18.01.2010

ebrei nel campo di internamento di Ferramonti parte 2

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Il campo di internamento di Ferramonti, nel comune di Tarsia (CS), è stato il principale (in termini di consistenza numerica) tra i numerosi luoghi di internamento per ebrei, apolidi e slavi aperti dal regime fascista tra il giugno e il settembre 1940, all'indomani dell'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Il campo fu liberato dagli inglesi nel settembre del 1943, ma molti ex-internati rimasero a Ferramonti anche negli anni successivi e il campo di Ferramonti fu ufficialmente chiuso l'11 dicembre 1945.

 

L'inizio dell'attività del campo di Ferramonti comincia il 20 giugno del 1940 quando vi giunsero i primi due gruppi di profughi ebrei, provenienti rispettivamente dall'Austria e da Bratislava, i quali si erano imbarcati nella speranza di giungere in Palestina. Alla fine nel campo si sarebbero trovati 1.604 internati ebrei e 412 non ebrei.


La decisione di collocare il campo in una zona insalubre e malarica deriva in realtà non da una ragione politica/razziale, ma da un interesse economico da parte del costruttore Eugenio Parrini, molto vicino ad importanti gerarchi fascisti. La sua ditta, infatti, era già presente a Ferramonti dove aveva ultimato dei lavori di bonifica. Dovendo costruire il campo di concentramento, Parrini fece in modo di utilizzare a questo scopo il cantiere già presente in loco e le baracche che ospitarono il primo gruppo di ebrei erano in realtà le baracche utilizzate in precedenza dagli operai impegnati nella bonifica. Eugenio Parrini, costruttore anche del campo di concentramento di Pisticci, impose nel campo di Ferramonti un proprio spaccio alimentare in regime di monopolio e ai prezzi da lui stabiliti. La malaria fu endemica nel campo, ma, in base a quanto riportato dai rapporti degli ufficiali inglesi, non era di una forma particolarmente grave e non vi furono morti attribuibili esclusivamente alla malaria; problemi come malnutrizione, assenza o insufficienza di riscaldamento, e carenze igienico-sanitarie rimasero endemici.

Il campo era costituito da 92 capannoni situati in un perimetro di circa 160.000 m2. Vi erano capannoni di 335 m2, con due camerate da 30 posti, e capannoni da 268 m2, che accoglievano otto nuclei familiari di cinque persone o dodici nuclei familiari da tre persone.

Considerata la sua natura di luogo di detenzione, con una struttura a baraccamenti e una recinzione fatta da una staccionata di legno sormontata da una linea di filo spinato, le condizioni di vita nel campo tuttavia rimasero sempre discrete e umane.

Nessuno degli internati fu vittima di violenze o fu deportato in Germania.

Per questa sua peculiare caratteristica, lo storico ebreo inglese Jonathan Steinberg ha definito il campo di Ferramonti come "il più grande kibbutz del continente europeo". In effetti gli unici deceduti di morte violenta all'interno del campo furono quattro vittime di un mitragliamento da parte di un caccia alleato che aveva scambiato il campo per una installazione militare (27 Agosto 1943).

Gli internati potevano ricevere dall'esterno posta e cibo e, all'interno del campo, godettero sempre della libertà di organizzarsi eleggendo propri rappresentanti, di avere un'infermeria, una scuola, un asilo, una biblioteca, un teatro e una sinagoga.

Diverse coppie di formarono e si sposarono nel campo, dove nacquero 21 bambini.

A conferma di questa sua storia di umanità, le relazioni degli ufficiali inglesi che entrarono a Ferramonti nel 1943, descrissero il campo di Ferramonti più come un piccolo villaggio che non un lager. Sempre in base alle loro relazioni, l'incidenza dei decessi per cause naturali avvenuti a Ferramonti fu bassa, dagli 8-12 decessi ogni 2.000 persone. Gli ebrei deceduti nel campo sono stati regolarmente seppelliti all'interno del piccolo cimitero cattolico di Tarsia dove ancora è possibile vedere alcune loro tombe.

