22.12.2009
IL NATALE SOLARE di JULIUS EVOLA
di Julius Evola.
da “Simboli della tradizione occidentale”
Fra gli altri, a due risultati di non poco momento dovrebbe condurre la dottrina della razza sul piano spirituale: in primo luogo, con un ritorno alle origini, essa dovrebbe riportare alla luce i significati più pro. fondi di tradizioni e di simboli, che si sono oscurati nel corso dei millenni, sì da non sopravviverne che frammenti sparsi, decaduti in consuetudini e in 'feste' convenzionali. In secondo luogo - e non senza relazione a ciò - la dottrina della razza dovrebbe ridestare la sensibilità per una concezione vivente del mondo e della natura, a limitare il potere di quella razionalistica, profana, "scientista" e fenomenicista, da cui l'uomo occidentale è stato sedotto ormai da secoli. E, in ordine a questo senso vivente e spirituale delle cose dei fenomeni, i migliori punti di riferimento possono esser dati soprattutto dalle concezioni "solari" ed eroiche, che le più antiche tradizioni arie ebbero in proprio.
Ben pochi sospettano che le feste di questi giorni, che ancor oggi, nel secolo dei grattacieli, della radio, dei grandi movimenti di folle, si celebrano e nelle cosmopoli così come fra trincee, macchine di guerra e masse combattenti, continuano una tradizione remota, riportanteci ai tempi ove, quasi all'aurora dell'umanità, s'iniziò il moto ascendente della prima civiltà aria; una tradizione, in cui peraltro si espresse meno una particolare credenza degli uomini, che la gran voce delle stesse cose.
Volendo qui dir qualcosa in proposito, va anzitutto ricordato un fatto da molti ignorato, vale a dire, che in origine la data del Natale e quella dell'inizio del nuovo anno coincidevano, non essendo questa data arbitraria, ma connessa ad un preciso avvenimento cosmico, al solstizio d'inverno. Il solstizio d'inverno cade infatti nel 25 dicembre, che è la data del Natale successivamente conosciuto, ma che nelle origini ha avuto un significato essenzialmente "solare".
Ciò appare ancora in Roma antica: la data natalizia in Roma antica era quella del risorgere ciel Sole, dio invitto - Natalis solis invicli - Con essa, come giorno del sole nuovo - dies solis novi - nell'epoca imperiale prendeva inizio l'anno nuovo, il nuovo ciclo. Ma questo "natale solare" di Roma del periodo imperiale a sua volta, rimanda ad una tradizione assai più remota di origine nordico-aria.
Del resto, Sol, la divinità solare appare già fra i dii indigetes, cioè fra le divinità delle origini romane, ricevute da ancor più lontani cicli di civiltà. In realtà, come diremo, la religione solare del periodo imperiale, in larga misura ebbe il significato di una ripresa e quasi di una rinascenza, purtroppo alterata da vari fattori di decomposizione, di un antichissimo retaggio ario.
Già la preistoria italica preromana è ricca di tracce del culto solare: carri solari, dischi, dischi radiati, stelle radiate, croci d'ogni tipo, non escluse le croci uncinate incise p. es. in ascie arcaiche rinvenute in Piemonte e nella Liguria. Per tal via può constatarsi il passaggio, nell'Italia antichissima, della stessa tradizione, che lasciò fin dall'età della pietra tracce consimili lungo tutti gli itinerari delle grandi migrazioni ario-occidentali e nordico-arie. Simboli, segni, jerogrammi, notazioni calendariche o astrali rudimentali, figurazioni, su vasi, armi od ornamenti, enigmatiche disposizioni di pietre rituali o di caverne, poi, più tardi, riti e miti sopravvissuti in civiltà più tarde,se studiate secondo i nuovi punti di vista propri alla indagine spirituale e razziale del mondo delle origini, forniscono peraltro testimonianze concordanti e univoche non solo circa la presenza di un culto solare unitario come centro della. civiltà delle genti arie primordiali, ma altresì circa la speciale importanza che in esse aveva la data "natalizia", vale a dire quella del solstizio d'inverno, il 25 dicembre.
