21.10.2009

olocau$to nuova religione ebraica

di Gilad Atzmon (ebreo) - 25/03/2009

 

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C'è chi di "industria/religione dell'olocau$to" ne ha le scatole piene ,nella foto la repressione del "diritto" degli ebrei alla repressione della libertà nazionale Estone,di dedicare un monumento ai caduti estoni nella divisione Waffen SS Estone.

Sottolineature,grassetto,colorazione,foto... NON compaiono nel testo originale (WaA359)

 

Giuriamo di perseverare nel nostro odio
Verso chi deruba e uccide i poveri:
Lo Zar, i padroni, i capitalisti.
La nostra vendetta sarà rapida e sicura.
Dunque giuriamo tutti insieme: vivere o morire!

 

...Senza addentrarci in questioni che riguardano l'etica o l'affiliazione politica, è perfettamente evidente che l'inno ebraico-marxista è completamente saturo d'“odio” e “vendetta. Per quanto gli ebrei fossero entusiasti di Marx, del marxismo, del bolscevismo e dell'uguaglianza, si sa come è andata a finire. Gli ebrei hanno abbandonato in massa Marx molto tempo fa. Hanno, in un certo senso, lasciato la rivoluzione a qualche gentile illuminato come Hugo Chavez ed Evo Morales, leader che hanno interiorizzato il significato autentico di uguaglianza ed etica universali.


Benché alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo il marxismo contasse molti seguaci tra gli ebrei europei, in seguito all'Olocausto fu il sionismo a diventare gradualmente la voce dell'ebraismo mondiale.

Come Fagin, gli dei e gli idoli sionisti Herzl, Ben Gurion, Nordau, Weizmann promisero ai loro seguaci un nuovo inizio privo di etica.

Derubare i palestinesi era parte del loro percorso verso una giustizia storica attesa da troppo tempo.

Il sionismo trasformò l'Antico Testamento da testo spirituale a libro del catasto.

Ma ancora una volta, come nel caso di Yahweh, il Dio sionista trasformò l'ebreo in ladro, gli promise la proprietà di qualcun altro.

Già questo può spiegare il risentimento degli israeliani verso il sionismo e l'ideologia sionista. Gli israeliani preferiscono considerarsi come i naturali abitanti della loro terra piuttosto che come pionieri in un amorale progetto coloniale della Diaspora ebraica. L'ebreo israeliano mantiene la propria posizione politica attraverso un pericoloso escapismo etico. Questo può spiegare il fatto che nonostante gli israeliani amino le loro guerre detestino però combatterle. Non sono disposti a morire per una grande ideologia astratta e remota come la “nazione ebraica” o il “sionismo”. Preferiscono di gran lunga sganciare da lontano bombe a grappolo e fosforo bianco.

Tuttavia, nella storia relativamente breve del moderno nazionalismo ebraico, il Dio sionista ha fatto amicizia con altri dei e idoli kosher.

Nel 1917 Lord Balfour promise agli ebrei che avrebbero costruito la loro casa nazionale in Palestina.

Inutile dire che, come nel caso di Yahweh, Lord Balfour trasformò gli ebrei in ladri e saccheggiatori, con la sua promessa del tutto amorale.

Promise agli ebrei la terra di qualcun altro. Non poteva esserci inizio peggiore.

Evidentemente non ci volle molto perché gli ebrei si rivoltassero contro l'Impero britannico. Nel 1947 le Nazioni Unite fecero esattamente lo stesso stupido errore, diedero alla luce lo “Stato per soli ebrei” ancora una volta a scapito dei palestinesi. Legittimarono la spoliazione della Palestina nel nome delle nazioni. Come nel caso di Yahweh, che aveva finito per essere accantonato, non ci volle molto perché gli ebrei si rivoltassero anche contro le Nazioni Unite. “Non importa quello che dicono i gentili, importa solo quello che fanno gli ebrei, disse il Primo Ministro israeliano David Ben Gurion. Di recente gli israeliani sono riusciti perfino a mettere in disparte i loro migliori e più servizievoli amici della Casa Bianca. Alla vigilia delle ultime elezioni presidenziali americane alcuni generali israeliani sono stati filmati mente denunciavano il Presidente Bush per “aver danneggiato gli interessi israeliani con il suo appoggio schiacciante” (Generale di Brigata in congedo Shlomo Brom). I generali israeliani fondamentalmente accusavano Bush di non aver bloccato Israele nella distruzione dei suoi vicini. La morale è piuttosto chiara: i sionisti e gli israeliani si rivolteranno inevitabilmente contro i loro dei, idoli, padri e altri che cercano di aiutarli. È questo il vero significato della sindrome di Fagin nel contesto politico israeliano. Dovranno sempre rivoltarsi contro i loro “padri.

Ritengo che il più interessante tra tutti i sistemi ebraici di convinzioni sia la religione dell'Olocausto, che il filosofo israeliano Yeshayahu Leibowitz ha giustamente definito la nuova religione ebraica.

L'aspetto più interessante della religione dell'Olocausto è il suo Dio, che è l'“Ebreo.

Il seguace ebreo di questo nuovo precetto dogmatico crede nell'“Ebreo”, colui che ha redento se stesso.

Colui che è “sopravvissuto” all'evento definitivo, il genocidio.

I seguaci credono nell'“Ebreo”, vittima “innocente” e tormentata che ha fatto ritorno alla sua “terra promessa” e ora celebra il racconto della sua resurrezione riuscita.

