07.01.2010
Jürgen Graf MAJDANEK – LA VERA STORIA Parte 2
MAJDANEK – LA VERA STORIA
di Jürgen Graf
Conferenza tenuta l’8 Agosto 1998
al Simposio Revisionista Internazionale dell’Adelaide Institute.
(1)
Nella foto Jurgen Graf ,attualmente esule in Russia,infamato come negatore dell'olocausto nella sua democratica Svizzera!(WaA359
Le camere a gas
Il 4Agosto del 1944, due settimane dopo la liberazione di Majdanek, una commissione mista sovietico-polacca iniziò ad investigare quanto accaduto al campo di Lublino. Oltre ad interrogare le SS catturate e gli ex detenuti, la commissione esaminò il nuovo crematorio, le presunte camere a gas omicide e qualche oggetto trovato nella zona del campo, e cioè cinque bombole di acciaio contenenti monossido di carbonio e 135 barattoli di Zyklon-B.
Il 23 Agosto la commissione aveva finito il suo lavoro e sottomise un rapporto alle autorità sovietiche e polacche. Questo documento affascinante, che Mattogno ed io abbiamo scovato negli archivi della Federazione Russa nell’estate del 1995(43), sembra essere rimasto sconosciuto persino agli storici polacchi; perlomeno non è mai menzionato nella letteratura polacca. Il testo di questo rapporto è citato nel nostro libro.
Qualche parola sui crematori.
Nel Giugno 1942, il “vecchio crematorio” venne messo in funzione.
Consisteva di due forni mobili Kori che venivano riscaldati a petrolio ed erano stati portati a Majdanek da Sachsenhausen. L’SS-Oberscharfuhrer Erich Mussfeldt, che era il responsabile di questo crematorio, affermò durante la propria detenzione in Polonia che i due forni erano stati messi fuori uso già nel Novembre del 1943, per mancanza di carburante.
Secondo Mussfeldt, i cadaveri dei detenuti che erano morti nel campo tra il Novembre del 1942 e il Gennaio del 1944 furono in un primo tempo sepolti e poi disseppelliti e bruciati in una vicina foresta(44).
Comunque, secondo un rapporto scritto dall’SS-Hauptsturmfuhrer Krone, un perito sanitario che ispezionò Majdanek nel Gennaio del 1943, i forni erano ancora in uso in quel mese(45).
Il nuovo crematorio venne messo in funzione al più tardi nel Gennaio del 1944, anche se la data esatta è rimasta sconosciuta. Conteneva cinque forni Kori riscaldati con coke.
La capacità massima di un forno era di 20 cadaveri al giorno, ma i gentiluomini della commissione polacco-sovietica ebbero l’impudenza di affermare che non meno di 600.000 cadaveri erano stati bruciati in questi 5 forni durante i sei mesi della loro esistenza!
Con argomenti frettolosi, la commissione valutò la capacità giornaliera di questo crematorio a 1920 cadaveri, che era oltre 19 volte più alta del numero reale. Incidentalmente, i membri della commissione devono essere stati matematici davvero scarsi: anche se i forni avessero avuto la potenza straordinaria loro attribuita, avrebbero potuto smaltire solo circa 350.000 cadaveri e non 600.000, come la commissione asserì.
La commissione polacco-sovietica identificò sei camere a gas omicide a Majdanek. In seguito, una settima venne comodamente scoperta nell’edificio del nuovo crematorio. Jean-Claude Pressac osserva sarcasticamente(46):
“Il vice-direttore del museo ha scritto al sottoscritto che questa camera a gas fu usata “poco, ma davvero molto, molto poco”, il che significa che non fu usata affatto. La finzione viene mantenuta per non ferire la superstizione popolare secondo cui ogni crematorio deve aver contenuto una camera a gas…Se i prigionieri fossero stati uccisi con Zyklon-B in quella stanza, la sua ubicazione all’interno dell’edificio, tra una sala per autopsie, il corridoio e la morgue, avrebbe reso obbligatoria una ventilazione artificiale, ma non c’è la più pallida traccia che una tale ventilazione sia esistita. Nel caso di una ventilazione naturale ottenuta facendo circolare l’aria, sarebbe stato necessario evacuare l’intero crematorio per un periodo di tempo difficilmente calcolabile.”
