22.09.2009
dopo la gasazione e cremazione ritrovati 8.000 Ebrei di Parigi
(sottolineatura,grassetto, foto,colore NON sono parte del testo originale: Prussian)
Ottomila (8.000) Ebrei di Parigi ritrovati...
(dopo la gasazione e cremazione!) !
Tratto da:
BEŁŻEC E LE CONTROVERSIE OLOCAUSTICHE DI ROBERTO MUEHLENKAMP
di Carlo Mattogno (2009)
Pag.57
...Com’egli sa bene, sul campo di Bełżec esistono pochissimi documenti, in massima parte risalenti al marzo 1942, dai quali si possono trarre solo ipotesi. Se esistessero documenti sul trasferimento di «almeno 434.000 Ebrei» da Bełżec «all’est», non esisterebbe la controversia a causa della quale ho redatto il mio studio: Bełżec sarebbe soltanto e indiscutibilmente un campo di transito. Ma dato che i documenti non esistono, è già molto se ho dedicato alla questione sei pagine. Muehlenkamp afferma inoltre che «a quanto pare Mattogno non si è reso conto che Kolomea è situata in Galizia, ad est di Bełżec [in realtà a sud–est], e che i rapporti su questo trasporto sono perciò documenti che mostrano che la pretesa che Bełżec fosse un luogo da dove Ebrei inabili “andranno oltre il confine e non ritorneranno più nel Governatorato generale” [come dice il rapporto di Fritz Reuters del 17 marzo 1942 e come io interpreto alla lettera] era soltanto una cinica menzogna». In realtà, proprio nella frase da cui Muehlenkamp ha isolato l’aggettivo “severe”, all’inizio del paragrafo Il campo di Bełżec alla luce dei documenti, ho scritto:
Note:
182) Per un errore questo passo non appare nella versione italiana.
183) Prima avevo parlato dell’ «arrivo di trasporti effettuati in condizioni disastrose – come quello che partì da Kolomea il 10 settembre 1942». Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 121.
184) Idem, p. 138.
Pag.58
«I pochi documenti originali sulle deportazioni a Bełżec (dalla Galizia) che si sono conservati, pur mostrando un atteggiamento molto duro dei Tedeschi verso gli Ebrei, non confermano la loro presunta politica di sterminio ebraico totale». E qualche pagina dopo ho scritto: «Nella seconda metà di ottobre dalla Galizia occidentale partirono – verosimilmente alla volta di Bełżec – trasporti con un numero di deportati enormemente più basso di quello del 10 settembre da Kolomea»185. Ma non è questo che bisogna rimproverare a Muehlenkamp, bensì una grave omissione correlata. In tale contesto ho infatti rilevato che il 28 ottobre 1942 l’SS–Obergruppenführer Friedrich Wilhelm Krüger, lo Höherer SS– und Polizeiführer nel Governatorato generale, promulgò una “Ordinanza di polizia relativa all’istituzione di zone di residenza ebraica nei distretti di Varsavia e Lublino” (Polizeiverordnung über die Bildung von Judenwohnbezirken in den Distrikten Warschau und Lublin) che istituiva 12 zone di residenza ebraica; il 10 novembre 1942 egli designò altre 4 zone di residenza ebraica nel distretto di Radom, 5 nel distretto di Cracovia e ben 32 nel distretto di Galizia, due delle quali nella circoscrizione di Rawa Ruska (Rawa Ruska ghetto e Lubaczów), ed ho elencato tutte queste zone di residenza186.
Ciò significa che il 10 novembre 1942 a Rawa Ruska, località situata a circa 20 km dal “campo di sterminio” di Bełżec, esisteva ancora un ghetto! Secondo Hilberg, il campo di Bełżec era destinato allo sterminio degli Ebrei del distretto di Cracovia e della Galizia187, e questi ultimi erano di gran lunga più numerosi.
