04.01.2010

Jean-Claude Pressac, preteso demolitore del revisionismo olocaustico Parte 4

 

Pierre Guillaume

DELLA MISERIA INTELLETTUALE IN FRANCIA

in ambiente universitario e specialmente
nella corporazione degli storici


Parte 4

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A pag. 64 Pressac ci intrattiene a proposito di una "sbavatura architettonica" di peso» commessa da Dejaco (processato e assolto) sul piano n. 2003, datato 19 dicembre 1942. Senonché... il piano n. 2003 arrivò troppo tardi per le strutture 30 e 30a, il cemento degli scivolatoi era già stato colato» (pag. 65).

Lo specifico progetto "criminale" di cui al piano non fu, quindi, mai realizzato!

Ma il ragionamento merita che ci si fermi su di esso: Se ci si attiene alle legende del piano (!?) la scalinata nord diventa il solo accesso possibile agli obitori, e questo implica che i morti dovranno discendere la scalinata camminando. » Ma, se non ci si attiene alle legende del piano arrivato troppo tardi (!), si constata che la Leichenkeller 2 possiede un accesso consistente nella sua propria scalinata. Si constata anche che il piano Dejaco era stato sostituito da un piano più elaborato di Werkmann, firmato da Kam-mler (pag. 29). È assurdo vedere una prova» in un piano non realizzato, e probabilmente la successiva soppressione dell'utilizzazione degli scivolatoi derivava dalla constatazione che questi scivolatoi, concepiti dagli ingegneri, si dimostravano poco pratici, e questo per la semplice ragione che, poiché i corpi arrivavano in una rozza barella portata da due uomini, la loro manipolazione alla parte alta dello scivolatoio e, poi, alla parte bassa, quando, finalmente, dovevano venir deposti nella Leichenkeller, si dimostrava un'operazione più complicata di quella consistente nel portare i corpi in continuità, passando per la scalinata, fino al loro luogo di deposito.


 

L'idea che l'assenza di scivolatoio implichi che i "morti" discendessero camminando, e quindi fossero vivi, è un'idea pressacchiana che si distrugge da sola. I pochi obitori che mi è capitato di frequentare in occasione del decesso di qualche parente non avevano scivolatoio; a due di essi si accedeva tramite una scalinata che i morti non discendevano camminando! Ma il colmo è che il piano n. 2003, che concerneva un dettaglio di esecuzione tecnica riguardante l'accesso al sottosuolo, poteva perfettamente, senza esser l'indizio di un bel nulla, lasciar nel vago un determinato altro dettaglio riguardante una determinata altra parte dei fabbricati. E Pressac ci ha dato la foto di uno dei famosi scivolatoi la cui assenza su un piano proverebbe che i morti erano vivi! (Auschwitz, Technique and operation... , pag. 545, foto 14, by the author»).

A pag. 70 Pressac ci intrattiene a proposito di un'altra sbavatura criminale»: Indicare che questa soffieria era in legno generò una sbavatura tecnica inevitabile: ciò provava che l'aria estratta non era più quella di un obitorio, carica di miasmi, bensì l'aria mescolata ad un prodotto aggressivo che non doveva essere aspirato altro che da una soffieria che non potesse essere corrosa, quindi interamente di legno (preferibilmente di cipresso) [documento 26]. Il tossico gassoso utilizzato nelle camere a gas omicide era acido cianidrico a forte concentrazione (20 gr. /m3) e gli acidi sono corrosivi. » Si noti che la concentrazione di acido cianidrico sovranamente decretata da Pressac annienterebbe gli "argomenti" addotti dal compianto Georges Wellers per spiegare come si potesse penetrare nella camera, immediatamente dopo la morte delle vittime, senza maschera antigas; e perché nei muri dei locali di cui si pretende che siano stati camere a gas omicide, o non si trovino tracce di composti cianidrici, o se ne trovino di infinitesimali. Il colmo è che il progetto di montare una soffieria di legno è considerato come una sbavatura criminale», una prova, ma che poi, a pag. 77, si venga a sapere da Pressac stesso: Le SS decidevano di sostituire la soffieria di legno (del progetto (!)) della disaerazione della camera a gas (a riguardo della quale niente -- eccettuate la vulgata e le elucubrazioni che andiamo studiando -- prova, e neppure indica, che una qualche gassazione vi abbia mai avuto luogo) mediante una soffieria di metallo (Schultze aveva esagerato il pericolo di corrosione).» Si noterà che Schultze è un civile incaricato del montaggio. I suoi pareri sulla corrosione e sui progetti della Bauleitung SS sono altamente improbabili, a meno che a Birkenau, nei cantieri SS, non regnasse l'autogestione operaia! Questa sì che sarebbe un'informazione importante e del tutto nuova che dovremmo a Pressac!