Vorrei aggiungere che non ci sono macchie blu di sorta sui muri di questa ridicola “camera a gas”, della cui esistenza la commissione polacco-sovietica ha mancato di accorgersi.
Secondo la detta commissione, due delle sei camere a gas omicide erano state situate in una baracca. Gli storici polacchi che pretendono di credere nell’esistenza di queste camere a gas non conoscono neppure la loro ubicazione!
E tanto basti per questi due mattatoi chimici.
Le quattro rimanenti camere a gas sono più interessanti.
Sono tutte situate nella baracca 41 vicino all’entrata odierna del campo.
La baracca 41, che ospitava un bagno e una camera di disinfestazione, è il primo edificio che i turisti visitano.
La camera a gas numero uno misura metri 17.1 per 2. Secondo la versione ufficiale, gli sfortunati detenuti di queste camere a gas venivano uccisi con monossido di carbonio o con Zyklon-B.
Poiché non vi sono macchie blu sulle pareti, certamente lo Zyklon-B qui non fu mai usato.
Due grandi bombole contenenti secondo l’accusa monossido di carbonio sono collocate in una piccola stanza adiacente da cui la “camera a gas” poteva essere osservata attraverso una piccola finestra. Si dice che il monossido di carbonio venisse introdotto attraverso un tubo di acciaio perforato che conduceva dalla stanza adiacente dentro la camera a gas. Comunque, entrambe le bombole recano l’iscrizione CO2.
E’ generalmente risaputo che il diossido di carbonio non è letale, quindi tutta la faccenda è una truffa alquanto rozza. Il mio amico Carlo Mattogno pensa che la “camera a gas” fosse in realtà un magazzino per armi o munizioni che era sorvegliato da un guardiano attraverso la finestra della stanza adiacente.
La camera a gas numero due misura egualmente metri 17.1 per 2. La colorazione blu delle pareti dimostra l’uso dello Zyklon-B in questa stanza.
C’è un’apertura nel soffitto attraverso cui secondo l’accusa i granuli di Zyklon venivano versati nella camera a gas. Quest’apertura viene già menzionata nel rapporto della commissione polacco-sovietica che venne redatto tra il 4 e il 23 del mese di Agosto.
Immediatamente dopo la liberazione del campo, il reporter sovietico Costantin Simonov visitò Majdanek.
Egli intervistò gli ex prigionieri e descrisse meticolosamente i luoghi ribattezzati come “camere a gas omicide”.
Simonov visitò anche la baracca n°42 che conteneva una camera di disinfestazione. Sfortunatamente questa baracca è ancora chiusa e inaccessibile ai visitatori. Né Simonov né alcun altro ha mai sostenuto che lì furono gassati esseri umani. Nel suo opuscolo Il campo di sterminio, che egli scrisse immediatamente dopo la sua visita, Simonov menziona le aperture nel soffitto della camera di disinfestazione attraverso cui lo Zyklon-B vi veniva introdotto(47). Incidentalmente, tali aperture non sarebbero state neppure necessarie in una camera di disinfestazione poiché i granuli potevano semplicemente essere deposti sul pavimento.
Ci fosse stata qualsivoglia apertura nel soffitto delle cosiddette camere a gas omicide, Simonov, che era un acuto osservatore, le avrebbe certamente notate e menzionate, ma non lo fece.
Secondo lui, il gas era introdotto dalla stanza confinante attraverso tubi di acciaio che correvano lungo i muri delle camere a gas 30 cm sopra il pavimento. Egli afferma(48):
“Le persone nude che stavano ritte vicine l’una all’altra non occupavano molto spazio…Esse erano ammassate nella stanza dopo di che la porta d’acciaio veniva chiusa… Una unità speciale protetta da maschere antigas versava lo Zyklon contenuto nei barattoli dentro i tubi…Lo Zyklon veniva introdotto attraverso i tubi, e l’addetto SS incaricato dell’uccisione sorvegliava il processo di soffocamento.”