Il rapporto dell’SS– Gruppenführer Fritz Katzmann del 30 giugno 1943 dice che, fino al 10 novembre 1942, erano stati «evacuati o trasferiti» dalla Galizia 254.989 Ebrei, il 27 giugno 1943 434.329 188.
Il rapporto Höfle, come si è visto sopra, menziona 434.508 deportati a Bełżec fino al 31 dicembre 1942.
In tale data in Galizia (distretto di Lemberg) c’erano ancora 161.514 Ebrei 189, il 37% del totale, che dunque non furono inviati al “campo di sterminio” che era stato creato per loro!
* Perché il 10 novembre 1942 furono create zone di residenza ebraica in Galizia?
* Perché Bełżec cessò la sua presunta attività di sterminio un mese dopo?
* Dove furono sterminati i restanti 161.514 Ebrei «evacuati o trasferiti» dalla Galizia ma non inviati a Bełżec?
Come si è visto sopra, Muehlenkamp aggrava queste contraddizioni pretendendo che l’esumazione e l’arsione dei cadaveri a Bełżec fosse iniziata nel novembre 1942. Prima di chiarire la questione realmente essenziale, è bene soffermarsi sull’insinuazione di Muehlenkamp relativa alla mia presunta «selezione di prove sul campo di sterminio di Bełżec», vale a dire, omissione di «prove», che egli espone così: «Mattogno non ha menzionato né l’annotazione del diario di Goebbels del 27 marzo 1942 (per ragioni che dovrebbero essere facilmente comprensibili per chi legge la traduzione di Browning del suo primo paragrafo) né gli altri documenti citati da Browning, ad eccezione del rapporto del tenente della riserva Westermann, che sembra essere la stessa persona del “Leutnant der Schutzpolizei der Reserve (tenente della riserva della polizia di sicurezza) Wassermann” citato a p. 101 del libro di Mattogno».
L’annotazione di Goebbels non menziona Bełżec e qui si parla di documenti su questo campo. Browning, nella discussione citata da Muehlenkamp 190, semplicemente suppone che essa parli degli Ebrei «inviati a Bełżec». Non si tratta dunque di un documento su Bełżec.
Note:
185) Idem, p. 139.
186) Idem, pp. 139-141.
187) La distruzione degli Ebrei d'Europa. Giulio Einaudi editore.Torino,1995, p. 502.
188) Rapporto di Katzmann a Krüger. L-18.
189) Rapporto Korherr, NO–5194, p. 11.
190) Evidence for the Implementation of the Final Solution: Electronic Edition, by Browning, Christopher R..V.C, Documentary Evidence concerning the Camps of Bełżec, Sobibor, and Treblinka. In: http://www.holocaustdenialontrial.com/trial/defense/brown...
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Di quest’annotazione, che ha un significato ben diverso da quello supposto da Browning, mi sono occupato dettagliatamente nella mia critica all’opera di Hilberg191.Gli altri cinque documenti citati da Browning e non da me non apportano granché alla conoscenza della questione.
Un rapporto settimanale della Sezione Propaganda del 20 marzo 1942 menziona l’evacuazione di 35.000–38.000 Ebrei del ghetto di Lublino dal 16 marzo 1942 che dovevano essere «portati in direzione est» (nach Richtung Osten geschafft).
Una nota di Türk del 20 marzo 1942 parla dell’ «esistenza di un campo di raccolta (Sammellager) ad una certa distanza dalla stazione di Bełżec sul confine del distretto che però è completamente chiuso» e dell’arrivo di un Kommando di 60 persone.
Un altro rapporto, del 19 marzo 1942, menziona l’evacuazione di 30.000 Ebrei anziani e altri non inseriti nel processo produttivo «nella regione di Lublino» e precisa che «è da vedere fino a che punto questa evacuazione equivarrà ad una decimazione (Dezimierung)», si riferisce più alla eventuale mortalità parziale degli Ebrei da deportare dovuta all’evacuazione stessa che non ad uno sterminio totale a Bełżec.
