22.12.2009
OLOCAUSTO TRA STORIA E TEOLOGIA Parte 2
Questo testo viene messo nello "scaffale" di "Olo-dogma" SOLO come "volume" di documentazione.Ribadiamo la nostra estraneità ed ostilità verso ogni monoteismo semita.
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Nelle foto l'evidente IMBROGLIO di Auschwitz: le prime targhe ,degli anni '60,parlano di 4.000.000 di assassinati,la seconda ,dagli anni '90, in chiaro tentativo REVISIONISTA afferma "circa 1.500.000"...
Quale targa dice la verità?
...NESSUNA !!!
In Auschwitz entrarono ,in TUTTO, circa 1.300.000 persone! Quindi MAI si sarebbe potuto avere "circa 1.500.000" uccisi!
Due targhe...due FALSi storici!!!
In qualunque "salsa" lo presentino, l'o£ocau$to rimane sempre una truffa politica ed economica. Sottolineature,grassetto,colorazione,foto... NON compaiono nel testo originale (WaA359)
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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TERAMO
Master “Enrico Mattei” in Medio Oriente
Il Medio Oriente e l'Olocausto
LA STORIA IMBAVAGLIATA
Teramo 17-19 aprile 2007
L’OLOCAUSTO TRA STORIA E TEOLOGIA
di Luigi Copertino
Parte 2
La dottrina esoterica di Luria ha anticipato quelle teosofiche interne al nazional-socialismo.
Infatti, il cabalista rinascimentale aveva elaborato un “esoterismo razziale” che contemplava la dualità tra la superiore razza ebraica e quelle inferiori dei gentili. La razza ebraica, secondo tale dottrina esoterica, è la materia qualificata ad incarnare le emanazioni divine nel mondo manifestato, mentre le razze gentili, prive di ogni qualificazione spirituale, sono il risultato brutale della frammentazione del pleroma divino originario. Per questo Luria sosteneva che:“le anime dei non ebrei sono malvagie e create senza conoscenza”. Mentre,pertanto, secondo Luria, per i gentili non vi è possibilità alcuna di salvezza (per la gnosi lasalvezza consiste nella dissoluzione dell’io individuale nell’informe unità pleromatica primordiale), essa è possibile soltanto agli ebrei, perché unici eletti a questo luminoso destino.
Qui il paragone con le analoghe dottrine gnostiche che circolavano nei primi secoli cristiani, contro le quali il nascente Cristianesimo dovette ingaggiare una strenua battaglia spirituale e dottrinale, è immediato: l’umanità era divisa, da tali dottrine, in “spirituali” o “gnostici”, destinati alla salvezza, “psichici”, di incerto destino, e “ilici”, privi di scintilla spirituale e perciò destinati inesorabilmente alla morte. La concezione gnostica di Luria si fondava sulla dottrina cabalista dello “zim-zum” divino. Secondo tale dottrina la creazione è “il ritiro di Dio dal mondo”: il mondo si manifesta perché la divinità, che ne costituisce il pre-strato panico, si ritira, si nasconde, si contrae. Alla contrazione seguirà poi una nuova espansione di Dio. Tale dottrina è emanazionista. Infatti secondo essa, la “creazione” non è un atto d’Amore che, comunicando per partecipazione l’Essere, crea dal nulla le creature ma una conseguenza, quasi involontaria, della contrazione della insondabile ed oscura sostanza divina, che permea tutto lo spazio cosmico. L’esistenza degli esseri è resa possibile soltanto a causa di questa negazione che la Divinità fa di sé: sicchè dove c’è Dio non potrebbero esserci le creature e dove ci sono le creature non può esserci Dio. Ne consegue che la creazione non è un “valore” ma un “disvalore” ed è destinata ad essere riassorbita, annientata, dalla riespansione divina. In questa prospettiva cabalista Dio è l’antiuomo e l’uomo è l’antidio: viene negato, in altri termini, il rapporto di analogicità tra Dio e uomo (uomo come immagine e somiglianza di Dio secondo la Rivelazione ebraico-cristiana) che la teologia cattolica ha preso a base del proprio pensare mutuandone i presupposti logico-razionali sia dalla Scrittura sia dal pensiero ellenistico provvidenzialmente incontratosi, come ha ricordato Benedetto XVI a Ratisbona il 12 settembre 2006, con la fede ebraica. La dottrina cabalista della “contrazione-espansione” di Dio ha profondamente influenzato il processo di trasformazione del sionismo da nazionalismo laico in teologia politica. L’“esilio di Dio” dalla sua Terra è diventato, non a caso, il tema teopolitico che regge la costruzione ideologica del sionismo, dietro la quale si nasconde, in forma laicizzata, la teosofia cabalista. La mistica, spuria, giudaica ha concepito l’esilio di Israele come l’esilio stesso di Dio dalla creazione, sicché l’Israele sionista realizza oggi, secondo questa prospettiva gnostica, il ritorno di Dio dall’esilio, ma non in una forma immediatamente “mistica” bensì, dietro fattezze apparentemente laiche, nella forma di una concreta realtà storico-politica: lo Stato d’Israele.