Questo passaggio è tremendamente importante. Come ho già fatto notare, Simonov parlò con i detenuti liberati prima ancora che la commissione polacco-sovietica venisse formata. Gli ex prigionieri non dissero a Simonov che essi avevano visto un uomo delle SS versare i granuli di Zyklon nella camera a gas attraverso aperture fatte nel soffitto. Essi gli dissero che il gas veniva introdotto attraverso dei tubi.
Naturalmente, chiunque abbia familiarità con l’uso del più famoso insetticida del mondo capisce immediatamente che questa procedura era tecnicamente impossibile. In altre parole: i testimoni non avevano mai assistito ad una gassazione.
Tra i membri della commissione polacco-sovietica, che stabilirono la versione ufficiale delle gassazioni un paio di settimane più tardi, c’erano professori di chimica e ingegneria. Va da sé che questi tecnici e scienziati qualificati sapevano esattamente come lo Zyklon-B veniva usato e non erano tanto sciocchi da ripetere l’ingenua tavoletta che il profano Simonov abbastanza imprudentemente aveva raccontato ai propri lettori. Conseguentemente, la commissione ordinò frettolosamente che venissero fatte delle aperture nei soffitti delle stanze battezzate “camere a gas omicide”. Sfortunatamente, essi dimenticarono di estendere l’ordine alla camera a gas n°3, una stanza misurante metri 35.2 per 2, che indubbiamente funse da camera di disinfestazione, come la colorazione blu dei muri attesta.
Gli storici polacchi sostengono che i tedeschi gettavano i granuli di Zyklon-B sulla testa dei detenuti prima di chiudere la porta di acciaio. Jean-Claude Pressac commenta(49):
« E’ francamente irrealistico immaginare un uomo delle SS con una maschera antigas e un barattolo di Zyklon-B in mano gettare i granuli in uno spazio di 30 cm tra la testa delle vittime e il soffitto – i granuli avrebbero potuto cadere sul pavimento di fronte alla camera a gas – e successivamente cercare di sbattere la porta senza che i detenuti condannati facessero un disperato tentativo di fuggire.”
I revisionisti non avrebbero potuto dir meglio.
La quarta e ultima camera a gas, che è situata immediatamente accanto al bagno, misura metri 107.7 per 2. Le sue pareti hanno una intensa colorazione blu. Ci son due aperture rotonde sul soffitto.
Ricordo vividamente la nostra seconda visita a questa camera a gas il 27 Giugno dell’anno scorso [il 1997, n.d.t.]. Una classe di scolari tedeschi stava attentamente ascoltando il proprio maestro che spiegava come gli sfortunati ebrei incontrassero il loro spaventoso destino in questa camera a gas. Nessuno dei bambini, per non dire del maestro, notò la presenza di una grande finestra in questa grande sala. Ora, la prima la prima cosa che i prigionieri della camera a gas avrebbero fatto sarebbe stata quella di rompere la finestra. L’eventuale obiezione che la finestra non potesse già esservi stata durante la guerra è immediatamente reputata dal fatto che il davanzale di legno è coperto di macchie blu, il che significa che la finestra era già lì quando veniva usato lo Zyklon-B. La sola conclusione possibile è che questa stanza funzionava davvero come camera a gas ma solo per pidocchi e pulci – esattamente come attestato dai documenti tedeschi sopravvissuti secondo i quali tutte le camere a gas funzionarono per scopi di disinfestazione e per niente altro.
L’esperienza con gli studenti tedeschi è stata davvero deprimente. Mostra infatti fino a che punto degli esseri umani altrimenti ragionevoli possano essere raggirati da una propaganda astuta e fino a che punto il nostro raziocinio possa essere oscurato da dottrine pseudo-religiose.
Il mito dell’olocausto, che non può essere difeso con argomenti logici, può sopravvivere solo come una religione.
Gli ebrei questo lo hanno capito.
La loro risposta al Rapporto Rudolf è stata quella di Schindlers List.
