21.10.2009

LA DICHIARAZIONE DI GUERRA DELLA GERMANIA AGLI STATI UNITI Parte 1

Il discorso di Hitler al Reichstag dell’11 Dicembre 1941  ( Parte 1)

di: Mark Weber

Tratto da: Institute for Historical Review (USA)

The Journal of Historical Review, Inverno 1988-1989 (vol. 8, N° 4) pag. 389-416

(Revisione dell’Ottobre 2007)

Fonte: Der Grossdeutsche Freiheitskampf: Reden Adolf Hitlers (La Battaglia per la Libertà

della Grande Germania: i discorsi di Adolf Hitler) dal 16 Marzo 1941 al 15 Marzo 1942,

III. Band. Munich: F. Eher, 1942, pagine 113-148


Si è spesso detto che i più grandi errori di Hitler furono le sue decisioni di entrare in guerra contro l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Qualunque possa essere la verità, val la pena evidenziare le sue giustificazioni per queste fatali decisioni. Giovedì pomeriggio, 11 Dicembre 1941, quattro giorni dopo l’attacco giapponese al Pearl Harbor, Hitler parlò davanti al Reichstag di Berlino. Il discorso di 88 minuti, scritto di suo stesso pugno, fu trasmesso alla nazione. In esso il leader tedesco spiegava le ragioni dello scoppio della guerra nel Settembre del 1939, spiegava il perché decise di attaccare l’Unione Sovietica nel Giugno del 1941, riesaminò il drammatico corso della guerra e si occupò a lungo delle politiche ostili del presidente Franklin Roosevelt nei confronti della Germania. Hitler espose nei dettagli le sempre maggiori azioni belligeranti del governo Roosevelt e poi annunciò drammaticamente che la Germania si era unita al Giappone nella guerra contro gli Stati Uniti. Il giorno dopo la sua trasmissione,  una traduzione imprecisa e fuorviante di parti del discorso, fu pubblicata  sul New York Times. Sebbene questo storico discorso dovrebbe interessare gli americani in particolar modo, un testo completo in inglese pare non sia mai stato reso disponibile prima.

Questa traduzione (dal tedesco all’inglese – ndt) è la mia.

Alla fine del testo del discorso, segue la nota formale di dichiarazione di guerra della Germania al governo statunitense assieme ad una lista di voci e riferimenti per ulteriori approfondimenti di lettura.

MARK WEBER

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DELEGATI!    UOMINI DEL REICHSTAG TEDESCO!

Un anno di avvenimenti storici di portata mondiale sta per concludersi. Un anno di grandi decisioni si sta avvicinando. In questo periodo difficile io parlo a Voi, delegati del Reichstag, in qualità di rappresentanti della nazione tedesca. A parte ciò, la nazione tedesca dovrebbe passare in rassegna tutto ciò che è successo e prendere nota delle decisioni necessarie per il presente e per il futuro.

Dopo il reiterato rifiuto della mia proposta di pace nel 1940 da parte del Primo Ministro britannico Winston Churchill e la cricca che lo sostiene e lo controlla, fu chiaro già nell’autunno di quell’anno che questa guerra sarebbe stata combattuta fino alla fine, contrariamente ad ogni logica e necessità.

Voi, miei vecchi camerati di partito, sapete che ho sempre detestato le decisioni deboli o di mezza via. Se il destino ha ritenuto che il popolo tedesco non deve essere risparmiato in questa lotta, allora gli sono grato di avermi nominato ai vertici del comando in questo conflitto storico che sarà decisivo su come verranno determinati i prossimi cinquecento o mille anni e non solo nella nostra storia tedesca, ma anche nella storia dell’Europa e perfino di tutto il mondo.

Il popolo tedesco ed i suoi soldati lavorano a combattono oggi non solo per se stessi e per la loro epoca, ma anche per le generazioni future. Un compito storico di dimensioni uniche ci è stato affidato dal Creatore e che siamo obbligati ad eseguire.

L’armistizio occidentale che era possibile subito dopo la conclusione del conflitto in Norvegia (Giugno 1940), obbligò la dirigenza tedesca, prima di tutto, a rendere sicure militarmente le più importanti aree politiche, strategiche ed economiche che erano state conquistate. Di conseguenza, le capacità difensive dei territori conquistati cambiarono.

Da Kirkenes (nord della Norvegia) alla frontiera spagnola, si estende la più vasta cintura di grandi fortificazioni ed installazioni difensive. Numerosi campi di volo sono stati allestiti, inclusi alcuni fatti in granito nell’estremo nord ed ottenuti con la dinamite.

Il numero e la forza delle difese sottomarine che difendono le basi navali sono tali che sono praticamente inespugnabili sia dal cielo che dal mare. Esse sono protette da più di 1.500 postazioni di batterie di cannoni, che furono prima valutate, poi progettate ed infine realizzate.