Tuttavia, pur mediata dalla forma apparentemente laica dell’ideologia sionista,la “mistica gnostica” non tarda a rivelarsi come la spuria essenza spirituale del sionismo.
Da qui la pretesa della classe dirigente israeliana per la quale nulla è opponibile al primato dello Stato di Israele fondato sul suo diritto “messianico” e “divino” al dominio, esclusivo e totale,
della Terra Santa. Il cosmo che questo Dio, contraendosi, ha generato è malvagio e rende prigioniera la Divinità. Per riscattarla l’uomo, anch’esso un risultato della contrazione divina, è destinato a soffrire nell’oscurità del Mondo. Non, però, l’uomo in generale ma l’ebreo. L’esilio di Israele è in funzione della mirabile finalità della liberazione di Dio e della restaurazione della forma originaria del cosmo che saranno possibili perché nella malignità del mondo continuano a sussistere piccole scintille della primordiale luce divina. Queste scintille sono le anime degli ebrei. In tal senso, gli ebrei sono gli unici veri uomini laddove i gojim costituiscono una umanità di rango inferiore destinata, nel mondo futuro, nel mondo del ritorno di Dio dall’esilio, a servire il popolo d’Israele, unica possibilità concessa ai gentili di prendere parte del Regno messianico futuro.
Quando la restaurazione sarà compiuta, l’Esilio di Dio finirà,verrà il Messia,ossia Israele, e si realizzerà la Redenzione, il Regno finale promesso ad Israele sul Mondo.
Un Regno tutto nell’aldiquà, al quale i goym potranno prendere parte soltanto come adepti (servi?) noachici, ossia come figli di Noé, essenzialmente distinti dai figli di Abramo spiritualmente privilegiati da Dio.
Una prospettiva supinamente accettata dai “sionisti cristiani”, che rappresentano la punta più estrema del fondamentalismo evangelicale neo-protestante americano, sulla cui forza d’urto si è poggiata l’Amministrazione Bush e la rivoluzione neoconservatrice, sin dai suoi albori reaganiani. Questo Regno, però, coinciderà, per la logica stessa del movimento di riespansione della Divinità che ritorna dal suo esilio, con l’annientamento di quel Mondo il cui dominio sarebbe stato promesso ad Israele.
Pur nel suo entusiasmo messianico, sembra presagirlo rabbi Loew secondo il quale non vi può essere: “ … nessuna continuità diretta tra esilio e redenzione. Un periodo intermediario, cioè le doglie dell’era messianica, è una necessità logica.
Prima che il Messia si manifesti avrà luogo la soppressione dell’essere nel mondo, poiché ogni nuovo essere è la rovina dell’essere che lo precedeva e soltanto allora, con la rovina del vecchio, il nuovo essere inizierà”.
