01.12.2009

7 bambini ebrei, cacciati come animali dalla loro scuola

[ $,Sottolineature,grassetto,colorazione,foto... NON compaiono nel testo originale  le foto si riferiscono all'espulsione dei bambini Friedman (WaA359)]

Moishe Arye Friedman-children.jpgSette bambini ebrei che una scuola di Vienna ha allontanato per sempre. Li ha espulsi, negando loro un’istruzione. Li ha espulsi additandoli come immondi di fronte ai piccoli compagni di classe. Senza discriminazione d’età, li hanno espulsi tutti: da quelli della scuola materna a quelli delle elementari e medie.

 

Esistono dibattiti in cui a volte è meglio non intervenire. Quello a proposito del libro "Pasque di sangue, Ebrei d'Europa e omicidio rituale", scritto e cancellato da Ariel Toaff, ne era uno degli esempi più lampanti.


 

Moishe Arye Friedman-children-.jpgIn quei giorni abbiamo assistito all’ululare ferito e scomposto che si è levato dalle comunità ebraiche, da sinistra a destra. Tutti concordi nel difendersi da un’accusa che evidentemente colpisce ancora nel profondo. In quello degli ebrei che si sentono ingiustamente accusati e in quello dell’immaginario collettivo europeo, sempre pronto a rispolverare stelle gialle.

Premetto: il libro di Ariel Toaff io l’ho letto. È avvincente e convincente. Usa le stesse fonti che hanno usato tutti quelli che hanno prima accusato e poi assolto gli ebrei dall’accusa di omicidio e cannibalismo rituali: le confessioni, sotto tortura, dei presunti cannibali.

Moishe Arye Friedman-children-jews-juden.jpgDico presunti, perché entrambe le tesi, quella di Iginio Rogger e quella di Ariel Toaff si equivalgono, sia dal punto di vista dell’ermeneutica o dell’esegesi, se preferite, sia da quello della metodologia di ricerca, consultazione e valutazione delle fonti.

Se Ariel Toaff, come ogni bravo ricercatore partiva da una tesi, Iginio Rogger era in missione per conto di Dio: aveva un preciso mandato che discendeva dalla volontà di distensione interreligiosa del Concilio Vaticano II.

Credo che la storia – soprattutto quella recente - non sia scolpita sulla roccia, ed anche se lo fosse, il tempo e l’intemperie la smusserebbero facendo emergere venature di qualcosa che prima c’era e che, con grande sagacia e calma, persone interessate hanno tentato di cancellare. Non è un rivolo di lava freddo e immoto, la storia, ma un fiume magmatico, sempre in movimento, grazie ad archeologi, archivisti, ricercatori, studiosi. Grazie in sostanza alle donne e agli uomini che compongono questa curiosa umanità curiosissima.

Non era però di storia che volevo parlare, quanto delle violentissime pressioni esercitate non solo su Ariel Toaff, ma su tutta la sua famiglia, e che lo hanno portato a sconfessare il lavoro svolto in 7 anni della sua vita, pur di non essere spinto ai margini della sua comunità. Per non dire scaraventato fuori.

Ariel Toaff di fronte ad un potenziale Herem – una dichiarazione di morte in vita per la comunità ebraica, altroché fatwa - ha fatto una scelta: rinnegare la sua ricerca. Non sapremo mai perché questo stimatissimo professore, figlio di un rabbino, il cui lavoro non era mai stato contestato prima, che era ovunque accettato come studioso serissimo, un’autorità nel suo campo, abbia fatto questa incredibile e penosa retromarcia. Una specie di Salman Rushdie, ma senza il coraggio - o l'incoscienza - di Rushdie.

Magari potrebbe essere vero che gli ebrei nei secoli scorsi pasteggiassero a bimbi e sangue umano, ma ha subito pressioni e minacce tali che ha preferito giocarsi ciò che rimaneva della sua credibilità accademica pur di non subire ritorsioni. Una specie di eppur si muove, pronunciato a denti stretti in yiddish.

Magari è assolutamente falso che gli ebrei nei secoli scorsi pasteggiassero a bimbi e sangue umano, e quest’uomo che era vittima di una grave depressione, durata 7 anni, è all’improvviso guarito grazie ad un trattamento shock, e si è accorto che la sua patologia lo aveva costretto a scrivere una serie di cialtronerie impresentabili.

Noi non lo sapremo mai. Una sola cosa ci è concesso ipotizzare: ha preferito annichilirsi come cattedratico pur di evitare di recitare per il resto della sua vita, o non vita, lo scomodo ruolo dell’ebreo errante di questo secolo.

Moishe Arye Friedman-children-jews-juden.jpgChe è invece ciò che sta succedendo a Moishe Arye Friedman, che voi avete già conosciuto su questo blog.

Moishe Arye Friedman è nato negli USA, a Brooklin. È cresciuto sapendo di voler essere un Rabbino, si è formato, specializzato, nello studio della Torah e del Talmud.

