15.12.2009
CHIARIMENTI SULLA QUESTIONE DELLE CAMERE A GAS OMICIDE di Carlo Mattogno Parte 1
Di Carlo Mattogno (2009)
Parte 1
[ Il noto "disboscatore di oloballe olocau$tiche" Carlo Mattogno (abilmente camuffato!) in azione con l'ascia (non bipenne)...$ e foto... NON compaiono nel testo originale (WaA359) ]
Essendomi giunte, tramite una lista di diffusione, al pari degli altri destinatari delle lettere, perplessità e obiezioni sulla questione delle camere a gas omicide, in particolare riguardo al campo di Belzec, ma anche su Auschwitz, e non avendo alcuna intenzione di impelagarmi in una sterile disputa privata, credo di fare cosa utile fornendo a tutti gli interessati i chiarimenti che seguono.
1) La dogmatica olocaustica sui campi di sterminio orientali
In un altro scritto ho presentato il seguente prospetto delle credenze olocaustiche sui campi di sterminio “puri”:
| campo | camere a gas secondo la storiografia olocaustica | numero delle vittime secondo l’Enzyklopädie des Holocaust | prove documentarie e/o materiali |
| Chelmno | 2 o 3 “Gaswagen” | 152.000-320.000 | nessuna |
| Belzec | 3, poi 6 | 600.000 | nessuna |
| Sobibor | 3 | 250.000 | nessuna |
| Treblinka | 3, poi 6 o 10 | 738.000 | nessuna |
| totale | 23 o 28 | 1.740.000-1.908.000 | nessuna |
Dunque, secondo la Holocaustica Religio, bisognerebbe credere che esistettero da 23 a 28 camere a gas (mobili e fisse), le quali sterminarono da 1.740.000 a 1.908.000 persone, senza la minima prova documentaria o materiale, soltanto sulla base di testimonianze! E quali testimonianze! A titolo di esempio, sotto riassumo quella che è stata per anni fondamentale (e per molti lo è ancora) sul campo di Belzec.
Se qualcuno ci vuole credere, faccia pure. Ma non si invochino “prove” o “argomenti”: questo è soltanto dogmatismo fideistico. Un dogmatismo totalitario e intollerante, come testimoniano la vicenda del vescovo Williamson e le galere austriache e tedesche che ospitano gli eretici revisionisti.
2) Il caso di Belzec
Su questo campo ho scritto tre saggi:
Belzec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia. Effepi, Genova, 2006.
Un nuovo libro olocaustico su Belzec e la sua fonte. Considerazioni storico-critiche. Effepi, Genova, 2007.
Belzec e le Controversie olocaustiche di Roberto Muehlenkamp, in:
http://ita.vho.org/BELZEC_RISPOSTA_A_MUEHLENKAMP.pdf
Sarebbe bene che chi li critica, prima li leggesse, dato che di solito si attingono da siti olo-americani obiezioni cui in questi scritti ho già ampiamente risposto.
L’obiezione classica è questa: se gli Ebrei deportati a Belzec, Sobibor e Treblinka non sono stati gasati in questi campi, dove sono finiti?
Sottolineo anzitutto che il problema essenziale è quello delle camere a gas omicide. Secondo una prospettiva minimalista, si potrebbe perfino concedere che questi deportati siano stati assassinati, ma risulterebbe comunque non dimostrato che ciò sarebbe avvenuto in camere a gas omicide come asserito dai testimoni, e tutti i dubbi sorgono appunto dall’inconsistenza delle testimonianze.
D’altra parte, finché ciò non sarà dimostrato, non risulterà dimostrato neppure che questi deportati siano stati assassinati. E questa è la prospettiva massimalista. Il fulcro della questione resta pertanto incentrato sulle camere a gas e sulle relative testimonianze, talché una tale obiezione costituisce soltanto un problema secondario, come spiegherò meglio sotto.
