25.01.2010

LA NUOVA TEOLOGIA CATTOLICA DELLA SHOAH Parte 1

Quali Europei abbiamo nessun interesse verso le 3 superstizioni semite:

ebraismo-cristianesimo-islamismo,

che consideriamo ostili ed estranee alle tradizioni pagane proprie dell'Uomo Europeo

L'articolo viene pubblicato come ulteriore documentazione sulla truffa olocaustica , null'altro.

Olo-Dogma

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LA NUOVA TEOLOGIA CATTOLICA DELLA SHOAH

L’alibi per il rovesciamento rivoluzionario del vangelo di Gesù Cristo

di Michael Hoffman, Venerdì Santo 2009(1)

Parte 1

Da molti anni ormai, sin dal pontificato di Giovanni Paolo II, ammoniamo sull’infiltrazione nella Chiesa Cattolica Romana del dogma della YomHaShoah (O Shoah, per dirla in breve) dello stato d’Israele. Qualcuno ha considerato la nostra preoccupazione come puramente accademica o teorica fino a quando, all’inizio del 2009, c’è stato un drammatico sviluppo: la dichiarazione del Vescovo Richard Nelson Williamson, alla televisione svedese, che ad Auschwitz non vi furono morti per gasazione. Monsignor Robert Wister, professore di storia della chiesa alla Immaculate Conception School of Theology della Seton Hall University, nel New Jersey, ha definito il Vescovo un “mentitore” (Jerusalem Post, 25 Gennaio)(2), e Papa Benedetto XVI ha ordinato a Williamson di ritrattare le sue affermazioni se vuole essere riconosciuto quale Vescovo della Chiesa romana(3).


Antefatto: nel Gennaio [del 2009], il Papa aveva tolto la scomunica automatica in cui Williamson e i suoi tre colleghi Vescovi della Fraternità S. Pio X (FSSPX) erano incorsi per ragioni canoniche molti anni orsono, quando vennero consacrati all’episcopato dagli Arcivescovi Marcel Lefebvre e Castro Mayer senza il permesso del Papa Giovanni Paolo II. La rimozione delle scomuniche è stata osteggiata dal rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e questo a prescindere dalle affermazioni sulle camere a gas del Vescovo Williamson.

Alcuni esponenti cattolico-tradizionalisti, sia clericali che laici, hanno dichiarato che l’infiltrazione della teologia della Shoah nella Chiesa di Roma “non riguarda la fede e la morale”. L’ArciVescovo francese Lefebvre, fondatore della FSSPX e implacabile nemico del giudaismo, viene ritratto come un prelato intento unicamente a ripristinare la vecchia Messa in latino evitando di smascherare il giudaismo. Si tratta di un errore in cui Lefebvre non incorse mai, nonostante il fatto che suo padre fosse morto in un campo di concentramento. L’ArciVescovo Lefebvre – legato di Papa Pio XII per tutta l’Africa coloniale francese – esigeva la Regalità di Gesù Cristo nella Chiesa, nello stato e nella cultura. Come può regnare Cristo Re quando la truffa gigantesca delle camere a gas omicide di Auschwitz – che costituisce la base della Shoah, che è de facto la religione civile dell’Occidente – diventa una rivale di Cristo nei cuori e nelle menti delle persone? Il giudizio che questa lotta “non riguardi la fede e la morale” è l’errore madornale di uomini che vivono nelle tenebre e nella paura. La cecità e il timore, da parte di coloro che sono considerati dei leader cristiani, scredita il Vangelo e impedisce l’evangelizzazione dei giudei, dei musulmani, dei pagani e degli atei, confondendo e scoraggiando nello stesso tempo i credenti battezzati.

Il rito della vecchia Messa Cattolica preso da solo, quando viene separato dall’antica verità cristiana (attualmente fuori legge grazie alla frottola dell’”antisemitismo”), diventa semplicemente un tipo di anglicanesimo da Chiesa alta, in cui ad uno degli elementi della sintesi hegeliana - una volta reso inoffensivo - viene permesso di partecipare al gioco dialettico per considerazioni estetiche e per rafforzare la disciplina. Tutto ciò non è conforme alle Scritture. La preghiera della Chiesa diventa un semplice totem se viene immersa in un contesto che rovescia la fede del Vangelo. Nell’anglicanesimo della Chiesa alta, la gnosi di Iside - massonica ed elisabettiana - non veniva contestata ma piuttosto conciliata come un do ut des per permettere alla fazione della Chiesa alta la liturgia di Edoardo VI. Nel pontificato di Papa Benedetto XVI, la gnosi massonica, post-conciliare, talmudico-rabbinica non viene contestata ma piuttosio conciliata come un do ut des per permettere alla fazione tradizionalista la liturgia di San Pio V.

