03.01.2010

Jean-Claude Pressac, preteso demolitore del revisionismo olocaustico Parte 3

Pierre Guillaume

DELLA MISERIA INTELLETTUALE IN FRANCIA

in ambiente universitario e specialmente nella corporazione degli storici

qui si può leggere la PREFAZIONE

Parte 3

Holocaust.shield.jpgI revisionisti non hanno mai prestata molta attenzione a questi Bunker, che erano poi due piccole case coloniche polacche delle quali non rimane più altro che la traccia delle fondamenta incluse nel perimetro del campo al confine nord-ovest del Birkenwald (boschetto di betulle, vicino alla zona sanitaria e ai crematori IV e V). In pratica non si disponeva, circa questi Bunker, di nessun elemento materiale, di nessun documento. Si disponeva, per contro , di confessioni estremamente vaghe e di una massa di testimonianze contraddittorie la cui somma consentiva di mettere insieme, di questi Bunker, un'immagine surrealistica del tutto stramba. Ho studiato nei particolari una di queste testimonianze nel mio libro Droit et Histoire (La Vieille Taupe, 1986), quella di Moshé Garbarz, e questo mi permetteva di studiare il metodo di un faro del pensiero storico contemporaneo, la più alta coscienza morale dei tempi moderni, il prefatore di Garbarz, Vidal-Naquet.


 

Ma i revisionisti non si interessavano affatto di questi Bunker per la buona ragione che negli anni Settanta le autorità del museo di Auschwitz avevano completamente smesso di parlarne! Il sito non era né segnalato né visitato. La letteratura a pretese storiografiche (Poliakov, Hilberg, Vidal-Naquet et alii... ) in pratica non ne parlava e le autorità del museo di Auschwitz parevano disposte e molto vicine a lasciar perdere questi Bunker, a patto che fossero mantenute le camere canoniche. Di fatto le piccole case coloniche polacche non esistevano più se non in filigrana, e ciò perché la letteratura di riferimento obbligato continuava a evocare gassazioni nel 1942, e quindi antecedenti alle costruzioni in cui si asserisce avessero luogo le gassazioni.

Le piccole case coloniche diventavano, dunque, dei bruchi teologici necessari che non potevano non resuscitare dopo che gli importuni revisionisti avevano dato un deplorevole orientamento materialistico alle investigazioni. Tanto più che era rigorosamente impossibile abbandonare le piccole case coloniche senza annientare completamente la credibilità delle confessioni di Höss (o, per essere più esatti, senza confessare pubblicamente il completo annientamento della credibilità di quelle confessioni, credibilità che, comunque, è assai acciaccata, ma della quale si ammette soltanto l'annientamento parziale in quanto Höss è evidentemente un pilastro indispensabile dell'accusa).

Pressac, a pag. 39, ci racconta quello che si crede di sapere sul Bunker 1, o piccola casa rossa», cioè pressappoco niente. Egli fa riferimento al Kalendarium, vale a dire alla vulgata sterminazionistica, e riprende un racconto di gassazione che è assolutamente privo di una qualsiasi base: La casa comprendeva due stanze dalla superficie totale supposta di 60-80 metri quadri sulla quale potevano essere compressi 300-400 uomini. » La superficie è supposta». Poche righe più avanti Pressac ci dice che questa installazione entrò verosimilmente in servizio a fine maggio del '42. » Il Bunker 1, già perfettamente evanescente, non è che ne risulti materialmente rafforzato. A pag. 41 Pressac ci conferma che il Bunker 1 non era dotato di ventilazione, il che è piuttosto fastidioso per una camera a gas, ma, a pag. 42, egli, in un racconto di gassazione la fonte del quale è... il Kalendarium (note 141 e 143), per la prima volta ci fornisce dei dati precisi sul Bunker 2, piccola casa colonica bianca». Questi dati in parte sono tratti dal museo di Auschwitz (note 133 e 136), dove i documenti erano potuti passare inavvertiti dai revisionisti per la ragione, già segnalata, del totale disinteresse in cui erano cadute queste piccole case coloniche». Ma queste informazioni sono tratte soprattutto dalle carte conservate a Mosca e dunque sono inedite (note 135 e 137; le note 138, 139 e 140 si riferiscono alle stesse carte e sono dedicate allo scatenarsi dell'epidemia di tifo). Ora, la totalità di questi dati precisi forniti da Pressac sulla base delle carte di Mosca concerne l'utilizzazione del Bunker 2 come camera di spidocchiamento. I piani nulla hanno di misterioso o di criminale. Vi partecipano imprese civili, tra cui la Boos. Tutte le informazioni concrete rivelate da Pressac annientano il racconto convenuto cui egli si dedica dell'Inizio dell'Assassinio di Massa degli Ebrei e L'Epidemia di Tifo»: tale è il titolo del capitolo VII, e di questo titolo rispettiamo strettamente l'assetto tipografico.