Circa le deportazioni ebraiche all’Est, con certezza, si sa soltanto che oltre 70 trasporti, con almeno 71.000 ebrei furono inviati direttamente a Riga, Minsk, Kaunas ed altre località orientali tra il novembre 1941 e il novembre 1942. A partire dal marzo 1942, almeno 72 trasporti ebraici provenienti dal ghetto di Theresienstadt, da Vienna, dalla Slovacchia, dal Vecchio Reich, con oltre 87.000 ebrei, furono deportati nel distretto di Lublino, per essere poi trasportati nei territori orientali occupati.
I documenti parlano genericamente di trasferimento o deportazione o evacuazione o emigrazione all’Est o nell’Est russo, senza specificare le località.
Due documenti, relativi ad Auschwitz, sono perlomeno eloquenti.
Il 15 settembre il ministro degli armamenti Albert Speer e il capo dell’Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS (WVHA) Oswald Pohl concordarono che, nel quadro della «migrazione [ebraica] all’Est» (Ostwanderung), gli ebrei abili al lavoro sarebbero stati trattenuti ad Auschwitz, gli inabili avrebbero continuato il loro viaggio all’Est(1). E un rapporto dell’ SS-Untersturmführer Ahnert su una riunione che si era tenuta il 28 agosto 1942, con riferimento ai trasporti ebraici che passavano per Auschwitz, si parla di acquisto di baracche per un campo che doveva essere costruito in Russia e si precisa: «Il trasporto delle baracche può essere attuato in modo che da ogni treno siano portate 3-5 baracche»(2).
Per maggiori ragguagli rimando al mio studio Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia (2008)(3).
Secondo alcune fonti, le SS pensavano anche alla bonifica dei territori paludosi del Pripjet, che si estendevano tra Polonia orientale e la Rutenia Bianca, come è attestato, tra l'altro, da due studi che apparvero nel dicembre 1941 e nel giugno 1942 nella Zeitschrift für Geopolitik (Rivista di Geopolitica): Le paludi del Pripjet come problema di drenaggio, di Richard Bergius, e Propjet-Polesia, territorio e abitanti, di Hansjulius Schepers (4). Inoltre l'idea dell’impiego della manodopera ebraica per una rete di canali che collegassero il Mar Nero al Mar Baltico (Wasserstraßenverbindung) era già stata avanzata da Alfred Rosenberg l'8 maggio 1941 in una direttiva per un commissariato del Reich nei territori orientali (5). Gli Ebrei dovevano comunque trovare una collocazione nel quadro del Generalplan Ost, che prevedeva una risistemazione dei territori orientali secondo criteri razziali.
3) L’importanza del Führerbefehl (ordine del Führer)
Le deportazioni vanno inquadrate nel contesto della politica nazionalsocialista di emigrazione- evacuazione ebraica, che era stata teorizzata da Hitler fin dal 1919 e fu ufficializzata e attuata dalla fine del 1936 con la creazione di un “Servizio per le questioni ebraiche” presso il Servizio di Sicurezza delle SS preposto alla preparazione di un’emigrazione in massa degli Ebrei tedeschi. Il 24 giugno 1940 Heydrich, che era capo del RSHA (Reichssicherheitshauptamt: Ufficio centrale di Sicurezza del Reich) e incaricato della “soluzione finale” della questione ebraica in Europa, scrisse al ministro degli Esteri Joachim Ribbentrop che dal 1° gennaio 1939 era riuscito a far emigrare dal territorio del Reich oltre 200.000 Ebrei, ma il problema totale costituito dai circa circa 3.250.000 Ebrei nei territori all’epoca sotto sovranità tedesca non poteva più essere risolto mediante emigrazione (durch Auswanderung). Si rendeva perciò necessaria una soluzione finale territoriale (eine territoriale Endlösung) (6). Ciò fu all’origine del ben noto «Progetto Madagascar» (Madagaskar-Projekt), che fu ufficialmente abbandonato, per il protrarsi della guerra, il 10 febbraio 1942.
Pochi giorni prima, il 20 gennaio, Heydrich, alla conferenza di Wannsee, aveva comunicato al suo uditorio che
«il Reichsführer-SS e capo della Polizia tedesca, in considerazione dei pericoli di una emigrazione durante la guerra e in considerazione delle possibilità dell’Est, ha proibito l’emigrazione degli Ebrei. All’emigrazione, come ulteriore possibilità di soluzione, previa autorizzazione del Führer, è ormai subentrata l’evacuazione degli Ebrei all’Est» (7).