La preghiera medioevale della Chiesa senza la fede medioevale della Chiesa non è un rimedio: è un abominio e una beffa alchemica. Molti dicono in sua difesa che Papa Benedetto è odiato e osteggiato dalle persone di sinistra, come se quest’odio da parte di qualche persona di sinistra fosse il solvente universale che riconcilia tutte le contraddizioni. Pochi sembrano essere consapevoli del principio più elementare dell’alchimia umana e del controllo delle menti messo in pratica dalla Criptocrazia per mezzo della dialettica hegeliana. La tesi viene sempre schierata contro l’antitesi, e cioè la Destra è sempre un arredo scenico contro la Sinistra. Così che, per esempio, quelli che scrivono lettere ai giornali dell’establishment per protestare che questi giornali sono prevenuti a favore della politica israeliana, vengono spesso confutati con risme di lettere di sionisti fanatici che protestano contro il “pregiudizio” del giornale verso il sionismo. Il giornale in questione può quindi dire ai suoi critici antisionisti: avete torto, siamo odiati da molti sionisti e questo fatto dimostra la nostra obbiettività. Ma la verità è indifferente a questo gioco. Gli zeloti sionisti che temono e disprezzano persino l’opposizione pro forma ai peggiori crimini del regime israeliano non annullano il sostegno istituzionalizzato e roccioso dei media americani al sionismo. In modo analogo, l’opposizione dei sinistrorsi fanatici al pontificato di Benedetto XVI non rende Benedetto un cristiano tradizionale ortodosso. Le persone di sinistra sono arrabbiate che Benedetto non abbia modificato le disposizioni ecclesiali contro la contraccezione e il sacerdozio femminile. Ma che senso ha questo tipo di conservatorismo quando da Papa Benedetto viene attuata una rivoluzione contro il Vangelo stesso – il rovesciamento radicale di 2.000 anni di insegnamento cristiano sul giudaismo?

La tesi costituita dalla contrarietà della Sinistra non assolve Benedetto XVI dalla sua complicità con la costituzione conciliare Nostra Aetate di Paolo VI, o con lo Shoah-business di Giovanni Paolo II. La sintesi rabbinica, da parte di Benedetto, della tesi della Sinistra e dell’antitesi della Destra culmina nella sua persistente perpetuazione della truffa dei “Fratelli Maggiori nella fede” e nell’idolatria della Shoah. Entrambi questi inganni sovversivi sono forti come non mai sotto il pontificato di Benedetto e, grazie alla scaltra manovra di questo Papa, vengono ora fatti propri persino dai cattolici tradizionalisti che a suo tempo, quando era vivo l’ArciVescovo Lefebvre, li avevano rifiutati. La mescolanza degli opposti inconciliabili è tipica del gioco alchemico della Criptocrazia. Questa miscela virtuosistica è quanto si verifica nel matrimonio infernale della Vecchia Messa Cattolica con la nuova fede cattolica della Shoah.

Benedetto cerca di nascondere la sua droga teologica modernista sotto l’abito venerabile della liturgia latina, espressa dall’alta civiltà del nostro passato europeo. Egli ha bisogno delle vecchie cerimonie perché lui e il suo Vaticano sanno che è sempre più difficile perpetuare con successo la disciplina organizzativa e la lealtà di un laicato sempre più riottoso al mediocre riduzionismo che spesso caratterizza la Messa del “Novus Ordo” di Papa Paolo VI, imposta nel 1969 con un estremismo dittatoriale che ricorda Cranmer, Calvino, Danton e Lenin.

Anche per questa ragione, nel diciassettesimo secolo la Criptocrazia barattò la rivoluzione protestante di Oliver Cromwell con la restaurazione della monarchia inglese dell’anglo-cattolico Carlo II. Il tentativo – drammatico e pubblico – da parte di Cromwell, di riportare in Inghilterra i giudei con i loro rabbini venne contrastato dal popolo perché veniva considerato una rottura rivoluzionaria rispetto al diritto inglese. Sotto il regno del Re “conservatore” Carlo II, tuttavia, il potere rabbinico e la presenza dei giudei vennero gradualmente e tranquillamente ristabiliti in Inghilterra senza suscitare sospetti scomodi. In quel caso, si ricorse all’antitesi della  Destra, come viene fatto ora dai grandi scacchisti del Vaticano.