Quella sopra esaminata è una gnosi che ritroviamo parimenti immutata nella dottrina della setta talmudica “Lubavitcher”. I raduni di preghiera dei Lubavitcher sono molto frequentati dai neoconservatori americani, i quali (quasi tutti) sono di origini ebraiche. L’influsso spirituale della setta Lubavitcher pare abbia un notevole peso nelle decisioni dell’Amministrazione Bush.
Rabbi Schneerson, il capo di questa setta rabbinica, morto di recente, era solito dare ai suoi adepti insegnamenti come questo, proprio citando passi talmudici del tipo sopra indicato: “La differenza tra un ebreo e un non-ebreo si comprende alla luce della nota sentenza: differenziamoci (…). Dunque, non abbiamo qui solo il caso di una persona che sia solo di livello superiore all’altra. Invece abbiamo qui il caso di un ‘differenziamoci’ tra specie totalmente diverse. Il corpo di un ebreo è di qualità totalmente diversa dal corpo di ogni altro individuodelle nazioni (…) L’intera creazione esiste solo per il bene degli ebrei” (15). E commentando Genesi 1,1, “In principio Dio creò il cielo e la terra”, rabbi Schneerson affermava: “(questo versetto) significa che tutto fu creato per il bene degli ebrei, che sono chiamati il ‘principio’. Ciò significa che tutto è vanità in confronto agli ebrei” (16).
Se rabbi Golinkin, sopra citato, cerca di rassicurare spiegando che secondo la fede giudaica il conseguimento da parte del Messia-Israele del primato universale, cui sarebbe divinamente destinato, segnerà l’avvento della Pace Universale, non si può non rimanere interdetti quando questo “paradiso terrestre”, prospettatoci da rabbi Golinkin, nelle parole di un altro rabbino, J. Immanuel Schochetal, saràcaratterizzata dalla “… beatitudine fisica e spirituale. […] La vita sarà facile e piena di comodità. Altre persone si prenderanno cura dei nostri bisogni materiali, secondo quanto è scritto: ci saranno degli stranieri che nutriranno i vostri armenti, e dei forestieri che areranno i vostri campi e si cureranno delle vostre vigne (Isaia 61, 5). La terra sarà straordinariamente fertile e ogni specie produrrà in abbondanza, mentre gli alberi daranno frutta ogni giorno. In quel tempo non ci sarà più né carestia né guerra, né invidia né rivalità. Tutte le cose buone si troveranno in abbondanza e tutte le delicatezze saranno facili a trovarsi come la polvere (Hilkhòt Melakhìm 12, 5). Gli eventi e le condizioni miracolose dell'era messianica oscureranno completamente tutti i miracoli accaduti prima, compresi quelli avvenuti durante l'uscita dall'Egitto” (17). Inquieta certamente, in questa descrizione, il fatto che “stranieri” e “forestieri” (chi sono?) lavoreranno per fare della terra un paradiso messianico per il Messia collettivo.
Se quelle sopra sommariamente descritte sono gli inquietanti caratteri che si nascondono dietro il processo di “sacralizzazione” dell’Olocausto, ci resta da vedere se all’interno del giudaismo attuale vi sono correnti di diverso genere e, soprattutto, cosa la supina accettazione della “Teologia del Messia collettivo” comporta per l’Occidente, sia per i cristiani che per i laici.