L’emigrazione ebraica fu proibita da Himmler solo il 23 ottobre 1941, oltre due anni dopo lo scoppio della guerra (8). (La conferenza di Wannsee era stata originariamente programmata per il 9 dicembre 1941 (9)).
Il 21 luglio 1942 Martin Luther, un funzionario del Ministero degli Esteri, redasse un importante memorandum che conferma pienamente l’ordine di evacuazione:
«Alla conferenza [di Wannsee] il Gruppenführer Heydrich spiegò che l’incarico del Reichsmarschall Göring gli era stato affidato per ordine del Führer e che il Führer al posto dell’emigrazione aveva ormai autorizzato come soluzione l’evacuazione degli ebrei all’Est (und dass der Führer anstelle der Auswanderung nunmehr die Evakuierung der Juden nach dem Osten als Lösung genehmigt habe)».
In base a quest’ordine, spiegava Luther, fu intrapresa l’evacuazione degli Ebrei dalla Germania. La destinazione era costituita dai territori orientali via Governatorato Generale:
«L’evacuazione nel Governatorato generale è un provvedimento provvisorio (eine vorläufige Massnahme). Gli Ebrei saranno trasferiti ulteriormente nei territori orientali occupati (die Juden werden nach den besetzten Ostgebieten weiterbefördert) appena ce ne saranno i presupposti tecnici»(10).
Ho riassunto molto sommariamente ciò che ho documentato nello studio citato sopra Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia, pp. 6-14.
Se si prescinde da questo contesto storico, il presunto ordine di sterminio ebraico di Hitler ne risulta sottovalutato e banalizzato.
Che importa che non sia stato trovato un ordine scritto? – si afferma. L’ordine fu impartito verbalmente.
Qualcuno ritiene anzi che l’argomento della mancanza di un ordine scritto sia un’arma a doppio taglio:
«I “negazionisti” fanno della mancanza di un ordine scritto di sterminio da parte di Hitler uno dei loro cavalli di battaglia. I loro detrattori rispondono che, in un regime come quello nazista, Hitler non poteva non sapere della messa in atto della “soluzione finale”. Ora si da il caso che gli stessi detrattori dei “negazionisti” utilizzano l'argomento della mancanza di un ordine scritto di Pio XII per aprire i conventi agli ebrei perseguitati nei paesi occupati per negare (sì, anche loro sono a modo loro “negazionisti”) il pronto aiuto che quel santo Papa e la Chiesa hanno effettivamente dato agli israeliti, riducendo ogni episodio alla buona volontà di singoli cristiani o di singoli gruppi di cristiani ma senza sollecitazione da parte della Gerarchia. È evidente la faziosità di questo modo di fare storia che pretende sempre e comunque una prova scritta: la mancanza dell'ordine scritto non può essere usata per “assolvere” Hitler ed al tempo stesso “condannare” Pio XII o, viceversa, “condannare” Hitler ed “assolvere” Pio XII. Se Hitler non poteva non sapere, è evidente che anche Pio XII non poteva non sapere quanto si stava facendo nell'intera Chiesa, in Europa, e persino nella sua diocesi di Roma, per salvare gli ebrei» (11).
Qui c’è un duplice equivoco. Sul primo, che riguarda la questione della prevalenza del documento sulla testimonianza, ho già chiarito il mio punto di vista (12). Aggiungo che questo principio metodologico non implica affatto che si debba pretendere «sempre e comunque una prova scritta», perché esistono altre prove, oltre quelle documentali (considerando in senso stretto il documento come uno scritto), soprattutto quelle materiali. Ad esempio il DNA che inchioda un assassino, o fosse comuni a Belzec con almeno 434.000 cadaveri, che inchioderebbero i revisionisti, se fossero stati trovati nel corso delle locali indagini archeologiche.
Non si tratta dunque della «faziosa» richiesta di una prova scritta, ma della più che «legittima» richiesta di una qualunque prova, documentale o non documentale.
Il secondo equivoco riguarda il reale significato e la reale portata storiografica dell’ordine di sterminio.
