13.12.2009

AUSCHWITZ BOMB SHELTER THESIS MATTOGNO Parte 4

mattogno_carlo.jpgCARLO MATTOGNO

AUSCHWITZ
LA "BOMB SHELTER THESIS" DI SAMUEL CROWELL:
UN' IPOTESI STORICAMENTE INFONDATA

Parte 4


Nella mia risposta finale a Crowell forse è bene precisare che ho citato il suo ultimo articolo in base al testo stampato "Bomb Shelters in Birkenau: A Reappraisal." Item # CS 600 Smith's Report: The Catalog PO BOX 439016 San Diego CA 92143

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Immagine 25
Il Leichenkeller 1 del crematorio II nel 1992. © Carlo Mattogno.
Il lato ovest è quello verso gli alberi.

Immagine 26
Il Leichenkeller 1 del crematorio II nel 2000. © Carlo Mattogno.
Il lato ovest è quello a destra.

Infine Crowell passa opportunisticamente sotto silenzio il fatto non certo irrilevante che l'unico pozzetto esistente a ridosso del muro di un Leichenkeller, quello del crematorio III, è sprovvisto di "metal ladder": ma allora come si poteva uscire da questa ipotetica "emergency exit"?

D'altra parte, che questo pozzetto fosse collegato al
Leichenkeller attraverso un'apertura nel muro - condizione essenziale per poter espletare la funzione di "emergency exit" - è una assunzione puramente arbitraria di Crowell, senza il sostegno neppure di un vago indizio.

In conclusione:

  • è falso che a ridosso del muro occidentale del Leichenkeller 1 del crematorio II vi sia un "concrete tube";

  • è indimostrato che il pozzetto relativo al crematorio III fosse collegato al Leichenkeller tramite un'apertura muraria;

  • è insensato che questo pozzetto potesse essere una "emergency exit" dal Leichenkeller perché è sprovvisto di "metal ladder".

Come risulta dall'immagine 27, il tipo di "tubo" di cui Crowell stravolge la funzione, faceva parte del sistema di Entwässerung del campo.

Immagine 27
A sinistra: Un tombino del sistema delle fognature di Birkenau. Sullo sfondo: Le rovine del crematorio II.



10) Le 6 Leichenkammern dell'Aktenvermerk del 17 giugno 1944

I commenti di Crowell sul suo
documento 17 costituiscono un altro brillante esempio di deduzionioni arbitrarie e false. In relazione all'Aktenvermerk del 16 giugno 1944 egli scrive:

"The part that we find most curious is the reference to the construction of six mortuaries (Leichenkammern) in Ba I and II, that is, in the two main Birkenau camps. This strongly suggests that the morgues of the crematoria were no longer being used as morgues at this time. Otherwise, it would not be necessary to build more of them. Furthermore, this directive is frankly incomprehensible in terms of the alleged burn rates attained at this time, in which some ten thousand people could be incinerated per day in the crematoria and the associated burning pits. It needs to be said that there is no hint of this other activity in this document at all" (p.16).

Sebbene questa sia un'ipotesi arbitraria non suffragata neppure da un semplice indizio, Crowell vi insiste altre tre volte (p. 21, 43 e 47) per dimostrare che nel giugno 1944 le camere mortuarie dei crematori di Birkenau non erano usate come tali, dunque erano impiegate per una funzione straordinaria, cioè come "bomb shelters". A p. 21 egli ritorna sulla sua tesi infondata dei "concrete tubes" precisando:

"We do not have the documents that tell us exactly these concrete tubes were put in place, but our guess is that it must have taken place prior to Pohl's inspection of June 16, 1944, because that puts his request for "six mortuaries" into a comprehensible context".

Qui Crowell prende un altro abbaglio madornale.

La costruzione dei 6
Leichenkammern non ha nulla a che vedere con una presunta inattività dei Leichenkeller dei crematori ma chiuse semplicemente una vertenza tra l' SS-Standortarzt (il dott. Wirths) da un lato, Bischoff, Höss e Kammler dall'altro. La vertenza era iniziata il 20 luglio 1943, quando Wirths aveva inviato a Bischoff, nella sua qualità di Leiter der Zentralbauleitung, una richiesta di Leichenkammern in muratura che iniziava con queste parole:

"In den bereits belegten Lagern des Bauabschnittes II fehlen noch betonierte, beziehungsweise gemauerte Leichenkammern, deren Erstellung vordringlich ist".