Una rete di strade e ferrovie sono state disseminate in modo che i collegamenti alle installazioni fra la frontiera spagnola e Petsamo (nel nord della Norvegia) possano essere indipendentemente difese dal mare. Le installazioni costruite dai battaglioni del genio navale, dell’esercito e dell’aviazione, in collaborazione all’Organizzazione Todt, non sono affatto inferiori a quelle della Linea Maginot (lungo la frontiera franco-tedesca). Il lavoro per rafforzare tutto quanto continua senza sosta. Sono determinato a rendere questo fronte europeo inattaccabile contro qualsiasi attacco nemico.

Questo lavoro difensivo, che è continuato durante l’ultimo inverno, fu integrato da offensive militari per quanto lo potevano permettere le condizioni stagionali. Le forze navali tedesche, sopra e sotto le onde, continuavano la loro costante guerra di distruzione nei confronti dei navigli inglesi e dei loro alleati-servitori. Con l’ausilio di voli di ricognizione e attacchi aerei, l’aviazione tedesca contribuisce a distruggere il naviglio nemico per dare agli inglesi una migliore idea di quella realtà della cosiddetta “ guerra eccitante “, un termine creato dall’attuale primo ministro inglese Churchill.

Durante la scorsa estate la Germania è stata aiutata in questa lotta soprattutto dal suo alleato italiano. Per molti mesi, l’Italia nostra alleata, si accollò sulle proprie spalle il peso principale di una buona fetta della potenza britannica.

Solo grazie all’enorme superiorità in carri armati pesanti gli inglesi furono in grado di mettere temporaneamente in crisi il Nord Africa, ma per il 24 Marzo di quest’anno, una piccola forza mista italo-tedesca sotto il comando del generale Erwin Rimmel, iniziò il contrattacco. Agedabia cadde il 2 Aprile. Bendasi fu raggiunta il 4. Le nostre forze miste entrarono a Derna il giorno 8, Tobruk fu circondata l’11 e Bardia fu occupata il 12 Aprile.

La riuscita dell’Afrika Korps tedescoè sbalorditivo in quanto questo tipo di campo di battaglia è completamente estraneo e inusuale ai tedeschi, sia da un punto di vista climatico e per quant’altro.

Come prima in Spagna (1936-1939) ed ora in Nord Africa, tedeschi e italiani sono insieme contro lo stesso nemico.

Mentre queste azioni eroiche mettevano nuovamente in sicurezza il fronte nord-africano grazie al sangue dei soldati tedeschi e italiani, minacciose nubi di un terribile pericolo si andavano addensando sull’Europa. Costretto da amara necessità, decisi nell’autunno del 1939 di tentare di creare almeno le condizioni essenziali per una pace generale eliminando l’acuta tensione fra la Germania e la Russia sovietica (col patto di non aggressione germano-sovietico del 23 Agosto 1939). Ciò fu psicologicamente difficile a causa dell’atteggiamento di base verso il bolscevismo da parte del popolo tedesco e, soprattutto, del Partito Nazionalsocialista. Obiettivamente, tuttavia, fu una questione semplice in quanto in tutti paesi che l’Inghilterra diceva che erano minacciati da noi ed ai quali venivano offerte alleanze militari, la Germania aveva solo interessi economici.

Voglio ricordarvi, delegati e uomini del Reichstag tedesco, che per tutta la primavera e l’estate del 1939 la Gran Bretagna offrì alleanze militari ad un numero di paesi, sostenendo che la Germania voleva invaderli e togliere loro la libertà. Comunque, il Reich tedesco ed il suo governo poterono assicurare loro, in tutta buona fede, che queste insinuazioni non corrispondevano in alcun modo alla verità.

Inoltre c’era la seria consapevolezza militare che nel caso di una guerra che sarebbe stata provocata nei confronti della nazione tedesca dalla diplomazia inglese, la lotta avrebbe potuto essere combattuta su due fronti solo con enormi sacrifici. E dopo che gli Stati Baltici, Romania ecc., si erano dimostrati inclini ad accettare le offerte britanniche di alleanza militare, facendo capire che anch’essi si sentivano minacciati dalla Germania, non fu più solo il diritto ma anche il dovere del governo del Reich tedesco delineare i limiti geografici degli interessi tedeschi fra Germania e URSS.

In breve, le nazioni coinvolte si accorsero velocemente, e ciò fu anche una sfortuna per il Reich tedesco, che la migliore e più forte garanzia contro la minaccia da Est era la Germania.

Quando questi paesi, su loro propria iniziativa, tagliarono le relazioni col Reich tedesco e riposero la loro fiducia nelle promesse di aiuto dell’Inghilterra, la quale, nel suo proverbiale egoismo, per secoli non ha mai aiutato ma ha sempre chiesto, si trovarono perduti.

Ciò nonostante, il destino di queste nazioni provocarono le più forti simpatie nel popolo tedesco. La guerra invernale dei finlandesi contro l’Unione Sovietica (1939-1940), fece sorgere in noi un senso di ammirazione misto ad amarezza: ammirazione perché come nazione guerriera abbiamo una considerazione di tutto rispetto per l’eroismo ed il sacrificio, e amarezza perché la nostra preoccupazione per una minaccia nemica da occidente ed il pericolo da oriente ci mette in una posizione di non poter aiutare. Quando ci fu chiaro che la Russia sovietica riteneva che gli accordi germano-sovietici dell’Agosto 1939 circa le sfere di influenza politica le davano il diritto di sterminare praticamente nazioni straniere, il rapporto germano-sovietico fu mantenuto solo per ragioni pratiche, contrarie alla ragione ed al sentimento.