Lui - ed altri come lui - non crede che Israele sia la Promise Land. La fede con cui crede il suo cuore, la sua anima, i libri sui quali è cresciuto e si è formato e dei quali conosce ogni piccola piega, gli dicono chiaramente che sarà il Messia nato nella casa di Davide che li guiderà e darà loro la terra che Dio ha destinato agli ebrei. Che ogni forzatura secolare della volontà di Dio è una blasfemia.

Ed è per questo che Moishe Arye Friedman, e i suoi fratelli di Neturei Karta in tutto il mondo, aborrono ciò che i sionisti hanno fatto della Palestina.

Si può essere d’accordo, o meno, ma si tratta di questioni di fede che mi sfuggono, non conoscendo io l’ebraismo. Ma prendo atto che lo stato d’Israele, per alcuni credenti (molti o pochi che siano), c’entra con il giudaismo quanto le uova di lompo con il caviale beluga.

Moishe Arye Friedman ha partecipato ad un convegno a Teheran, organizzato dall’Istituto per gli studi politici ed internazionali (IPIS) del Ministero degli Affari Esteri dell’Iran. L’intento del governo iraniano – chiassoso e polemico, è vero – non era quello di mettere in dubbio l’esistenza del tentato genocidio degli ebrei durante la WW2, e nemmeno quello dei Neturei Karta.

Si è piuttosto discusso dell’uso disinvolto che i sionisti fanno della $hoah come giustificazione del progressivo annientamento della dignità e delle speranze della Palestina occupata e delle donne e degli uomini palestinesi.

Perché – e non dimentichiamolo – la natura dello stato d’Israele si basa proprio sull’innalzamento della tensione e del senso di colpa dell’occidente rispetto a quegli accadimenti.

L’olocau$to è diventato, nella mitopoiesi sionista dello stato d’Israele, l’elemento fondamentale. Messo in discussione quello, si mette in discussione il dogma secondo cui gli ebrei, godrebbero dell'inalienabile diritto ad un rifugio per difendersi dalla bestialità del mondo.

Quello che sorprende però, nel caso dell’accusa del sangue, è che i più feroci oppositori del revisionismo storico difendano ad ogni costo una revisione storica, quella fatta da Iginio Rogger su mandato del Concilio Vaticano II.

È proprio questo che Neturei Karta sostiene: che per quanto la sofferenza provocata agli ebrei sia stata enorme, intollerabile, ciò non giustifica né l’utilizzo della religione dei loro padri e dei loro figli, né lo sfruttamento cinico e spregiudicato di milioni di morti per la realizzazione di un progetto di natura politica e secolare che si risolve nella creazione di un ghetto auto costruito.

Ma torniamo a Moishe Arye Friedman. Anzi, ai suoi bambini.

Moishe Arye Friedman-children-jews-juden-ghetto.jpgPerché quei sette bambini allontanati da scuola sono i figli di Moishe Arye Friedman, e la scuola che li ha espulsi è una "rispettabile" scuola ebraica.

A quanto pare, i peccati del padre (se esprimere ciò che si pensa e ciò in cui si crede è poi peccato) sono ricaduti sulle loro testoline.

È un apostata, su di lui è stato consumato l’Herem, una sorta di omicidio rituale: si è ucciso l’ebreo che era in lui, trasformandolo in bestia come il resto dei non ebrei (pare che così sancisca il Talmud). Lui, sua moglie e i loro bambini. I piccoli suppongo che possano definirsi bestioline.

Questa scuola ebraica di Vienna li ha allontanati tutti, anche quelli in età pre-scolare, e le altre hanno fatto sapere che non li faranno iscrivere. Rav. Friedman non può più apporre il timbro kasher sui beni di largo consumo e nemmeno comprarne di kasher, né tenere funzioni o andare a seguirne una, non può avvicinare alcun ebreo, né pregare, né sperare. Né lui, né sua moglie né le loro bestioline.

Insomma, il mondo è pieno di negazionisti: da coloro che negano l’olocausto a quelli che negano il cannibalismo.

Però se qualcuno mi dicesse che quella babbiona senescente della Deborah Fait, quella che sputa addosso ai bambini morti in Libano perché non sono umani, la ga magnà un puteo, francamente, ci crederei.

Dacia Valent

Fonte

 

16:31 Scritto da: waa359 in Neurodeliri sterminazionisti | Link permanente | Commenti (3) | |  Facebook |  Stampa

Commenti

Necessita una smentita!

..."“Presso le Comunità Ebraiche d’Italia vige l’abitudine di cantare l’inno nazionale dello Stato d’Israele al termine delle festività solenni. La volta che ero presente in occasione di una celebrazione pasquale rimasi a sedere al mio posto, ben guardandomi dall’alzarmi in piedi. Il giorno dopo, il Capo Rabbino, ricevuta una nota di protesta mi chiese perentorie spiegazioni. Non esitai a rispondere che “obbligare degli italiani ad alzarsi in piedi come soldatini per cantare l’inno nazionale di un paese straniero è un insulto alla patria repubblicana; e davanti a un tale affronto qualsiasi italiano legato alle sue istituzioni non s’alza in piedi, se prima non è stato eseguito l’Inno Nazionale della Repubblica Italiana”...