In ordina la primo punto, dobbiamo, con gioia, rivelare che, provvidenzialmente, all’interno dell’odierno giudaismo vi sono senza dubbio correnti di spiritualità che, pur interne alla fede talmudica, conservano ancora i tratti dell’autentico ebraismo opponendosi al sionismo nazional-religioso. Una di essa è quella dei Neturei Karta, un sodalizio internazionale di rabbini sostenitori ferventi dei diritti dei palestinesi e fermi oppositori di ogni tentativo di ricostruzione del Tempio di Gerusalemme, sulla base di un’esegesi del Talmud che contempla una tendenziale e caritativa parificazione in quanto a natura e dignità dei goym agli ebrei nonché la convinzione che il Tempio non sarà ricostruito per mano d’uomo, con inganno e violenza, ma discenderà direttamente dal Cielo per Volontà di Dio. Un’altra corrente di rabbini oppositori del sionismo sono i Rabbis For Human Rights, guidati dal giovane rabbi Aschermann, che si adoperano concretamente, in nome di quella Misericordia proclamata dalla Torah, in favore dei palestinesi, provvedendo in prima persona alla raccolta delle olive nelle terre sequestrate agli arabi ed ingaggiando contro il governo cause giudiziarie per l’annullamento dei piani regolatori su base etnica appositamente concepiti per allontanare i palestinesi dalle città. Vogliamo però ricordare anche Israel Zolli, rabbino capo di Roma durante l’occupazione nazista (ed eccelso biblista affascinato dalla figura di Gesù che finì per convertirsi al Cattolicesimo a fronte della grande opera di carità, di cui egli fu personale testimone, svolta da Pio XII per salvare, silenziosamente, gli ebrei dalla persecuzione) il quale, dopo aver visitato pieno di speranza i primi insediamenti sionisti in Palestina negli anni trenta del XX secolo, tornò sconvolto perché,si lamentava, aveva visto trasformata la “Casa di preghiera per tutte le genti” in una “Home nazionale”, in un “focolare di rinascita nazionale”.
In ordine alla seconda questione, ossia il deleterio influsso della teologia dell’Olocausto in Occidente, iniziamo dall’esaminarne gli effetti in ambito cristiano, intendendo per tale, per ragioni sulle quali non possiamo qui dilungarci, esclusivamente il Cattolicesimo e l’Ortodossia e comunque le Chiese con sicura base apostolica in quanto antecedenti alla Riforma. Senza avvedersene, i cristiani sono oggi costretti, ogni anno, puntualmente, il 27 gennaio, a fare atto di apostasia nel momento stesso in cui essi sono chiamati, pena l’obbrobrio generale, a celebrare il memoriale liturgico dell’Olocausto.
Quel che è chiesto ai cristiani, ogni anno, è di bruciare grani di incenso sull’altare del culto messianico auto-idolatrico del popolo ebreo.
Il nuovo culto mondiale, mediante la sua quotidiana ed annuale liturgia, impone, secondo uno stereotipo teologico “cristomimetico”, l’adorazione del popolo ebreo come “vittima sacrificale” per la salvezza del mondo dal “Male Assoluto”. Mentre per i Padri della Chiesa la Scrittura, dal Genesi all’Apocalisse, parla sempre e soltanto di Cristo, si tratta di ciò che nell’esegesi cristiana è chiamata “prospettiva cristologica”, il giudaismo post-biblico, al contrario, pretende di leggere la Bibbia senza questa prospettiva, senza quella che per i cristiani è l’unica vera chiave di accesso al senso autentico della Rivelazione: la Luce di Cristo. Per i Padri, l’Antico Testamento contiene “prefigurazioni tipiche” di Cristo che diventano chiare soltanto alla luce del Nuovo Testamento ossia quando si passa dal tipo figurato alla realizzazione storica della realtà spirituale sottesa alla tipologia veterotestamentaria. Così, per fare qualche esempio classico, il passaggio (pesach; pasqua) del popolo ebreo, in fuga dall’Egitto, attraverso il Mar Rosso è prefigurazione tipologica della Resurrezione di Cristo, del Passaggio dalla morte alla Vita; la manna che, cadendo dal cielo, sfama gli israeliti nel deserto è prefigurazione tipologica