Già nel 1940 divenne sempre più chiaro mese dopo mese che i progetti degli uomini del Cremino miravano al dominio e quindi alla distruzione di tutta l’Europa. Ho già informato la nazione del riarmo sovietico nell’Est nel periodo quando la Germania aveva soltanto poche divisioni nelle province confinanti con la Russia sovietica. Solo una persona cieca poteva non accorgersi che si stava effettuando un riarmo massiccio di dimensioni storico-mondiali uniche. E ciò non veniva fatto con lo scopo di proteggere qualcosa che stava per essere minacciato, ma piuttosto di attaccare ciò che non sembrava in grado di difendersi.

La rapida conclusione della campagna in Occidente (Maggio-Giugno 1940) significò che coloro che erano al potere a Mosca non erano più in grado di contare sull’immediata spossatezza militare del Reich tedesco. Comunque essi non cambiarono affatto i loro piani, ma rinviarono la data dell’attacco, L’estate del 1941 sembrava il momento ideale per colpire. Una nuova invasione mongola si stava apprestando a riversarsi sull’Europa. Il Sig. Churchill promise pure che allo stesso momento ci sarebbe stato un cambiamento nella guerra britannica contro la Germania.

Egli cerca ora vigliaccamente di negare che durante un incontro segreto alla Casa dei Comuni nel 1940 avrebbe detto che un importante fattore per la continuità e la conclusione di questa guerra sarebbe stata l’entrata dei sovietici nel conflitto che avrebbe avuto luogo al più tardi nel 1941 e che avrebbe potuto permettere all’Inghilterra di passare all’offensiva. Consci del nostro dovere, osservammo il riarmo la primavera scorsa di una potenza mondiale che sembrava avesse riserve inesauribili di risorse umane a materiali. Nubi oscure si addensavano sull’Europa.

Che cos’è l’Europa, miei Delegati? Non c’è una definizione geografica del nostro continente ma solo una definizione etnico-nazionale e culturale. La frontiera di questo continente non sono le montagne degli Urali ma piuttosto la linea che divide la visione occidentale della vita da quella orientale.

Una volta l’Europa era confinata alle isole greche che furono raggiunte da tribù nordiche e dove la fiamma bruciò lentamente ma costantemente illuminò l’umanità. E quando questi greci combatterono contro l’invasione dei conquistatori persiani, essi non solo difesero la loro piccola patria, che era la Grecia, ma anche il concetto di ciò che oggi è l’Europa. Poi lo spirito dell’Europa passò dall’Ellesponto a Roma. Pensiero romano e arte di governare romana combinate con lo spirito greco e la cultura greca. Fu creato un impero, la cui importanza e potere creativo non fu mai pareggiato e ancor meno sorpassato, perfino ai giorni nostri. E quando le legioni romane difesero l’Italia in tre terribile battaglie contro gli attacchi dei Cartaginesi, riportando la vittoria, anche in questo caso Roma non combatté solo per se stessa ma anche per il mondo greco-romano che allora circondava l’Europa.

La successiva invasione contro il suolo natio di questa nuova cultura di umanità provenne dalle immense vastità dell’Est. Un orrendo sciame di orde senza cultura dal centro dell’Asia si riversò in profondità nel continente europeo, bruciando, devastando ed uccidendo come una vera maledizione divina. Sui campi della Catalogna (nel 451), uomini romani e germanici combatterono insieme per la prima volta in una decisiva battaglia d’immane importanza per una cultura che aveva iniziato con i greci, passando per i romani e che poi incluse i popoli germanici.

L’Europa era maturata. L’Occidente sorse dall’Ellesponto e da Roma e per molti secoli la sua difesa non fu solo un compito dei romani, ma anche dei popoli germanici. Ciò che noi chiamiamo Europa è il territorio geografico dell’Occidente, illuminato da cultura greca, ispirato dalla possente eredità dell’Impero Romano ed il cui territorio fu ampliato dalla colonizzazione germanica.

Che siano stati gli imperatori germanici a respingere le invasioni dall’Est sul fiume Unstrut o nella pianura di Lechfeld (955), oppure altri a respingere l’Africa dalla Spagna per un periodo di molti anni, si è sempre trattato di una lotta di un’Europa emergente contro un mondo esterno profondamente estraneo.

Come Roma diede una volta il suo immortale contributo alla costruzione e alla difesa del continente, così ora i popoli germanici si sono presi a carico la difesa e la protezione di una famiglia di nazioni le quali, sebbene possano differire nella loro struttura politica e nei loro obiettivi,  costituiscono  tuttavia un insieme complementare, nonché razzialmente e culturalmente unificato.

E da questa Europa non ci sono stati soltanto insediamenti in altre parti del mondo, ma anche una fertilizzazione culturale e intellettual-spirituale, un fatto che chiunque, disposto ad ammettere la verità piuttosto che negarla, può notare.

