24.01.2010

Il miracolo economico di Adolf Hitler Parte 2

dal libro SCHIAVI DELLE BANCHE di Maurizio Blondet

Parte 2

juive_holocaust_jews_juden_auschwitz.jpgVa detto che lo stesso Schacht non credeva nel sistema che aveva messo in moto col suo trucco contabile. Devoto allievo della dottrina classica, previde che il miracolo artificiale si sarebbe sgonfiato: raggiunto il pieno impiego, lo sfruttamento totale delle risorse, gli investimenti e le spese pubbliche devono rallentare, perché da quel momento esso genera solo pura inflazione. Così dettava l’economia classica: il serbatoio di manodopera è inelastico, e ogni nuovo investimento compete offrendo sempre più alti salari a una manodopera sempre più scarsa.

E’ in base a questo dogma, notiamolo, che il liberismo supercapitalista raccomanda la globalizzazione, l’internazionalizzazione dell’economia: per attingere ai serbatoi di lavoro inutilizzato e a basso costo dei paesi non sviluppati.

Dal ‘36 in poi, fra l’altro, le materie prime sui mercati mondiali cominciano a rincarare, rendendo più difficile il gioco economico di Hitler. E’ proprio in quel momento che Schacht propone di dedicare somme maggiori alle importazioni: e ciò non tanto per migliorare il tenore di vita dei tedeschi ma - incredibilmente - per “migliorare i nostri rapporti con l’estero” (7). Insomma: indebitiamoci un po’ per far contenti gli usurai.

In quel momento invece Hitler incarica Goering, un Goering ancora giovane e attivo, di lanciare il grande piano di sostituzione delle materie prime: ciò che non si vuole importare deve essere rimpiazzato da surrogati (ersatze).

Così nascono i processi di fabbricazione della gomma e benzina sintetica partendo dal carbone, brevetti che l’America - dopo la vittoria sul Reich - si affretterà a sequestrare e a distruggere.


 

Di fatto, in quegli anni la Germania funziona ancor più di prima a vaso chiuso. Come l’Unione Sovietica di Stalin riduce ulteriormente le sue importazioni. In Unione Sovietica l’autarchia è raggiunta al prezzo di carestie, atrocità poliziesche e concentrazionarie. I contemporanei, dunque, suppongono che i tedeschi, messi da Hitler a lavorare per produrre beni non consumabili, siano soggetti a severe privazioni, o almeno a un regime di austerità. Se non da schiavi di una stato totalitario, almeno da monaci guerrieri.

La realtà viene esposta da una tabella sui consumi annui pro capite ricavata dal già citato Guillebaud:

consumi tedeschi annui a testa

Anno

1932

1937

farina (Kg)

44,6

55,4

carne

42,1

45,9

lardo

8,5

8,1

burro

7,5

8,9

margarina

7,8

5,4

latte (litri)

105,0

111,0

pesce

8,5

12,2

patate

191,0

174,0

zucchero

20,0

24,0

caffè

1,6

2,1

birra

51,4

62,9

 

 

La tabella rivela la stupefacente realtà: la qualità dell’alimentazione tedesca migliora durante la dittatura hitleriana.

Il tedesco mangia meno margarina ma più burro; cala la dieta di patate (il cibo tedesco della povertà) e aumentano farina, carne, pesce.

Persino il consumo di caffè, importato, è più abbondante. In Germania, l’ autarchia funziona.

Gli studiosi del miracolo tedesco si consolano, retrospettivamente, con l’idea che una simile economia a ciclo chiuso non avrebbe potuto espandersi all’infinito. Che, se durò più del previsto, fu perché la Germania, con le annessioni del 1939 e ‘40, ebbe a disposizione nuove fonti di lavoro e materie prime. Forse.

Tuttavia, bisogna pur riconoscere che l’economia tedesca fu messa a regime di mobilitazione totale solo dal 1943. Solo allora la Germania spinse a fondo l’acceleratore.

Albert Speer, il genio della mobilitazione economica bellica, racconta (8) che nel 1943 - sotto gli incessanti, apocalittici bombardamenti - la Germania fu ancora capace di produrre 5234 locomotive, il doppio dell’anno precedente.

Fra il , 41 e il ‘44 la produzione di munizioni triplicò, quella dei pezzi per mezzi corazzati fu quintuplicata, pur con un risparmio del 79% della manodopera e del 93% dell’acciaio impiegato (rispetto al 1941), grazie a una razionalizzazione scientifica dei processi produttivi.

