16.01.2010

REPRESSIONE REVISIONISMO IN GERMANIA UNA SITUAZIONE DA INCUBO Parte 2

Sulla repressione dei diritti civili nella mia terra natale

 

Di Germar Rudolf (2003) (1)

Parte 2


germanzionflag.jpgGermania, estate del 2000

 

In Germania, attualmente, tutte le attività seguenti sono considerate illegali:

 

· Qualunque cosa possa venire interpretata come una minaccia per l’ordine pubblico può essere proibita a discrezione di un pubblico ministero o di un giudice.


· Tutti i simboli, i gesti, i canti, i discorsi, e le poesie che suggeriscono, direttamente o indirettamente, un legame con il Terzo Reich sono vietati.

· Le critiche della società “multiculturale” e delle politiche di immigrazione possono essere interpretate come un atto illegale.

· E’ illegale studiare i fatti relativi ai crimini nazionalsocialisti, sia reali che presunti.

· Ogni ricercatore critico che studia il Terzo Reich lavora sotto la minaccia della persecuzione e della repressione.

· Il codice delle prescrizioni per i reati giornalistici, regolato in modo autonomo dagli stati tedeschi (Bundesland), che arrivava finora a sei mesi, è stato esteso in alcuni stati fino a cinque o persino a dieci anni.

· Ogni critica dei partiti riconosciuti dalla legge, del governo e dei suoi rappresentanti può essere perseguita come reato.

· Di conseguenza, migliaia di libri sono stati bruciati, decine di migliaia di cittadini tedeschi sono stati puniti per reati d’opinione, centinaia di cittadini sono stati gettati in prigione, e numerosi partiti di opposizione, e altre organizzazioni, sono stati messi fuori legge. Altri partiti e altre formazioni politiche sono soggetti a dure restrizioni dei loro diritti costituzionalmente garantiti. Essi sono sottoposti a mostruose punizioni sociali e penali, se si oppongono apertamente o denunciano le condizioni suddette. La formazione di un’opposizione, parlamentare o extraparlamentare, a queste condizioni dispotiche è stata resa perciò legalmente impossibile.

· Se qualcuno critica queste misure dispotiche, rende sé stesso suscettibile di venire incriminato, per aver calunniato il governo, i suoi rappresentanti e i suoi simboli. Il governo ha ermeticamente blindato sé stesso da ogni critica e da ogni possibilità di riforma.

 

La Germania oggi:

105.678 procedimenti giudiziari

a causa di reati d’opinione durante gli ultimi dieci anni:

Anno

Destra

Sinistra

Stranieri

Totale

1994

5.562

185

235

5.982

1995

6.555

256

276

7.087

1996

7.585

557

818

8.960

1997

10.257

1.063

1.029

12.349

1998

9.549

1.141

1.832

12.522

1999

8.698

1.025

1.525

11.248

2000

13.863

979

525

15.367

2001

8.874

429

353

9.656

2002

9.807

331

467

10.605

2003

9.692

431

1.340

11.463

Totale:

90.395

6.397

8.886

105.678

 

Destra: Reati a sfondo estremistico di destra”, vale a dire:

Reati di propaganda” e “Fomentare le persone”.

Sinistra:Reati a sfondo estremistico di sinistra”, generalmente descritto

Come: “Altri reati”.

Stranieri: reati commessi da estremisti stranieri, principalmente contro la legge tedesca sulle associazioni (“Vereinsgesetz”), da parte dei curdi con il vietato Esercito Curdo di Liberazione (PKK).(16)

 

Alla luce di tali condizioni non sorprende che politologi, sociologi e storici non osino più chiamare le cose col loro nome. Hanno paura di essere trascinati davanti alla polizia criminale e condannati a dure pene per la banale manifestazione di opinioni politiche. Il caso Pfeiffenberger dimostra molto bene il corso che gli attuali sviluppi stanno prendendo. Esso chiarisce la situazione attuale anche al più confuso professore tedesco.(17) In tutti gli anni in cui ho avuto rapporti con esponenti della vita intellettuale tedesca, sentivo frasi fatte come: “La libertà è in pericolo” e “Le nostre opinioni sono davvero libere?”. Adesso è chiaro che la libertà non è “in pericolo” – in realtà non c’è più. Parimenti non si pone più la questione se l’opinione di ciascuno sia ancora libera oppure no. Dato il clima attuale della nostra società, dei media e del governo, molti cittadini hanno paura a esprimere le proprie opinioni. Sempre più spesso si sente dire: “Tu non puoi neanche pensarlo!” La gente ha paura di discutere liberamente perché potrebbe subirne serie conseguenze.