Ma ammiriamo il ragionamento in tutta la sua purezza. La prima prova che i nazisti sono dei mostri è che essi progettano un ventilatore in legno per via della corrosione dovuta all'acido cianidrico. La seconda prova è che installano un ventilatore in metallo. Ma, prima dei lavori di Pressac, non si sapeva suppergiù niente sulle ventilazioni e i ventilatori dei crematori, e gli "esperti", Wellers in particolare, ci descrivevano senza nessuna ventilazione forzata e, quindi, senza ventilatori, queste stanze dei crematori. Bisognava già credere che si trattava di camere a gas, ed era questa la prova che i nazisti erano dei mostri!

Forse io sono personalmente responsabile della presenza nel libro dell'argomento dei ventilatori di legno», e ciò perché la prima volta che esso mi fu presentato, da Pressac stesso, a casa di Michel Sergent, fondatore dell'ADLRH [Association pour la défense de la libre recherche historique], invece di dirgli subito cosa ne pensassi presi un'aria di circostanza, di stordimento e di costernazione, che era la miglior maniera di lasciare che l'argomento prosperasse.

(Da mio nonno, a Rambervillers, nei Vosgi, c'erano esattamente gli stessi ventilatori, in legno e in metallo, indifferentemente. Li si può ancora vedere smontati, imputriditi o rugginosi sotto la polvere, nella località chiamata La Tuilerie. Non vi erano camere a gas, pare, neanche durante l'occupazione tedesca! Questi ventilatori avevano a che fare con lo spolveraggio del grano e con il trasporto di questo nei silos. Ma una cosa non impedisce l'altra! E si può rivedere la storia. Rivederla in questo senso non è vietato dalla legge! Se ne possono aggiungere, di camere a gas. E io propongo quelle di Rambervillers!)

In ogni caso, l'argomento della corrosione mi appare del tutto inaccettabile, per la buona ragione che le camere a gas americane sono in acciaio. Se l'acido cianidrico, in date circostanze, attacca il metallo e dà, con l'atomo di ferro, dei cianuri, questi cianuri, contrariamente agli idrossidi di ferro (la ruggine), che migrano e che distruggono la struttura del metallo, sono stabili e proteggono il metallo sottostante. Del resto, la mia (piccola) duplicità si è rivelata inutile, in quanto non avevo immaginato che ciò che quel giorno mi veniva presentato come "prova" non era neppure stato installato!

Faccio grazia al lettore di qualche altra sbavatura architettonica» della medesima risma, e cioè tale che comunque non proverebbe niente, ma che, per di più, non ha avuto seguito e non è mai stata realizzata. E così pure sono lontanissimo dall'analizzare completamente le contraddizioni e le assurdità del libro di Pressac o le sue scoperte documentarie che entrano in contraddizione insormontabile con la vulgata sterminazionistica: un libro per pagina non basterebbe alla bisogna. Bisogna nondimeno analizzare un enorme sproposito» che Bischoff commette il 29 gennaio '43 indicando la Leichenkeller 1 del crematorio II come "Vergasungskeller" (locale [cave] da gassazione)210. » La nota 210 rinvia, come ci si poteva aspettare, alle carte del museo di Auschwitz. Il libro di Pressac non apporta nulla rispetto al precedente. Si tratta di un vecchio argomento, utilizzato in particolare da Wellers, e al quale, quindi, i revisionisti hanno risposto da un pezzo. E hanno risposto che a proposito di questa Vergasungskeller non avevano una risposta da dare che sia del tutto soddisfacente e definitiva, ma parecchie ipotesi plausibili.

