13.11.2009

Carlo Mattogno ana_lizza Patrick Desbois...parte III

PATRICK DESBOIS E LE "FOSSE COMUNI DI EBREI IN UCRAINA (parte III)

 

di Carlo Mattogno (2009)

 

 

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13) Più morti, più fondi

Desbois ha parlato così dei suoi finanziatori:

«Siamo sostenuti enormemente da varie organizzazioni, la Fondazione per la memoria della Shoah soprattutto, e da Madame Veil che ci ha fatto conoscere nei media, nonché da altre fondazioni e personalità, anche del mondo cristiano. Tuttavia ci dobbiamo attivare per poter far quadrare il nostro bilancio,

perché questo bilancio dipenderà dal fatto che si trovino o no i morti.

Si è dunque costretti a dispiegare tutta una ricerca di fondi per giungervi, sapendo che tutta l’organizzazione è completamente trasparente»[56] (corsivo mio).

In altre parole: più morti, più fondi.

E più morti, più notorietà.


 

Ciò in base alla finzione secondo cui l’indicazione di un sito in superficie di presunte fosse comuni equivale alla scoperta di fosse comuni e dunque di morti. Desbois descrive con ostentazione le sue apparizioni pubbliche per esporre le sue “scoperte”. Egli si è presentato «ai rappresentanti della Claims Conference» a  New York (p. 122) e all’Holocaust Museum di Washington (p. 123). Al riguardo, molto modestamente, commenta:

«In quest’incontro, davanti a tutti questi ricercatori, realizzo la portata delle mie scoperte sulla storia della Shoah. Uno dopo l’altro elencano con il loro linguaggio universitario ciò che io ho scoperto sul campo. Incontri come questo mi aiutano a prendere coscienza dell’importanza dei miei lavori. Mi è chiaro che le mie ricerche non possono più procedere in modo empirico, per quanto proficuo. Devo renderle più “professionali”»(p. 125).

Desbois descrive poi come raccolse gli elogi dei ricercatori tedeschi a Monaco (p. 126), di quelli israeliani allo Yad Vashem (p. 126) e di quelli francesi al Memoriale della Shoah di Parigi (pp. 126-127).  Non è dato sapere se ai procacciatori ucraini di siti di (presunte) fosse comuni vada soltanto la notorietà. E che dire della sua relazione al Museo dell’Olocausto di Washington, che, nel suo rapporto annuale 2007, riferisce che Desbois ha «identificato 700 fosse e luoghi di esecuzione» e che «stima che esistano più di 2.000 siti mai riconosciuti prima»?[57].

Forse a pensare male si fa peccato, ma non c’è dubbio che i presunti 1.300 siti ancora da scoprire rappresentano per lui fondi sicuri e rinnovata notorietà[58].

Per cancellare queste ombre che offuscano la sua alta figura morale gli basterà recarsi a Gaza con la sua carovana alla ricerca di bossoli israeliani: “un bossolo-un palestinese morto”.

Allora, perlomeno, si potrà credere alla sua buona fede.

 

Carlo Mattogno

 

Novembre 2009.


Note:


[1] Si veda il sito http://www.yahadinunum.org/

[2] Consultabile in: http://www.docstoc.com/docs/7496059/Le-Monde--Des-Libres-19-06-2009.

 

[3] Patrick Desbois, Levana Frenk, Opération 1005. Des techniques et des hommes au service de l’effacement des traces de la Shoah. Les études du Crif, 2005. Testo disponibile in : http://www.crif.org/pdf/etude_3_1ere.pdf.

[4] Enziklopädie des Holocaust. Die Verfolgung und Ermordung der europäischen Juden. A cura di Eberhard Jäckel, Peter Longerich, Julius H. Schoeps. Curatore principale: Israel Gutman. Argon Verlag, Berlino, 1993, vol. I, p. 10.

[5] Una tale pretesa viene confutata nello studio che ho dedicato a questo tema: “Azione Reinhard” e “Azione 1005”. Effepi, Genova, 2008.

[6] P. Desbois, L. Frenk, Opération 1005. Des techniques et des hommes au service de l’effacement des traces de la Shoah, op. cit., p. 5.

[7] Exposition temporaire. Du 20 juin au 30 novembre 2007. Les fusillades massives en ukraine (1941-1944) :la Shoah par balles, http://www.memorialdelashoah.org/upload/medias/fr/CP_Ukraine.pdf.

[8] R. Hilberg, La distruzione degli Ebrei d'Europa. Giulio Einaudi editore.Torino,1995, p. 1318.

[9] Marsilio, Venezia, 2009.

[10]  Vedi ad es. il vol. VII, p. 470 (conclusioni della commissione di inchiesta sovietica, e documento URSS-54) degli atti del processo di Norimberga, ed. tedesca.  Vedi anche: Robert Faurisson, “Katyn à Nuremberg”,  in :  Revue d’Histoire Révisionniste, n.2, agosto-settembre-ottobre 1990, pp. 138-144.

 

[11] Secondo l’Enzyklopädie des Holocaust, op. cit., vol. II, p. 823, a Simpefopol furono fucilati 1.500 krimchaki in data 9 dicembre 1941.