Non fu quindi l’Inghilterra che acculturò il continente, ma piuttosto rami anglo-sassoni e normanni della nazione germanica che si spostarono dal nostro continente sull’isola britannica e resero possibile il suo sviluppo, ciò che rimane sicuramente un fatto unico nella storia.

D’altra parte non fu l’America che scoprì l’Europa ma il contrario. E tutto ciò che l’America non ha preso dall’Europa può sembrare degno di ammirazione ad una razza mista giudaizzata, ma l’Europa guarda a questo più come un sintomo di decadenza nella vita artistica e culturale, il prodotto di un incrocio sanguigno di razze di colore o apolidi.

MIEI DELEGATI !  UOMINI DEL REICH TEDESCO !

Devo fare queste affermazioni perché questa lotta, che è diventata ovviamente inevitabile nei primi mesi di quest’anno e che il Reich tedesco è chiamato a guidare, oltrepassa gli interessi del nostro proprio popolo e nazione. Quando i greci fronteggiarono i persiani, essi difesero di più della Grecia. Quando i romani fronteggiarono i cartaginesi, essi difesero di più di Roma. Quando i romani ed i popoli germanici fronteggiarono insieme gli unni, essi difesero ben di più dell’Occidente.

Quando gli imperatori germanici fronteggiarono i mongoli, essi difesero di più della Germania.

E quando gli ero spagnoli fronteggiarono l’Africa, essi non difesero solo la Spagna ma anche tutta l’Europa. Allo stesso modo, oggi, la Germania non combatte solo per se stessa ma per tutto il continente.

Ed è un segno di buon auspicio che questa consapevolezza sia oggi così profondamente radicata nel subconscio della maggior parte delle nazioni europee che partecipano a questa lotta, sia con aperte espressioni di appoggio, sia con l’invio di file di volontari.

Quando le forze armate tedesche e italiane iniziarono l’offensiva contro la Yugoslavia e la Grecia il 6 Aprile di quest’anno, ciò era il preludio della grande battaglia nella quale ci troviamo ora. Questo è il motivo per cui la rivolta di Belgrado (26 Marzo 1941), che portò al rovesciamento dell’ex principe reggente e del suo governo, determinò un ulteriore sviluppo degli eventi in quella parte di Europa. Sebbene l’Inghilterra giocò un rilevante ruolo in quel rovesciamento, la Russia giocò quello principale. Ciò che io rifiutai al Sig. Molotov (Ministro degli Esteri sovietico) durante la sua visita a Berlino nel Novembre del 1940, Stalin credette di ottenerlo indirettamente contro la nostra volontà tramite l’attività rivoluzionaria. Nel totale dispregio dei trattati da loro firmati, i governanti bolscevichi allargarono le loro ambizioni. Il trattato sovietico di amicizia col nuovo regime rivoluzionario di Belgrado mostrò rapidamente quanto il pericolo fosse diventato incombente.

Gli obiettivi raggiunti dalle forze armate tedesche in questa campagna furono onorati al Reichstag tedesco il 4 Maggio 1941. Allora, tuttavia, non fui in grado di rivelare che ci saremmo presto avvicinati ad un confronto con uno stato (la Russia sovietica) che non attaccò al tempo della campagna dei Balcani soltanto perché la sua corsa al riarmo non era ancora completata e perché non poté usare le piste dei campi d’aviazione a causa del fango provocato dallo scioglimento della neve in quel periodo dell’anno.

MIEI DELEGATI !   UOMINI DEL REICH TEDESCO !

Quando divenni conscio della possibilità di una minaccia al confine orientale del Terzo Reich nel 1940 in base a rapporti segreti provenienti dalla Camera dei Comuni britannica e ad osservazioni di movimenti di truppe russo-sovietiche alle nostre frontiere, ordinai immediatamente l’allestimento di molte nuove divisioni motorizzate, corazzate e di fanteria.

Per loro le risorse materiali e umane erano disponibili in abbondanza.

Al riguardo posso solo fare una promessa a voi, delegati miei ed alla nazione tedesca: mentre la gente nei paesi democratici parlano molto di armamenti, nella Germania nazional-socialista ne verrà effettuata la produzione. E’ stato così in passato e non è diverso ora. Ogni volta che dovrà essere presa un’azione decisiva, noi avremo, col passare degli anni, sempre più armi e soprattutto di migliore qualità.

Ci siamo chiaramente resi conto che in nessun caso possiamo permettere al nemico l’opportunità di attaccare per primo. Tuttavia, in questo caso, la decisione di attaccare la Russia sovietica fu molto difficile. Quando i giornalisti dei quotidiani democratici adesso affermano che ci avrei pensato due volte prima di attaccare se fossi stato a conoscenza della forza degli avversari bolscevichi, essi dimostrano di non conoscere ne la situazione ne il sottoscritto.

Io non ho cercato la guerra. Al contrario, ho fatto di tutto per evitare il conflitto. Ma avrei dimenticato il mio dovere e la mia coscienza se non avessi fatto niente nonostante la consapevolezza del conflitto fosse diventata inevitabile. Proprio perché consideravo la Russia sovietica come il più grande pericolo non solo per il Reich tedesco ma per tutta l’Europa, decisi di dare io stesso l’ordine di attaccare qualche giorno prima dello scoppio di questo conflitto.