L’origine della storia delle camere a gas
Giacché i locali chiamati “camere a gas” dagli storici di corte non possono aver funzionato per la gassazione di massa di esseri umani, la qual cosa implica che alcuna gassazione di massa vi ebbe mai luogo, cercheremo ora di dimostrare in che modo la storia delle camere a gas abbia avuto origine.
La superstizione popolare dice che i campi di concentramento nazisti erano luoghi rigidamente isolati e che ogni cosa che vi avveniva era un segreto di stato. Questo generalmente non è vero, e nel caso di Majdanek è semplicemente totale spazzatura.
Il trasferimento incessante di prigionieri ad altri campi,
il numero eccezionalmente alto di detenuti rilasciati (20.000 secondo le fonti ufficiali polacche!),
la vicinanza immediata di una grande città e
la presenza costante di lavoratori civili – tutto ciò rendeva radicalmente impossibile nascondere quanto accadeva all’interno del campo.
Dopo che la Polonia fu occupata dagli eserciti tedesco e sovietico nel Settembre del 1939, il governo di Varsavia fuggì a Londra. Nei territori occupati dalla Germania, venne presto messo in piedi una sorta di governo-ombra che si autodefinì “Delegatura”. Esso riforniva il governo in esilio a Londra di un incessante flusso di informazioni sugli accadimenti in Polonia e cooperava strettamente con i vari movimenti di resistenza, specialmente con l’Armija Krajowa (“Esercito Patriottico”) filo-occidentale. Poiché i campi di concentramento edificati dai tedeschi erano di straordinario interesse sia per il governo in esilio che per i partigiani, molti dei rapporti inviati a Londra riguardano questi campi.
Nel 1973 gli storici polacchi Krystyna Marczewska e Wladyslaw Wazniewski pubblicarono un lungo articolo contenente i rapporti su Majdanek che la Delegatura trasmise a Londra tra il 30 Novembre del 1941 e il 7 Luglio del 1944(50).
La prima menzione di una camera a gas venne fatta in un breve rapporto datato 15 Dicembre 1942 e consisteva di una sola frase:
“Una camera a gas e un crematorio sono in funzione.”
Ora, si dovrebbe supporre che la presenza di un’arma omicida tanto inconsueta e diabolica avrebbe dovuto suscitare uno scoppio di indignazione, ma stranamente la Delegatura si accontentò di questa unica frase laconica.
Nei cinque mesi successivi la camera a gas non fu mai menzionata nonostante la Delegatura inviasse non meno di 25 rapporti su Majdanek tra il 15 Dicembre 1942 e il 7 Maggio 1943. Particolarmente degna di nota fu una descrizione assai lunga, dettagliata ed estremamente accurata del campo di Lublino venuta alla luce alla fine di Gennaio o all’inizio di Febbraio del 1943. Gli autori dedicarono un breve capitolo al destino dei prigionieri ebrei che, come essi correttamente evidenziavano, erano trattati molto peggio dei polacchi. Non un singolo riferimento a camere a gas omicide o a massacri venne fatto in tale rapporto.
Ora, si dice che le gassazioni abbiano avuto inizio nel Settembre o nell’Ottobre del 1942. Ma per le ragioni già esposte sarebbe stato totalmente inconcepibile nascondere un tale crimine per più di pochi giorni.
Naturalmente, tutti voi conoscete bene il leggendario sillogismo di Arthur Butz: “Non vedo elefanti nella mia cantina. Se vi fosse un elefante nella mia cantina, certamente lo vedrei. Perciò non c’è un elefante nella mia cantina.”
Sarebbe stato impossibile nascondere gassazioni di massa a Majdanek.
La Delegatura, che era assai ben informata sul campo, non parlò di gassazioni a Majdanek durante i primi sette mesi della loro pretesa esistenza (tranne per il laconico ed inconcludente riferimento a “una camera a gas” nel rapporto datato 15 Dicembre 1942). Perciò, non vi furono gassazioni a Majdanek!