Lettera di Sua Santità Benedetto XVI”

Ai Vescovi della Chiesa cattolica riguardante la remissione della scomunica dei quattro Vescovi consacrati dall’ArciVescovo Lefebvre, 10 Marzo 2009 (pubblicata il 12 Marzo; corsivi nostri; notate il gergo dialettico del Papa nel primo paragrafo):

“…Un invito alla riconciliazione con un gruppo ecclesiale implicato in un processo di separazione si trasformò così nel suo contrario: un apparente ritorno indietro rispetto a tutti i passi di riconciliazione tra cristiani ed ebrei fatti a partire dal Concilio passi la cui condivisione e promozione fin dall’inizio era stato un obiettivo del mio personale lavoro teologico”. Che questo sovrapporsi di due processi contrapposti sia successo e per un momento abbia disturbato la pace tra cristiani ed ebrei come pure la pace all’interno della Chiesa, è cosa che posso soltanto deplorare profondamente…

Certamente, da molto tempo e poi di nuovo in quest’occasione concreta abbiamo sentito da rappresentanti di quella comunità molte cose stonate – superbia e saccenteria, fissazione su unilateralismi ecc.

Cari Confratelli, nei giorni in cui mi è venuto in mente di scrivere questa lettera, è capitato per caso che nel Seminario Romano ho dovuto interpretare e commentare il brano di Gal. 5, 13-15.
Ho notato con sorpresa l’immediatezza con cui queste frasi ci parlano del momento attuale: "
Che la libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso. Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!" Sono stato sempre incline a considerare questa frase come una delle esagerazioni retoriche che a volte si trovano in san Paolo. Sotto certi aspetti può essere anche così…”(4).

Osservate come Papa Benedetto XVI accusi S. Paolo di esagerazione (“esagerazioni retoriche”) e ammetta che la “riconciliazione tra cristiani ed ebrei” è stato il suo scopo di teologo dall’inizio della sua carriera – non la conversione dei giudei, ma la riconciliazione. Come si possono conciliare due opposti? Dov’è che nelle Scritture viene ingiunto l’ordine di “riconciliazione tra cristiani e giudei”? Il Vaticano adora il dio dei media e lo spirito del mondo (1 Corinti 2:12). In quest’era mediatica il concetto di riconciliazione con il male (tranne il “male” imperdonabile che ostacola il giudaismo e il sionismo), è un idolo politicamente corretto a cui il Vaticano deve piegarsi se vuole ottenere la copertura mediatica positiva a cui anela disperatamente.

Papa Benedetto esorta anche i cattolici a lavorare per la “pace tra cristiani ed ebrei”. Che tipo di “pace” c’era tra Gesù e i farisei? Come può esservi pace con i successori dei farisei, a parte diluire il vangelo con il lievito dei farisei?

Riferendosi ai sostenitori del Vescovo Williamson, Papa Benedetto scrive della loro “superbia e saccenteria, fissazione su unilateralismi…”. Il problema non è la verità! Come osano costoro “fissarsi” su qualcosa di così “unilaterale” come la verità? Mettere invece il pontefice di fronte alle sue fissazioni e ai suoi tradimenti, simili a quelli di Giuda, costituisce il peccato di “superbia” e di “saccenteria”. Ma Gesù dichiarò che il primo sarà l’ultimo, e che chiunque comandi deve rendere sé stesso il servitore di tutti (Marco 9: 35). Ma, agli occhi di Papa Benedetto, è “saccente” da parte nostra aspettarci che lui imiti Cristo, anche se il suo titolo è “Vicario di Cristo”.

La Shoah rappresenta la vanificazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Lo status di sussidiarietà a Lui riservato è una forma di bestemmia poiché è determinato dall’idolatria inerente alla teologia della Shoah, e cioè dall’Olocaustolatria. A titolo di esempio, consideriamo il fatto che il Cardinale Sean O’Malley, di Boston, non sia stato messo in riga dalla “Santa Sede”, o non gli sia stato odinato di ritrattare, dopo aver detto a certi gruppi sionisti, il 23 Febbraio del 2009, che l’”Olocausto” fu il “peggior crimine” della storia(5) (la sua dichiarazione è stata poi aggravata da un’altra analoga del 25 Marzo(6). Il vergognoso insegnamento del Cardinale è la nuova teologia cattolica della Shoah in azione.