Il professor Gottfried Dietze, Emerito alla John Hopkins University, ha risposto alla mia richiesta di commenti dalla sua inattaccabile posizione di professore in pensione in un paese straniero. La sua risposta è stata scoraggiante: il mondo ha già trascinato nel fango la Germania in modo così brutale, che egli ha scelto di non peggiorare la situazione ulteriormente con commenti negativi sulla situazione attuale nella sua amata patria. Che osservazione strappalacrime!

C’è una piccola battuta di spirito tedesca che circola e che illustra la differenza tra la ex Germania Democratica e l’attuale governo. La Germania di oggi fa l’opposto di quello che faceva la Germania Democratica: mantiene i suoi cittadini grassi e impotenti e toglie loro le speranze di fuga inglobando tutto il territorio tedesco e costringendo i propri vicini a comportarsi come vuole, e così non ha più bisogno di armi che sparano automaticamente ai confini. Le cose non sono molto differenti in Austria e in Svizzera, e anche gli altri paesi europei hanno iniziato a marciare al passo, e non per le pressioni tedesche. Così la Francia ha recentemente installato un numero, il 114, per denunciare i revisionisti! Questo non è uno scherzo, cari amici: un telefono di emergenza nazionale che permette al governo di compilare una lista di revisionisti! Nel 1994 la Germania aveva un presidente chiamato Richard von Weizsäcker che invitava pubblicamente i bambini a spiare i propri genitori e viceversa per scoraggiare la crescita di sentimenti di destra.

Solo gli stati totalitari possono cadere così in basso.

Il 19 Gennaio del 1993, il signor E. Muβmann, professore di diritto di polizia all’Accademia dell’Amministrazione Pubblica di Ludwigsburg, tenne una conferenza a Stoccarda per l’associazione degli studenti cattolici tedeschi Nordgau Prag, conferenza intitolata “Come cambia la polizia con l’evolvere dei tempi”. In questa conferenza egli criticò l’inesorabile manomissione dei diritti costituzionali e il potere crescente degli apparati di polizia. Il prof. Muβmann osservò che, se queste tendenze non fossero state rovesciate, nel giro di quarant’anni la Germania sarebbe diventata un paese nel quale non avrebbe più voluto vivere, perché sarebbe diventato uno stato di polizia con marcate tendenze orwelliane. Il prof. Muβmann si sbagliava.

Ci sono voluti solo sette anni.

Perciò io dichiaro al mondo e ai posteri che:

  1. La Germania, nell’anno 2000, è diventata una dittatura totalitaria; e che

  2. La resistenza è diventata necessaria se la Germania vuole riacquistare la sua libertà.

 

Tutti quelli che, a causa di questa dichiarazione pacifica, stanno ammucchiando fascine per bruciarmi sul rogo dimostrano che sto dicendo la verità.

Permettetemi di assicurarvi che preferirei sbagliarmi. La prova che mi sto sbagliando sarebbe che potessi ritornare in Germania, e non finire in prigione. Ma poiché nessuno pensa che questo accadrà, probabilmente non mi sto sbagliando:

La Repubblica Federale di Germania è la dittatura più abile che sia mai esistita in terra tedesca.

 

Miei compatrioti

Quand’è che finalmente vi alzerete e griderete:

Siamo stati derubati dell’onore e della libertà.

Nessuno oggi muore di fame

Ma la ricchezza ha corrotto e paralizzato le nostre anime.

Di cosa abbiamo paura?


Al diavolo i nostri beni mondani,

dobbiamo avere il coraggio di ascoltare i nostri cuori.

Finchè non verrà il giorno in cui le prigioni tedesche

Non potranno più tenere tutti i prigionieri di coscienza

Il sole sorgerà su una Germania libera.

 

Articolo 20(4) della Costituzione della Repubblica Federale di Germania:

Tutti i tedeschi hanno il diritto di resistere a chiunque cerchi di rovesciare questo sistema [democratico], stabilito che non vi sia altra soluzione disponibile”.


