09.02.2010

NESSUNO li VOLEVA gli ebrei

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Nella foto soldati tedeschi,nel 1940 a Brest,Francia, mentre accedono al BORDELLO. Notare le ripetute STELLE di DAVID (Scudo di Davìd)...ambigua presenza! Sarebbe interessantissimo sapere chi fosse il gestore di tale Casino. WaA359

 

Articolo alquanto “incazzato” della”sinistra” Forrester,in totale armonia con le direttive del Cominform comunista russo, sulla indifferenza che dimostrarono gli Stati Europei verso la emigrazione volontaria ed incentivata(poi forzata) degli ebrei dalla Germania! Un atto d'accusa contro “il mondo” europeo da parte di una “sinistra” che non si pone l'ovvia domanda:

PERCHE' NESSUNO LI VOLLE?

Gia! Perchè?

Evidentemente è molto più vantaggioso e LIBERATORIO accusare gli “altri” ,pratica ordinaria ebraico-bolscevica ,delle proprie disgrazie, anzichè prendere atto che ad

ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”...

la dichiarazione di guerra alla Germania del Marzo 1933 da parte dell' EBRAISMO mondiale,pubblicata sui giornali, per esempio !

Si veda QUI !

Pubblichiamo l'articolo perche da interessanti “sputtanamenti” della versione ufficiale dell'olocausto,preteso dagli ebrei e soci.Penoso conservatorismo sterminazionista.

WaA359

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NESSUNO li VOLEVA

(gli ebrei, WaA359)


Il crimine dell’occidente

Ponte alle Grazie 2005 (pp. 7-23)

Vivienne Forrester

E’ possibile dimenticare l’orrore europeo,esorcizzare e sue tracce e i loro fremiti? E’ possibile mascherare il persistere delle sue pulsioni originarie e, soprattutto, continuare a considerare l’era nazista una mostruosità episodica, maledetta, vinta, sradicata, cui basta contrapporre la litania dei “mai più una cosa simile?”


L’eroica virtù di questa dichiarazione, pronunciata con tono fermo e sguardo intrepido, ci risparmia di analizzare, di definire la “cosa simile”, di prender in considerazione le diverse forme che può assumere e quanto di nostro vi è impresso. La forza contenuta in questa espressione, più simile a una constatazione che a un desiderio o a una decisione, ci consente di considerare quello che è un pio augurio, un’intenzione generica e perentoria – un wishful thinking, direbbero gli inglesi- come un impegno già mantenuto, una missione compiuta, una conclusione acquisita, un baluardo sufficiente, tutte cose che ci emancipano e ci liberano da ogni vigilanza. Cronologia perfetta: Terzo Reich, guerra, Alleati vittoriosi, problema risolto.Un dettaglio però guasta questo epilogo, una lacuna: la guerra contro il nazismo non c’è stata.

E’ stata la Germania conquistatrice a essere combattuta – in ritardo – con le armi, e vinta: non vi furono né un’aperta insurrezione interna contro il regime nazista

né una sollevazione generale, universale contro di esso;

nessun rifiuto istintivo,

nessun rigetto deliberato,

certamente nessuna resistenza internazionale spontanea, immediata alla dottrina e agli atti di Hitler, dal 1933,

nemmeno quando si trattò del diritto d’ingerenza.
Come reazione, nel 1938, quando tali atti e tale dottrina con i loro deliri si dispiegavano da cinque anni, ebbero luogo verso la fine di settembre la
Conferenza di Monaco (accettazione ufficiale, sollecita, addirittura ossequiosa, soprattutto supina, da parte dei governi francese e inglese della politica espansionistica del Reich, senza che venisse messa in discussione o solo menzionata la barbarie nazista già ampiamente manifesta) e la Conferenza di Evian, dal 6 al 15 luglio1938 , nel corso della quale trentatrè paesi convocati dagli Stati Uniti dovevano accordarsi sull’allargamento delle loro quote d’immigrazione per poter accogliere gli ebrei vittime dell’ideologia hitleriana.