Constatiamo che è Pressac a stabilire un legame tra due cose logicamente separate: l'assassinio di massa degli ebrei e l'epidemia di tifo che si manifesta nei giorni 1 e 3 luglio 1942. Il capitolo VII è evidentemente cruciale, come il suo titolo sottolinea. Occupa tre pagine e mezza e vi si riferiscono le note da 132 a 143. La nota 132 vale tanto oro quanto pesa. Pressac constata che Höss racconta qualsiasi cosa (e in specie ciò che gli accusatori gli chiedono di dire), ma è la sua sola fonte circa l'assassinio di massa», con il Kalendarium che riprende in modo acritico la "testimonianza" di Höss. Per sovrappiù, modifica le date fornite da Höss di almeno dieci mesi quando ciò è necessario alla coerenza del suo racconto (si vedano le tre ultime righe della nota 132), ma da nessuna parte dice che Höss fu torturato, mentre se ne hanno molteplici prove e si dispone finanche del racconto di uno dei torturatori (v. Faurisson, Comment les Britanniques ont obtenu les aveux de Rudolf Höss, commandant d'Auschwitz, in Annales d'Histoire révisionniste», n. 1, pag. 137).

 

Questo capitolo VII è veramente straordinario in quanto ci rivela, in questa trattazione del crimine prima del crimine, del crimine prima delle camere, tutto il metodo degli sterminazionisti: non c'è assolutamente nulla nelle carte, ma c'è, a supplire a questo nulla, la vulgata sterminazionistica... e della polvere negli occhi. Questo capitolo ha di straordinario che svela crudamente tutto il procedimento pur dando nel titolo la chiave del mistero: è lo scatenarsi -- inizio luglio 1942 -- dell'epidemia di tifo che è all'origine specifica del Birkenwald e dell"assassinio di massa degli ebrei". Ci torneremo sopra alla fine. In ogni caso, metà di questo brevissimo capitolo è dedicata alla prima epidemia di tifo, che determina la messa in quarantena del campo, parziale il 10 luglio '42 e totale il 23 luglio. Gli altri capitoli contengono una massa di informazioni riguardanti le diverse epidemie e i considerevoli sforzi compiuti per padroneggiare la situazione. Pag. 43: Cominciava la prima epidemia di tifo di Auschwitz e, se non fosse stata combattuta in maniera drastica, avrebbe compromesso l'esistenza stessa della regione di Auschwitz139. » Le SS lottano dunque efficacemente. I detenuti vengono protetti dall'introduzione del flagello nel campo mediante lo sradicamento del vettore, il pidocchio. Così si fece, ma il male venne da coloro che non erano stati sottoposti ad un tale trattamento, i civili, che ogni giorno erano gomito a gomito con i detenuti. » Alla fine le SS arriveranno a stroncare il tifo. La seconda, poi la terza epidemia vengono domate assai più rapidamente, con un numero di vittime inferiore a ciò che la storia ha conosciuto in casi analoghi, e, questo, grazie ad uno sforzo notevole anche sul piano del materiale, specie le camere di spidocchiamento ad onde corte. Pressac ci dà una massa di informazioni indiscutibili provenienti dalle carte, informazioni che chiariscono che le SS dispiegavano una considerevole attività onde evitare che gli internati venissero sterminati dal tifo, intanto che avrebbero dispiegato un'attività non meno considerevole, ma che non ha lasciato traccia alcuna nelle carte, per sterminare gli ebrei a mezzo di un procedimento estremamente perverso e poco pratico, mentre sarebbe bastato lasciar prosperare i pidocchi! Pressac, nei capitoli VIII e XI (e il loro titolo non lo indica affatto), ci darà delle informazioni sorprendenti sulla lotta delle SS contro il tifo: Per arrestare la malattia, il suo vettore, il pidocchio, doveva essere soppresso. Bisognava urgentemente spidocchiare le vesti, le baracche, gli edifici, i laboratori, e ciò richiedeva tonnellate di Ziklon-B per salvare il campo. »