Il 7 Maggio del 1943 la propaganda delle gassazioni ebbe inizio come un’arma psicologica contro i tedeschi, e le camere a gas furono regolarmente menzionate nei successivi rapporti della Delegatura. Né l’ubicazione della camere a gas né il procedimen to di uccisione furono mai descritti in dettaglio.
La prima descrizione dettagliata di Majdanek come centro di sterminio venne pubblicata da un certo Abraham Silberschein, un ebreo residente a Ginevra, nella prima metà del 1944,(51). Secondo lui non meno di due milioni di persone erano state massacrate nel campo di Lublino a quel tempo. Tipicamente, la baracca n°41 dove erano ubicate quattro camere a gas secondo la versione tardiva della storia non fu mai menzionata da Silberschein.
Dopo la liberazione del campo la commissione polacco-sovietica accusò i tedeschi di aver assassinato 1 milione e 700.000 persone a Majdanek, principalmente per mezzo di gas.
Per provare questa terribile accusa, la commissione citò esattamente quattro prigionieri tedeschi (che furono in seguito giustiziati dopo un processo-show di stampo staliniano) e nove ex detenuti del campo!
Questi testimoni attestarono l’esecuzione di 19 gassazioni per un totale di poco più di 4000 vittime.
A parte un’eccezione (Theo Scholen), essi parlarono sempre della “camera a gas” al singolare.
Nessuno di loro individuò mai la posizione della camera a gas, nessuno di loro menzionò il monossido di carbonio o lo Zyklon-B come l’arma omicida.
Ovviamente, i testimoni non sapevano quello che dovevano dire. La commissione aveva indubbiamente interpellato più di 9 ex prigionieri, ma evidentemente le affermazioni degli altri erano anche più sconclusionate cosicché la commissione non si prese neppure la briga di citarle.
Il testimone SS-Rottenfuhrer Theo Scholen confessò:
“So che la gente veniva sistematicamente uccisa nelle camere a gas [plurale].
I prigionieri sotto il mio comando mi hanno detto che essi stessi erano stati testimoni del soffocamento di oltre 150 bambini nella camera a gas [singolare].”
Così le SS erano venute a conoscenza della gassazioni dai prigionieri!
Note:
[1] Traduzione di Andrea Carancini
[2] Josef Gideon Burg, Majdanek in alle Ewigkeit?, Ederer Verlag, Munich, 1979.
[3] Fred A. Leuchter, An Engineering Report on the alleged Execution Gas Chambres at Auschwitz, Birkenau and Majdanek, Poland, Fred A. Leuchter, Associates, Boston 1988.
[4] Jean-Claude Pressac, Les carences et incohérences du rapport Leuchter, Journal J, Dicembre 1988.
[5] Jürgen Graf e Carlo Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie, Castle Hill Publishers, PO Box 118, GB-Hastings, 1998.
[6] GARF (Gosudarstvenni Archiv Rossiskoi Federatsii), Mosca.
[7] Arno Meyer, Der Krieg als Kreuzzug, Rowohlt, Hamburg, 1986, p.245.
[8] R-129.
[9] NO-1523.
[10] PS-1469.
[11] Richard Lucas, The forgotten holocaust,. The Poles under German occupation, The University press of Kentucky, Lexington, 1986, p.57.
[12] NO-3031.
[13] APMM (Archiwum Panstwowiego Muzeum na Majdanku), Zentralbauleitung, 120.
[14] Idem
[15] Josef Marszalek, Geneza i poczatki budowy obozu koncentracyjnego na Majdanku, in: Zeszyty Majdanka, I, 1965, p.22.
[16] Idem.
[17] WAPL (Wojewodzkie Archiwum Panstwowe w Lublinie), Zentralbauleitung, 145, p.14.
[18] J. Marszalek, “Geneza…”, pp. 50-51.
[19] Idem, pp. 46-48.
[20] J. Marszalek, Budowa obozu na Majdanku w latach 1942-1944, in: Zeszyty Majdanka, IV, 1969, pp.70-71.
[21] Idem, p.22.
[22] Zofia Leszczynska, Transporty wiezniow z obozu na Majdanku, in: Zeszyty Majdanku, X, 1980, p. 118-134.