Lasciando da parte il fatto che la storiografia olocaustica non è d’accordo neppure su un ordine verbale - basti solo pensare alle teorie del «cenno della testa» di Martin Broszat e Christopher Browning o a quella parapsicologica della «lettura di pensieri concordanti» di Raul Hilberg -, la questione essenziale è questa: quando, come e perché la politica nazionalsociasta di emigrazione-evacuazione fu abbandonata e sostituita da una politica di sterminio? L’ “ordine del Führer”, infatti, dovrebbe coincidere con questa svolta epocale e determinarla.
La storiografia norimberghiana aveva supposto, secondo le dichiarazioni di Rudolf Höss, che il presunto ordine di sterminio ebraico fosse stato impartito nel giugno 1941. Le insuperabili contraddizioni storiche insite in tale congettura portarono la nuova storiografia ad una revisione radicale della datazione dell’ “ordine del Führer”. Nel 1999 Karin Orth, nell’articolo Rudolf Höss e la “soluzione finale della questione ebraica”. Tre argomenti contro la sua datazione all’estate del 1941(13), la posticipò al giugno 1942, ipotesi del resto già formulata da Pressac.
Ma allora come si spiega l’istituzione del “campo di sterminio” di Belzec nel marzo 1942, tre mesi prima dell’ “ordine del Führer”? Per ordine di chi e perché fu creato?
4) Globocnik e il Generalplan Ost
La faccenda è complicata ulteriormente dal fatto che il 17 luglio 1941 il capo dell’ “azione Reinhardt” (la pretesa operazione di sterminio ebraico nei campi di Belzec, Sobibor e Treblinka, ma anche di Lublino-Majdanek), l'SS- Brigadeführer Odilo Globocnik, che era SS-und Polizeiführer di Lublino, fu nominato da Himmler «Incaricato della costruzione di basi delle SS e della Polizia nel nuovo territorio orientale» (Beauftragte für die Errichtung der SS- und Polizeistützpunkte im neuen Ostraum). Questa nomina rientrava nel Generalplan Ost. In una nota redatta il 21 luglio 1941, punto 13, Himmler ordinò che l'incaricato del Reichsführer-SS doveva mettere in atto entro l'autunno la catena di comando «per la costruzione di basi delle SS e della Polizia nel nuovo spazio orientale»(14). Come scrive lo storico olocaustico Jan Erik Schulte, «anche altri ordini impartiti da Himmler a Lublino rendono evidente che egli voleva impiegare i detenuti per provvedimenti legati alla colonizzazione dell'Est» (15).
In tale contesto fu istituito il campo di Lublino. Il 1° novembre 1941 l'SS-Oberführer Hans Kammler, capo dell'Amt II-Bauten (Ufficio II-Costruzioni) dell' SS-Hauptamt Haushalt und Bauten (Ufficio Centrale Bilancio e Costruzioni) inviò alla Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei di Lublino l'ordine postdatato di costruzione del campo, che doveva servire come centro di raccolta di manodopera (prigionieri sovietici) per il Generalplan Ost.
Il 26 novembre, Globocnik, nella sua qualità di «Incaricato della costruzione di basi delle SS e della Polizia nel nuovo territorio orientale», ordinò alla Zentralbauleitung di Lublino «la costruzione di un campo di transito per rifornimenti (Durchgangsnachschublager) per lo Höhere SS- und Polizeiführer di Russia Sud e Caucasia che comprendeva 13 baracche, di cui 11 erano magazzini (16). Il campo fu completato e consegnato l'11 settembre 1942 (17). Esso era destinato a rifornire i vari uffici addetti alle costruzioni nei territori orientali.
Ma al novembre 1941 risale anche la costruzione del campo di Belzec. Allora:
- poiché nessun documento attesta un cambiamento della politica nazionalsocialista di emigrazione-evacuazione;
- poiché nessun documento attesta l’indispensabile punto di svolta di questa politica, l’“ordine del Führer”;
- poiché Himmler e Globocnik all’epoca erano impegnati in un enorme piano di colonizzazione e di spostamento di popolazioni;
- poiché, secondo questo piano, gli Ebrei dovevano trovare una loro sede all’Est;
- poiché il presunto ordine di sterminio di Hitler sarebbe stato impartito tre mesi dopo l’entrata in funzione del campo di Belzec,
come si può credere seriamente che questo campo fosse stato costruito come “campo di sterminio”?