Ma nel contempo Pressac ci distilla "informazioni" sulla sorte dei morti del Birkenwald l'esistenza delle quali poggia sulle "confessioni" di Höss, dirette o indirette (il Kalendarium), di cui è stata modificata la datazione. Questi morti non hanno lasciato traccia negli Sterbenbücher... , e neanche tracce materiali... giacché nessun resto è mai stato ritrovato. Ora, queste vittime del Birkenwald e delle piccole case coloniche sarebbero state messe a morte prima della costruzione dei crematori a Birkenau! Pressac, dunque, ci intratterrà sulla sparizione magica delle tracce di 50. 000 cadaveri in focolari all'aria aperta sotto la direzione di un certo Hössler (pag. 58). Sua fonte: le confessioni di Höss, che egli corregge (note 180 e 181), e, sul piano tecnico, quelle della SS Paul Blobel, che di primo acchito sembrano più serie, ma che poi si rivelano essere le risposte di Blobel, registrate dagli accusatori, alle domande degli "storici umanisti" dello SMERSH (nota 178). E Pres-sac, desideroso di far mostra del proprio spirito critico e del proprio rigore, si permette il lusso di decretare che Höss la spara un po' grossa... quando a queste inenarrabili barbecues attribuisce il trattamento» di 107. 000 corpi: Nelle sue "Memorie" Höss parla a torto di 107. 000 corpi e pretende che delle incinerazioni fossero praticate direttamente in fossa, il che è impossibile in questo caso. » Ma ciò che è impossibile in questo caso» diventa apparentemente possibile nel 1944 (pag. 58): egli fa confusione con il metodo utilizzato al tempo dell'estate 1944, con fosse inizialmente vuote181. »

A che cosa rimanda la nota 181? E tutto questo, che significa? Se il lettore non ha ancora indovinato e se veramente si pone la domanda, può sempre comperare il libro di Pressac, 140 franchi in tutte le buone librerie.

Ma se i revisionisti hanno ragione, almeno per quanto concerne le cosiddette piccole case coloniche», la criminalizzazione dei civili che vi sono stati associati poggia su niente, fuor che su di un artificio retorico di Pressac. Infatti, le carte sono mute! E, in effetti, quando, a pag. 58, Pressac scrive: Durante i due mesi che durarono (sic) lo svuotamento delle fosse della zona vietata (la prova che sono state svuotate sta nel fatto che non si è trovato niente!) l'inferno aveva spalancato giorno e notte la sua gola rosseggiante in fondo al bosco di betulle. Il capofficina della Koehler, appollaiato sull'impalcatura che cingeva il camino del crematorio II, ne vedeva direttamente le fiamme, e così quello dell'Industrie-Bau-AG sul tetto», questo non significa che Pressac abbia trovato un qualsiasi documento facente riferimento a tali fatti, altrimenti pubblicherebbe questo documento, che costituirebbe una prova clamorosa. Questo significa, invece, che ha trovato traccia della presenza di uomini su luoghi in cui sono reputati essersi svolti avvenimenti che tali uomini non potrebbero non aver veduto... se ci fosse stato qualcosa da vedere! E cioè se la vulgata sterminazionistica fosse veridica! Si tratta, dunque, di una retorica criminalizzante che si genera da sola. Si tratta di un puro artificio. Di una tautologia totologica, cioè di un paralogismo degno di Totò!

Pressac continua: quando discendevano dalla loro gruccia, essi parlavano degli incendi gialli e porpora che maculavano il verde silvestre della zona vietata ai capiofficina delle altre imprese, a Holick, e, a Koch, agli operai civili dei crematori. Ma comunicare questa informazione all'esterno era provvisoriamente escluso poiché, essendo il KL isolato per causa di epidemia, (dunque per una ragione congiunturale senza rapporto con l'assassinio di massa») essi non potevano partirne. Erano diventati, involontariamente, i soli testimoni, oltre alle SS, dei segni esteriori del massacro degli ebrei perché, tra i detenuti che presero parte a questo "sgombero", nessuno fu lasciato in vita» (a parte Moshé Garbarz, del quale, come già detto, ho studiato la testimonianza in Droit et Histoire, e una caterva di altri testimoni che sono sopravvissuti per miracolo).