Ad evitare degli equivoci, sarà però bene ricordare ad una certa classe dei lettori quel che in questa sede abbiamo già avuto occasione di rilevare; vale a dire, che parlando di un culto solare preistorico non si deve per nulla pensare a forme inferiori di una religione "naturalistica" e idolatrica. E' una fola, che l 'antica umanità, e soprattutto quella della grande razza aria,divinificasse superstiziosamente i fenomeni naturali - vero è, invece, che l'antichità concepì i fenomeni naturali essenzialmente come simboli sensibili di significati superiori, spirituali - quindi, più o meno come sostegni spontaneamente offerti ai sensi dalla natura per poter presentire questi significati trascendenti. Che le cose fra la parte meno qualificata di un dato popolo antico talvolta possano anche esser andate altrimenti, ciò può esser concesso, ma evidentemente prova così poco, quanto il fatto non raro del passare in forma di superstizioni bigotte perfino in alcuni culti cristiani, in certe popolazioni incolte e fanatiche del Sud. Prevenuto così un noto malinteso, il significato simbolico di espressioni arcaiche arie, come "luce degli uomini", o "luce dei campi" - landa ljòme - date al sole, deve risultare chiaro, e si può anche comprendere, che lo stesso intero corso del sole nell'anno, con le sue fasi ascendenti e discendenti, si presentasse parimenti nei termini di un grandioso simbolo cosmico. In questa vicenda solare il solstizio d'inverno costituì una specie di punto critico, vissuto secondo una particolare drammaticità nel periodo in cui le stirpi arie originarie ancora non avevano lasciate regioni, nelle quali era sopravvenuto il clima artico e l'incubo di una lunga notte. In tali condizioni, il punto del solstizio d'inverno - il più basso dell'eclittica - apparve come quello in cui la "luce della vita" sembrava estinguersi, tramontare, sprofondarsi nella terra desolata e gelata o nelle acque o fra le cupe selve, da cui però ecco che subito di nuovo si rialza a risplendere di nuovo chiarore.
Qui sorge una vita nuova, si pone un nuovo inizio, si apre un nuovo ciclo: La "luce della vita", si riaccende. Sorge o nasce dalle acque l' "eroe solare”. Di là dall'oscurità e dal gelo mortale vien vissuta una liberazione. Il simbolico albero del mondo e della vita si anima di nuova forza. E' in relazione a tutti questi significati che già in tempi preistorici, anteriori di millenni all'era volgare una quantità di riti e di feste sacre andarono a celebrare la data del 25 dicembre, come data di nascita o rinascita, nel mondo così come nell'uomo, del1a forza "solare".
Poco si sa che lo stesso tradizionale albero natalizio, ancora in uso in molti paesi e in Parte anche in Italia, ma nella forma di una faccenda da bambini o, al massimo, da buone famiglie borghesi, è un'eco residuale proprio di quell'antichissima, severa tradizione aria e nordico-aria. Un tale albero, ricavato da un "sempre verde", semper virens, cioè da pianta che non muore nell'inverno, pino od abete, riproduce l'arcaico albero della vita o del mondo, che al solstizio d'inverno s'illumina di nuova luce, cosa espressa appunto dalle candelette che lo' adornano e che vengono accese. in quella data. E i "doni", di cui quell'albero è carico - oggi, semplici regali per bambini - raffiguravano effettivamente il simbolico "dono di Vita" proprio alla forza solare che nasce o rinasce. Ma il momento in cui il semper virens, la pianta che non muore, si rinnova e si illumina nel simbolismo Primordiale, anche quello in cui, come si è detto, l' "eroe solare" sorge dalle acque allo stesso modo che, secondo un mito continuatosi fino al Medioevo ghibellino dopo aver avuto una Parte importante nelle leggende relative ad Alessandro Magno, l'albero cosmico è anche un albero "solare" avente una intima relazione col cosiddetto"albero dell'impero" - arbor solis, arbor imperii.
Ciò ci induce a considerare un altro aspetto assai interessante delle tradizioni in parola, per il quale vogliamo particolarmente riferirci all'antica romanità.
Il mithracismo, o culto di Mithra, come è noto, è la tarda forma assunta dall'antica religione ario- iranica (mazdea), in una formulazione particolarmente adatta per una mentalità guerriera. Diffusosi questo culto nella Romanità, sotto Aureliano la data del "natale solare" o solstizio d'inverno, il 25 dicembre, si identificò a quella della celebrazione del Natalis Invicti, cioè della nascita di Mithra considerato come un eroe "solare" .
Circa il mithracismo a Roma, come si è accennato, sarebbe assai superficiale, se non addirittura grossolano, parlare sic et simpliciter di "importazioni" o "influenze orientali": l'Oriente di quel tempo fu una cosa assai complessa, nella quale figuravano elementi molto eterogenei - ma fra di essi, indubbiamente, anche parti importanti e incorrotte del più antico retaggio spirituale delle genti arie e indoeuropee. Nei riguardi della relazione che fu stabilita fra Mithra e il "natale solare" romano, un noto studioso ebbe dunque a rilevare assai giustamente, che con questo non si venne ad una alterazione, ma piuttosto ad un rinnovamento del calendario romano secondo quel suo antico aspetto astronomico e cosmico, che esso aveva avuto ai tempi primi di Romolo e di Numa e che conferiva alle feste il significato di grandi simboli nella coincidenza delle date di esse con grandi epoche della vita del mondo.