A questo problema Faurisson dedica un capitolo, intitolato Vergasungskeller», della sua recensione (R. d'Hist. rév. », n. 3) del precedente libro di Pressac, Auschwitz:Technique and operation... , ma Pressac continua, come Wellers, a pretendere che la lettera di Bischoff indichi la Leichenkeller 1 come Vergasungskeller (espressione che egli traduce arbitrariamente locale da gassazioni omicide), laddove il documento non precisa nulla del genere. Ma, se questa "prova" avesse un qualsiasi valore, perché mai, allora, stare ad elucubrarne di molto meno buone, tra cui la designazione, da parte dell'operaio Messing nelle sue schede di lavori svolti per la Topf, della Leichenkeller 2, dove egli lavorò, con l'espressione Auskleiderungskeller? Pressac, a pag. 75, traduce guardaroba (vestiaire), dopo avere, a pag. 74, tradotto con maggiore esattezza spogliatoio (cave à déshabillage). Il tutto, inframmezzato di racconti di gassazioni la cui fonte è... il Kalendarium, per dedurne che La sera, redigendo la sua attestazione di tempo di lavoro settimanale e ancora sotto lo shock per quello che aveva visto, Messing lanciò una bottiglia in mare annotando che, i giorni 8, 12 e 14, aveva lavorato, non nella Leichenkeller 2 , ma nello spogliatoio II [documento 34]. » Niente indica che Messing fosso sotto shock». È semplicemente Pressac che ce lo dice. E lo deduce dalla sua personale conclusione!Eppure, come avrebbe potuto, l'operaio Messing, non essere sotto shock, dopo aver fatto la scoperta che Pressac ha appena fatta e che gli attribuisce?!... Perché l'impiego dell'espressione spogliatoio proverebbe che l'operaio voleva far sapere che la Leichenkeller 2 era di fatto un guardaroba in cui gli ebrei si spogliavano prima di entrare nella camera a gas! A Pressac non è venuto in mente che l'operaio Messing, che lavorava nel sottosuolo del crematorio che iniziava a funzionare, doveva distinguere i diversi luoghi in cui lavorava. Tutti i sotterranei erano, sul piano comune, globalmente presentati come l'obitorio» (Leichenkeller: locale per cadaveri. Leichen = cadaveri, in tedesco). Egli, quindi, con la parola Auskleiderungskeller (se è proprio questo che è scritto nel documento 34, perché la cosa non è evidente), doveva indicare la sala in cui venivano spogliati i cadaveri, che poi venivano stoccati nell'altra sala, la porta della quale era stagna, per evidenti ragioni di igiene.

Ma il colmo pare essere lo sproposito» dell'impiegato Järhling e l'induzione pressacchiana, che vale la pena citare: In quest'occasione l'impiegato civile Järhling commise uno sproposito straordinario in una lettera destinata alla Testa. Egli indicò le camere a gas da spidocchiamento come "Normalgaskammer", parola sottolineata e chiusa tra virgolette, come se esistessero camere a gas "normali" e altre "anormali"» (pag. 89). E subito il nostro procuratore annusa il delitto e la camera a gas omicida. Lo suggerisce poche righe più avanti, ma senza dirlo chiaramente. Tuttavia l'accusa è resa esplicita dal fatto che egli parla di sproposito straordinario». Il ragionamento appare talmente tirato per i capelli che verrebbe da sorridere , ma il colmo dei colmi è che nella stessa pagina Pressac distrugge lui stesso il proprio ragionamento. Siamo al capitolo XI, dal titolo Orrore, Meschinerie e Sbandamento Finale». Questo capitolo, parallelamente al romanzo tratto dalla vulgata, contiene soprattutto preziose informazioni sullo sforzo di spidocchiamento, sui tre tipi di camere di spidocchiamento installate a Birkenau e su tentativi compiuti per sostituire lo Zyklon-B, troppo pericoloso, con un altro gas, l'Arginal, la cui utilizzazione richiedeva un adattamento dell'apparecchiatura delle camere a gas280. » Ed ecco dov'è che Pressac distrugge il proprio ragionamento: La denominazione (Normalgaskammer) fu ripresa dalla Testa, che affermava anzitutto che la conversione all'Arginal non era obbligatoria se non nel caso di installazioni nuove, e insisteva soprattutto perché il personale che si occupava delle camere a gas normali (!!!???) ad acido cianidrico fosse particolarmente ben preparato,... » È chiaro che per l'impiegato civile Järhling, come per la Testa che gli risponde, Normalgaskammer» indica la camera di spidocchiamento classica, a Ziklon-B, in opposizione alle nuove camere di spidocchiamento all'Arginal o ad onde corte, e non già in opposizione a mitiche camere a gas omicide.