Ora è disponibile un sacco di materiale autentico ed impressionante a conferma che l’attacco russo-sovietico era previsto. Siamo anche sicuri di quando questo attacco doveva essere sferrato. In vista di questo pericolo, della cui dimensione ce ne rendiamo conto forse soltanto oggi, posso solo ringraziare Dio nostro Signore per avermi illuminato in tempo e di avermi dato la forza di fare quello che andava fatto. Milioni di soldati tedeschi lo possono ringraziare per le loro vite e l’Europa intera per la sua esistenza.

Oggi posso dire: se a questa ondata fatta di oltre 20.000 carri armati, centinaia di divisioni, decine di migliaia di pezzi di artiglieria e con più di 10.000 aerei, non fosse stato impedito di muovere verso il Reich, l’Europa sarebbe stata persa.

Molte nazioni sono state destinate a far fronte a questa situazione col sacrificio del loro sangue. Se la Finlandia non avesse deciso immediatamente, e per la seconda volta, di prendere le armi, la comoda vita borghese degli altri paesi nordici si sarebbe velocemente estinta.

Se il Reich tedesco, con i suoi soldati e le sue armi, non avesse fronteggiato questo avversario, una tempesta avrebbe imperversato per l’Europa ed avrebbe eliminato, una volta per sempre nella sua stupidità tradizionale e pochezza intellettuale, la ridicola idea britannica dell’equilibrio di forza europeo.

Se gli slovacchi, gli ungheresi e i romeni non avessero intrapreso la difesa di questo mondo europeo, le orde bolsceviche sarebbero discese fino ai paesi danubiani come fecero gli unni di Attila, i tatari (sovietici) e i mongoli.

Se l’Italia, la Spagna e la Croazia non avessero inviato le loro divisioni, allora non sarebbe mai sorto un fronte di difesa europeo che proclami il concetto di una nuova Europa e da lì poter anche dare l’ispirazione ad altre nazioni. A causa di questa consapevolezza di pericolo, volontari sono arrivati dal nord e dall’ovest europeo: norvegesi, danesi, olandesi, fiamminghi, belgi ed anche francesi. Essi hanno dato alla lotta delle forze alleate dell’Asse la caratteristica di una crociata europea, nel vero senso della parola.

Questo non è ancora il momento giusto di parlare di programmi e progetti per questa campagna. Comunque, in poche parole, vorrei dire qualcosa circa quanto è stato raggiunto in quello che è il più grande conflitto della storia. A causa dell’enorme area coinvolta, nonché del  numero e della dimensione degli eventi, le impressioni individuali potrebbero andare perse e dimenticate.

L’attacco iniziò all’alba del 22 Giugno 1941. Con intrepido coraggio, le fortificazioni di frontiera intese a protezione del riarmo russo-sovietico contro di noi, furono spazzate via in seguito all’attacco a sorpresa. Grondo cadde il 23 Giugno. Il 24 Giugno, in seguito alla presa di Brest-Litovsk, ne fu conquistata la fortezza. Furono prese anche Vilnius e Kaunas (Lituania).

Daugavpils (Lettonia) cadde il 26 Giugno.

Le due grandi battaglie di accerchiamento vicino a Bialystok e Minsk furono completate il 10 Luglio. Catturammo 324.000 prigionieri di guerra, 3.332 carri armati e 1.809 pezzi di artiglieria. Per la data del 13 Luglio la Linea Stalin fu infranta in quasi tutti i suoi punti principali. Smolensk cadde il 16 Luglio dopo pesanti combattimenti. Le unità tedesche e romene furono in grado di avanzare attraversando il fiume Dniester il 19 Luglio. La battaglia di Smolensk terminò definitivamente il 6 Agosto dopo molte operazioni di accerchiamento. Il risultato fu di altri 310.000 prigionieri russi, 3.205 carri armati e 3.210 pezzi di artiglieria furono presi o distrutti. Solo tre giorni dopo il destino di un altro corpo d’armata russo era segnato: il 9 Agosto, nella battaglia di Uman, altri 103.000 prigionieri sovietici furono catturati, con 317 carri armati e 1.100 pezzi d’artiglieria presi o distrutti.

Nikolayev (in Ucraina) cadde il 13 Agosto e Khreson fu presa il 21 Agosto. Lo stesso giorno terminò la battaglia vicino a Gomel, con 84.000 prigionieri, 144 carri armati e 848 pezzi d’artiglieria presi o distrutti.

Le posizioni russo-sovietiche fra i laghi Ilmen e Pei pus furono infrante il 21 Agosto, mentre la testa di ponte attorno a Dnepropetrovsk cadde nelle nostre mani il 26 Agosto.

Il 28 dello stesso mese le truppe tedesche entrarono a Tallinn e Paldiski (Estonia) dopo pesanti combattimenti, mentre i finlandesi presero Vyborg in giorno 20.