Osserviamo gli effetti dell’Olocaustolatria anche nello sbeffeggiamento e nella denigrazione talmudica di Gesù - sempre più sfacciatamente e pubblicamente - da parte di Hollywood (come per esempio il fatto di nominare ripetutamente il suo Nome invano; Esodo 20: 7; Filippesi 2: 10), e nella calunnia mortalmente anticristiana – che costituisce la negazione della sua Resurrezione – espressa dal canale televisivo Discovery Channel, con la sua trasmissione mondiale del documentario di James Cameron, il regista del film “Titanic”, in cui si afferma di aver trovato la tomba del “morto” Gesù Cristo(7). Ovviamente, i magnati di Hollywood non vengono messi in galera per aver bestemmiato Gesù o per aver negato la Sua Resurrezione. Inoltre, tutti i vituperi scagliati dalla Destra contro Obama, l’aborto, l’Islam ecc. spariscono quando si tratta di attaccare questi odiosi crimini mediatici talmudici, che colpiscono al cuore la Fede Cristiana (1 Corinzi 15: 14-15).

Nel frattempo, i revisionisti scontano in Germania condanne carcerarie per aver bestemmiato la sacra Auchwitz dei giudei, e persino il Vescovo Williamson viene minacciato di una condanna al carcere. Ecco come la Shoah sostituisce il Calvario. La fede nella Shoah è ingiunta dallo stato e promulgata dal pontefice. Il suo status di icona protetta è enormemente superiore alla persona e al vangelo del Figlio di Dio. Non esiste protezione civile per Gesù Cristo e nessuna promozione vaticana del Suo vangelo. Al contrario, i Papi modernisti, in Nostra Aetate (“Nel nostro tempo”) e nei susseguenti decreti post-conciliari e papali, hanno distorto la scrittura per riabilitare gli assassini di Cristo, i farisei.

Nostra Aetate

Il movimento clandestino esce allo scoperto

Le radici del culto della Shoah sono precedenti al 1965 e al Concilio Vaticano II. Il talmudismo e il cabalismo neoplatonico erano, nel Rinascimento, potenti correnti sotterranee e alcuni dei Papi di quell’epoca soccombettero al loro fascino. Questa storia finora non raccontata viene descritta nel nostro libro Judaism Discovered(8) e nella nostra introduzione al volume di Johann Andreas Eisenmenger Tradizioni degli ebrei(9). Perciò, in questo bollettino percorreremo il sentiero iniziando dal 20° secolo. I protagonisti che si celano dietro Nostra Aetate furono i Papi Giovanni XXIII e Paolo VI, e il “Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani” - guidato dal Cardinale gesuita Agostino Bea e dal Vescovo Johannes Willebrands, con l’ausilio del perito di Bea, il Padre gesuita Malachi Martin (il viscido Padre Martin scriveva talvolta per delle pubblicazioni sioniste sotto pseudonimo). Anche Josef Ratzinger (il futuro “Benedetto XVI”) esercitò un ruolo.

Nel Giugno del 1960, Papa Giovanni ebbe una incontro fatale con Jules Isaac, un sionista francese ottantunenne che aveva fondato l’Amitié Judeo-Chrétienne, un gruppo di studio con sede a Parigi composto da circa sessanta giudei e “cristiani”. Già nel 1947, l’Amitié aveva proposto di “correggere” quelli che venivano descritti come quei “concetti e presentazioni teologicamente inesatti del Vangelo dell’Amore” che relegano i giudei nei ghetti spirituali e fisici. Jules Isaac aveva preparato per la Chiesa romana uno studio che descriveva a grandi linee la storia dei suoi insegnamenti, provvedimenti legislativi e azioni verso i giudei. Le memorie inedite di Isaac riportano il suo colloquio con Giovanni XXIII. Egli osservò che “l’insegnamento del disprezzo per gli ebrei, nella sua essenza anti-cristiano, deve essere purificato…”(10). Come poteva il Papa, “una voce dal vertice, non mostrare la retta via?”. Papa Giovanni propose a Isaac di incontrarsi con il cardinal Bea. Il 18 Settembre, il Papa e Bea valutarono le proposte di Isaac. Su raccomandazione di Bea, Giovanni XXIII ordinò che il Segretariato per la Promozione dell’Unità dei Cristiani agevolasse una “riflessione” sulla “questione ebraica” durante i lavori preparatori del Concilio Vaticano II. L’obbiettivo era diventato quello di favorire una rivoluzione spirituale, teologica e catechetica. Nathan Goldmann, presidente del World Jewish Congress e co-presidente della World Conference delle organizzazioni ebraiche, all’epoca era consigliere del Vaticano. Goldmann e il cardinal Bea si incontrarono nella residenza privata di quest’ultimo tre settimane prima della prima sessione plenaria del segretariato(11).