Note:

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.germarrudolf.com/civil/nightmare.html

[2] OLG Düsseldorf, Ref. 2 SS 155/91 – 52/91 III; BVG Ref. 2 BrR 367/92; OLG Celle, Ref. 3 Ss 88/93, Monatszeitschrift für Deutsches Recht (MDR), 48 (6) (1994) p. 608.

[3] Udo Walendy, Landgericht Bielefeld, Febbraio 1992; Gerd Honsik, Oberlandesgericht München, Marzo 1992; David Irving, Amtsgericht München, Maggio 1992; Herrn Detscher, Amtsgericht München, Luglio 1992; Max Wahl, Landgericht München, Luglio 1992; Otto Ernst Remer, Landgericht Bad Kissingen, Settembre 1992; Artur Vogt, Landgericht Nürnberg, Marzo 1994.

[4] Si precipitò fuori dell’aula diritto al telefono, così agitato da non notare che un mio conoscente gli era dietro le spalle. Il mio conoscente osservò che egli numerò il prefisso 0228 (Bonn). Nella susseguente conversazione chiese cosa doveva fare, poiché non aveva argomenti legali per liquidarmi…

[5] Procedimento contro Otto Ernst Remer, Landgericht Schweinfurt, Ref. 1KLs 8 Js 10453/92.

[6] Giudice Presidente Peter Stockhammer, Landgericht Nürnberg, Ref. 6/38 Ns 341 Js 31951/92.

[7] Procedimento contro Remer, nota 4, giustificato dalla Corte Suprema Federale con la motivazione che “abbiamo agito sempre in tal modo”, un gergo giudiziario “in conformità con i criteri decisionali di tutte le Corti Federali tedesche”, Ref. 1StR 193/93.

[8] Procedimento contro Udo Walendy, nota 2, dopo la sentenza, in una conversazione tra il pubblico ministero e l’avvocato difensore Hajo Herrmann.

[9] Per i dettagli vedi: http://www.vho.org/D/Kardinal/BundesachtR.html .

[10] Vedi: http://www.vho.org/D/Kardinal/WebfehlerR.html .

[11] Der Verfassungschutz, Hohenrain, Tübingen, 1999.

[12] Comunicazione personale di Otto Remer.

[13] Riguardo alla storia della censura in Germania, vedi C. Nordbruch, Sind Gedanken noch frei?, Universitas, München, 1998; sulla faziosità ideologica vedi E. Jesse, Verfassungsschutz in der Demokratie, Carl Heymanns Verlag, Köln, 1990, p. 304.

[14] Dagobert Lindlau, Der Mob, Heyne, München, 1998.

[15] Il libro di Arthur Butz, The Hoax of the Twentieth Century (1976), gli articoli di Faurisson su Le Monde (1978/1979), il libro – sempre di Faurisson – Mémoir en Défense (1980), il libro di Stäglich, Der Auschwitz Mythos (1979), il libro di Walter Sanning, The Dissolution of the European Jewry (1980/1983), il libro di Henry Roques, The Confessions of Kurt Gerstein (1985).

[16] Questi dati si riferiscono ai “reati d’opinione” così come sono stati registrati dall’Ufficio Federale Tedesco di Indagine (Bundeskriminalamt), in base al sospetto, confermato o non confermato, dello sfondo politico del reato. Questo non significa che tutti i casi portino a una condanna o a sentenze che prevedono il carcere. Il numero di queste ultime probabilmente non superano le poche centinaia all’anno. Abbiamo incluso intenzionalmente solo quei reati che non possono essere definiti come veri reati, che negli Stati Uniti sono permessi dal Primo Emendamento. Questo significa che: coercizioni, minacce, danneggiamenti di proprietà, violazioni dell’ordine pubblico, incendi dolosi, aggressioni e altri reati non sono qui inclusi.

[17] Vedi Rudi Zornig, Zum Gedenken an Werner Pfeifenberger, in rete all’indirizzo:

http://www.vho.org/VffG/2000/2/Zornig127-130.html

 

Fonte

 

11:54 Scritto da: waa359 in Repressione Revisionismo Meinungsfreiheit | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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