E la mobilitazione della manodopera fu sempre ben lontana dalla militarizzazione attuata in Inghilterra, dove “tutte le forze del lavoro erano inquadrate in battaglioni, che venivano dislocati dove ce n’era bisogno. Tutta la popolazione civile inglese, comprese le donne, era una gigantesca armata mobile”. In Inghilterra il 61 per cento delle donne era nel’ 44 impiegato nello sforzo bellico; in Germania, il 45 per cento.

Quanto ai beni di consumo, fatta 100 la produzione del 1939,in Gran Bretagna era scesa nel 1942 a 79, in Germania era a 88.

Ancora a metà della guerra, il tenore di vita tedesco restava più alto di quello dei suoi nemici.

Note

l) E’ un altro modo di esprimere lo stesso fenomeno, la deflazione.

2) J.Néré, La crise de 1929, Parigi, 1973, p.163.

3) H. Rauschning, Hitler mi ha detto, citato da Néré.

4) Si ricordi la definizione dell’Enciclopedia Britannica: “la banca lucra gli interessi su tutto il denaro che crea dal nulla”.

5) C.W. Guillebaud, The Economic Recovery oJ Germany, 1933-1939 (Londra, 1939).

6) Si noti che la banca non si preoccupa realmente del rimborso del capitale che presta alle imprese; quel capitale è fittizio, al massimo è denaro dei risparmiatori, ossia per la banca un passivo (perché è la banca a pagarvi degli interessi). Quel che le interessa è che i debitori continuino a pagare gli interessi: sono questi l’attivo della banca. A rigore, per la banca è vantaggioso che il debito non venga estinto mai.

7) A Norimberga, Schacht potrà dire che intendeva, in realtà, sottrarre risorse al riarmo.

A.Speer, Memorie del Terzo Reich, Milano, 1976, note a pag 629.

 

 

16 - HITLER ECONOMISTA

 

A questo punto, è inevitabile porsi la domanda:

è possibile che non solo la guerra annichilatrice scatenata dalle potenze anglo-americane contro la Germania,

ma la storica satanizzazione del Reich,

la sua permanente damnatio memoriae,

abbiano avuto come motivazione reale e occulta proprio i successi economici ottenuti da Hitler contro il sistema finanziario internazionale?

E’ la domanda più censurata della storia.

E’ la domanda-tabù.

Non oseremmo porla qui, se non l’avesse adombrata un avversario militare del Terzo Reich: J.F.C. Fuller, generale britannico.

Fuller, scomparso nel 1966, geniale innovatore della guerra corazzata, è considerato il Clausewitz inglese. Ha combattuto la Germania nella prima e nella seconda guerra mondiale. Avversario, ma leale. In un cruciale capitolo della sua opera principale, Storia militare del mondo occidentale (1), Fuller delineò brevemente le ragioni dell’ energica rinascita economica della Germania sotto il Terzo Reich. Con limpida chiarezza.

Fuller attribuisce ad Hitler il seguente pensiero:

“la comunità delle nazioni non vive del fittizio valore della moneta, ma di produzione di merci reali; la quale conferisce valore alla moneta. E’ questa produzione ad essere la vera copertura della valuta nazionale, non una banca o una cassaforte piena d’oro”- Egli [Hitler] decise dunque

1) di rifiutare prestiti esteri gravati da interessi, e di basare la moneta tedesca sulla produzione invece che sulle riserve auree.

2) Di procurarsi le merci da importare attraverso scambio diretto di beni - baratto - e di sostenere le esportazioni quando necessario.

3) Di porre termine a quella che era chiamato ‘libertà dei cambi’, ossia la licenza di speculare sulle (fluttuazioni delle) monete e di trasferire i capitali privati da un paese all ‘altro secondo la situazione politica.

4) Di creare moneta quando manodopera e materie prime erano disponibili per il lavoro, anziché indebitarsi prendendola a prestito”.

Fuller pare aver compreso perfettamente la frode fondamentale, il meccanismo per cui la finanza estrae il suo tributo perpetuo dal lavoro umano. Infatti scrive: “Hitler era convinto che, finché durava il sistema monetario internazionale [...], una nazione, accaparrando l’oro, poteva imporre la propria volontà alle nazioni cui l’oro mancava. Bastava prosciugare le loro riserve di scambio, per costringerle ad accettare prestiti ad interesse, sì da distribuire la loro ricchezza e la loro produzione ai prestatori”.