dell’Eucarestia. Attualmente, però, all’interno della Chiesa serpeggia una neo-teologia giudaizzante i cui esponenti, nella convinzione che il giudaismo post-biblico e la fede di Abramo siano la stessa cosa (18), ritengono illegittima la pretesa bimillenaria della Chiesa di essere il Nuovo Israele, spirituale, che ha sostituito quello carnale. Per i neo-teologi, dopo Auschwitz, sarebbe necessario da parte cristiana ammettere che l’unico vero Israele è il popolo ebreo, del quale questi neo-teologi appoggiano acriticamente tutte le pretese territoriali a danno ed a discriminazione dei palestinesi (cristiani e islamici). Le posizioni di questa ambigua neo-teologia sono in palese rottura con l’insegnamento dei Padri della Chiesa per i quali, invece, come si è detto, è la Chiesa ad essere il Nuovo Israele che, nella continuità/adempimento/superamento dell’Antico nel Nuovo Testamento, ha sostituito il Vecchio Israele. Quest’ultimo, tuttavia, sempre secondo i Padri, alla fine dei tempi sarà anch’esso reinnestato nell’Olivo santo della Rivelazione, come ha profetizzato san Paolo (Romani 11, 23-24). Ma - si badi bene - solo alla fine dei tempi, e non prima, perché, ancora secondo il magistero patristico, che per i cristiani, quando è unanime, come nella fattispecie, gode di infallibilità, il ruolo di Israele fino alla Parusia sarà sempre ambiguo: da un lato esso con la sua permanenza è testimone della Verità stessa della Rivelazione definitivamente adempiutasi in Cristo, dall’altro lato, però, a causa dell’ “indurimento del cuore”, provocato dal proprio “auto-accecamento” di fronte alla Divino-Umanità messianica di Cristo, esso, in ogni momento della storia, corre il tremendo rischio di scambiare l’Impostore per il Messia. Secondo san Girolamo (19) è a tale rischio che Cristo alludeva quando disse ai sinedriti: “Io sono venuto a nome del Padre mio e non mi ricevete, se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste” (Giov. 5, 43)”. Tale neo-teologia giudaizzante, dal post-Concilio in poi, sembra aver sempre più credito all’interno della Chiesa. Alla tradizionale teologia della sostituzione è, infatti, andata subentrando un po’ alla volta, quasi impercettibilmente per i fedeli non addetti ai lavori, la neo-teologia del “duplice soggetto messianico”, una neo-teologia che, però, per usare le parole di Paolo VI confidate a Jean Guitton a proposito delle dottrine spurie (“il fumo di Satana”) che eglivedeva penetrare nel tempio, non rappresenterà mai, anche se dovesse diventare prevalente,l’autentico pensiero della Chiesa. Per questa neo-teologia, l’antico Israele avrebbe conservato una sua via specifica ed esclusiva di salvezza, che ne fa un popolo privilegiato anche dopol’Incarnazione e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. Una via speciale che si affiancherebbe, senza incontrarla, a quella cristiana. Anzi, secondo la neo-teologia, il Cristianesimo stesso altro non sarebbe che un sotto-prodotto del giudaismo, una “trascendente fioritura messianica dell’ebraismo del primo secolo” sostiene un esegeta giudaizzante come ilossi De Gasperis, maestro del cardinale Carlo Maria Martini (20). In altri termini, il Cristo della storia apparterebbe integralmente al suo ambiente etnico-religioso e sarebbe ben altro dal Cristo della fede “inventato” dalla prima comunità cristiana. Augias e Pesce, nel loro recente libro intervista “Inchiesta su Gesù”, affermano la stessa cosa quando dicono che Cristo è “ebreo” e “non cristiano”.
L’ex cardinale di Parigi Jean Marie Lustiger, ebreo convertito, in linea con la neo-teologia, sostiene che la funzione di Cristo sarebbe stata quella di portare il Dio d’Israele alle genti ferma rimanendo la via esclusiva e speciale riservata al popolo ebreo.
Viene da chiedersi, però, come mai Lustiger, che come ebreo godeva, per diritto di sangue, di una tal via privilegiata di salvezza, l’abbia poi abbandonata per la via cristiana così evidentemente subordinata e di rango inferiore.
