03.01.2010
Jean-Claude Pressac preteso demolitore del revisionismo olocaustico Parte 1
La premessa all'articolo si legge QUI
di Pierre Guillaume
DELLA MISERIA INTELLETTUALE IN FRANCIA
in ambiente universitario e specialmente nella corporazione degli storici
Parte 1
qui si può leggere la PREFAZIONE
Jean-Claude PRESSAC, Les Crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, CNRS Éd. , Paris, 1993, 156 pp., 60 ill. [Ed. ital. : Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, postfazione di Serge Klarsfeld, trad. di Mino Chamla, Feltrinelli, ottobre 1994 ("Saggi")]
[* Nostra la traduzione dei passi del libro del Pressac citati da Guillaume].
Di rado un libro avrà beneficiato fin dalla sua comparsa di una tale accoglienza mediatica e di recensioni così unanimemente elogiative. Ha aperto il fuoco L'Express» (23 sett. ), seguito da Libération» (24 sett. ), da Le Monde» (26 sett. ), da Le Nouvel Observateur» (30 sett. ), da Témoignage Chrétien» (9 ott. ), da L'Événement du Jeudi» (14 ott. ) e probabilmente da qualche altro. Libération» torna sull'argomento il 21 ottobre e Le Monde» il 23 in una lettera del professor Jacques Bariéty. Nello stesso tempo l'autore veniva invitato a Ex libris, su TF1, da Poivre d'Arvor e da Elkabach su France-Inter.
Il motivo di questa agitazione? È Témoignage Chrétien» che lo formula più sinteticamente: ...” Le tesi negazioniste sono annientate ”.
Che i giornalisti non leggano i libri che commentano è risaputo. Che trattino un argomento copiandosi l'un l'altro e preoccupandosi innanzitutto di ciò che ha voglia di sentire chi li impiega, anche questo è estremamente risaputo. Quello che lo è di meno è che questa volta la massa di menzogne, di errori e di sciocchezze che essi hanno imbandita è stata fornita loro direttamente da alcuni universitari perfettamente omologati, come François Bédarida, che ci si presenta ne L'Express» come Direttore di ricerca al CNRS [Centre National de la Recherche Scientifique] e segretario generale del Comitato internazionale delle scienze storiche. Autore de La politique nazie d'extermination (Albin Michel)», e Denis Peschansky, Incaricato di ricerca al CNRS, Institut d'histoire du temps présent».
Il libro è apparso in una collana, Histoire du XXe siècle», che è diretta da Peschansky. Il comitato scientifico è formato da Bédarida, Serge Bernstein, Françoise Cribier, Serge Ingerflom, Jean-François Sirinelli e Jean Steingers [sic] (questo, almeno, è ciò che figura a pag. VI dell'esemplare con dedica che l'autore mi ha inviato, ma, assunte le informazioni del caso, bisogna leggere Jean Stengers, professore all'Université Libre di Bruxelles, il cui nome olandese era stato germanizzato, come quelli degli ebrei tedeschi e dei tedeschi ebrei, nella prima tiratura del libro, errore rettificato nelle tirature successive).
Bédarida, che sembra proprio essere l'architetto e il garante intellettuale di tutta l'operazione, nel suo articolo de L'Express» fornisce la totalità delle menzogne che connoteranno il susseguente sfruttamento mediatico dell'evento. Sotto il titolo Un'acquisizione ineludibile», egli comincia coll'annunciare che il libro di Pressac è Definitivamente incontestabile». La didascalia dell'illustrazione -- la riproduzione della copertina in formato ridotto -- conferma: Un lavoro terrificante e senza replica».
Sediamoci un momento per terra... Prendiamoci la testa tra le mani... e domandiamoci: cosa significa Un lavoro senza replica»? È un incantesimo! Bédarida prende i propri desideri per realtà! E i suoi desideri sono rivelatori di un miraggio delirante e totalitario... Nel mondo reale degli uomini reali una tesi definitivamente incontestabile, un lavoro senza replica, tutto ciò non esiste e, soprattutto, tutto ciò non ha nessun senso.
