repressione Revisionismo Meinungsfreiheit | Link permanente | Commenti (3) |
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Commenti
ma allora l'olocauto è una burla? sembra incredibile.......... interessante questo blog
Scritto da: Simone | 16.02.2010
Rispondi a questo commentoUna truffa ,più che altro.
Scritto da: WaA359 | 16.02.2010
Rispondi a questo commentoUn marchio commerciale, come disse David Irving.
Scritto da: valmaggia88 | 16.02.2010
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