La richiesta era giustificata dal fatto che le camere mortuarie allora esistenti erano di legno e i ratti vi si insinuavano e si nutrivano dei cadaveri:

"In den bisher zur Verfügung stehenden Holzschuppen sind die Leichen ausserordentlich stark dem Rattenfrass ausgesetzt, sodass beim Abtransport der Leichen kaum eine Leichen ohne Zeichen von Rattenfrass festzustellen ist".

Wirths ricordava poi che i ratti sono portatori della peste e che, per evitare il pericolo di una epidemia, era necessario conservare i cadaveri in modo igienicamente ineccepibile. Donde, appunto, la sua richiesta(68).

Ne seguì una corrispondenza che si protrasse per parecchi mesi. Alla fine fu deciso di installare le camere mortuare in edifici in muratura già esistenti. Il 12 giugno 1944 Jothann, che era subentrato a Bischoff come capo della
Zentralbauleitung, redasse un "Bauantrag zum Ausbau des Lagers II der Waffen SS in Auschwitz O/S. Errichtung von 6 Stück Leichenkammern in bereits erstellten Unterkunftsbaracken BW 3b und 3d". Il relativo „Erläuterungsbericht" spiega che le camere mortuarie venivano costruite in muratura (aus Ziegelmauerwerk) e che i lavori erano già iniziati(69). Le camere mortuarie furono distribuite così: una nel Bauabschnitt (BA) Ia, e una in ciascuno dei Bauabschnitte BIIa, b, c, d, e(70).

Il 16 giugno 1944 Pohl, nel corso della sua visita ad Auschwitz, non fece altro che ratificare questo stato di fatto autorizzando formalmente la "
Erstellung von 6 Leichenkammern in BaI und II"(71).

L'ipotesi di Crowell è dunque totalmente infondata.

Egli pretende inoltre di avvalorare questa ipotesi con una fantasiosa deduzione dall "
Aktenvermek" di Jothann del 28 giugno 1944. Egli afferma:

"Furthermore, the document assumes the use of existing buildings for civil air defense purposes, although the individual buildings are not specified. Given the fact that Crematoria II and III as well the Central Sauna were all equipped with basements, and given that they were among only a handful of fixed structures on the western side of Birkenau, the use of these basements can certainly be inferred from this date" (pp. 17-18).

Questa "deduzione" è uno stravolgimento del significato del documento, il quale dimostra esattamente il contrario di ciò che pretende Crowell.

Il passo dal quale egli trae la sua "deduzione" è il seguente:

"Als Schutzmassnahmen für Häftlinge des Lagers I ist die Anlage von Splitterschutzgräben nicht möglich auf Grund der vorhandenen Freiflächen. Es können jedoch 2 - 3000 Häftlinge in den vorhandenen Kellerräumen untergebracht werden.
In Lager II können ebenfalls Splitterschutzgräben für Häftlinge mit Rücksicht auf den Grundwasserstand und die vorhandenen Freiflächen auch nicht angelegt werden."(72)

L'unica deduzione sensata che si può trarre da queste parole è che ad Auschwitz (Lager I) era possibile ricoverare 2.000-3.000 detenuti negli scantinati esistenti (quelli dei Blöcke in muratura), a Birkenau (Lager II) ciò non era possibile, non perché non esistessero scantinati, ma perché quelli esistenti nella Zentralsauna e nei crematori II e III erano adibiti ad altro uso.

Se non fosse così, Jothann avrebbe specificato anche in relazione al
Lager II che "können jedoch so many Häftlinge in den vorhandenen Kellerräumen untergebracht werden".

Ma c'è un altro fatto ancora più importante: se i crematori di Birkenau erano stati adattati per svolgere anche la funzione di rifugi antiaerei, perché nell'
Aktenvermerk di Jothan non vengono menzionati? La ragione è che i crematori non avevano nulla a che vedere con i rifugi antiaerei. Infatti - come abbiamo visto sopra - gli unici "Luftschutz-Anlagen" che erano stati realizzati (erstellt) fino al 26 giugno 1944 nel Lager II erano soltanto "8 Feuerlöschteiche von je 400 cbm Inhalt" e "1 Splitterschutzgraben für 130 Personen".