NOSTRA AETATE (“Nel Nostro Tempo”)

DICHIARAZIONE SULLE RELAZIONI DELLA CHIESA CON LE RELIGIONI NON CRISTIANE – Concilio Vaticano II, 28 Ottobre 1965. Approvata con il voto favorevole di 2.312 vescovi e con quello contrario di 88.

Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo. La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti. Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede, sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili. La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso. Inoltre la Chiesa ha sempre davanti agli occhi le parole dell'apostolo Paolo riguardo agli uomini della sua razza: « ai quali appartiene l'adozione a figli e la gloria e i patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse, ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne» (Rm 9,4-5), figlio di Maria vergine. Essa ricorda anche che dal popolo ebraico sono nati gli apostoli, fondamenta e colonne della Chiesa, e così quei moltissimi primi discepoli che hanno annunciato al mondo il Vangelo di Cristo”(12) (Fine della citazione; corsivi nostri).

Nostra Aetate viene talvolta difesa nei seguenti termini: “Solleva la colpa collettiva del deicidio dalle spalle del popolo ebreo”. Si ritiene che questo fatto sia un tappo dialettico che, 1. prova che Nostra Aetate è conforme alla scrittura e alla tradizione, e 2. agisce come un rimprovero verso gli “antisemiti”. Il problema è che Nostra Aetate dice molto di più di una singola affermazione. I suoi difetti vanno individuati in altre affermazioni, che per la maggior parte non vengono esaminate. Non c’è niente di particolarmente sinistro nel brano di Nostra Aetate che abbiamo citato, a parte l’infausta enfasi razziale sulla “stirpe di Abramo”. Da qui in avanti, nei moderni pronunciamenti teologici cattolici, incontriamo i lineamenti di ciò che il sottoscritto definisce il Ku Klux Giudaismo.

Il Vaticano condanna ogni altra forma di razzismo, persino l’orgoglio nazionale disordinato. Ma ritiene di fare un favore ai giudei proclamando al mondo che essi sono ancora il Popolo Eletto, e di conseguenza constatiamo l’insinuazione diabolica (perché non viene mai dichiarata apertamente) che i giudei attuali vengono salvati – o quanto meno – resi sacri agli occhi di Dio grazie alla loro presunta discendenza da Abramo. I cattolici liberali e conservatori immaginano che questa proposizione sia una qualche sorta di sfida, nobile e radicale, al vile “odio degli ebrei” e un appello profetico all’umiltà da parte dei cristiani. In verità, questa proposizione rappresenta l’odio degli ebrei per eccellenza, perché incoraggia il mortifero orgoglio razziale che ha accecato i giudei davanti a Gesù Cristo nel corso dei secoli, e che dunque li consegna alla perdizione eterna. Ma dire questa verità paradossale è proibito (1 Tessalonicesi, 2: 16).

Per qualche verso, Nostra Aetate dice cose giuste. Ad esempio, dice ai sostenitori della teoria wagneriana/neo-nazista di un “Cristo ariano” non ebreo, e agli odiatori manichei e marcioniti del Vecchio Testamento che gli ebrei e il Vecchio Testamento sono parte integrante della Chiesa e che formano le sue radici. Non abbiamo problemi con questi fatti ovvi. Essi sono biblici.

Citiamo ancora da Nostra Aetate:

Come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata; gli Ebrei in gran parte non hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione. Tuttavia secondo l'Apostolo, gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento. Con i profeti e con lo stesso Apostolo, la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e « lo serviranno sotto uno stesso giogo » (Sof 3,9)”(13).