Con la presa di Petrokrepost l’8 Settembre, Leningrado fu definitivamente isolata verso Sud.

Il 16 Settembre furono formate teste di ponte sul Dnieper ed il 18 Settembre Poltava cadde nelle mani dei nostri soldati. Le unità tedesche assaltarono il baluardo di Kiev il 19 Settembre ed in data 22 Settembre la conquista dell’isola baltica di Saaremaa fu coronata dalla cattura della sua capitale.

Ed ora i risultati delle maggiori imprese. La battaglia vicino a Kiev fu completata il 27 Settembre. Infinite colonne di 665.000 prigionieri di guerra marciavano verso Ovest. Nella zona circondata furono catturati 884 carri armati e 3.178 pezzi di artiglieria. La battaglia per irrompere nell’area centrale del fronte orientale iniziò il 2 Ottobre, mentre la battaglia del mare di Azov fu completata con successo l’11 Ottobre. Si contarono altri 107.000 prigionieri, 212 carri armati e 672 pezzi di artiglieria. Dopo pesanti combattimenti, le unità tedesche e romene riuscirono ad entrare a Odessa il 16 Ottobre. La battaglia per irrompere nell’area centrale del fronte orientale era iniziata il 2 Ottobre e terminò il 18 Ottobre con un successo unico nella storia mondiale.

Il risultato fu 663.000 prigionieri, nonché 1.242 carri armati e 5.452 pezzi di artiglieria furono presi o distrutti.

La presa di Dagoe (Isola di Hiiumaa) fu completata il 21 Ottobre. Il centro industriale di Kharkov fu preso il 24 Ottobre. Dopo pesantissimi combattimenti, la Crimea fu finalmente raggiunta e il 2 Novembre la capitale Simferopol fu assaltata. Il 16 Novembre la Crimea fu conquistata fino a Kerch.

Al 1° Dicembre 1941 il totale dei prigionieri russo-sovietici catturati era di 3.806.865. Il numero di carri armati presi o distrutti fu di 21.391, di artiglieria 32.541 pezzi e 17.322 aerei.

Durante lo stesso periodo furono abbattuti 2.191 aerei britannici. La marina affondò 4.170.611 tonnellate lorde di naviglio e l’aviazione ne affondò altre 2.346.180 tonnellate. In totale ben 6.516.791 tonnellate lorde furono spedite in fondo al mare.

 

MIEI DELEGATI !   POPOLO TEDESCO !

Questi sono i fatti e forse i numeri sono freddi, ma essi non potranno mai essere dimenticati dalla storia o svanire dalla memoria della nostra nazione tedesca. Se non altro in quanto dietro a queste cifre ci sono i risultati, i sacrifici e le sofferenze, l’eroismo e la prontezza a morire di milioni dei migliori uomini del nostro popolo e delle nazioni nostre alleate. Si è combattuto per ogni cosa al costo della salute e della vita e comunque una battaglia tale che quelli rimasti in patria non possono nemmeno immaginare.

Gli uomini hanno marciato su infinite distanze, torturati dal caldo e dalla sete, spesso impantanati nel fango di infinite strade disastrate, esposti alla intemperie di un clima che varia fra il Mar Bianco ed il Mar Nero, dall’intensa calura di Luglio e Agosto alle tempeste invernali di Novembre e Dicembre, tormentati da insetti, sporcizia e parassiti, congelando nel ghiaccio e nella neve. Questi hanno combattuto: tedeschi, finlandesi, italiani, slovacchi, ungheresi, romeni e croati, i volontari dai paesi europei settentrionali e occidentali, insomma, i soldati del Fronte Orientale!

Oggi non loderò specifiche specialità delle forze armate o determinati comandanti. Tutti hanno fatto del loro meglio. E come nel passato, così anche oggi, di tutti gli uomini tedeschi combattenti in uniforme, il fardello più pesante della battaglia è stato portato dall’onnipresente fanteria.

Dal 22 Giugno al 1° Dicembre 1941, l’esercito tedesco ha perso in questa eroica battaglia: 158.773

caduti, 563.082 feriti e 31.191 dispersi. L’aviazione ebbe 3.231 caduti, 8453 feriti e 2.208 dispersi. La marina: 310 caduti, 232 feriti e 115 scomparsi. Tutti insieme fanno: 162.314 caduti, 571.767 feriti e 33.334 dispersi.

Il numero di morti e feriti e un qualcosa come più del doppio di coloro che persero la vita nella battaglia della Somme (durata quattro mesi) in Francia nel 1916 durante la Prima Guerra Mondiale, anche se meno della metà sono quelli dispersi rispetto a quella battaglia.

Ed ora permettetemi di parlare di un altro mondo, quello rappresentato da un uomo, il Presidente Franklin D. Roosevelt) al quale piace discutere serenamente accanto al camino mentre le nazioni ed i loro soldati combattono nella neve e nel ghiaccio; soprattutto di quell’uomo che è i principale responsabile di questa guerra.