In ogni caso, bisognerebbe pur sempre aspettare di vedere quello che eventualmente i revisionisti avessero da replicare. Ma, a tale riguardo, il signor Bédarida -- questo è vero -- non rischia molto. Anche se i revisionisti pretendessero di replicare, il pubblico di Bédarida non corre il rischio di esserne informato. Ogni contestazione del dogma a mezzo stampa è passibile di una pena che può giungere fino a un anno di reclusione e a 300. 000 franchi di ammenda, ai quali eventualmente si aggiungono i risarcimenti per danni e gli interessi richiesti dalle associazioni costituitesi parti civili. Non v'è, dunque, pericolo di veder pubblicata dai grandi media la minima replica. E, nella società dello spettacolo e del cittadino televisionario, ciò che non esiste nel mondo dello spettacolo non esiste affatto.
E tuttavia esistono, queste contestazioni e queste repliche. Sono state, perfino, eccezionalmente rapide, dato che una lettera del professor Faurisson intitolata Su Auschwitz: un altro scoop bidone» e datata 23 settembre 1993 replicava il giorno stesso in cui usciva L'Express». Ed era seguita da una seconda lettera in data 30 settembre intitolata "Libération", "Le Monde" e "Le Nouvel Observateur" su Les Crématoires d'Auschwitz, di Jean-Claude Pressac». D'altro canto, nel n. 8 de La Gazette du Golfe & des Banlieues», novembre '93, Serge Thion pubblicava una recensione che a mio avviso costituisce una confutazione esaustiva del libro; egli la intitolava Storia della notte o della nebbia?» Queste lettere e questo bollettino confidenziale, non essendo diffusi se non in una cerchia ristretta di amici, non sono soggetti ai colpi della legge sulla stampa, ma, al tempo stesso, non rischiano di raggiungere il grande pubblico, per il quale il libro di Pressac ha effettivamente tutte le probabilità di rimanere senza replica», cioè senza repliche mediatiche.
In queste condizioni, le spacconate di messer Bédarida puzzano d'infamia. E lo studio del comportamento dell'insieme dei "mediatici" sarà di competenza di una nuova disciplina ancora da creare: l'infamologia.
Il lavoro compiuto da Jean-Claude Pressac» sarebbe stato, secondo Bédarida, reso possibile dall'apertura degli archivi di Mosca». Questa versione permette di ammannire al pubblico un'idea semplice ed efficace: negli archivi moscoviti, sempre un po' misteriosi e solforosi, si sarebbe scoperto di che confutare gli argomenti revisionistici. Uff!
E nessuno che si meravigli del fatto che si sarebbe dovuta aspettare l'apertura di questi archivi per scoprire finalmente dei documenti che recherebbero la prova di ciò che la legge 13 luglio 1990 fa obbligo ad ogni cittadino di credere... E nessuno che si interroghi sul valore delle prove che ci erano state proposte finora...
Ma questa versione è una menzogna.
Pressac è autore di un enorme libro di 564 pagine nel formato 30/45, dal titolo Auschwitz: tecnica e funzionamento delle camere a gas. Questo libro, scritto in francese, non è stato pubblicato in Francia. È stato tradotto in inglese ed è stato pubblicato a New York dalla Beate Klarsfeld Foundation nel novembre del 1989! Per l'essenziale consiste in documenti tratti dagli archivi del museo di Auschwitz e commentati molto succintamente.
Tenuto conto dei tempi di traduzione, di correzione e di stampa, era stato redatto assai prima che Pressac avesse accesso agli archivi di Mosca, e finanche prima che questi archivi diventassero accessibili.