Dopo di che, è importante .esaminare l'attributo di invictus-aniketos - dato a Mithra - all'eroe solare nella nuova concezione romana. E' un attributo"trionfale". Nelle originarie tradizioni ario- iraniche e affini esso è l'attributo di ogni natura celeste e, eminentemente, del sole, in quanto la luce che vince le tenebre, forza luminosa urànica su cui mai quelle della notte e della buia terra prevarranno. Ma, a Roma, noi vediamo che lo stesso epiteto invictus diviene. titolo imperiale, cesareo, e noi sappiamo che mithracismo, più che esser culto di una divinità astratta, voleva "indurre" - per così dire -la stessa qualità di Mithra negli iniziati, per mezzo di una certa trasformazione della loro natura. E' in ciò, evidente la tendenza a comprendere anche in modo simbolico e analogico l'attributo "solare", si da poterlo fare valere per l'uomo, e, propriamente, a contro segnare il tipo e l'ideale di una superiore umanità - per non dire addirittura di una "superumanità". Come il sole risorge, perennemente vittorioso sulle tenebre, così pure, in una perenne vittoria interiore sulla natura mortale e istintiva si compie un essere, che una mistica virtù rende, in via normale, eminentemente atto alla funzione di re, di capo, di duce. E' cosi che in Mithra, l' "eroe solare", fu venerato a Roma un fautor imperii; è così che si stabilisce una intima relazione del simbolismo solare con le idee di regalità e di impero, nella loro più alta forma.
Siffatta relazione ebbe particolare risalto nelle tradizioni eroiche delle antiche genti arie, e noi, in questa stessa sede, ne abbiatno già parlato, trattando· della dottrina mistica della "gloria".
Non volendo ripeter, dunque, cose già dette, ci limiteremo a ricordare la presenza degli stessi significati nell'antica Roma. La victoria Caesaris, cioè la mistica forza trionfale che, nel simbolo di una statuetta, dall'un Cesare veniva trasmessa all'altro, riflette esattamente le più antiche tradizioni ario-iraniche circa la regalità e il cosiddetto hvarenô: poiché, come già dicemmo nell'articolo ora ricordato, l'hvarenô valse come una misteriosa forza "solare" di invincibilità, e di "gloria" che investe i duci, fa di essi qualcosa di più che semplici uomini e li testimonia appunto con la loro vittoria.
Una antica effige romana di Sol raffigura questo dio simbolico con la destra levata nel gesto "pontificale" di protezione e con la sinistra che regge una sfera, simbolo del dominio universale. In un'altra immagine si ravvisa però lo stesso dio che trasmette il globo allo imperatore, presso ad inscrizioni, le quali riferiscono appunto alla "solarità" la stabilità e l' imperium di Roma: Sol conseruator orbis, Sol dominus romani imperii. Un altro medaglione particolarmente interessante reca nel retto l'immagine laureata del1'imperatore - con la testa, cioè, cinta del semper virens, della fronda imperitura: a tergo si ha il dio solare con la sfera, ma in più, vicino, una croce uncinata (che noi vediamo dunque presente anche in Roma antica) e la scritta: soli invicto comiti - cioè: al dio solare, compagno invincibile. Ancora una imagine - conservata nel Museo Capitolino - ci mostra l'associazione del simbolo"di Sol Sanctissimus con l'Aquila, con l'animale fatidico di Roma, che si pensava fosse anche quello, da cui lo spirito transumato degli imperatori morti veniva simbolicamente tratto dal rogo funerario in cielo. Testimonianze analoghe potrebbero esser facilmente moltiplicate. Non è azzardato dire, che esse ci parlano di un vero e proprio "mandato divino solare" 'quale anima viva di quella funzione imperiale cesarea, che, per noi, nel mondo antico, fu una specie di ultimo guizzo di significati arcaici a poco a poco perduti.
Nella antica settimana romana il "giorno del sole" era il "giorno del signore" - e questo significato è sopravvissuto nei tempi successivi col termine di domenica, da dominus, 'signore, così come nella designazione germanica sonntag o inglese sunday per lo stesso giorno di "festa" si è conservato letteralmente il significato di. "giorno del sole” e, con esso, il riflesso dell'antica concezione solare ariana. Qualcosa della sapienza dei primordi sembra dunque essersi conservato, in un qualche modo, nella stessa festa annuale del Natale, per quanto la celebrazione dell'anno nuovo si sia da essa dissociata. Il simbolismo della luce vi si mantiene - si ricordino p. es. le parole del prologo del Vangelo di Giovanni: erat lux vera, quae iIluminat omnem nominem venientem in hunc mùndum - così come l'attributo di "gloria", che appare poco più sotto. In tracce monumentali del primo periodo romanico lo stesso simbolo della croce si unisce a quello solare.Nella tradizione aria e nordico-aria e nella stessa Roma lo stesso tema ebbe una portata non soltanto religiosa e mistica, ma sacra, eroica e cosmica ad un tempo. Fu la tradizione di una gente, alla quale la stessa natura, la stessa gran voce delle cose, parlò in quella data, di un mistero di resurrezione, della nascita o rinascita di un principio non solo di "luce" e di nuova vita. ma anche di imperium, nel senso più alto e augusto del termine.
12:51 Scritto da: waa359 in Eretici antisemiti | Link permanente | Commenti (0) |
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