Tranne l’Olanda e la Danimarca, tutti, e per primi gli Stati Uniti, rifiutarono di prendere in considerazione un seppur minimo aggiustamento degli scarsi contingenti già ammessi.

Dopo la conferenza Argentina, Uruguay, Messico e Cile ridussero invece i loro tassi d’immigrazione.

Ogni paese aveva motivato il proprio rifiuto.

L’Australia, dimenticando allegramente i suoi aborigeni e il trattamento loro inflitto, dichiarò di non aver mai conosciuto il problema razziale e di voler evitare di “crearne uno.

Proprio lei che , subito dopo la guerra, fece pubblicare sulla stampa internazionale annunci che invitavano a popolare le sue terre meno abitate, che venivano messe a disposizione dei nuovi immigrati.

Quanto alla Francia, si dichiarò già “satura”.

Del resto, il senatore Henri Bérenger scriveva al suo ministro: “E’ nell’interesse della Francia apparire come l’asilo ufficiale di tutti quelli che la Germania considera come propri nemici naturali? Un elemento di antagonismo culturale e razziale verrebbe introdotto a titolo permanente nelle relazioni franco-tedesche”. Lo inquietava già abbastanza il fatto di dover lasciar entrare i “rifiuti dell’immigrazione austriaca e tedesca”. In conclusione, la delegazione poté rallegrarsi: era “pianamente riuscita a evitare di contrarre un impegno preciso”.
Ricordiamo che nel 1938 Hitler non solo permetteva ancora l’emigrazione degli ebrei tedeschi, ma la esigeva, come dichiarò in un discorso tenuto a Koenigsberg: “Siamo pronti a mettere questi criminali (gli ebrei) a disposizione di questi paesi, foss’anche a bordo di navi di lusso”. Per loro era chiaramente una questione di salvezza. Di una salvezza ancora possibile.

Il Führer non esitò a irridere l’”appello del presidente Roosevelt alle altre nazioni, mentre gli Stati Uniti non allargano le loro quote d’immigrazione”.
Né ad ironizzare: “
Se c’è un paese che ritiene di non avere abbastanza ebrei, sarò felice di mandargli tutti i nostri”.

E Goering citava; “Il Führer dirà agli altri paesi:-Perché continuate a parlare degli ebrei? Prendeteveli!”.

Göbbels, durante il Consiglio dei ministri del 12 novembre 1938, sogghignava:

E’ curioso come i paesi in cui l’opinione pubblica si leva a favore degli ebrei rifiutino regolarmente di accoglierli. Dicono che sono pionieri della civiltà, geni della filosofia e della creazione artistica ma, quando si tratta di accettare questi geni, chiudono le frontiere”.

Questo rifiuto (collettivo) equivaleva a un tacito assenso alle persecuzioni antisemite in corso, a un disconoscimento dei perseguitati, a un complicità – per assurdo, si potrebbe dire a una fraternità sorda con i loro oppressori: a un legame, insomma, con il sintomo che stava alle radici della dittatura del Terzo Reich. La stampa nazista non lo intendeva diversamente. Si legge ad esempio sul Danziger Vorposten: “Constatiamo che c’è la tendenza ad avere pietà degli ebrei quando ciò alimenta ostilità verso la Germania, ma che nessuno stato è disposto a lottare contro la tara dell’Europa centrale accettando qualche migliaio di ebrei. La conferenza di Evian è dunque una giustificazione della politica tedesca”. Insomma, le democrazie occidentali lasciavano implicitamente carta bianca a Hitler riguardo a quegli ebrei così decisamente ingombranti.
Rifiutati.
Per quanto ufficialmente antirazzisti, per quanto moderati, di fronte al dittatore nascente, non ancora affermato, i governi delle grandi potenze diedero prova di una debolezza patologica, che sfiorava il masochismo. Da parte loro ci furono solo voltafaccia, condiscendenza e rinuncia. Impressionati dalle magistrali messe in scena di Hitler, i loro dirigenti sembravano far cerchio attorno a lui per cercare di ingraziarselo, creduli e tremanti, cercando a tutti i costi di ammansirlo. Nessuna traccia di indignazione, nessuna protesta di fronte ai saccheggi,alle umiliazioni, alle persecuzioni pubbliche e persino ostentate degli ebrei, ai loro arresti in massa insieme a quelli degli oppositori del regime, all’internamento di quegli ebrei e di quegli oppositori in prigione o in campi di concentramento creati allo scopo, come quelli d Dachau (1933) e di Buchenwald (1937) in Germania o, in Austria subito dopo l’Anschluss, di Mauthausen (1938).