Il campo era sotto la responsabilità del ministero dell'interno, e retto da un commissario di pubblica sicurezza, ma la sorveglianza esterna era affidata alla MVSN. Per l'opera di umanizzazione verso le condizioni di vita degli internati, svolta dai funzionari di polizia che si avvicendarono al comando (Paolo Salvatore in primo luogo, e quindi Leopoldo Pelosio e Mario Fraticelli) e dal cappellano del campo, il padre cappuccino fra Callisto Lopinot, si verificarono vari attriti tra le autorità di polizia e la milizia, che comportarono problemi nei confronti dei funzionari stessi. Per importanza e umanità si distinse il primo direttore, Paolo Salvatore. Il frate cappuccino Lopinot si prestò alacremente per aiutare tutti, senza distizione di credo e religione.

Gli internati ricevettero continua assistenza dalla DELASEM, l'ente di assistenza ai profughi creato nel 1939 dall'Unione delle Comunita Ebraiche Italiane con l'autorizzazione dello stesso governo fascista.

Vi operava anche la "Mensa dei bambini" di Milano, diretta da Israele Kalk.

Il supporto dato dal Vaticano per mezzo del frate cappuccino Lopinot fu anche molto importante, così come l'aiuto dato da Carl Weirich con la sua organizzazione a supporto degli ebrei cecoslovacchi (Opera San Venceslao). Con il deteriorarsi della generale situazione economica dell'Italia nel corso della guerra, anche le condizioni di vita nel campo si fecero progressivamente più difficili. Dall'estate del 1942 fu concesso a tutti gli internati che lo volessero il permesso di lavorare al di fuori del campo per integrare le scarse razioni alimentari. La lista degli internati che passarono da Ferramonti è accessibile visitando il sito web www.annapizzuti.it

La Liberazione

Il 14 settembre 1943, quindi a brevissima distanza di tempo dall'armistizio, il campo fu liberato dall'avanzata alleata, venendo raggiunto dalle avanguardie britanniche e riuscendo pochi giorni prima a convincere una colonna nazista della divisione corazzata Hermann Goering a non entrare nel campo stesso inscenando una falsa epidemia di tifo. Molti degli internati si erano comunque sparpagliati per maggior sicurezza nei villaggi circostanti. Ferramonti di Tarsia fu, quindi, il primo campo di concentramento per ebrei ad essere liberato durante la 2° guerra mondiale.

Dopo la liberazione il campo rimase aperto sotto una direzione ebraica, supervisionata dagli inglesi, fino alla fine della guerra. Molti degli ex-internati seguirono le forze armate alleate. Nel maggio del 1944, un gruppo di circa

350 di loro si imbarcarono da Taranto per la Palestina;

1000 partirono il 17 luglio 1944 da Napoli per gli Stati Uniti dove furono internati per qualche tempo a Camp Oswego nello Stato di New York, prima che fosse concessa loro il diritto di residenza nel paese.

Collocazione odierna

Sull'area dove era posto il campo sorge adesso lo svincolo di Tarsia della autostrada A3 Salerno - Reggio Calabria. Questo ha fatto sì che, complice l'incuria di molti, l'intero campo sia stato smantellato nel tempo e nessuna delle originali costruzioni è rimasta. Attualmente l'area è stata sottoposta a vincolo e vi è stato posto un apposito museo, di proprietà del Comune di Tarsia, dove ogni anno viene celebrato il Giorno della memoria. Il museo è formato da alcune sale contenenti quasi esclusivamente del materiale fotografico. Attorno alla storia di Ferramonti sono sorte successivamente due Fondazioni: la Fondazione Internazionale "Ferramonti di Tarsia" per l'amicizia fra i popoli (diretta da C.S. Capogreco) e la Fondazione " Museo della Memoria Ferramonti di Tarsia ".

Fonte

13:51 Scritto da: waa359 in Verità Politicamente SCORRETTE | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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