A pag. 91 Pressac ci ritira fuori le sciocche fosse ardenti e ci parla della riattivazione del Bunker 2 in rapporto all'eliminazione di 200-300.000 ebrei ungheresi che iniziò in maggio e giugno 1944», perché bisogna pure inventare una cosa qualsiasi quando, per non ridurre alla disperazione i gran sacerdoti, si accettano senza controllo cifre demenziali dalla vulgata; ma in questa medesima pag. 91 si impara che Pohl dovette (non se ne ha neanche la certezza! né, naturalmente, la prova) comprendere che la sua amministrazione aveva trasgredito all'etica corrente e che ne sarebbe stata stigmatizzata. » Siamo al 15 giugno del '44 e Oswald Pohl è uno dei capi della SS e aggiunto di Himmler! Pressac non si è accorto che, per una volta, il calendario di Danuta Czech riconosceva l'arrivo ad Auschwitz solo di una cinquantina di convogli ungheresi, e che si hanno molteplici prove del fatto che alla frontiera la Wermacht ha fatto scendere dai treni numerosi inadatti» ai quali ha imposto di ritornare a piedi a Budapest, episodio crudele su cui esistono molte testimonianze.

E a pag 147, in uno studio allucinante sul Numero degli ebrei ungheresi arrivati ad Ausch-witz e loro tasso di mortalità», in cui Pressac moltiplica almeno per dieci o per venti l'effettiva capacità di cremazione del complesso di Auschwitz, egli annienta la propria tesi rivelando:

Così è conservato allo Yad Vashem uno schedario proveniente dal campo di Stutthof (presso Danzica) con i nomi di 40-50. 000 ebree ungheresi che furono spedite da Auschwitz nel giugno 1944. Esse furono poi distribuite in diversi campi, là dove la manodopera mancava. »

Forse questa informazione fondamentale e la documentazione sull'installazione di camere a gas di spidocchiamento nella piccola casa colonica battezzata Bunker 2 sono i soli elementi importanti di tutto il libro ignoti ai revisionisti (io, almeno li ignoravo), e questi due elementi vanno totalmente nel senso delle tesi revisionistiche... se si separa l'informazione dalla sua ganga "obbligata" di pathos olocaustico. Quaranta-cinquantamila ebree ungheresi che transitano per Auschwitz nel giugno del '44, e che poi vengono ritrovate vive! Ciò sarebbe sufficiente a distruggere la leggenda sterminazionistica edificata intorno alla deportazione, reale ma straordinariamente gonfiata, di una parte della popolazione ebraica dell'Ungheria.

Lasceremo, del resto, da parte, eccezion fatta per una breve notazione, l'allegato 2, che consiste in cinque deliziose pagine su Il numero dei morti nel KL Auschwitz-Birkenau» e che richiederebbe una specifica esegesi. Rileviamo soltanto che il muro del milione di vittime ad Auschwitz, al quale Klarsfeld teneva tanto, è sfondato all'indietro poco dopo la caduta del muro di Berlino. Siamo passati dai più di quattro milioni» di cui alle 19 lapidi del monumento internazionale, che sono state tolte, a 800.000, secondo Pressac. Et ce n'est qu'un début... Ricordiamo che i revisionisti, che per anni si rifiutavano di formulare una cifra qualunque, in attesa di veder chiaro in una questione che si era fatto a gara ad imbrogliare, dichiarano fermamente, e nettamente, che il numero dei morti ad Auschwitz, calcolando insieme tutte le cause di morte e tutte le nazionalità, si eleva a 130.000 circa.