La neo-teologia accetta, in sostanza, l’esegesi giudaica che pretende per gli ebrei una propria esclusiva via di salvezza, diversa e distinta da quella dei goym. Una via speciale che non ha bisogno alcuno di Cristo (21). Da qui la diffidenza ebraica verso i cristiani, anche quelli giudaizzanti. Da parte ebraica vi è il dichiarato timore che ogni apertura cristiana verso gli ebrei sia in realtà finalizzata alla loro conversione. Sin dai tempi apostolici, i cristiani hanno, innegabilmente, sperato costantemente nell’adesione delcuore ebraico al Mistero di Cristo. Né potrebbe essere altrimenti per il cristiano che non può rinunciare a testimoniare Cristo al prossimo, anche all’ebreo. Ma più dell’auspicio della, e la preghiera per la, conversione, che tuttavia giustamente non possono mancare, da sempre vi è,da parte cristiana, la convinzione che anche la salvezza del popolo ebreo, lo vogliano o meno gli ebrei, passa, con modalità magari a noi ancora ignote o non ancora storicamente manifestate, per l’Olocausto Salvifico della Croce, che è il Vero ed Unico Sacrificio di Redenzione dell’intera umanità (22). Questo perché l’Unico Olocausto che un cristiano può riconoscere come Universale, Autentico e Salvifico è soltanto quello di Cristo, il Dio-Uomo crocifisso per Amore. Un Dio che non ha preferenze speciali per nessun popolo. E’ scritto, infatti, che Egli, offrendo Sé stesso in Olocausto al Padre, di due popoli, del giudeo e del pagano, ha fatto un solo popolo. Sicché persistere, come fa l’esegesi talmudica post-biblica,nel voler separare ciò che Dio ha unito è, innegabilmente, luciferino.
Ammettere da parte cristiana un altro “Olocausto”, al posto o parallelo a quello di Cristo, è aperta apostasia dalla Fede Cristiana.
Altri presunti olocausti non sono veramente tali perché, dopo quello della Croce, ogni sofferenza umana, di qualunque uomo, a qualunque popolo o epoca egli appartenga, dunque anche la sofferenza degli ebrei nei lager nazisti, è partecipazione e condivisione della Sofferenza Salvifica di Cristo, Vera Vittima immolata sulla Croce. Nessuno, neanche gli ebrei, può pretendere, dopo la Passione Morte e Resurrezione di Cristo, un ruolo privilegiato, o sostitutivo del Sacrificio della Croce, nel disegno di salvezza universale. E’ questa, tuttora, nonostante ogni dialogo ecumenico, la “pietra di inciampo” nei rapporti tra cristiani ed ebrei post-biblici. Celebrare un altro preteso “olocausto” è per i cristiani un atto di apostasia dal quale i Pastori dovrebbero mettere in guardia i fedeli. Ma per fare questo i Pastoridovrebbero avere ancora una fede salda e, purtroppo, essi, oggi, salvo un “piccolo resto”, non hanno più una fede di tal fatta. L’apostasia interna alla Chiesa ha assunto, negli ultimi secoli, molte forme, da ultima quella della neo-teologia giudaizzante. Questa è, forse, la più pericolosa. Perché se l’esegesi esatta fosse quella talmudica, quella del giudaismo post-biblico,e il “Servo sofferente” non fosse Gesù Cristo ma il popolo ebraico rivestito di una funzione salvifica messianica, allora la Chiesa, ad iniziare dagli Apostoli e dai Padri, per duemila anni si sarebbe sbagliata ed avrebbe illuso generazioni di cristiani, ingannando l’intera umanità con la pretesa della Divino-Umanità messianica di Nostro Signore Gesù Cristo.
L’apostasia, nonostante lo sforzo di tenere dritta la barra del timone di un pontefice come Benedetto XVI, il quale più di una volta, con prudenza e carità anche nella sua visita ad Auschwitz, ha ricordato che l’esegesi cristiana è fondata sulla prospettiva cristologica inaugurata dai Padri, continua ad avanzare inesorabile nella Chiesa e tra i cristiani, sempre più tiepidi nelle cose di fede.
Questa inesorabile avanzata non meraviglia, in verità, il cristiano memore dell’inquietante,ammonitrice, domanda di Cristo: “Ma il Figlio dell’Uomo quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc. 18,8). Dovrebbe invece mettere a disagio chi fa professione di “laicità” (in vero, di
“laicismo”, che la laicità vera è altra cosa). Infatti dopo due secoli di illuminismo e razionalismo, l’Occidente nato dalla Grande Rivoluzione si è piegato alla nuova religione, alla teologia dell’olocausto.