Né venne frapposto alcun ostacolo (tutt’al più qualche timida e breve protesta) alla politica estera del Reich, a proposito della quale non entrava comunque in gioco il diritto d’ingerenza.
Nessun ostacolo, nel 1936, al riarmo della Germania in violazione del trattato di Locarno e all’occupazione della Renania. Nello stesso anno a Berlino si svolgono le Olimpiadi, cui partecipano ufficialmente atleti di tutto il modo. Straordinario successo propagandistico. Unica condizione posta dal Comitato dei giochi: dovranno parteciparvi campioni tedeschi ebrei, ma particolare che non sembra turbare nessuno, quei campioni (ai quali è stato vietato l’accesso agli impianti sportivi con la conseguente impossibilità di allenarsi) dall’anno prima, conformemente ai decreti di Norimberga, come tutti gli ebrei tedeschi hanno perduto cittadinanza e diritti civili. Le stesse leggi vietano, fra l’altro, matrimoni e rapporti sessuali tra ebrei e ariani, pena l’arresto.
Nel 1938 nessuna reazione all’annessione dell’Austria da parte del Reich, “uno stupro”, come più avanti la definirà Winston Churchill, e lo stesso anno, all’annuncio dell’invasione della Cecoslovacchia, si tenne come abbiamo visto la conferenza di Monaco e l’invasione avvenne con la benedizione generale, in particolare quella della Francia, che calpestava così il patto di reciproca assistenza che legava i due paesi.
Un esempio dell’aria che tirava nelle alte sfere: nel dicembre 1938 Georges Bonnet, ministro francese degli Esteri, nel corso di un colloquio con il suo omologo tedesco Ribbentrop
gli esprime “tutto l’interesse che la Francia nutre per una soluzione del problema ebraico”, affermando che i francesi “non desiderano più accogliere ebrei provenienti dalla Germania”: potrebbe quest’ultima “prendere provvedimenti per impedire loro di venire in Francia?” Ribbentrop, contentissimo, lo rassicura: “Tutti vogliamo sbarazzarci dei nostri ebrei”, il guaio è che “nessun paese li vuole”. Fra compari…
Questi paralizzati governanti europei, che offrono a Hitler ciò che desidera quando gli pare e piace (e quasi non osano chiedersi se ciò che lui desidera sia così lontano dai propri desideri, più o meno inconsci), non sono ormai altrochè una
banda di umili accompagnatori che cercano di intravedere nei suoi discorsi, tra proclami che annunciano ora l’annientamento della “razza ebraica in Europa”, ora mire aggressive sul piano internazionale, alcune rare dichiarazioni più pacifiche e moderate, di cui allora si rallegra, rassicurato, il resto d’Europa.
Dopo il macello del ‘14/’18 le popolazioni europee, tedeschi compresi, più di tutto temevano un’altra guerra; Hitler approfittava di questo timore. In Germania il Führer era oggetto di ammirazione e gratitudine perché ritenuto capace di raggiungere i propri scopi senza provocare un conflitto. Al
terrore della guerra si aggiungeva poi per molti quello del comunismo, a cui Hitler sembrava opporsi… prima di firmare, nel 1939, un patto con Stalin!
Certamente negli anni Trenta e Quaranta le democrazie occidentali si opponevano per principio all’ideologia delle Germania nazista, ma ciò non rivestiva un’importanza primaria, e non determinò quindi alcuna seria reazione alle sevizie praticate apertamente su masse di individui il cui sterminio veniva per di più evocato in modo ricorrente.
Dal 1933 quelle democrazie assistevano all’esercizio di una ferocia ufficiale, di crudeltà sfrenate, inaudite, aperte, appoggiate da una legislazione promulgata appositamente per disgregare la legalità per la tirannide. Fin dagli anni Trenta, quello che già si conosceva della varietà dei crimini nazisti, ciò che divulgava la stampa, ciò di cui si veniva sempre più informati, sarebbe dovuto bastare a sollevare un’opposizione incondizionata, intransigente e mirata da parte delle nazioni democratiche.
Persino durante la guerra si combatté la Germania espansionista, ma non esplicitamente la barbarie nazista che ormai dominava tutta l’Europa occupata;
l’ indifferenza e la chiusura delle foriere continuarono come prima. I paesi mantennero le stesse modeste quote di immigrati, lasciando che gli ebrei cadessero prigionieri della rete hitleriana. E senza speranza, senza via d’uscita. Senza rimedio. L’intero pianeta chiudeva loro la porta in faccia, ovunque reticente, ovunque rendendosi corresponsabile dell’orrore.
Fu per ragioni strettamente strategiche, diplomatiche, per questioni territoriali che venne dichiarata la guerra nel 1939(
SOLENNE IDIOZIA!Waa359). E durante tutte le ostilità ci si premurò di non dare mai l’impressione di avere come scopo quello di soccorrere gli ebrei cosa che avrebbe rischiato – così si riteneva nelle sfere politiche alleate- di urtare l’opinione pubblica.
La vittoria fu dunque quella di una coalizione classica. Ora, la vittoria con le armi non è la dimostrazione di un diritto. Essa pone fine a un conflitto non lo risolve. Fu una pace senza innocenza. Non una conclusione.
Il fenomeno del razzismo, che era all’origine della seconda guerra mondiale