Congettura, come mostrerò subito, messa in dubbio persino da Jean-Claude Pressac.
5) Una conferma insospettata (e insospettabile)
Ciò chiarito, ritorno alla domanda iniziale: che fine fecero gli Ebrei deportati a Belzec, Sobibor e Treblinka?
Ho già spiegato che al riguardo non esistono documenti specifici.
Sta di fatto, però, che la politica nazionalsocialista di deportazione ebraica all’Est trova un’importante conferma nello studio demografico del prof. Eugene M. Kulischer, membro dell’ International Labour Office di Montreal, Canada, intitolato The displacement of population in Europe (18), che fu pubblicato nel 1943. Per la sua elaborazione, l’autore si avvalse dell’assistenza di una ventina di istituzioni, alcune delle quali ebraiche, come l’American Jewish Joint Distribution Committee, l’American Jewish Committee Research Institute on Peace and Post-War Problems e l’Institute of Jewish Affairs, tutte con sede a New York.
Nel paragrafo dedicato ai Territori di destinazione e metodi di confino egli indicò chiaramente la direttiva principale della deportazione ebraica:
«Alcuni Ebrei dal Belgio furono inviati in una zona limitrofa dell’Europa occidentale per lavoro forzato, ma, generalmente parlando, la tendenza è stata di trasferire gli Ebrei all’Est. Molti Ebrei dell’Europa occidentale, a quanto è stato riferito, furono deportati nelle miniere della Slesia. La grande maggioranza fu mandata nel Governatorato generale e, in numero sempre crescente, nell’area orientale, cioè nei territori che erano stati sotto il regime sovietico dal settembre 1939 e in altre aree occupate dell’Unione Sovietica».
Ho esposto un ampio riassunto di questo studio nell’opera Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp? (19), che ho redatto in collaborazione con Jürgen Graf.
6) Il problema delle camere a gas
Gli studi Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia e Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp? vertono essenzialmente sul problema delle camere a gas omicide in questi campi e, a mio avviso, confutano la loro esistenza.
Va ribadito che tale esistenza non è attestata da alcuna prova documentaria o materiale; essa si basa esclusivamente su testimonianze oculari, dimostrabilmente assurde e contraddittorie e prive di qualunque riscontro materiale.
Nel caso specifico di Belzec, i due testimoni fondamentali, Kurt Gerstein e Rudolf Reder, proferirono assurdità talmente grosse da indurre Michael Tregenza, uno dei massimi specialisti olocaustici di tale campo, a dichiararle «contraddittorie» e «inattendibili»; in particolare, egli ha definito «il materiale–Gerstein» una «fonte dubbia», aggiungendo che «anzi, in alcuni punti, bisogna considerarlo fantasticheria» (20).
Bisogna aggiungere che le dichiarazioni di questi due testimoni presentano una contraddizione insuperabile: secondo Gerstein, l’uccisione delle vittime nelle “camere a gas” di Belzec avveniva con i gas di un motore Diesel convogliati all’interno dei locali; per Reder, invece, i gas, prodotti da un motore a benzina, «erano convogliati dal motore direttamente all'esterno e non nelle camere»(21), talché il poveretto non sapeva neppure come morissero le vittime!
Fino al 1950, quando si aggiunse il testimone Wilhlem Pfannenstiel, presunto accompagnatore di Gerstein nella visita a Belzec, questi furono gli unici due garanti della realtà di camere a gas omicide in tale campo, e rimasero in tre fino al 1965, quando a Monaco fu celebrato il processo Belzec.
Questi tardivi testimoni, a cominciare da Pfannenstiel, sguazzarono letteralmente nel cosiddetto “rapporto Gerstein” come in uno stagno, si alimentarono di esso, ne presentarono uno scialbo riassunto, che costituì una mera verità processuale, che non ha nulla a che vedere con la verità storica.