Ora, le novantasei pagine di testo (non contando le illustrazioni e gli annessi) in cui consiste il nuovo libro di Pressac sono una sintesi dei commenti del libro antecedente. La documentazione proveniente da Mosca non modifica in nulla la tesi generale. Tutti quelli che hanno preso conoscenza del libro in inglese Auschwitz: Technique and operation of gas chambers possono constatare che il nuovo libro non porta alcunché di nuovo e che l'argomento degli archivi di Mosca non è altro che un argomento mediatico per attirare il cliente.
Neanche i libri dei morti, i famosi Sterbenbücher, costituiscono una rivelazione per i revisionisti, dato che quattro volumi si trovano al museo di Auschwitz, ed è stato l'accanimento del professor Faurisson che ha costretto Charls Biedermann, direttore dell'ITS (International Tracing Service) di Arolsen, a rivelare, nella sua testimonianza del 9, 10,11 e 12 febbraio 1988 al processo contro Ernst Zündel a Toronto, in Canada, l'esistenza a Mosca di una quarantina di volumi complementari, rivelazione che è all'origine dell'improvviso interesse per i libri dei morti.
Sono dunque i revisionisti, e specificamente il professor Faurisson, ad essere all'origine della rivelazione al pubblico dell'esistenza di questi documenti. Ed è andando a consultare questi documenti -- cosa che non è consentita ai revisionisti -- che si scoprì che gli Sterbenbücher riposavano in un immenso fondo di carte. Ora, fin qui questo immenso fondo di carte non ha dato nulla di abbastanza nuovo da imporre di riconsiderare le conclusioni tratte dalla frazione delle carte di Auschwitz che già era nota.
Confessare prosaicamente questo avrebbe condotto Bédari-da ad ammettere che il libro da lui inforcato come nuovo cavallo di battaglia contro il revisionismo, nella misura in cui, per l'essenziale, riprendeva la tesi sostenuta nel libro antecedente, non che essere senza replica, aveva, al contrario, la particolarità di essere stato preceduto dalla replica di Faurisson. Questa replica la si troverà nel n. 3 della Revue d'Histoire révisionniste», apparso nel gennaio del '91, ossia ben prima del libro francese di Pressac! Soltanto il controllo dei media, che censurano ogni replica dei revisionisti, rende possibili le bugie impudenti di Bédarida.
(In più rispetto al momento della prima stesura di queste pagine, esiste ora una replica del tutto specifica del principale interessato, il professor Faurisson, al libro di Pressac. Réponse à Jean-Claude Pressac è un libretto di 96 pagine e può essere chiesto, contro versamento di 80 franchi, a RHR, Boîte postale 122, F-92704 Colombes Cedex, Francia. Quest'opera, pubblicata nel gennaio del '94, ha procurato all'autore una citazione a comparire davanti al tribunale di Parigi, ai sensi della legge Gayssot. Il tribunale ha fissato l'udienza al 9 maggio 1995.
Il professor Faurisson rischia dunque di venir condannato per una replica di cui Bédarida pretende che non esista e che non possa esistere!
Questa messa in stato di accusa indica fino a qual punto i censori temano ogni dibattito e fino a qual punto siano ridotti a curare le apparenze. Le dichiarazioni dei Bédarida, Vidal-Naquet e altri grandi inquisitori non sono che spacconate di tartarini che si riparano dietro la censura di Stato e la complicità dei media. ) [* Questa volta la magistratura non se la è sentita di adoperare la mano pesante, e ciò si spiega con il fatto che Pressac, già coperto di ridicolo da Faurisson nel corso del contraddittorio, si è poi rivelato incapace di rispondere alle domande elementari rivoltegli dalla presidente. Faurisson è stato, sì, condannato, ma solo ad un'ammenda (15. 000 franchi) e a risarcire nella misura di un franco i danni morali di cui lo si è ritenuto responsabile nei confronti delle associazioni di deportati che si erano costituite parti civili. La ghenga dei professionisti della memoria mitolocaustica ha accolto questa sentenza singolarmente mite con il malumore che si può facilmente immaginare.]