E aggiunge: “la prosperità della finanza internazionale dipende dall ‘emissione di prestiti ad interesse a nazioni in difficoltà economica; l’economia di Hitler significava la sua rovina. Se gli fosse stato permesso di completarla con successo, altre nazioni avrebbero certo seguito il suo esempio, e sarebbe venuto un momento in cui tutti gli Stati senza riserve auree si sarebbero scambiati beni contro beni; così che non solo la richiesta di prestiti sarebbe cessata e l’oro avrebbe perso valore, ma i prestatori finanziari avrebbero dovuto chiudere bottega “,

“Questa pistola finanziaria era puntata alla tempia, in modo particolare, degli Stati Uniti, i quali detenevano il grosso delle riserve d’oro mondiali, e perché il loro sistema di produzione di massa richiedeva l’esportazione del dieci per cento circa dei loro prodotti per evitare la disoccupazione. Inoltre, poiché i metodi brutali usati da Hitler contro gli ebrei tedeschi aveva irritato i finanzieri ebrei americani, sei mesi dopo che Hitler divenne cancelliere, Samuel Untermeyer, un ricco procuratore di New York, gettò il guanto di sfida. Egli proclamò una ‘guerra santa’ contro il nazionalsocialismo e dichiarò il boicottaggio economico sui beni, trasporti e servizi tedeschi” .

Ciò a cui Fuller allude, nell’ evocare la guerra santa ebraica contro il nazionalsocialismo, è un evento preciso, che ebbe luogo al Madison Square Garden il 6 settembre 1933.

Qui, la comunità ebraica di New York celebrò un vero e proprio rito di maledizione, detto cherem o scomunica maggiore. “Furono accesi due ceri neri e si soffiò tre volte nello shofar [l'antico corno di ariete ebraico] mentre il rabbino B. A Mendelson pronunciava la formula di scumunica: ‘a partire da oggi, ci asterremo da qualunque commercio di materie prime provenienti dalla Germania. Saremo vigilanti per quanto riguarda l’uso di merci tedesche [...] La validità di tale decisione durerà fino alla fine del regime di Hitler, allora il cherem avrà la nostra benedizione “‘(2).

Samuel Untermeyer, membro influente del B’nai B’rith, ripeterà il 5 gennaio 1935 questa dichiarazione; annunciando un embargo totale sulle merci tedesche “a nome di tutti gli ebrei, massoni [sic] e cristiani “.

Non è il caso di sorridere di questi rituali. Bisogna infatti ricordare che, per lo stesso cristianesimo, la comunità ebraica è popolo sacerdotale: titolare cioè del potere sacramentale di rendere efficaci i riti. Inoltre, gli ebrei sono i primi a credere che i loro rabbini siano in grado di lanciare maledizioni efficaci e forme di malocchio. Come il sacerdote cattolico, con il sacramento dell’Ordine, riceve questo potere - e può usarlo per scopi aberranti: le messe nere sataniste richiedono infatti un sacerdote regolarmente ordinato per celebrare il rito inverso, che è per lo più una ”fattura di morte” contro una persona -così gli ebrei sono convinti di poter usare il loro potere sacerdotale in operazioni efficaci di magia nera. L’accensione di candele nere nel rituale eseguito a New York implica, o allude, a una sorta di fattura di morte, con evocazione delle forze infere (3).

In ogni caso, la comunità ebraico-finanziaria non trascurò di mettere in atto anche misure più concrete.

E’ certo che anche il finanziere Bernard Baruch si allarmò del sistema di scambi internazionali diretti di merci, non mediati da trasferimenti monetari, messo in attività da Hitler. In un colloquio che ebbe nel settembre 1939 col presidente Roosevelt, Baruch raccomandò di “tenere i nostri prezzi bassi per conservarci i clienti delle nazioni belligeranti. In questo modo, il sistema di baratto tedesco sarà distrutto”.

Non bastò, e si dovette ricorrere alla guerra. Il potere di Bernard Baruch nel lanciare gli Stati Uniti nel conflitto anti-tedesco non può essere sottovalutato da chi ne conosce le gesta. Nato in Texas nel 1876 (suo padre fu membro del Ku Klux Klan), il miliardario Bernard Baruch è il prototipo eterno del finanziere ebreo (4). Acquirente primario del debito pubblico americano - ossia di fatto membro del ristretto gruppo di banchieri che emettono la moneta Usa indebitandone il paese - Baruch divenne, in forza di tale veste, il consigliere di sei presidenti, da Woodrow Wilson (1912) ad Eisenhower (1950). Fu lui che convinse il presidente Wilson a far entrare l’America nella Grande Guerra; soprattutto, lo convinse che lo sforzo bellico necessitava di un organo onnipotente di pianificazione della produzione industriale; e che quell’ organo supremo doveva essere guidato da un uomo solo. Quell’uomo era lui, Baruch.