Così la realtà delle “camere a gas” di Belzec si rivela inconsistente come le testimonianze che l’asseriscono, a cominciare da quella di Gerstein, fondamentale perché su di essa è stata originariamente costruita la storia del campo di sterminio di Belzec.
7) La “testimonianza oculare” di Kurt Gerstein
Riassumo il suo racconto come risulta dalle sue molteplici testimonianze. Per i riferimenti rimando alla mia replica a Valentina Pisanty.
Il 10 marzo 1941 Gerstein si arruola nelle SS e viene assegnato all'SS-Führungshauptamt, Amtsgruppe D, Sanitätswesen der Waffen-SS, Abteilung Hygiene. In virtù dei suoi successi nel campo della disinfestazione, egli viene presto promosso Leutnant e Oberleutnant, gradi inesistenti nelle Waffen-SS. Nel gennaio e nello stesso tempo nel febbraio 1942 egli viene nominato capo del servizio tecnico di disinfezione delle Waffen-SS. In tale qualità, l'8 giugno 1942, Gerstein riceve la visita dell'SS-Sturmbannführer Günther, del RSHA, il quale gli affida l'incarico di procurare immediatamente, per una missione del Reich segretissima, 100 kg e in pari tempo 260 kg di una sostanza che è sia acido cianidrico (Blausäure, acide prussique), HCN, sia cianuro di potassio (cyanure de potassium), KCN, e di portarla con un'automobile («mit einem Auto») e nello stesso tempo con un autocarro («cammion») in un luogo sconosciuto, noto soltanto all'autista. L'incarico di Günther offre a Gerstein l'opportunità di visitare i campi di sterminio orientali. Tuttavia secondo il documento Tötungsanstalten in Polen Gerstein non viene prescelto inopinatamente dal RSHA per la sua missione segretissima, ma prende egli stesso l'iniziativa: cerca di mettersi in contatto con ufficiali SS in Polonia, guadagna la loro fiducia e riesce ad «ottenere il consenso» per visitare due «stabilimenti dell'uccisione».
L'8 giugno Gerstein riceve dunque da Günther un ordine di missione verbale confermato per iscritto 48 ore dopo, cioè il 10 giugno. Nove settimane dopo, Gerstein e l'autista partono alla volta di Kolin, presso Praga, per caricare la sostanza tossica. Gerstein porta con sé il prof. Pfannenstiel, che è in pari tempo SS-Sturmbannführer e Obersturmbannführer, «più casualmente» («mehr zufällig»), il che significa che Pfannenstiel non aveva nulla a che vedere con la missione di Gerstein.
A questo punto le cose si complicano. Gerstein deve infatti prelevare e in pari tempo trasportare a Kolin 100/260 kg di acido cianidrico/cianuro di potassio; la località del prelievo/trasporto è sia imposta a Gerstein, sia scelta da Gerstein; il quantitativo di sostanza tossica viene ordinato a Gerstein dal RSHA e in pari tempo fissato da Gerstein.
Qui bisogna rilevare che i metodi di lavoro del RSHA, per quanto concerne lo sterminio ebraico, erano a dir poco bizzarri: Günther affidò a Gerstein l'incarico di procurare «immediatamente» («sofort») la sostanza tossica «per una missione del Reich estremamente segreta» («für einen äusserst geheimen Reichsauftrag»), ma Gerstein partì tranquillamente dopo oltre due mesi senza che nessun funzionario del RSHA avesse avuto nulla da eccepire; non solo, ma il RSHA aveva curiosamente rivelato il segreto della destinazione del viaggio di Gerstein ad un autista, ad un estraneo (Pfannenstiel), ma non al diretto interessato: Gerstein stesso!
Lo scopo della missione di Gerstein era di trasformare il sistema di funzionamento delle camere a gas omicide introducendo l'acido cianidrico al posto del gas di scappamento di motori Diesel; ma in contraddizione con ciò Gerstein dichiara:
«Io comprendevo la mia missione, aggiunge Gerstein. Mi si chiedeva di scoprire un mezzo di soppressione più rapido e più efficace di questo sterminio di genere primitivo. Proposi l'impiego di gas più tossici, e specialmente di quelli che sprigiona l'acido prussico».