L’abuso e la distorsione che vengono compiuti nei confronti di San Paolo sono una pietra miliare della teologia della Shoah. Qui abbiamo l’enfasi sulla carne e l’implicazione che l’Apostolo stia approvando un lieto fine di salvezza-mediante-razza al dramma giudaico del rifiuto del loro Messia. Tutto quello che Paolo ha detto su questo argomento si riduce al fatto che alla fine dei tempi i giudei saranno salvati perché verranno compresi nel novero dei cristiani. Questo è anche il significato del termine “riconciliazione” cui si riferisce la Lettera agli Efesini (2: 14-16): i giudei vengono riconciliati con i gentili per mezzo della Croce. I giudei che non vengono salvati dalla fede in Cristo sono, secondo San Paolo, “coloro che non piacciono a Dio, e sono contrari a tutti gli uomini” (1 Tessalonicesi 2: 14-16). Nostra Aetate omette tutto ciò.

Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo”(14) (Fine della citazione; corsivi nostri).

Cosa vorrebbe dire tutto ciò? Che i giudei moderni, per mezzo della loro carne, in virtù di una presunta discendenza patriarcale genetica, condividono con noi un patrimonio spirituale? Impossibile. Sia San Giovanni Battista, il più grande essere umano “nato da donna” che sia mai vissuto (Matteo 11: 11), che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, hanno dichiarato che - in opposizione all’orgoglio razziale degli ebrei - Dio poteva suscitare figli di Abramo dalle pietre (Matteo 3: 9), e che la carne non serve a nulla (Giovanni 6: 64). Gli agenti rabbinici di Roma, lavorando dall’interno della cristianità, hanno distorto qualche passaggio di Paolo per rovesciare l’intero vangelo.

E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo”(15).

La prima affermazione è vera, la seconda è condizionata. Chiunque, sia esso “ebreo” o gentile può essere accusato dei crimini “commessi durante la sua passione”, se condivide spiritualmente l’ideologia dei farisei che Lo condussero alla morte. Questa può includere sia biondi massoni inglesi che chassidim dalla pelle scura e dai capelli ricci. Nessuno è colpevole solo perché appartiene a una particolare etnia. Su questo siamo d’accordo. Ma non vi può essere immunità, nemmeno oggi, per i giudei (o per i gentili) anticristiani dalla colpa della Crocifissione..

Nostra Aetate: “E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione della parola di Dio non si insegni alcunché che non sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo”(16).

C’è un’ambiguità in questo capoverso che viene manipolata e sfruttata. In che modo il Concilio Vaticano definisce gli “ebrei” – come razza, o come ideologia religiosa? In realtà, è integralmente biblico considerare gli aderenti al giudaismo ortodosso contemporaneo - che perpetuano le convinzioni dei farisei - come quello che Gesù disse che erano: dei “maledetti” (Matteo 21: 19). L’albero del fico maledetto era l’Israele carnale, che aveva l’apparenza della fecondità ma che in realtà era sterile (Osea 9: 10). La Lettera ai Galati 1: 8, afferma che chiunque verrà ad annunziare un falso vangelo sarà “maledetto”. Il cristiano ha tutti i diritti di impiegare questo termine nel modo in cui era impiegato da Gesù e da San Paolo. Nostra Aetate non ha il potere di cancellare un ammonimento scritturale, tranne che nel modo in cui il Talmud è abituato a cancellare il Vecchio Testamento.

Inoltre, appartiene in sommo grado al modernismo politicamente corretto suggerire che il “predicare o il catechizzare” i giudei debba essere sottoposto a limiti o modificato.

Nostra Aetate: “La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque”(17).

Notiamo qui l’uso del neologismo pseudo-scientifico “antisemitismo” di Wilhelm Marr, così gradito ai sionisti pronti alla caccia alle streghe. In senso stretto, per “antisemitismo” Marr indicava l’avversione per i giudei in base alla loro discendenza razziale, non in base alle loro convinzioni. Noi abbiamo condannato un tale razzismo, che non trova giustificazioni nelle Scritture. Ma dallo spirito razzista, il Concilio Vaticano arriva ad estrapolare una conclusione davvero azzardata e incredibile la quale, parimenti, non trova giustificazioni nel Vangelo: “deploratutte le persecuzionidirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque”.

Ecco la grande deviazione dall’insegnamento cristiano tradizionale, come pure il ripudio di santi cristiani come Vincenzo Ferrer e la Regina Isabella di Spagna – la cui canonizzazione è stata bloccata dall’intervento dei soliti infidi – e di tutti i santi cristiani che nel corso della storia abbiano smascherato il farisaismo rabbinico e talmudico, e che vennero accolti con accuse di “persecuzione”.

Parte 2

13:48 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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