Per duecento e più anni, le punte avanzate dell’intellighenzia post-cristiana hanno lavorato all’obiettivo della secolarizzazione della ex-Cristianità, in nome della filosofia umanitaria, ossia in nome dell’autonomia dell’uomo da Dio. Tutte le forme ideologiche dell’umanitarismo, dal liberalismo al marxismo, dall’anarchismo al fascismo, hanno avuto come obiettivo ultimo quello di “liberare” l’umanità dal “cruciato martire”, per dirla con Giosuè Carducci. Però, come ebbe ad osservare, con l’arguzia che gli era propria, G.K. Chesterton, quando si smette di credere nel Dio cristiano non si diventa atei ma semplicemente si abdica all’incontro fecondo tra Fede e ragione, tra Gerusalemme ed Atene, che Benedetto XVI a Ratisbona ha definito provvidenzialmente essenziale al Cristianesimo, e si inizia a credere a tutto ed al contrario di tutto. Non è un caso che la post-modernità, contrassegnata dalla inevitabile fine del razionalismo, ha però fatto emergere ciò che di oscuro covava sotto la crosta del positivismo, ossia quel neo-spiritualismo esoterico, gnostico, irrazionalista che sta assumendo da un lato le forme del new age e dall’altro quelle del fondamentalismo. E in questo quadro storico che bisogna inquadrare anche il trionfo, a viste umane apparentementeinarrestabile, del nuovo culto dell’“Olocausto”, dell’auto-idolatria messianica di Israele. Un nuovo culto che, a ben vedere, nel fare di una porzione di umanità un soggetto dagli attributi messianici e quasi-divini porta alle sue estreme conseguenze la “religione dell’umanità”, nella quale l’uomo adora sé stesso al posto di Dio. Sembra che tutto l’itinerario del processo di secolarizzazione, sviluppatosi in Occidente, abbia avuto come termine finale l’universale proclamazione di un culto sostitutivo di quello cristiano. Da qui le inevitabili domande:
l’Occidente illuminista ed umanitario ha ferocemente combattuto la Chiesa al solo fine di consentire il trionfo della Sinagoga? La decristianizzazione della società e dei costumi non sarà forse servita al solo fine della talmudizzazione della mentalità e dell’opinione pubblica, sicché i sostenitori del “laicismo” (troppo spesso confuso con la “laicità”) in effetti altro non sono stati, e non sono, che gli “utili idioti” dei sacerdoti del nuovo culto mondiale, nell’ambito di un più vasto disegno che non è interpretabile solo con categorie puramente umane o storiche? Se, come ci sembra testimoniato dai fatti, tali domande non possono essere evitate, senza condannarsi a non capire nulla di questo inizio del XXI secolo, si resta in attesa che da parte “laica” ci si spieghi come un ministro dell’attuale governo, Giuliano Amato, possa definire la Shoah il fondamento della Repubblica e dell’intero Occidente e come si possa conciliare l’assunzione da parte dello Stato, con l’istituzione ex lege della giornata della memoria, del nuovo culto sotteso alla “teologia dell’olocausto”.
In realtà, siamo di fronte ad un nuovo confessionalismo di Stato, che difende i suoi dogmi con tutti i mezzi a sua disposizione, comprese le leggi liberticide come quella proposta da Mastella.
LUIGI COPERTINO
NOTE
1) Il 27 gennaio 1945 i sovietici arrivarono ad Auschwitz. Da qui la data scelta per la giornata in questione. E’ emblematico il controsenso che segna la scelta di questa data: si celebra come memoria di “liberazione” il passaggio di una porzione di umanità dolente da un totalitarismo, quello nazista, ad un altro, quello sovietico. I gestori del Gulag svelano le atrocità del Lager!
2) Cfr. V. Messori “Ipotesi su Gesù, SEI, Torino, 1976, pp. 98-99.