(Altra solenne IDIOZIA!!! Il VERO motivo fu la decisione di STAMPARE MONETA in PROPRIO! Liberandosi dall'usura delle banche ebraiche! WaA359 )

era stato preso in considerazione in modo lacunoso, non era stato risolto. Venne però considerato risolo e dichiarato abolito, ma facendo riferimento unicamente alle sue forme più sinistre, più allucinanti:quelle delle esorbitanti dismisure del genocidio, in particolare di quel genocidio. Ci si soffermava sulle sue conseguenze estreme e non sulla sua sostanza, sulle sue radici, tutt’altro che estirpate.
Il tirarsi indietro generale, quando non il silenzioso consenso di fronte al razzismo nazista furono fatti sparire, consegnati all’oblio, non segnalati. L’inerzia occidentale davanti alla barbarie, la sua connivenza con l’antisemitismo non vennero registrate ma destinate il più possibile all’omertà complice di una memoria volutamente rimossa.Ma il peso delle loro conseguenze lasciava filtrare oscuramente una responsabilità insostenibile sospettare una sorta di occulta dannazione che bisognava soffocare. Da quell’abbandono mortifero della democrazia da parte delle nazioni democratiche
emergeva un rimorso latente più o meno conscio, incapace di accettarsi consapevolmente, poiché l’istinto antisemita non era superato. Di qui l’inettitudine a riparare l’inespiabile, la resistenza ad accogliere manifestamente e ovunque i superstiti di quell’apocalisse.
Ma non erano stati loro lo scopo accertato della guerra, né la loro liberazione il senso della vittoria. E se la demenza del dispotismo hitleriano, dei suoi genocidi,veniva aborrita e vilipesa,a paragonerei quelle enormità l’antisemitismo comune, tenuto per il momento discretamente a bada, pareva tanto più innocuo nella sua banalità.
Non dimentichiamo che in quei (recenti) tempi regnavano ancora, ed erano considerati naturali, la segregazione dei neri negli Stati Uniti e il colonialismo in Europa. Il dogma del disprezzo imperava, ufficiale e rispettato.
Un segno fra gli altri: finita la guerra, parecchie centinaia di migliaia di ebrei scampati molti di loro sopravvissuti all’orrore dei campi di
concentramento e tutti, a causa delle prove subite, senza meta né mezzi finanziari, furono tenuti per anni in condizioni di vita sordide in “campi profughi” sovraffollati, terre di nessuno situate nelle zone tedesche e austriache occupate dagli Alleati, e talvolta negli stessi campi nazisti in cui erano stati internati. Così erano loro a ritrovarsi rinchiusi in mezzo alle libere popolazioni di quegli stessi paesi che li avevano perseguitate avevano sterminato i loro fratelli! “La miglior propaganda britannica a favore del sionismo resta il campo profughi di Bergen-Belsen” affermava a ragione David Ben Gurion.
Quei paria riuscirono a uscirne solo alla spicciolata, indesiderabili ovunque, ovunque giudicati “fuori posto” tranne che in un posto, il loro vero posto: quello dell’assente.
E per giunta ci si lamentava di quanto costassero!
Nella zona di competenza britannica una legge li sottomise presto al lavoro obbligatorio, e, per provvedere alle loro condizioni di vita indegne, i superstiti del nazismo furono impiegati a basso costo a profitto dell’economia tedesca, spesso sotto la sua autorità.
Un’osservazione: si trattava di persone senza risorse, di “poveri”; che sono sempre quelli presi meglio di mira dall’esclusione.
Quegli internamenti organizzati dalle democrazie non turbarono le coscienze; non le sfiorarono nemmeno, perché tirava l’aria di un inconscio cinismo.
Le frontiere continuavano a non aprirsi.Le quote rimanevano uguali.
Eppure il mondo non era più così “
saturo” di ebrei. Ne erano morti a milioni.
Non si fece in modo di garantire a tutti i superstiti rispetto, sicurezza e il sacrosanto diritto di ciascuno a un posto, a una cittadinanza in Occidente, e questo nemmeno casa loro. Quelle che erano state le loro patrie europee o i luoghi di residenza lo erano ancora e,
se risultava ai sopravvissuti troppo penoso ritornare laddove era accaduto l’innominabile,