 

Il libro di Pressac offre numerosi esempi di queste retorica criminalizzante puramente gratuita e che si annienta da sola, in uno stile inenarrabile che esprime un pensiero esso stesso inenarrabile: Contemplato come normale strumento sanitario per un campo di prigionieri di guerra, questo crematorio divenne, sotto gli effetti coniugati della persuasione commerciale di Prüfer, della sua passione professionale, del suo genio creatore e della cordialità delle sue relazioni con Bischoff, un Moloch in potenza. » (pag. 47). La cordialità delle relazioni di Prüfer con il capo della Bauleitung, cordialità sulla quale Pressac sta per costruire tutto il romanzo di Birkenau, è quella di ogni ingegnere commerciale con il suo principale cliente. La persuasione commerciale di Prüfer consiste nel vendere installazioni di cui il suo cliente ha bisogno. La sua passione professionale e il suo genio creatore consistono nel concepire installazioni un po' più rozze che non sia d'uso, dietro richiesta del suo cliente. D'altronde, Prüfer e Bischoff hanno in comune qualcosa che li avvicina, ci rivela Pressac, entrambi erano ex-combattenti della Grande Guerra»! Il nostro fine segugio scopre, con questo, un indizio di peso!

Conclusione di Pressac: Questa stupefacente installazione di incinerazione non poteva che essere notata dai funzionari SS di Berlino e da loro associata in prosieguo alla "soluzione finale" del problema ebraico» (pag. 47). Ora, Pressac ci ha appena mostrato ed è sul punto di confermarci che questa installazione non ha nulla di stupefacente»! Il numero delle muffole di incinerazione disponibili è dello stesso ordine che nel contratto Moghilew, legato all'epidemia di tifo che colpì l'esercito tedesco in Russia fin dal 1941: Sui quasi diecimila membri delle forze armate colpiti, un buon migliaio erano già morti. Ed era poco, e tutto alla gloria della pulizia tedesca, a paragone del 30% di mortalità che abitualmente la malattia comporta. » È Pressac stesso che ci dà tutti gli elementi che mostrano che l'installazione di Birkenau non ha nulla di stupefacente. Le sei muffole del crematorio dello Stammlager sono appena sufficienti, e sono poi soverchiate quando scoppia l'epidemia di tifo. La popolazione carceraria passa da 20. 000 elementi a 200. 000 elementi. Il numero di muffole di incinerazione passa da 6 ad un massimo teorico di 46, ma, tenuto conto delle fermate e degli imprevisti tecnici, sono in realtà molte di meno. E lo si può verificare alle pagg. 47-48 del libro di Pressac, la conclusione sulla "soluzione finale" del problema ebraico» non poggia su nient'altro che su una deduzione attribuita alle SS a partire da questa stupefazione che esse avrebbero provato alla scoperta (?) delle capacità di incinerazione... di installazioni che esse stesse avevano ordinato... e per niente sproporzionate all'uso che da principio era loro attribuito... !!

Ma il piatto forte, il cuore del libro di Pressac, è il capitolo IX. La prova documentaria che i revisionisti reclamano da anni, la prova materiale indiscutibile che metterà a tacere ogni contestazione possibile della camera a gas, è in questo capitolo che deve trovarsi. Al punto che, anche se avessero avuto ragione su tutto il resto, i negazionisti» sarebbero smentiti sull'essenziale: la camera a gas è esistita!

Alleluia, si sarebbe tentati di aggiungere.

Il capitolo IX si intitola ;L'Allestimento di Camere a Gas Omicide nei Crematori». La tesi è che delle sbavature», degli sbagli» commessi dagli ingegneri e dagli operai tradiscono l'uso omicida, come camere a gas, di fabbricati inizialmente previsti per essere degli obitori (dove vengono depositati i cadaveri in attesa di essere cremati) e trasformati in camere a gas (da cui ermeticità, introduzione dell'acido cianidrico, evacuazione dei corpi, ecc. ).