[23] Czeslaw Rajca, Podobozy Majdanka, in: T. Mencel, “Majdanek 1941-1944”, Wydawnictwo Lubelskie, Lublin 1991, p.379-398.
[24] Anna Wisniewska, Praca wiezniow, in: T. Mencel, “Majdanek…”, p.186.
[25] Zdzislaw Lukaszkiewicz, “Oboz koncentracyjny i zaglady Majdanek”, in: Biuletyn Glownej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce, Vol. IV, Warsaw, 1948.
[26] Lucy Dawidowicz, The War against the Jews – 1933-1945, Pelican Books, 1979, p.191.
[27] Lea Rosh and Eberhard Jäckel, Der Tod ist ein Meister aus Deutschland, Hoffmann und Campe, 1991, p.217.
[28] Wolfgang Scheffler, Judenverfolgung im Dritten Reich, Colloquium Verlag, Berlin, 1964, p.40.
[29] Landgericht Düsseldorf, “Urteil Hackmann u.a. XVII 1/75’, Band I, p.90.
[30] Aharon Weiss, “Categories of camps”, in: The Nazi Concentration Camps. Proceeding of the fourth Yad Vashem International Historical Conference, Jerusalem, January 1980, Yad Vashem, Jerusalem, 1984, S. 132.
[31] Martin Gilbert, Auschwitz und die Alliierten, C.H. Beck, Munchen, 1982, p.437.
[32] Raul Hilberg, Die Vernichtung der europaischen Juden, S. Fischer Verlag, Frankfurt/M. 1990, Volume II, p.956.
[33] La cifra fu tirata fuori da una corte polacca che condannò a morte 5 tedeschi nel Dicembre 1944. Anklageschrift gegen Hermann Vogel und andere, 26. Oktober 1944. Archivum Panstwowego Muzeum na Majdanku, sygn. XX-1, p.100.
[34] IMT VII, p.648.
[35] Zdzislaw Lukaszkiewicz, “Oboz koncentracyjny i zaglady Majdanek“, in: Biuletyn Glownej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce, Vol.IV (1948), pp.63-105.
[36] Josef Marszalek, Majdanek, Oboz koncentracyjny w Lublinie, 1981.
[37] Josef Marszalek, Majdanek, The Concentration Camp in Lublin, S.124.
[38] PS-1467
[39] Czeslaw Rajca, “Problem liczby ofiar w obozie na Majdanku”, in: Zeszyty Majdanka XIV, 1992, p.127.
[40] Anna Wisniewska e Czeslaw Rajca, Majdanek. Lubelski oboz koncentracyjny, Panstwowe Muzeum na Majdanku, Lublin, 1996, p.32.
[41] Zofia Leszczynska, “Transporty i stany liczbowe obozu”, in: Tadeusz Mencel, Majdanek 1941-1944, Wydawnictwo Lubelskie, Lublin, 1991, p.35.
[42] T. Mencel, Majdanek…, pp.437-454.
[43] GARF, 7021-107-9, pp.229-243.
[44] Anna Zmijewska-Wisniewska, “Zeznania szefa krematorium Ericha Muhsfeldta na temat bylego obozu koncentracyjnego w Lublinie (Majdanek)”, in: Zeszyty Majdanka I, 1965.
[45] APMM, mikr. N° 816, pp.9-10.
[46] Jean-Claude Pressac, Les carences…, p.IX.
[47] Constantino Simonov, Il campo di sterminio, Edizioni in lingue estere, Moscow, 1944, p.8.
[48] Ibidem.
[49] Pressac, Les carences…, p.IX.
[50] Krystyna Marczewska e Wladyslaw Wazniewski, “Oboz koncentracyjny na Majdanku w swietle akt Delegatury Rzadu na Kraj”, in Zeszyty Majdanka, VII, 1973, pp.164-241.
[51] Abraham Silberschein, Die Judenausrottung in Polen, Fünfte Serie, Genf, 1944.
22:33 Scritto da: waa359 in Articoli di Jürgen Graf, Lager Lublino-Maidanek | Link permanente | Commenti (0) |
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