( Che strano!

Non volevano tornare a casa!

Quindi NON sono tornati!

Quindi sono entrati nelle LISTE dei MORTI del loro Paese!

Quindi vanno nel numero totale dei 6.000.000!

INTERESSANTE!

Quanti sono questi che NON hanno voluto tornare a casa?WaA359)

come minimo si poteva pretendere ( in base a cosa? WaA359)che ricevessero accoglienza in un paese occidentale di loro scelta, che ricadeva perlopiù sugli Stati Uniti, dove ci si era affrettati, invece, a bloccare le quote.

E ciò fu permesso!
Come si permise che in certi stati dell’Europa centrale od orientale si perpetuasse l’animosità e, soprattutto, si osasse e si potesse manifestarla al punto che la maggior parte dei superstiti era dovuta ripartire; come in Polonia, dove pure non rimaneva quasi nessun ebreo, dato che la stragrande maggioranza era morta nel genocidio.

L’antisemitismo persisteva non meno apertamente e
provocò persino nuovi pogrom, come a Kielce nel 1946.

Tutto ciò non venne trattato come uno scandalo inaccettabile, ma tollerato come una curiosità o una fatalità. Quanto ai “campi profughi”, che rendevano sinistramente manifesta l’incoscienza generale, era meglio dimenticarli: come potevano opporvisi gli alleati, visto che ne erano loro stessi gli organizzatori?

Di fronte a questa incoscienza e a questo inconscio, rivelatori di un antagonismo automatico e persistente nei confronti degli ebrei (poveri) superstiti, il progetto di un territorio ebraico, che stavolta non sarebbe più stato un ghetto ma uno stato sovrano, aveva una certa logica per coloro che, secondo Hannah Arendt, da tempo si trovavano in mezzo “tra i paesi da cui si desidera che ce ne andiamo e quelli in cui non ci lasciano entrare”.

(...)

Fonte

$, sottolineatura,grassetto,colore,foto, NON sono parte del testo originale.Per ulteriori informazioni,dettagliate,tecniche,storiche sul preteso olocausto ebraico si consiglia il sito,dedicato alle opere di Carlo Mattogno, maggior conoscitore mondiale dei fatti :

http://revisionismo.splinder.com/


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17:44 Scritto da: waa359 in Verità Politicamente SCORRETTE | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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