02.02.2010

Lettere dell'EBREO VLADIMIR ZEEV JABOTINSKY a MUSSOLINI

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Sottolineature, grassetto, colorazione, foto... NON compaiono nel testo originale.(WaA359)

"Chiarissimo Signor Mussolini… Mi pare ch'Ella non conosca l'ebreo. Forse mi sbaglio, ma mi pare ch'Ella s'immagini, quando pensa agli Ebrei, un essere docile, untuoso, furbo, sempre sulla difensiva (…). Sono, queste, favole del secolo scorso, e anche allora erano favole. Se vuol conoscere il grado di vitalità nostro, studi i suoi fascisti, soltanto vi aggiunga un po' più di tragedia, un po' più di tenacità, forse anche più esperienza".

L'autore di questa lettera indirizzata al Duce nel 1922 si chiamava Vladimir Zeev Jabotinsky.
Nato a Odessa nell'ottobre 1880 da una famiglia ebraica della media borghesia, studiò per tre anni - dal 1898 al 1901 - in Italia seguendo i corsi dei socialisti Antonio Labriola ed Enrico Ferri. "Oltre ai docenti già citati - scrive Paolo Di Motoli nel saggio "La destra sionista. Biografia di Vladimir Jabotinsky" (M&B Publishng, pagg.160, Euro 12,39) -, un'altra figura di sicura influenza sulle idee di Jabotinky fu Maffeo Pantaleoni, economista, sociologo, molto impegnato nella polemica contro la teoria del valore marxista e strenuo sostenitore dell'"utilità marginale"". Nel corso del primo conflitto mondiale, Jabotinsky costituì - d'intesa con il governo britannico - una Legione ebraica per combattere contro i turchi in Palestina. Entrato nell'esecutivo sionista nel 1921, se ne allontanò presto per incompatibilità con le posizioni moderate rappresentate da Weizmann: Jabotinsky si fece interprete della linea dura nei confronti degli Arabi che vivevano in Palestina. Egli era consapevole che "l'attaccamento di questa gente alla terra di Palestina" era "paragonabile a quella dei sioux per le loro praterie o degli aztechi per il loro Messico": pertanto non ci si doveva accordare con gli Arabi, ma li si doveva espellere con la forza dalla loro terra per consentire agli ebrei di fondare lo stato ebraico su ambedue le rive del Giordano.


Il 25 aprile del 1925, quindi, si costituì a Parigi l'"Alleanza dei Sionisti Revisionisti", un raggruppamento che mirava alla "revisione" del sionismo attraverso il ritorno alle posizioni originarie del suo fondatore, Theodor Herzl, fautore del nazionalismo ebraico e del "ritorno" degli ebrei in Palestina.

I sionisti revisionisti "erano" esplicitamente razzisti. Scrisse, a tal proposito, Jabotinsky: "Il sentimento dell'identità nazionale è situato nel sangue dell'uomo, nelle sue caratteristiche fisiche e razziali e in esse soltanto. Noi non crediamo che lo spirito sia indipendente dal corpo, noi crediamo che il temperamento dell'uomo dipenda prima di tutto dalla sua struttura fisica. Non l'educazione, non la famiglia, e neppure l'ambiente potranno fare un uomo calmo, eccitabile e irascibile" (citato da Di Motoli a pag.99). La nazione rappresentava per il fondatore del "sionismo revisionista" un valore assoluto: "Non esiste al mondo valore più alto che la nazione e la patria. Non esiste nell'universo delle divinità qualcosa a cui conviene sacrificare tesori senza prezzo come questi".
In ambito economico, la concezione jabotinskiana auspicava "il primato assoluto degli interessi nazionali su ogni tipo di interesse particolaristico" e palesava una certa simpatia per il corporativismo.
Jabotinsky, inoltre, si scagliava "contro il principio della democrazia come governo della maggioranza (…). A suo parere una maggioranza di 51 voti contro 49 non poteva arrogarsi il diritto di governare senza tenere conto delle esigenze della minoranza". Tuttavia, le "sue proposte per il futuro stato ebraico erano rivolte ad un sistema bicamerale di tipo inglese o americano".

Tra il Fascismo e il sionismo revisionista intercorsero delle transitorie convergenze tattiche (si pensi, per esempio, all'istituzione di una scuola marittima a Civitavecchia nella quale venivano addestrati militarmente gli uomini di Jabotinsky).