Dunque egli doveva scoprire proprio quel mezzo di soppressione che gli era stato precedentemente indicato dal RSHA e propose proprio quella sostanza che gli era stata precedentemente ordinata dal RSHA!
A Kolin, Gerstein non prelevò Zyklon B - che vi si produceva regolarmente - ma acido cianidrico liquido in 45 bottiglie, «dietro presentazione di un buono di requisizione del RSHA», dunque per ordine del RSHA, cosa alquanto singolare, dato che, per la sua pericolosità, in Germania, l'acido cianidrico liquido non era più usato nella disinfestazione dall'introduzione del Bottich-Verfahren e dello Zyklon B.
Qui sorge un altro problema: perché il RSHA ordinò a Gerstein di portare con sé un quantitativo così ingente di acido cianidrico? Considerato il volume effettivo delle 6 presunte camere a gas di Bełżec – circa 145 m3 tenuto conto del volume occupato dai corpi delle vittime - 500 grammi di acido cianidrico sarebbero stati sufficienti a produrre in ciascuna di esse una concentrazione teorica di gas 10 volte superiore a quella immediatamente mortale. I 100 kg di acido cianidrico presuntamente trasportati da Gerstein sarebbero dunque bastati a uccidere 300.000 persone in 200 gasazioni! Decisamente un po’ troppo per dei semplici esperimenti. Per questi sarebbero stati sufficienti una decina di barattoli di Zyklon B, che Gerstein, visto che si doveva recare a Lublino, avrebbe potuto comodamente prelevare al campo di Majdanek, al quale, appena due settimane prima, il 30 luglio 1942, la ditta Tesch und Stabenow aveva consegnato 360 barattoli di Zyklon B da 1,5 kg ciascuno, per complessivi 540 kg di acido cianidrico.
Invece il RSHA, incomprensibilmente, costrinse Gerstein a fare un viaggio di circa 700 km da Kolin a Lublino con un carico tanto pericoloso che, a norma di legge, poteva essere trasportato solo refrigerato (unter Kühlung), di notte e con un autocarro speciale (mit besonderem Furhwerk).
A Lublino, Globocnik anzitutto chiese a Gerstein di effettuare la disinfestazione della raccolta di tessuti (stracci e vestiario), che ammontavano a «circa 40 milioni di kg = 60 treni merci completamente pieni»! Dal documento NO-1257 risulta che 2.700 tonnellate di stracci occupavano 400 vagoni. Ne consegue che 40.000 tonnellate richiedevano circa 5.925 vagoni (sicché ciascuno dei 60 treni di Gerstein aveva la bellezza di 98 vagoni!). Curiosamente però, alla conclusione dell’ “azione Reinhardt”, il 15 dicembre 1943, Globocnik era riuscito a mettere insieme soltanto 3.400 vagoni di tessuti (per la precisione:«vestiario, biancheria, piume da letto e stracci»), cioè 2.525 vagoni meno di quanto avesse fatto fino al 17 agosto 1942! Non è poi molto chiaro per quale ragione Globocnik avesse affidato proprio a Gerstein questo compito, dato che a Lublino esistevano «lavanderie e impianti di disinfestazione», oltre a ditte specializzate nella disinfestazione, né come questo compito si conciliasse con la missione segretissima di trasformare le camere a gas funzionanti con i gas di scappamento di un motore Diesel in camere a gas ad acido cianidrico. Gerstein, come è noto, si recò con il suo carico letale a Belzec, ma non adempì la sua missione, e poi se ne tornò tranquillamente a Berlino, senza che nessuno gli chiedesse conto di questa missione, che, ricordo, era un segreto di Stato. A questo riguardo il giudice istruttore francese Mattei gli chiese:
«A chi avete reso conto dell'esecuzione della vostra missione?
[Gerstein] - Al mio ritorno a Berlino da un viaggio che è durato circa due settimane, non ho reso conto a nessuno dell'esecuzione della mia missione. Nessuno mi ha chiesto nulla».
Un'altra bizzarria dei metodi di lavoro del RSHA!
Circa la sorte dell'acido cianidrico prelevato a Kolin, Gerstein racconta di aver portato al campo di Belzec 44 delle 45 bottiglie e in pari tempo di averle nascoste a 1.200 metri dal campo.