Quando il problema della nazionalità nel precedente stato polacco cresceva fino a diventare intollerabile nel 1939, cercai di eliminare queste insopportabili condizioni cercando un accordo. Per un certo tempo sembrava che il governo polacco stesse seriamente considerando di dare la sua approvazione ad una soluzione ragionevole. Posso anche aggiungere in questa sede che in tutte le proposte tedesche, niente fu chiesto che non fosse già appartenuto in precedenza alla Germania. Infatti eravamo disposti a rinunciare a molte cose che erano appartenute alla Germania anteriormente alla Prima Guerra Mondiale.

Ricorderete i drammatici eventi di quel periodo, il costante aumento del numero delle vittime fra le genti di origine tedesca abitanti in Polonia. Voi, delegati miei, siete i meglio qualificati per paragonare queste perdite con quelle di questa guerra. La campagna militare nell’Est è costata alle intere forze armate tedesche circa 160.000 caduti, mentre durante i pochi mesi di pace (1939) furono uccisi più di 62.000 persone di etnia tedesca, fra i quali, alcuni, orribilmente torturati.

Non c’è alcun dubbio che il Reich tedesco avesse tutti i diritti di protestare contro questa situazione alle sue frontiere e fare pressioni per eliminarla, non fosse altro per la sua propria sicurezza, in particolar modo perché viviamo in un epoca nella quale alcuni altri paesi (notoriamente USA e Gran Bretagna) considerano la loro sicurezza a repentaglio perfino in altri continenti. In termini geografici, i problemi da risolvere non erano molto importanti. Essi coinvolgevano essenzialmente Danzica ed il corridoio di connessione fra la regione strappata della Prussica Orientale e il resto del Reich. Molto più preoccupanti erano le brutali persecuzioni dei tedeschi in Polonia. Inoltre, anche altre gruppi etnici minoritari (notoriamente gli ucraini) erano soggetti ad un destino non meno duro.

Durante quei giorni dell’Agosto 1939, quando l’atteggiamento polacco si induriva costantemente, grazie all’assegno firmato in bianco dall’Inghilterra di sostegno illimitato, il Reich tedesco si mosse per fare una proposta finale. Eravamo disposti a negoziare con la Polonia sulla base della seguente proposta ed informammo verbalmente l’ambasciatore britannico del testo di tale proposta. Vorrei oggi riepilogarvi questa proposta ed esaminarla:

 

TESTO DELLA PROPOSTA TEDESCA DEL 29 AGOSTO 1939

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Proposta per la sistemazione del problema del Corridoio di Danzica e della questione della minoranza tedesco-polacca:

La situazione fra il Reich tedesco e la Polonia è ora tale che qualsiasi ulteriore incidente potrebbe portare ad un azione delle forze militare che hanno preso posizione su ambo i lati della frontiera.

Ogni soluzione pacifica deve essere tale che le cause di base di questa situazione siano eliminate in modo che non possano ripetersi, il che significa che non solo l’Est europeo ma anche altre aree potrebbero essere soggette a queste tensioni. Le cause di questa situazione sono radicate, innanzitutto, nell’intollerabile frontiera che fu definita dal Trattato di Pace di Versailles nel 1919 e, inoltre, dall’intollerabile trattamento che subiscono le minoranze etniche nei territori persi.

Facendo queste proposte, il governo del Reich tedesco è motivato dal desiderio di raggiungere una soluzione permanente che metta fine all’inaccettabile situazione derivante dall’attuale demarcazione confinaria, garantire ad entrambe le parti vie di collegamento di importanza vitale che risolverebbe il problema delle minoranze per quanto sia possibile, o comunque assicurare loro una vita dignitosa con i loro diritti garantiti.

Il governo del Reich tedesco è convinto che sia assolutamente necessario calcolare il danno fisico ed economico subito dal 1918 con relative riparazioni. Ovviamente questi obblighi si intendono vincolanti da ambo le parti.

Sulla base di queste considerazioni, avanziamo le seguenti concrete proposte:

  1. La città libera di Danzica ritorna immediatamente al Reich tedesco sulla base del suo carattere puramente tedesco e dell’unanime aspirazione della sua popolazione.

  1. Il territorio del così detto Corridoio Polacco deciderà da se stesso se desidera appartenere alla Germania o alla Polonia. Questo territorio consiste nell’area fra il Mar Baltico (nel

Nord)in una linea segnata a Sud dalle città di Marienwerder, Graudenz, Kuhn e Bromberg,

includendo queste città, e fino verso ovest a Schoenlanke.

3.  A tale scopo verrà indetto un plebiscito su questo territorio. Tutti i tedeschi che vivevano su

questo territorio fino al 1° gennaio 1918 o che sono nati in loco durante o prima di quella

data, avranno il diritto di votare per il plebiscito. Così pure anche i polacchi e altre minoranze

che hanno vissuto o sono nati in questo territorio durante o prima di quella data, avranno il

diritto di votare. I tedeschi che furono espulsi da questo territorio ritorneranno per votare nel

plebiscito.