Questa edizione americana del libro di Pressac, non rientrava nella strategia della coppia Klarsfeld di diffonderla largamente, e soprattutto non in Francia, dove il libro sarebbe immediatamente caduto sotto il fuoco della critica revisionistica e dove dalla documentazione in esso contenuta avrebbe tratto alimento questa stessa critica. Nella strategia dei Klarsfeld questo libro era solo destinato ad accreditare l'idea che anche gli sterminazionisti disponessero sia di una documentazione e di un'argomentazione basate su elementi materiali, sia di esperti in dettagli.
A questo fine era sufficiente che il libro esistesse in "prestigiose" biblioteche di "prestigiose" istituzioni ebraiche.
Non era necessario che venisse letto, né era desiderabile che venisse diffuso altrimenti che come oggetto di culto. L'edizione americana di Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers era sufficiente perché la voce circolasse e venisse divulgata da tutte le autorità responsabili: "L'opus magnum esiste, esso contiene la prova della camera e l'inconfutabile confutazione delle tesi revisionistiche". Non era augurabile che l'indicibile Verità venisse profanata col comunicarla al volgo.
La faccenda procedeva bene, perché Bédarida stesso, in occasione di una conferenza organizzata alla Normale Superiore per protestare contro l'apertura al 12 della rue d'Ulm della libreria (oggi sparita) La Vieille Taupe, aveva annunciato la buona novella -- la confutazione definitiva ed esaustiva delle tesi revisionistiche ad opera di Pressac -- quando ancora non aveva letto il libro! Cercava ancora di procurarselo presso l'autore più di una settimana dopo che ne aveva fatto l'argomento supremo della sua conferenza! e prima di apprendere con stupore che il libro mirabolante faceva mostra di sé nel bel mezzo della vetrina de La Vieille Taupe, l'abominevole libreria!
Come e perché Pressac ha dovuto abbandonare il carro dei coniugi Klarsfeld e passare sotto la frusta di Bédarida e del CNRS per proseguire la sua carriera?
Perché di punto in bianco Klarsfeld si è messo a diffidare del suo puntello?
Klarsfeld ha rifiutato di dare la propria garanzia allo sfondamento a ritroso del muro di un milione di vittime ad Auschwitz, quando la cifra di ottocentomila -- cifra, del resto, tanto poco fondata quanto le cifre superiori avallate in precedenza -- era stata già lanciata or sono più di trent'anni da Gerald Reitlinger, autore sterminazionista ortodosso che aveva osato qualche rettifica di dettaglio alla versione ammessa e che aveva suggerito di lasciar perdere alcuni documenti troppo evidentemente apocrifi, affinché il canone della dottrina fosse meglio preservato. Il muro del milione di vittime Pressac l'aveva fatto proprio solo in via provvisoria, pensando che questo precedente gli sarebbe valso da parafulmine per evitare le prevedibili folgori. Bédarida, informato del fatto che prima o poi la documentazione disponibile avrebbe costretto a scendere molto più in basso, si decise al gran passo.
Potere finalmente rivelare al popolo sbalordito la prova definitiva e sufficiente dell'esistenza della camera qualitativa gli sembrava meritasse questo sacrificio quantitativo. Non è così?
Quando si ama non si conta!
Chi sarà stato il più giudizioso, Klarsfeld o Bédarida?Secondo! Perché, come convincere il popolo nel suo insieme della realtà di JHWH? (1)
Al tempo del primo tempio solo il gran sacerdote rivestito di lino bianco entrava una volta all'anno nel Santo dei Santi per contemplare l'Arca. Non sarebbe stato preferibile permettere al popolo di contemplare l'Arca e di sentire esso stesso e direttamente l'ineffabile? Salvo che questo non sia stato il solo mezzo inventato dai sacerdoti perché il gran sacerdote fosse statutariamente il solo a sapere che non c'era nulla da vedere e che l'Arca era vuota. Questo metodo per convincere il popolo è senza dubbio più efficace e più giudizioso se l'Arca è vuota.