Il War Industry Board, di cui fu a capo, impartì ogni ordinativo per materiale bellico e logistico - dagli scarponi alle locomotive - ad ogni azienda americana che lavorava per la guerra; non solo per armare e rifornire le truppe americane, ma in buona misura anche quelle alleate. Come denunciò nel 1919 la Commissione Investigativa del Congresso (guidata dal senatore W.J.Graham) che indagò sui profitti che quell’organo rese possibili, fu “un governo segreto…sette uomini scelti dal presidente hanno concepito l’intero sistema di acquisti militari, programmato la censura sulla stampa, creato un sistema di controllo alimentare… dietro porte chiuse, mesi prima che la guerra fosse dichiarata” .

Insomma, Baruch instaurò - nel bel mezzo della democrazia americana, in un clima politico e culturale totalmente diverso da quello dell’Europa dell’est- il sistema di pianificazione socialista dell’economia, perfettamente simile a quello che stava nascendo in Russia. Completo (come poi in Unione Sovietica) di censura sulla stampa e razionamento alimentare.

Il sistema fu ripetuto, sempre grazie ai consigli che Baruch diede al presidente F. D. Roosevelt, anche nella guerra contro Hitler: l’organo pianificatore si chiamò War Production Board ed ebbe a capo una creatura di Baruch, Harry Hopkins.

Anche allora fu di fatto abolito, senza dirlo, il libero mercato. La mano invisibile cara ad Adam Smith fu sostituita da un’altra mano invisibile, quella del piano e dei pianificatori, i commissari politici degli Usa, ultimi decisori della domanda e dell’offerta. In fondo, per i banchieri, liberismo o socialismo non fanno differenza: purché siano loro a controllarli, e a profittarne.

_______________________________________________________________________

l) Major GeneraI J.F.C. Fuller, C.B., C.RE., D.S.O., A Military History oj the Western World, Minerva Press, 1956, pp. 368 e segg.

2) Jewish Daily Bulletin, New Y ork, 6 gennaio 1935, citato da Emmanuel Ratier, Misteri e segreti del B ‘nai B ‘rith, Verrua Savoia, 1995, p. 151.

3) Una fattura di morte come quella descritta sopra fu lanciata, da rabbini fanatici, anche contro il primo ministro Itzhak Rabin, in seguito assassinato da un fanatico ebreo, per la sua volontà di cedere una parte di territorio ai palestinesi. Israel Shahak (Jewish Fundamentalism in Israel, 1999) ha diffusamente illustrato come i rabbini vendano ai loro seguaci amuleti e minaccino maledizioni ai loro avversari anche politici; si tratta di una vera simonia, la vendita dei poteri sacerdotali di cui sarebbero depositari.

4) Per altre notizie sulla figura di B. Baruch, si veda il mio I fanatici dell’Apocalisse, Rimini, 1995, p. 81.

 

   tratto dal libro: schiavi delle banche -autore Blondet-  http://www.effedieffeshop.com/index.php   

Fonte

20:22 Scritto da: waa359 in Adolf HITLER,Führer,Reichskanzler | Link permanente | Commenti (3) | |  Facebook |  Stampa

Commenti

un'analisi straordinaria, ho sempre creduto più a ragioni di tipo economico-finanziarie che portarono alla seconda guerra mondiale, piuttosto che a quelle di natura politica o ideologica..non si può che riconoscere che Marx è perfetto per spiegare le relazioni fra gli stati capitalisti.una nota: ma Hjalmar Schacht non era di origine danese??non mi è mai risultato fosse ebreo..

Scritto da: Rjurik | 13.07.2010

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Il compianto Pierangelo Bertoli in una sua mirabile canzone diceva:

"un'isola intera ha trovato nel mare una tomba
il falso progresso ha voluto provare una bomba
poi pioggia che toglie la sete alla terra che è viva
invece le porta la morte perché è radioattiva"

ed ancora

"Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale
ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario"

Più chiaro di così....

Scritto da: nemo profeta | 13.07.2010

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vengono i brividi...
bastardi banchieri internazionali e pecore, che-più-pecore-non-si-può, i popoli occidentali e, soprattutto, americano 'in primis' che credno (ma-credono-veramente!!!) di essere liberi...
com'è pecora (o pollo) l'uomo.
e pensare che se volessimo ribellarci a questo 'sistema' con rivoluzioni (come adesso nel mondo arabo) grazie al Trattato di Lisbona (firmato all'unanimità dai ns. valorosi politici) ogni protesta verrebbe immediatamente repressa nel terrore da altri schiavi-come-noi-solo-con-la-divisa che ci sparerebbero addosso grazie ad un articolo subdolo che ha reintrodotto la pena di morte in caso di forti proteste...
Spero solo per loro che i nord-africani non ci prendano come esempio...di libertà.
Saluti a tutti i revisionisti di pensiero.

Scritto da: tommaso baldi | 18.02.2011

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