Per assicurare un plebiscito imparziale e per essere certi che tutto il lavoro preliminare di

preparazione venga svolto correttamente, questo territorio sarà supervisionato da una

commissione internazionale, simile a quella organizzata nel territorio della Saar per il

plebiscito del 1935. Questa commissione deve essere organizzata immediatamente dalle

quattro grandi potenze Italia, Unione Sovietica, Francia e Gran Bretagna. Questa commissione

avrà tutta l’autorità sovrana nel territorio. In conformità, le forze militare polacche, la polizia

polacca e le autorità polacche dovranno sgombrare questo territorio appena possibile, in una

data da determinare.

  1. Non è incluso in questo territorio il porto polacco di Gdynia, che viene considerato a tutti

gli effetti sotto la sovranità polacca e riconosciuto come territorio polacco.

Il confine specifico di questa città portuale polacca verrà  negoziato dalla Germania e dalla

Polonia e, se necessario, stabilito da un tribunale arbitrale internazionale.

5.   In modo da assicurare il tempo necessario per i preparativi e garantire un plebiscito

imparziale, questi non avrà luogo prima del trascorrere di 12 mesi.

6.   In modo da non ostacolare il traffico fra la Germania e la Prussia Orientale e fra la

Polonia ed il Mar Baltico, durante questo periodo (prima del plebiscito), verranno

designate alcune strade e linee ferroviarie per garantire il libero transito. Al riguardo

potranno essere imposti quei pedaggi che sono necessari al mantenimento delle strade di

transito e per il trasporto stesso.

7. Una semplice maggioranza nello scrutinio dei voti deciderà se il territorio andrà alla

Germania o alla Polonia.

8. Dopo che il plebiscito avrà avuto luogo e indipendentemente dal risultato, verrà garantito il

libero transito fra la Germania e la sua provincia Danzica-Prussia Orientale, nonché fra

la Polonia ed il Mar Baltico. Se il plebiscito determinerà che il territorio apparterrà alla

Polonia, la Germania otterrà una zona di transito extra-territoriale, consistente in un’

autostrada ed una linea ferroviaria a quattro binari, all’incirca lungo la linea Buetow-Danzica e Dirschau. L’autostrada e la ferrovia verranno costruite in modo tale che le vie

di transito polacche non vengano disturbate, il che significa che passeranno o sotto o sopra

la terra. Questa zona sarà larga 1 kilometro e sarà territorio sovrano tedesco. Nel caso il

plebiscito fosse a favore della Germania, la Polonia avrà libero transito senza restrizioni al

suo porto di Gdynia col lo stesso diritto ad una strada e ad una ferrovia extra-terrioriale, esattamente come la Germania.

9. Se il corridoio ritorna alla Germania, il Reich tedesco dichiara di essere pronto a fare uno

scambio di popolazione con la Polonia nella misura che ciò sia adeguato alla gente del

Corridoio.

10. Gli speciali diritti che possono essere reclamati dalla Polonia nel porto di Danzica verranno

negoziati sulla base di parità di diritti per la Germania nel porto di Gdynia.

11. In modo da eliminare ogni minaccia da ambo le parti, Danzica e Gdynia saranno

essenzialmente centri commerciali, cioè, senza installazioni o fortificazioni militari.

12. La penisola di Hela, che andrà alla Germania o alla Polonia in base al plebiscito, verrà

anch’essa demilitarizzata.

13. Il governo del Reich tedesco ha protestato col massimo vigore contro il trattamento inflitto

dai polacchi alle minoranze etniche. Da parte sua, il governo polacco ritiene anch’egli di

protestare contro la Germania. In conformità a ciò, entrambe le parti concordano di

sottoporre queste lagnanze ad una commissione inquirente internazionale, la quale sarà

responsabile di indagare circa tutte le proteste riguardanti danni fisici ed economici, nonché

altri fattori di terrore.

La Germania e la Polonia si impegnano a  effettuare compensazioni per tutti i danni economici

e non, inflitti alla minoranze etniche da ambo le parti a partire dal 1918, e/o revocare tutti gli

espropri e provvedere al totale indennizzo per le vittime di queste ed altre misure economiche.

14. In modo da eliminare i sentimenti di privazione dei diritti internazionali da parte dei tedeschi

che rimarranno in Polonia, nonché dei polacchi che rimarranno in Germania e soprattutto per

assicurare che non siano obbligati ad agire in modo contrario ai loro sentimenti etnico-

nazionali, la Germania e la Polonia concordano di garantire i diritti delle minoranze etniche da

ambo le parti tramite accordi vincolanti ed esaurienti. Questo assicurerà il diritto a questi gruppi

etnici di mantenere, liberamente sviluppare e portare avanti la loro vita nazional-culturale.

In particolare verrà loro concesso di mantenere a tale scopo delle organizzazioni. Ambo le parti

concordano che i membri delle loro minoranze etniche non verranno chiamati al servizio di leva.

15. Se  verrà raggiunto un accordo sulla base di queste proposte, la Germania e la Polonia

dichiarano di dare disposizioni per effettuare la smobilitazione immediata delle loro forze

armate.

16. La Germania e la Polonia concorderanno qualsiasi ulteriore misura possa essere necessaria ad

Implementare i suddetti punti il prima possibile.

CONTINUA QUI Parte 2

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17:06 Scritto da: waa359 in Adolf HITLER,Führer,Reichskanzler | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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