Tutta la tesi e tutta l'argomentazione del libro si basano su questa nozione di sbavatura» Citiamo esattamente, dunque, Pressac: Questa singolare domanda si collega alla prima netta "sbavatura criminale", commessa il 27 novembre. È chiamata così ogni indicazione rilevata in un documento qualsiasi (scritto, planimetria, foto) relativo ad un impiego anormale dei crematori e che non può venire spiegato se non con la gassazione massiva di esseri umani. » Se ci facciamo ad esaminare questa singolare domanda», troviamo che quello che è singolare è che Pressac trovi singolare» una domanda banale e che costruisca un romanzo intorno a questa domanda perfettamente normale della Bauleitung, quando i muri maestri dei crematori sono terminati ed è giunto il momento di passare alle rifiniture. La sbavatura criminale» è esplicitata a pag. 60, cinque righe prima della fine. L'operaio incaricato di montare le condotte di aerazione è responsabile di questa prima sbavatura criminale»: Wolter redasse per informare Bischoff una nota intitolata "Disaerazione dei crematori (I e II)", e nella quale indicava il "locale (cave) per cadaveri 1" del crematorio II con il nome di "locale speciale" (Sonderkeller). » In altre parole, l'operaio Wolter che lavora nel sotterraneo del crematorio, sotterraneo rappresentato in tutti i documenti sotto il nome generico di Leichenkeller, obitorio, e che sulle planimetrie è suddiviso in Leichenkeller 1, 2 e 3, in una nota sul proprio lavoro indica la Leichenkeller 1 adoperando la parola Sonderkeller, locale speciale, molto semplicemente per differenziare questo luogo speciale, dotato in via speciale di porta stagna e di valvola di otturazione dell'aerazione, perché, contrariamente alla Leichenkeller 3, divisa in più locali, come uffici, ecc. , e alla Leichenkeller 2, ampia sala dove i corpi vengono spogliati , la Leichenkeller 1 è la sola ad essere specialmente destinata allo stoccaggio dei cadaveri e ad essere specialmente attrezzata per questo, e questa banale notazione sarebbe una... sbavatura... e una prova? Ma di che cosa, vivaddio?

A pag. 61 Pressac, che ha fornito molteplici esempi di impiego perfettamente frequente, banale e anodino del prefisso sonder, reitera la criminalizzazione intempestiva della parola, e scrive: Quarantuno strutture vennero inventariate, così diverse tra loro quanto lo possono essere le baracche per detenuti, i loro servizi igienici e le loro infermerie, le installazioni di spidocchiamento, i quattro crematori, i recinti di filo spinato e le torri di guardia, l'impianto del campo delle guardie SS, la sua Kommandantur, il panificio, le baracche degli operai civili, le strade e i binari della ferrovia collegante Birkenau alla stazione di Auschwitz.

Tutte le strutture vennero munite dell'iscrizione seguente:

Oggetto: Kriegsgefangenenlager Auschwitz/
Campo di prigionieri di guerra di Auschwitz
(Durchführung der Sonderbehandlung)/
(Applicazione del trattamento speciale),

il che rappresenta una enorme "sbavatura amministrativa", ripetuta centoventi volte, che conferma categoricamente che da fine novembre-inizio dicembre 1942, il KGL di Birkenau non era più un campo di prigionieri di guerra, ma era diventato, nel suo insieme, il luogo in cui veniva applicato il "trattamento speciale"192. » Pressac ha dunque trovato tra le carte centoventi documenti recanti l'iscrizione Applicazione del trattamento speciale che costituirebbero centoventi sbavature. Ma sicuramente ci sono molti documenti siffatti in ciascuna delle dodici imprese civili catalogate da Pressac come operanti ai crematori. (Ricordo che a fine novembre-inizio dicembre del '42 siamo ancora quattro mesi prima della consegna del primo crematorio di Birkenau e che Pressac, che non sa più molto bene quand'è che comincia il crimine, ha scritto a pag. 55: ... , ma nessuno di questi brillanti ingegneri della Topf ebbe coscienza di avere appena oltrepassato il limite tra il normale e l'anormale»).

 

Si tratta, dunque, di sbavature», oppure, molto semplicemente, dell'applicazione del trattamento speciale» per la quale la SS Werner Jothann, quello che ignorava il contenuto esplosivo dei dossier (pag. 1), aveva ricevuto i pieni poteri in rapporto alle azioni speciali» (pag. 134)? Queste azioni speciali» che consistevano non nello sterminio degli ebrei, ma nella mobilitazione specifica degli uomini e dei mezzi materiali in rapporto allo sviluppo del campo, allo sviluppo della deportazione e ai trattamenti sanitari che si sviluppavano nel Birkenwald, all'estremità del campo, mentre gli altri erano distribuiti nei numerosi altri campi che dipendevano da Auschwitz?

Ma Pressac demolisce lui stesso la sua tesi molto speciale dando, fin da pag. 63, un esempio di azione speciale» che nulla ha a che vedere con una gassazione omicida e con lo sterminio degli ebrei.

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12:04 Scritto da: waa359 in Articoli di Pierre Guillaume | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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