Concludendo, l' "
Aktenvermerk" di Jothann del 28 giugno 1944 dimostra non soltanto che i crematori di Birkenau non erano stati adattati a rifugi antiaerei, ma che essi non erano neppure previsti come rifugi di emergenza.

11) La "disinfection thesis"

Partito originariamente con la pretesa di spiegare
tutti gli indizi criminali di Pressac con la sua "bomb shelter thesis", Crowell ha dovuto infine ammettere che

"the dual use of the crematoria for hygienic purposes may have included the installation of ad hoc disinfection stations" (p.31).

Egli espone poi "A Disinfection Chronology" in cui non fa altro che riprendere e sviluppare le indicazioni che avevo già fornito nell'articolo "Morgue cellars of Birkenau: Gas shelters or disinfesting chambers?".

Perciò l'unico aspetto positivo del suo scritto non ha nulla di originale.

12) Conclusione

Crowell afferma che gli sforzi di van Pelt e miei di criticare la sua tesi sono "rather weak because they are solely negative in character" (p. 45). Questa affermazione, per quanto mi riguarda, è palesemente falsa, perché proprio dal mio articolo Crowell ha preso lo spunto per sviluppare la tesi
positiva della disinfestazione.

Egli aggiunge poi che

"instead of working within the structure of the argument, they both preferred to simply look for reasons to reject it. We do not consider this very productive or intelligent scholarship" (p. 45).

Come si vede, la presunzione di Crowell è senza limiti: egli pretende che la sua tesi sia indiscutibile, che si possa discutere solo all'interno di essa! La realtà è che la sua tesi è assolutamente infondata dal punto di vista storico, documentario e tecnico, perciò deve essere respinta in blocco.

A mio avviso la "scholarship" revisionistica, prima ancora che "productive" e "intelligent" deve essere onesta e scientifica, di conseguenza essa ha il dovere di respingere fermamente interpretazioni totalmente prive di fondamento scientifico e capziose come la "bomb shelter thesis".

Finito nel marzo 2001.
Carlo Mattogno


ABBREVIAZIONI

AGK: Archiwum Glównej Komisji Badania Zbrodni w Polsce (Archivio della Commissione centrale di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia), Varsavia

APMM: Archiwum Panstwowego Muzeum na Majdanku (Archivio del Museo di Stato di Majdanek)

APMO: Archiwum Panstwowego Muzeum Oswiecim-Brzezinka (Archivio del Museo di Stato Auschwitz-Birkenau)

GARF: Gosudarstvenni Archiv Rossiiskoi Federatsii (Archivio di Stato della Federazione Russa, Mosca)

TCIDK: Tsentr Chranenija Istoriko-dokumental'nich Kollektsii (Centro di custodia della collezione storico-documentaria, Mosca)

VHA: Vojenský Historický Archiv, Praha (Archivio storico militare, Praga)

WAPL: Wojewódzkie Archiwum Panstwowe w Lublinie (Archivio di Stato provinciale di Lublino)


NOTE

  1. Pubblicato in web da Russell Granata :
    http://www.russgranata.com/leichen.html.

    2. Pubblicato in web da Bradly Smith:
    http://codoh.com/incon/inconscrmtgno.html.

    3. Pubblicata in web da Russell Granata:
    http://www.russgranata.com/reply.html.

    4. Pubblicato in web da Bradly Smith:
    http://codoh.com/incon/inconsinbirk.html.

    Una traduzione tedesca di quest'articolo è apparsa nella rivista "Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung" col titolo "Bombenschutzeinrichtungen in Birkenau: Eine Neubewertung" (Dezember 2000, pp. 284-330).

    5. Rifugi progettati e costruiti come tali, con impianti di filtrazione e rigenerazione dell'aria ecc.

    6. Da: Cap. Dott. Attilio Izzo,
    Guerra chimica e difesa antigas. Editore Ulrico Hoepli, Milano 1935, p. 254.

    7. J.-C. Pressac,
    Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York 1989, pp. 46-49.

    8. In: „Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung", Dezember 1988, pp. 248-261.

    9. Una delle ragioni dell'impiego di questo tipo di porta poteva essere il fatto che queste camere funzionavano con circolazione di aria riscaldata miscelata al gas prodotta da un ventilatore con pressione di 80 mm di colonna d'acqua, dunque con una soprappressione che avrebbe potuto provocare fughe di miscela gasosa con le normali porte di legno usate ad Auschwitz..