[12] Vedi al riguardo il mio articolo Bełżec e le Controversie olocaustiche di Roberto Muehlenkamp, in:

http://ita.vho.org/BELZEC_RISPOSTA_A_MUEHLENKAMP.pdf

[13] Father Patrick Desbois - Part 2: The Requisitioned , in:

http://holocaustcontroversies.blogspot.com/2008/10/father-patrick-desbois-part-2.html

[14] http://www.nizkor.org/ftp.cgi/places/ftp.py?places//latvia/rumbula/massacre.411130 e

[15] http://www.rumbula.org/Chapter_8_Rumbula.doc

[16] Nome italiano di L’viv;  Lwów  per i polacchi, L’vov (o Lvov) per i russi, Lemberg  per i tedeschi.

[17] Une interview de Patrick Desbois, a cura di François Delpla, 4 giugno 2009, in:

http://www.delpla.org/article.php3?id_article=415.

[18] E. Lorenzon, Gli Internati Militari Italiani e la memoria di una “storia producente”, in: http://www.centrostudiluccini.it/pubblicazioni/memoriamemorie/1/internati.pdf.

[19] Une interview de Patrick Desbois, a cura di François Delpla, 4 giugno 2009, in:

http://www.delpla.org/article.php3?id_article=415.

[20] Nel libro non c’è traccia di questo soprannome.

[21] All’epoca della sua entrata nella “brigata della morte”, il 15 giugno 1943, Weliczker aveva 18 anni e 3 mesi, essendo nato il 10 marzo 1925.

[22] Zahler significa “pagatore”; l’appellativo doveva essere Zähler, “contatore”.

[23] Nel libro cinque mesi, dal 15 giugno al 20 novembre 1943. L. Weliczker, Comando speciale 1005, op. cit., p. 15.

[24] Cioè il capo del Kommando.

[25] L. Weliczker, Comando speciale 1005, op. cit., p. 35.

[26] Idem, pp. 39, 47, 55, 59, 69, 77.

[27] Idem, p. 23: «Era una fossa comune, con migliaia di cadaveri».

[28] Idem, pp. 39-45.

[29] Idem, p. 59.

[30] Idem, p. 53, 57, 64.

[31] Idem, p. 28.

[32] Idem, p. 105.

[33] Idem, p. 73.

[34] Idem, p. 46.

[35] Idem, p. 87.

[36] L. Weliczker, Comando speciale 1005, op. cit., p. 23 e 59.

[37] Idem, p. 67 e 72.

[38] Idem, p. 75 e 77.

[39] Idem, p. 77.

[40] Idem, p. 88.

[41] Idem, p. 90.

[42] Patrick Desbois, Levana Frenk, Opération 1005. Des techniques et des hommes au service de l’effacement des traces de la Shoah. Les études du Crif, 2005, op. cit., p. 18.

[43] Ambasciata dell’Ucraina nella Repubblica Italiana, Holodomor 1932-33 - Genocidio contro popolo, in:

http://www.mfa.gov.ua/italy/itl/17215.htm.

[44] Les fusillades massives des juifs en Ucraine  1941-1944. La Shoah par balles, in :

http://www.memorialdelashoah.org/upload/minisites/ukraine/documents.htm

[45]  Amtliches Material zum Massenmord von Winniza. Berlino, 1944.

[46] Amtliches Material zum Massenmord von Katyn, Berlino 1943.

[47] Amtliches Material zum Massenmord von Katyn, in: http://www.katyn.ru/index.php?go=Pages&in=view&id=831&page=0

[48] Les fusillades massives des juifs en Ucraine  1941-1944. La Shoah par balles, in :

http://www.memorialdelashoah.org/upload/minisites/ukraine/exposition5-desbois.htm

[49] Rapporto annuale 2007 del Museo dell’Olocausto di Washington, in:

http://www.ushmm.org/museum/press/annualreport/2007/report.pdf,

[50] Rapport sur la création et le développement du Centre de ressources pour la recherche et l’enseignement sur la Shoah à l’Est (Paris-Sorbonne/Yahad-In Unum). Remis par le Professeur Edouard Husson au Professeur Georges Molinié, Président de l'Université Paris-Sorbonne. Settembre 2009,

in: http://www.shoahparballes.com/dl/2009/09/rapport-crers1.doc.

[51] Querelle autour du Père Desbois, articolo citato.

[52] Vedi al riguardo il mio studio Le camere a gas di Auschwitz. Edizioni Effepi, Genova, 2009, pp. 403-407.

[53] Patrick Desbois, Levana Frenk, Opération 1005. Des techniques et des hommes au service de l’effacement des traces de la Shoah , op. cit., p. 9. Blobel soffriva di «una cirrosi al fegato causata senza dubbio dai suoi eccessi di alcol», p. 17.

[54] Inserto fotografico fuori testo. La storiella è narrata alle pp. 205-206.

[55] Roberto Sforni, Il sabba di Belzec. Edizioni Shtetl, Milano, 2004, p. 123

[56] Père P. Desbois: « Nous avons aussi nos ennemis». Par Caroll Azoulay pour Guysen International News. 1° giugno 2009, in: http://www.guysen.com/articles.php?sid=10016.

[57] In: http://www.ushmm.org/museum/press/annualreport/2007/report.pdf.

[58] In una intervista fattaglia da  Caroll Azoulay  per Guysen International News il 1° giugno 2009, Desbois ha affermato che «per una esecuzione ufficiale ci furono talvolta 10 esecuzioni non dichiarate». Père P. Desbois: « Nous avons aussi nos ennemis», in : : http://www.guysen.com/articles.php?sid=10016.

 

Fonte http://revisionismo.splinder.com/post/21684916/PATRICK++D...

 

 

10:06 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno, Einsatzgruppen | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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