Fatto sta che il libro esiste. Si intitola Les Crématoires d'Auschwitz, mentre ci si aspetterebbe di trovare Les Chambres à gaz d'Auschwitz». È molto in ritirata rispetto alle pretese ostentate nel libro precedente, il cui titolo era Tecnica e funzionamento delle camere a gas». Il sottotitolo La machinerie du meurtre de masse» indica la tesi che sarà sostenuta, e senza la quale, d'altronde, il libro non sarebbe apparso, dato che questa tesi è obbligatoria per legge.
Si tratta dunque di un libro sui crematori di Auschwitz che sostiene la tesi secondo cui questi crematori sarebbero stati le macchine di un assassinio di massa.
Fin dalla prima pagina apprendiamo che Questa conoscenza è fondata sullo sfruttamento intensivo degli archivi, di nuovo riuniti, dell'antica "Direzione delle costruzioni SS" o "Bauleitung SS" di Ausch-witz». Questi archivi sono intatti, perché contrariamente ad un altro servizio del campo, la sezione politica, che bruciò la quasi totalità delle sue carte prima dell'evacuazione del complesso concentrazionario nel gennaio 1945, la Bauleitung lasciò intatte le sue». Il fatto è sorprendente. Pressac fornisce una spiegazione di questo fatto sorprendente: La ragione di questo abbandono in stato di integrità si spiegherebbe (la spiegazione è condizionale) con la personalità (la spiegazione condizionale poggia su una personalità) del secondo e ultimo direttore della Bauleitung di Auschwitz, il luogotenente SS Werner Jothann. Ingegnere in sovrastrutture (Hochbau), questo professionista non si era occupato personalmente dell'allestimento omicida dei crematori che era stato operato dalla fine del 1942 all'inizio del 1943 dal primo direttore, il capitano SS Karl Bischoff. Ignorando il contenuto esplosivo dei dossier di costruzione legati a questo allestimento, Jothann se ne andò senza curarsene, non prendendo misura alcuna per distruggerli. »
Si noterà che tutta la tesi difesa nel libro si trova qui esposta in poche righe. Questa tesi è appesa a una condizione che avrebbe inerito alla persona del luogotenente SS Jothann. Questo luogotenente SS sarebbe stato nell'ignoranza. Se, per impossibile, questa condizione non si fosse verificata, bisognerebbe concludere che il luogotenente SS, capo della Bauleitung, partì senza prendere misura alcuna per distruggere le carte perché queste carte nulla contenevano che fosse in relazione con un'attività criminosa segreta e perché, quindi, non c'era nulla da nascondere. Di certo si sarà sorpresi di imparare che il capo della Bauleitung di Auschwitz nel gennaio del '45 abbia potuto ignorare che veri e propri mattatoi umani avevano funzionato nei locali dei crematori costruiti e allestiti dai servizi sottoposti al suo comando. Ci si meraviglierà anche del fatto che nella Bauleitung non si sia trovato nessun subordinato che informasse il suo capo, o che il precedente capo, il primo direttore, il capitano Karl Bischoff, abbia omesso di avvertirlo e non si sia preoccupato della distruzione dei documenti, per lo meno se era in vita e se le circostanze della guerra gli consentivano di mantenere un contatto. Ci si meraviglierà anche del fatto che non vi siano stati né ordini né misure globali prese dalle istanze superiori, dai responsabili e dagli organizzatori del Grande Segreto».
Quel che ci viene, in ogni caso, suggerito è che il capo della Bauleitung che occupava il posto al momento dell'evacuazione del campo era arrivato ad Auschwitz tardi. Sembra essere questa la condizione indispensabile perché la personalità» di Jothann permetta di soddisfare alla condizione indicata dallo stesso Pressac, senza la quale l'abbandono in stato di integrità» delle carte rimarrebbe inesplicabile (nel quadro della legge Gayssot).
11:14 Scritto da: waa359 in Articoli di Pierre Guillaume | Link permanente | Commenti (0) |
|
Facebook |
Stampa


Scrivi un commento