    10. Vedi J. Graf e C. Mattogno,
    KL Majdanek. Eine historische und technische Studie. Castle Hill Publisher, 1998, fotografie fuori testo XVI, XVIa e XVII.

    11. GARF, 7021-107-2, pp. 13-17.

    12.
    Nationalsozialistische Massentötungen durch Giffgas. Eine Dokumentation. Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl u.a. S. Fischer Verlag, Frankfurt/Main 1983, p. 242 e 319.

    13. „Zeszyty Majdanka", IV, 1969.

    14. La lettera del capo della
    Zentralbauleitung alla Bauinspektion Ost der Waffen-SS und Polizei del 10 luglio 1942 menziona un „Bauantrag zur Errichtung einer Entwesungsanlage" per un importo di 70.000 RM. WAPL, Zentralbauleitung, 141, p. 3.

    15. Questa espressione è la traduzione del termine tedesco "
    Bauantrag".

    16. PS-1061, IMG, XXVI, p. 672.

    17. Raul Hilberg,
    La distruzione degli Ebrei d'Europa. Einaudi 1995, p.984.

    18. Vedi al riguardo il mio studio
    La "Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz", Edizioni di Ar, 1998, pp. 25 e 45-48.

    19.
    Besichtigung des SS-Obergruppenführers Pohl am 23.9.1942. TCIDK, 502-1-19, pp. 86-87.

    20. S. Crowell,
    Comments On Mattogno's Critique Of The Bomb Shelter Thesis, p. 6.

    21. Il 10 novembre 1943 Jothann chiese al comando del campo un supplemento di vitto per il
    Kommando Beton-Kolonne con la seguente motivazione: "Das Kommando der Bauleitung 'Beton-Kolonne' hat zur Zeit dringende und schwere Arbeiten für die Anlegung von Luftschützgräben zu verrichten". TCIDK, 502-1-256, p. 129.

    22. VHA, Fond OT, 26/7, p. 342.

    23. TCIDK, 502-1-401, p. 80.

    24. TCIDK, 502-1-401, pp. 91-91a.

    25. TCIDK, 502-1-26, p. 178.

    26. TCIDK, 502-1-26, pp. 186-186a.

    27. TCIDK, 502-1-28.

    28. TCIDK, 502-1-26.

    29. TCIDK, 502-1-26.

    30. TCIDK, 502-2-60.

    31. TCIDK, 502-1-320.

    32. GARF, 7021-108-32, p. 71.

    33. TCIDK, 502-1-401, p. 100.

    34. TCIDK, 502-1-210, p. 20. Elenco dei BW del
    Bauvorhaben Konzentrationslager Auschwitz.

    35. TCIDK, 502-1-404, pp. 51-52.

    36. AGK, NTN, 94, p. 156.

    37. TCIDK, 502-1-404, pp. 33-33a.

    38. TCIDK, 502-1-404, pp. 34-34a.

    39. TCIDK, 502-1-85, pp. 195-196.

    40. Crowell stesso scrive che "this criminal trace [
    Vergasungskeller] , along with the gas detectors for cyanide residue, along with the gas detectors for cyanide residue, remain as rather forceful evidence in support of the gas chamber thesis" (p. 33).

    41.
    The "Gasprüfer" of Auschwitz. Version 28/XI/2000. Pubblicato in web da Russell Granata:  http://www.russgranata.com/gasprüfer.html.

    42. Lettera della ditta Tesch & Stabenow alla
    Verwaltung del KL Lublin. APMM, Sygn. I.d.2, vd.1, p. 107.

    43. S. Crowell
    , Technique and Operation of German Anti-Gas Shelters in World War II: A Refutation of J.-C. Pressac's "Criminal Traces". http://www.codoh.com/incon/inconpressac.html.

    44. http://www.codoh.com/viewpoints/vpmatbutz.html.