Tratto da;Ariel Levi di Gualdo, Erbe amare, Bonanno Editore, Acireale-Roma, 2007,pag.141.

Strano comportamento,vero?
Perchè cantare l’inno nazionale di un paese STRANIERO?
...ma ,forse, Ariel Levi di Gualdo si è sbagliato!

Scritto da: Franziska | 03.12.2009

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SSE = (stato per Soli Ebrei!)

La proposta del ministro della Giustizia israeliano

Un comunicato del ministero , alla fine, ha cercato di correggere il tiro, ma era ormai troppo tardi. Una vera e propria bufera politica si è abbattuta sul ministro della Giustizia israeliano Ya'acov Neeman, il quale ha espresso l'auspicio che il sistema giuridico del paese sia presto regolato dalla Torah, testo sacro dell'ebraismo.

Nel corso di una conferenza a cui partecipavano numerosi rabbini, il ministro, citato dal Jerusalem Post, ha auspicato che "si faccia in modo che la legge della Torah sia la legge di Israele", in un processo da mettere in atto "passo dopo passo". Il ministro ha inoltre parlato di "ritornare alla vecchia gloria", usando lo slogan dello Shas, partito religioso sefardita che riunisce gli ebrei ultraortodossi.

Le reazioni sono state immediate, con la leader dell'opposizione Tzipi Livni, che è stata anche ministro della Giustizia e degli Esteri, che ha dichiarato alla Radio dell'Esercito che le frasi di Neeman dovrebbero "preoccupare ogni cittadino", dicendosi certa che la struttura istituzionale di Israele non consenta l'evoluzione auspicata dal ministro.

Secondo la parlamentare del partito Kadima, Orit Zuaretz, le dichiarazioni di Neeman "minacciano le basi del sistema di valori e di leggi di un paese democratico", oltre "al delicato equilibrio tra uno stato democratico e uno stato ebraico". Un altro esponente di Kadima, Ya'acov Edri, ha chiesto le dimissioni di Neeman, mentre il leader di Meretz, Haim Oron, lo ha accusato di "slealtà" nei confronti dei principi di Israele e di "talebanizzazione della società israeliana". Critiche sono arrivate anche da alcuni religiosi, come il rabbino Gilad Kariv, leader del Movimento di Riforma, secondo il quale il ministro "mette a rischio la fiducia dei cittadini nello stato di diritto".

Ma tra le fila del governo non sono mancate frasi di sostegno a Neeman, con il ministro della Scienza e della Tecnologia, Daniel Hershkovitz, che ha "applaudito in ministro della Giustizia per la sua volontà di fondare il sistema legale israeliano sul diritto ebraico e di dargli un'anima ebraica".

Un tentativo di smorzare la polemica chiarendo le frasi di Neeman è invece arrivato dal suo ministero. "Il ministro intende chiarire che le sue frasi non contengono un appello a sostituire il diritto dello stato con quello ebraico, né direttamente né indirettamente - si legge in una nota - Parlava in termini generali del ritorno alla gloria del diritto ebraico e della sua importanza nello stato".

Fonte: www.rainews24.rai.it
Link: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=134926
8.12.2009

Scritto da: Francesca R | 09.12.2009

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Il Grande Re Davide anche omosessuale?

17/04/2007

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Nel primo libro di Samuele c’è la storia peculiare sul grande re Davide e il figlio del suo nemico Saul, Gionata, che evidentemente si innamora di Davide: E Gionata si tolse la sua tunica che era su di lui e la diede a Davide, e i suoi indumenti, persino la sua spada, e il suo arco, e la sua cintura…. E Saul parlò a Gionata suo figlio, e a tutti i suoi servi, che essi dovessero uccidere Davide. Ma Gionata figlio di Saul provava molto piacere in Davide…. **Gionata e Davide vengono poi raffigurati che si baciano a vicenda e che piangono insieme. Più tardi, non è Davide che viene ucciso ma Gionata, dopo la cui morte Davide si lamenta, “Io sono molto angosciato per te fratello mio Gionata; tu sei stato molto piacevole per me; il tuo amore per me era meraviglioso, che passava l’amore delle donne”. ** I passi biblici sembrano certamente esprimere qualcosa di omoerotico. Queste scritture, naturalmente, devono essere ignorate dai moralisti, perché l’impressione biblica generale di omosessualità è estremamente negativa. Eppure, noi scopriamo pure che gli Israeliti di fatto si dedicano alla “prostituzione” con ragazzi e che “culti di prostitute maschili” (“sodomiti”) sono usati anche durante il regno di Saolomone (1 Re 14:24; 15:12) e resta in uso secoli dopo quando Giosia li persegue. ………. I popoli della bibbia sono tanto ossessionati con il prepuzio che in cambio per la mano della sua figlia, Saul chiede i prepuzi di 100 Filistei morti a Davide, che con entusiasmo indulge alla richiesta portando a Saul 200 prepuzi. +++++ Da “The Christ Conspiracy” di Acharya.

Scritto da: Anonima per forza! | 11.12.2009

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