Giunto in Polonia, Gerstein visita i campi di Belzec, Treblinka e Majdanek, e in pari tempo di Belzec, Sobibór e Treblinka e nello stesso tempo soltanto di Belzec e Treblinka. La cronologia di questi viaggi è a dir poco sorprendente. Egli menziona due date precise, il 17 agosto 1942, giorno del suo arrivo a Lublino, e il 19 agosto 1942, giorno del suo arrivo a Treblinka: tra queste due date Gerstein fornisce due cronologie diverse ed entrambe contraddittorie.
Il 17 agosto è a Lublino, il giorno dopo va a Belzec: 18 agosto; il mattino seguente egli assiste alla famosa gasazione omicida: 19 agosto; «il giorno dopo, il 19 agosto» («am nächsten Tage, den 19.August») va a Treblinka: in realtà si tratta del 20 agosto. Seconda cronologia: il 17 agosto a Lublino, un altro giorno va a Belzec: 18 agosto; un'altra mattina assiste alla gasazione: 19 agosto; un altro giorno le fosse comuni vengono riempite di sabbia: 20 agosto; un altro giorno Gerstein va a Treblinka: 21 agosto. Inoltre Gerstein ha trascorso nei campi di Globocnik «soltanto tre giorni» e in pari tempo due giorni, cioè «il 17 e 18 agosto» 1942, il che è in ulteriore contraddizione con la cronologia esposta sopra.
A Belzec, Gerstein vede entrare nel campo un treno merci di 45 vagoni, cosa alquanto improbabile, dato che il binario di raccordo all'interno del campo di Belzec era lungo 260 metri mentre 45 carri bestiame sono lunghi circa 498 metri.
Egli vede anche una montagna di scarpe alta 35-40 metri e un bambino ebreo di tre anni (sic) che distribuisce a oltre 5000 deportati delle cordicelle per legare insieme le loro scarpe.
La gasazione omicida alla quale Gerstein pretende di avere assistito avviene nello stesso tempo a Belzec e a Majdanek.
Essa si svolge in una installazione che conteneva 5 camere a gas e nello stesso tempo 6, le quali misuravano in pari tempo m 4 x 5 e m 5 x 5, m 1,90 di altezza. Sorprendentemente, però, esse avevano comunque una superficie di 25 m2 e un volume di 45 m3!
Le camere a gas si riempiono. «Gli uomini stanno gli uni sui piedi degli altri, 700-800 in 25 metri quadrati, in 45 metri cubi!», ossia 28-32 persone per metro quadrato! Ma queste 700-800 persone si trovavano nello stesso tempo sia in una camera a gas, sia nell'intero edificio. L'uccisione degli Ebrei avviene il giorno stesso dell'arrivo del treno e in pari tempo «il giorno seguente o alcuni giorni dopo». Il gas tossico viene prodotto da un vecchio motore Diesel smontato dal veicolo e nello stesso tempo da «un grosso trattore». Dopo la gasazione i cadaveri vengono portati via su «carri di legno» («auf Holzwagen») e nello stesso tempo su «barelle di legno» («auf Holztragen») alle fosse comuni, dove Gerstein vede dei lavoratori ebrei impegnati a spogliare dei cadaveri che vi erano stati gettati vestiti: ciò avviene a Belzec e in pari tempo a Treblinka. Il numero totale dei gasati dei due soli campi di Belzec e di Treblinka è di 25 milioni di persone!
È importante sottolineare che tutte le affermazioni di Gerstein devono essere prese alla lettera, come egli dichiara sotto giuramento:
«Tutte (alle) le mie affermazioni sono vere alla lettera (wörtlich wahr) Sono pienamente consapevole davanti a Dio e all'umanità della straordinaria portata di queste mie annotazioni e giuro che nulla di tutto ciò che ho registrato è immaginario o inventato (erdichtet oder erfunden), ma che tutto è esattamente così (genau so)».
09:17 Scritto da: waa359 in AAA- Cercasi Camere a Gas, Articoli di Carlo Mattogno | Link permanente | Commenti (0) |
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