Passeremo alla svelta sulle ventilazioni della Leichenkeller, che solo abbastanza timidamente vengono presentate come prova di gassazioni omicide. È indiscutibilmente Pressac che ha recato più documenti, accertato più dettagli ed effettuato, e di gran lunga, più ricerche su queste ventilazioni, delle quali senza di lui si ignorerebbe suppergiù tutto e delle quali, invece, non si ignora più suppergiù nulla.

Intorno a queste aerazioni si cominciava a costruire tutto un

melodramma sterminazionista e gassatorio, ma Pressac ci rivela la loro presenza su piani di molto anteriori alla deriva criminale che egli crede di avere scoperta. La potenza dei motori elettrici che attivavano i ventilatori è del tutto banale è la banale necessaria ventilazione di banali obitori. Si noti, comunque, che prima di Pressac i

gran sacerdoti dello sterminazionismo ci domandavano di credere che le Leichenkeller 1 dei crematori II e III erano state delle camere a gas prima di ogni seria ricerca sull'esistenza di una ventilazione di queste sale! Ad ogni modo Pressac scopre gli altarini a pag 71 s. del suo libro: Le SS volevano verificare se la potenza di ventilazione della Leichenkeller 1 avrebbe compensato la sua disposizione di origine, aerazione alta e disaerazione bassa prevista per un obitorio, e che avrebbe dovuto essere invertita per una camera a gas, che richiede aerazione bassa e disaerazione alta. Sander e Prüfer risposero così il 2 marzo [documento 28]:» La "risposta", come si potrà constatare leggendo il documento 28, non ha rapporto alcuno con questo problema del senso della ventilazione, sul quale Pressac non insiste... ma una volta di più annienta l'idea che la Leichenkeller in questione abbia potuto mai venire utilizzata per gassare esseri umani ad un ritmo sostenuto con Zyklon-B, per l'evidente ragione che l'introduzione di acido cianidrico in questa enorme sala (30 x 7 = 210 metri quadrati) nel sottosuolo, senza nessun'altra apertura oltre alla porta d'accesso, nel sottosuolo anch'essa, e ventilata come un obitorio, sarebbe stata pericolosa e avrebbe determinato la completa indisponibilità del fabbricato per più giorni di indispensabile aerazione.

Ma la lettera della Topf del 2 marzo '43, se anche non risponde a questo problema di aerazione, è il nocciolo duro del libro di Pressac. Ecco finalmente la prova che si cercava disperatamente, ecco il documento che distrugge i revisionisti!Pressac lo dice esplicitamente: La Bauleitung ricevette la lettera il 5 marzo. Questo documento costituisce la prova definitiva dell'esistenza di una camera a gas omicida nel crematorio II. »

Questo documento è tanto importante nell'economia del libro di Pressac che forma l'oggetto di una riproduzione in facsimile e di una traduzione (pag. 72). D'altronde, in questo, Claude Lanzmann, nel Nouvel Observateur», ha visto bene. Egli attacca Pressac, che considera non abbastanza rispettoso della sacralità della Mémoire» (sentite: La Mémmouharre»), ma non sputa su un documento quando, per eccezione, può trovarne uno. Non v'è nulla nell'immenso articolo dell' "Express" che non sia arcinoto -- scrive, dunque, nel Nouvel Observateur» -- se si eccettua il documento della ditta Topf un Söhne sui rivelatori di gas». Studiamo, allora, questo documento così come, traducendolo, ce lo presenta Pressac:

Oggetto: Crematorio [II], Rivelatori di gas

Erfurt, 2. 3. 43

Accusiamo ricevuta del vostro telegramma che dice:
Invio immediato di 10 rivelatori di gas come
convenuto. Preventivo da fornire in prosieguo».
A questo effetto, vi comunichiamo che, già da 2 setti-
mane, abbiamo richiesto presso 5 ditte differenti l'
ap-
parecchio che voi desiderate indicante i resti di aci-
do cianidrico
[Anzeigegeräte für Blausäure-Reste].
Da 3 ditte abbiamo ricevuto risposta negativa e aspettia-
mo ancora le risposte delle altre 2.
Quando riceveremo un'informazione a questo riguar-
do, ve lo faremo sapere immediatamente affinché pos-
siate mettervi in relazione con la ditta che fabbrica que-
sto apparecchio.