    45.
    Verbrennungöfen für Abfälle aller Art. 1927. APMM, sygn. VI-9a, vol. 1.

    46.
    Topf Abfall-Vernichtungöfen, non anteriore al gennaio 1940. TCIDK, 502-1-327, pp. 161-164a.

    47. APMO, BW 30/34, pp.88-89.

    48. Topf,
    Rechnung Nr. 1314 con oggetto:"Lieferung und Errichtung eines Topf-Müllverbrennungsofen im Krematorium III". TCIDK, 502-1-327, pp. 13-13a.

    49. "The entire structure would be equipped with gas detectors (
    Gaspürer) [LDB 208], and the people entering would go through a gas tight steel door" (p. 7).

    50. A. Izzo,
    Guerra chimica e difesa antigas, op. cit., p.10.

    51. Idem, p. 67.

    52. Idem, p. 68.

    53. Idem, p. 65.

    54. Nessuno ha ancora spiegato perché ad Auschwitz, dove, come è noto, si raccattavano e riciclavano perfino gli stracci, si sarebbero dovute bruciare divise militari.

    55. TCIDK, 502-2-54, p. 8.

    56. APMO, BW 30/34, p. 49.

    57. APMO, BW 30/34, p. 50.

    58.
    Gasdichte Lüftungsrohrverschlüsse für L.-S. Deckungsgräben Kenn-Nr. RL3-43/81 DRGM. TCIDK, 502-1-401, numero di pagina illegibile.

    59. Pianta 2036 del l'11 gennaio 1943. I due camini sono adiacenti a due rettangoli con una X al centro che contrassagnano due stufe. In: J.-C. Pressac,
    Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, p. 401.

    60. Processo Höss, tomo 11a, p. 84.

    61. TCIDK, 502-1-401, pp. 101-202a.

    62.
    Defending Against the Allied Bombing Campaign: Air Raid Shelters and Gas Protection in Germany, 1939-1945, p. 50. http://www.codoh.com/incon/inconabr_txt.html,

    63.
    Gebäudebeschreibung del crematorio IV. TCIDK, 502-2-54, p. 26.

    64. Pianta 2036 dell' 11 gennaio 1943. In: J.-C. Pressac,
    Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, p. 401.

    65.
    Idem, Fotografie 4, 5 e 6 a p. 415.

    66. TCIDK, 502-2-54, p. 35.

    67. J.-C. Pressac,
    Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, op. cit., pp. 426-427.

    68. TCIDK, 502-1-170, p. 249.

    69. TCIDK, 502-2-95, p. 10a.

    70. TCIDK, 502-1-52, p. 12.

    71. NO-2359.

    72. TCIDK, 502-1-401, p. 38.

 

Fonte

  1.  

18:34 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno, Lager Auschwitz | Link permanente | Commenti (5) | |  Facebook |  Stampa

Commenti

Una curiosità:

mi sono accorto che questo articolone di Mattogno è del 2001. E siamo nel 2009 (quasi 2010), cioè 8 anni di distanza, e sul sito codoh.com (Bradley Smith) ancora si pubblicizza la scoperta della porta del rifugio anti-aereo. Ma come mai? Lei che opinione ha di Bradley Smith?

Sempre su quel sito si da' risalto al film "One third of the Holocaust", di un misterioso revisionista. Lei l'ha visto? Cosa ne pensa di quel film? E' una buona ricerca sull'olocausto, o contiene imprecisioni e metodologie "aberranti" come quelle di Crowell?

Scritto da: Ologramma | 15.12.2009

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Non sono in grado di giudicare chi,sicuramente,ne sa più di me.
Tenga presente,sempre, che il Revisionismo NON è un movimento organico nè strutturato,quindi senza "riferimenti". Spontaneismo è ciò che lo caratterizza.

Non si fa selezione dei testi, infatti il blog è inteso come "scaffale" .Solo brevi appunti,di dissociazione, normalmente.

Non ho visto il film che mi indica.

Scritto da: Waa359 | 15.12.2009

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Bhe, comunque il film si può vedere qui:
http://www.codoh.com/video/onethird.html

Scritto da: Ologramma | 15.12.2009

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l'unica cosa che non ho ancora capito è perchè i crematori di birkenau furono distrutti

Scritto da: giulia | 28.01.2010

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Non conosco la motivazione ufficiale.
Seguendo la logica militare ,durante le ritirate,si rendono inefficienti i "pezzi" che resteranno in mano al nemico.

Scritto da: WaA359 | 28.01.2010

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