3) Cfr. E.Toaff con A.Elkann, Il Messia e gli Ebrei, Bompiani, Milano 2002, p.34.
4) Cfr. E.Toaff con A.Elkann, Il Messia … op. cit., p. 26 e seg.
5) Cfr. E.Toaff con A.Elkann, Il Messia … op. cit., p. 83.
6) Cfr. G. Scholem , “Ŝabettay Sevi – Il Messia Mistico”, Einaudi, 2001, p. 60.
7) Citato in M. Blondet “La politica mondiale e l’Anticristo” in Il Timone n. 14/2001.
8) Cfr. V. Messori nella rubrica “Vivaio” della rivista “Il Timone”, anno 2004.
9) Cfr. G. Galli “Hitler ed il nazismo magico – le componenti esoteriche del Reich millenario”, Bur Rizzoli, Milano, 1994, pp. 283-288.
10) Cfr. D. Losurdo “Che cos’è il fondamentalismo” in Avallon – l’uomo e il sacro, numero 54, Rimini 2005, cit., p. 55. 11) Cfr. M. Massara, “La Terra troppo promessa”, Milano, 1979. Citato da M. Blondet “I Fanatici dell’Apocalisse – l’ultimo assalto a Gerusalemme”, Il Cerchio IniziativeEditoriali, Rimini, 2002, p. 45.
12) Citato da M. Blondet “I Fanatici dell’Apocalisse …”, op. cit., p. 45.
13) Cfr. Israel Shahak, “Storia ebraica e giudaismo. Il peso di tre millenni”, CLS, Verrua Savoia (TO), 1997, p. 70.
14) Citato in M. Blondet “Il mondo come lo vuole Giuda” in www.effedieffe.com.
15) Citato da M. Blondet “Scritture d’attualità” in www.effedieffe.com; cfr. anche I. Shahak “Jewish fundamentalism in Israel”, Londra, 1999.
16) Citato in M. Blondet “Il mondo …” op. cit.
17) Citato in Domenico Savino “Anime gnostiche” in www.effedieffe.com.
18) Invece l’Ebraismo di Abramo, di Mosé e dei Profeti, che è la Radice Santa di cui parla san Paolo nel capitolo 11 della Lettera ai Romani, ed il giudaismo talmudico, elaborato dal Sinedrio, non sono affatto la stessa fede, perché il primo era nient’altro che il Cristianesimo ante litteram (“Prima che Abramo fosse Io sono”, Gv. 8,58), mentre il secondo è un coacervo di “dottrine umane” (“Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”, così Cristo ammonisce i sinedriti in Mc. 7,8).
19) Epistole,CLI, Ad Algasium; Comm. In Dan., II, 24.
20) Cfr. F. Rossi De Gasperis “Ma Cristo non ha cancellato Israele. Le Chiese di Palestina e
l’ebraismo” in “Mondo e Missione”, febbraio 2002.
21) In tal senso si è chiaramente espresso, con l’arrogante franchezza che gli è propria, rivolto ad ammutoliti cardinali durante un incontro ecumenico, il rabbino Riccardo Di Segni. Cfr. il resoconto pubblicato su “Shalom” n. 2/2002.
22) Quanto detto a proposito della salvezza ebraica mediante la Croce di Cristo vale anche per i mussulmani, come per tutti gli uomini. Anche la salvezza degli islamici passa per la Croce di Cristo. Per la Croce di quell’Isa che, stando al Corano, è superiore allo stesso Maometto perché, a differenza di quest’ultimo, Egli è il “Verbo di Allah”, nato da Miriam sempre Vergine, e perché è a Lui, ad Isa, e non a Maometto, che, secondo l’escatologia coranica, sarà affidato da Dio il ruolo messianico fondamentale: tornare alla Fine dei Tempi, come Giudice Universale, per sconfiggere l’Anticristo, l’Impostore.
11:48 Scritto da: waa359 in Verità Politicamente SCORRETTE | Link permanente | Commenti (0) |
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