Infatti, il Duce, in un primo tempo, pensò di sfruttare l'alleanza (tattica) con i sionisti nazionalisti a fini di destabilizzazione delle posizioni britanniche in Palestina e nel mondo arabo. Cionostante, è del tutto improponibile l'attribuzione a Jabotinsky della qualifica di "Fascista". Egli, infatti, non solo si guardò bene dal proclamarsi tale, ma si schierò anche contro le Potenze dell'Asse e combatterà fino alla morte - sopraggiunta nel 1940 - contro il Fascismo e il Nazionalsocialismo.

Fin dal 1934, d'altronde, espresse le seguenti, inequivocabili considerazioni a proposito della Germania:

"La lotta contro la Germania viene condotta da mesi

da tutte le comunità ebraiche,

da tutte le Conferenza e Congressi,

da tutte le Associazioni commerciali,

dagli ebrei di tutto il mondo.

 

C'è motivo di credere che la nostra partecipazione a questa lotta sarà di utilità generale. Poiché noi scateneremo la lotta di tutto il mondo contro la Germania tanto spiritualmente quanto fisicamente.

L'ambizione di essa è di ridiventare una grande nazione, di riacquistare i suoi territori e le sue colonie perdute.

Ma i nostri interessi ebraici impongono la distruzione definitiva della Germania.

Il popolo tedesco nel suo insieme e negli individui che lo compongono è un pericolo per noi.

La Germania è sempre stata retta - salvo nel periodo di tempo in cui era sotto l'influenza ebraica - da elementi che si dimostrarono ostili al popolo ebreo.

Non possiamo perciò  assolutamente permettere che essa diventi potente sotto l'attuale Governo" (da "Nactha Retch", gennaio 1934, cit. in "La vita italiana", aprile 1941, pag.430).
Francesco Algisi

Pubblicato da Piave in data Domenica, 22 ottobre 2006

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18:56 Scritto da: waa359 in Verità Politicamente SCORRETTE | Link permanente | Commenti (4) | |  Facebook |  Stampa

Commenti

Salve,
c'è un interrogativo che mi stimola da un pò di giorni a questa parte.
Secondo lei waa359, i russi potrebbero avere ancora documenti relativi al periodo nazionalsocialista ancora da desecretare oltre a quelli già aperti (Zentralbauleitung) all'archivio di stato della guerra? Documenti che provino la deportazione di ebrei nell'est russo attraverso i campi di della cosiddetta Aktion Reinhardt. Questo metterebbe la parola fine a questa controversia... Grazie e cordiali saluti.

Scritto da: Luca | 03.02.2010

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La ringrazio dell'intervento.
L'argomento è il più scottante che esista.
Gli ebrei inviati oltre il confine ,il loro numero e “nazionalità” sono l'ultimo “mistero olocaustico”.
Sicuramente sono esistiti elenchi dei trasporti ,come rileva Mattogno “stranamente “ mancano documenti ed intorno ad alcuni è stato fatto il “vuoto”!
Il problema è sapere dove sono.
Sicuramente gli “eletti” hanno “einsatzgruppen” dedicati a cercare e far sparire documenti a loro sfavorevoli...ma non sono onnipotenti.
Nel 1995 il governo yankee ,contravvenendo la costituzione,ha secretato per ulteriori 25 anni documenti tedeschi!
Un po' strano,vero?
Ricordiamo ,però, che il diavolo fa le pentole ,ma... non i coperchi!
Per andare a Roma ci sono molte strade...
Cambia solo il tempo di percorrenza!
Mi fa schifo ,ma le devo dire...abbia fede!

Scritto da: WaA359 | 03.02.2010

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Grazie per la risposta, tra l'altro sono sorpreso del fatto che siano rimasti i documenti attuali (Zentralbauleitung etc...) e che non li abbiano distrutti visto che alcuni di essi contengono forti indizi a discarico dei tedeschi... Io temo che le prove "regine" (i trasporti all'est) le abbiano non nascoste ma distrutte fisicamente (i documenti dovrebbero essere tutti caduti nelle mani dei sovietici, visto che hanno occupato la parte orientale della Germania, si spera che li abbiano nascosti in luoghi più segreti e non distrutti). Come ha detto lei avrò fede ma temo che la verità non verrà più indiscutibilmente alla luce.
Cordiali saluti e buon lavoro

Scritto da: Luca | 03.02.2010

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Più che altro i documenti di Mosca distruggono le "certezze" degli sterminazionisti!
Le ripeto:
"Per andare a Roma ci sono molte strade..."
Saluti a Lei!

Scritto da: WaA359 | 03.02.2010

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