In una certa misura, nel pensiero religioso dell'Olocausto, l'ebreo crede nell'“Ebreo” in quanto espressione dei suoi poteri e delle sue qualità eterne.

All'interno di questa nuova matrice religiosa,

la Mecca è Tel Aviv e

il Santo Sepolcro è il Museo dell'Olocausto di Yad Vashem.

La nuova religione ha tanti santuari (musei) sparsi nel mondo e molti sacerdoti che diffondono il messaggio e puniscono chi vi si oppone.

Dal punto di vista ebraico, la religione dell'Olocausto è un'espressione assolutamente trasparente dell'amore di sé. È il luogo in cui il passato e il futuro si uniscono in un presente ricco di significato, in cui la storia si traduce in prassi. Consapevolmente o inconsapevolmente, chiunque si identifichi politicamente e ideologicamente (più che religiosamente) come ebreo finisce per soccombere, in pratica, alla religione dell'Olocausto e si trasforma in seguace della figura paterna rappresentata dall'“Ebreo. E tuttavia ci si potrebbe chiedere che ne è della bontà: esiste una qualche bontà in questa nuova “figura paterna”? Esiste una qualche grazia in questa versione della storia che parla di vittime innocenti e che viene celebrata ogni giorno a scapito del popolo palestinese?

Se la storia ha una fine, la religione dell'Olocausto incarna la fine della storia ebraica.

Alla luce della religione dell'Olocausto il “Padre” e il “Figlio” finiscono per unirsi.

Almeno nel caso di Israele e del sionismo si fondono in un amalgama di ideologia e realtà genocide.

Alla luce della religione dell'Olocausto e della sua epica etica della sopravvivenza, lo Stato ebraico si considera autorizzato a lanciare fosforo bianco su donne e bambini che ha ingabbiato in una prigione a cielo aperto senza vie di fuga.

Tristemente, i crimini commessi dallo Stato ebraico sono commessi per conto del popolo ebraico e nel nome della loro tormentata storia di persecuzioni. La religione dell'Olocausto porta alla vita quello che sembra essere l'ultima forma possibile di brutale incarnazione insulare.

Storicamente gli ebrei hanno accantonato molti dei: hanno abbandonato Yahweh, hanno mollato Marx, alcuni non hanno mai seguito il sionismo. Ma alla luce della religione dell'Olocausto, ricordando le scene di Gaza, di Jenin e del Libano, l'ebreo potrebbe essere costretto a tener fede alla tradizione e ad accantonare anche l'“Ebreo. Dovrà accettare il fatto che la sua nuova figura paterna è stata creata a sua immagine e somiglianza. Ma più preoccupante è il fatto devastante che il nuovo padre, come è ormai dimostrato, è in sé un'incitazione all'omicidio. A quanto pare, il nuovo padre è il supremo Dio cattivo.

Mi chiedo quanti ebrei saranno tanto coraggiosi da abbandonare la loro nuova esoterica figura paterna. Saranno tanto coraggiosi da unirsi al resto dell'umanità nell'adozione di un pensiero etico universale? Solo il tempo saprà dirci se l'ebreo saprà disfarsi dell'“Ebreo”. Tanto per dissipare ogni dubbio, io l'ho fatto molto tempo fa e vivo benissimo.


Articolo originale pubblicato il 18/3/2009

Traduzione di Manuela Vittorelli


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16:14 Scritto da: waa359 in Articoli di Gilad Atzmon | Link permanente | Commenti (1) | |  Facebook |  Stampa

Commenti

E poi dicono che gli "altri" ce l'hanno con loro!
Discriminano anche i loro correligionari!

Tel Aviv (AsiaNews 1/09/09) - Un dramma razzista senza precedenti e del tutto inverosimile si sta svolgendo da qualche tempo in Israele, nella città ironicamente denominata, Petah Tikvah, Porta della Speranza, a suo tempo uno dei primi villaggi creati dal ritorno ebraico alla patria storica del tardo ottocento. Le scuole ebraiche religiose di quella città, in periferia di Tel Aviv, rifiutano l’iscrizione dei bambini e dei ragazzi di colore, degli ebrei di pelle nera, immigrati legali dall’Etiopia, circa 150. Essi sarebbero stati bene accolti invece nelle scuole pubbliche non-religiose, ma per motivi non ben compresi, le pubbliche autorità non lo permettono perché vi si oppone proprio la massima autorità clericale del Paese, il Gran Rabbino Shlomoh Ammar.

Estenuanti trattative, che vedono coinvolti i vertici del governo ma anche la Corte Suprema non riescono finora a risolvere la situazione, mentre si è proprio alla vigilia dell’apertura dell’anno scolastico (oggi 1° settembre).

La grande maggioranza degli israeliani reagisce con evidente fastidio al razzismo così apertamente manifestato proprio dagli ambienti osservanti della religione, e non capiscono neppure perché il governo si dimostra così ossequioso nei confronti del Gran Rabbino quando ci sono di mezzo i più fondamentali diritti dei cittadini. (…)

Finora il governo di Tel Aviv si è limitato a denunciare l’attitudine “discriminatoria” delle 3 scuole. Il ministro dell’educazione, Gideon Saar, ha promesso che le tre scuole non riceveranno sovvenzioni dallo Stato.

Notizia ripresa da http://www.gruppoartistico.it/public/press/?p=765

Scritto da: Daniele | 12.11.2009

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