Heil Hitler!

J. A. TOPF & SÖHNE

per procura, Sander
per delega, Prüfer

Questo documento è estremamente sorprendente, ma è ancora più sorprendente che lo si presenti come la la prova definitiva dell'esistenza di una camera a gas omicida nel crematorio II. » Vi si scopre che la Bauleitung SS, pochi giorni prima dell'entrata in funzione del crematorio II, e quando gassazioni intensive sarebbero state praticate da più mesi alle piccole case coloniche del Birkenwald, non avrebbe ancora risolto il problema degli apparecchi indicanti i resti di acido cianidrico».

Ci si domanda, d'altro canto, come una risposta negativa di un fornitore potrebbe costituire una prova -- e una prova di che, precisamente? Al più, una prova di intenzione, non una prova di realizzazione!

Per di più, questi strumenti che la Topf non sa dove procurarsi sono del tutto correnti e necessari nel caso di gassazioni di disinfezione, che erano praticate di continuo ad Auschwitz, nei fabbricati e nelle camere di disinfezione per i vestiti. Pressac, del resto, ci dice che il 95 per cento dello Zyklon-B consegnato ad Auschwitz serviva per queste gassazioni di disinfezione. Faurisson menziona questi strumenti in Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire (La Vieille Taupe, 1980, pag. 171) nella traduzione integrale che dà del documento NI-9912. Non si vede in che modo la consegna di questi apparecchi proverebbe degli omicidi a mezzo di gas. A maggior ragione non si vede cosa proverebbe una non consegna. Questo interrogativo sulla psicologia dell'accusa induce ad alzar le spalle, ma non elimina l'interrogativo sul documento stesso. Come può il telegramma della Bauleitung scrivere come convenuto», se la Topf risponde in una maniera che induce a chiedersi cosa fosse convenuto?

Come ha potuto la Bauleitung, in gennaio o febbraio del '43, sbagliarsi di fornitore e indirizzarsi alla Topf, costruttrice di crematori, per ottenere un apparecchio normalmente fornito dalla Degesh e obbligatorio per procedere alle gassazioni di disinfezione?

E, inoltre, come mi ha fatto rilevare Henri Lewkowicz, cui sono debitore di molte altre osservazioni pertinenti sugli elementi che figurano nell'originale e che Pressac trascura, questa lettera datata 2 marzo 1943, firmata, per delega, da Prüfer, arriva ad Auschwitz il 5 marzo (Eingang: 5. MRZ 1943»).

Ebbene, a pag. 72, rigo 27, Pressac scrive: Schultze si recò ad Auschwitz il 1o marzo [... ]. Il 4 fu raggiunto da Prüfer,... »

Bisognerebbe quindi credere che Prüfer e la direzione della Topf (Sander) decidessero di affidare alla carta, e alla dattilografa, e agli imprevisti delle poste di un paese in guerra, e al servizio postale centrale, un documento che stabiliva la loro complicità in un delitto abominevole e mostruoso, che è anche il segreto più segreto tra i segreti del Reich.

L'avrebbero fatto senza particolari precauzioni, coscienti di quel che scrivevano -- altrimenti tutta la tesi di Pressac crolla --, proprio nel momento in cui Schultze, lui stesso in prima fila tra gli iniziati a queste questioni (si veda pag. 74 e la biografia, pag. 137), si trovava sul posto ad Auschwitz. E Prüfer avrebbe firmato questa lettera proprio quando era lui stesso sul punto di partire per Auschwitz, dove arriverà prima di essa.

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$,Sottolineature,grassetto,colorazione,foto... NON compaiono nel testo originale (WaA359)

15:23 Scritto da: waa359 in Articoli di Pierre Guillaume | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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