Il protocollo di una conferenza sull’evacuazione ebraica che si tenne il 26 e 28 settembre 1942 annuncia che probabilmente dal 1° novembre 1942 sarebbe circolato «1 treno al giorno dal distretto di Lublino nord a Bełżec» e infine
un rapporto del 17 ottobre 1942 riferisce, nel quadro delle azioni di evacuazione, che l’ebraismo era informato del suo destino e che un membro del consiglio ebraico di Lemberg aveva dichiarato che gli Ebrei portavano tutti un certificato di morte in tasca con in bianco solo il giorno della morte, un’iperbole in relazione con i timori o le aspettative di “decimazione” di cui sopra.
E veniamo alla questione realmente essenziale, che è la risposta alla seguente domanda:
in quale contesto vanno interpretate le deportazioni a Bełżec, inclusi i trasporti catastrofici come quello da Kolomea?
Nel mio studio ho analizzato anzitutto «come e perché si formò l’attuale versione “accertata” della storiografia ufficiale su Bełżec», delineando la storia della propaganda nera sul campo che nacque già nei primi mesi del 1942.
Ho riportato le “testimonianze oculari” sull’impianto di folgorazione di Bełżec, costituito da «una baracca dove c'è una lastra elettrificata in cui vengono effettuate le esecuzioni»;
oppure da
«una piattaforma metallica che funzionava come un elevatore idraulico che li calava in una enorme vasca piena d'acqua fino al collo delle vittime. [...]. Essi venivano folgorati con la corrente elettrica attraverso l'acqua. L'elevatore poi sollevava i corpi fino a un crematorio che si trovava sopra»;
oppure da
«una baracca, che contiene una stufa (o un forno: Ofen) elettrica. In questa baracca si svolgono le esecuzioni».
Ho inoltre riportato le testimonianze sui treni della morte, che, attraverso un “tunnel”, scendevano nei locali di sterminio “sotterranei”:
«Questi locali non avevano finestre, erano tutti di metallo e avevano un pavimento che poteva essere calato giù. Per mezzo di un meccanismo ingegnoso il pavimento, con tutte le migliaia di Ebrei, veniva calato in una cisterna che si trovava al di sotto del pavimento – ma solo finché l'acqua non arrivava ai loro fianchi. Allora attraverso l'acqua veniva fatta passare la corrente ad alta tensione e in pochi istanti tutte le migliaia di Ebrei erano stati uccisi. Poi il pavimento, con tutti i cadaveri, veniva tirato fuori dall'acqua. Si inseriva un'altra linea elettrica e queste grandi sale diventavano ora roventi come un forno crematorio fino a quando tutti i cadaveri non erano inceneriti. Potenti gru ribaltavano il pavimento ed evacuavano le ceneri. Il fumo veniva espulso attraverso grandi camini da fabbrica».
Nota:
191) Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. 2008. 9. Goebbels e il presunto sterminio ebraico, pp. 38-39, in: http://vho.org/aaargh/fran/livres8/CMhilberg.pdf
http://civiumlibertas.blogspot.com/2008/01/carlo–mattogno–raul–hilberg–e–i–centri.html.
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Oppure gli Ebrei venivano asfissiati in
«un baraccamento sotterraneo»;
oppure
in una baracca mediante «gas e corrente elettrica ad alta tensione»;
oppure
«il pavimento della camera a gas, dopo l'uccisione degli Ebrei si apriva facendo cadere i cadaveri giù, da dove venivano portati ad una fossa comune con vagoncini»;
oppure
«i Tedeschi facevano passare nei muri dei fili elettrici che non erano isolati. Gli stessi fili passavano a terra. Quando la sala era piena di persone nude, i Tedeschi attaccavano la corrente. Era una gigantesca sedia elettrica»;
oppure
«il pavimento del “bagno” era metallico e al soffitto erano appesi dei pomi di doccia. Quando il locale era pieno, le SS inserivano la corrente ad alta tensione a 5000 volt nella piastra metallica. Nello stesso tempo i pomi delle docce sputavano acqua. Un breve grido e l'esecuzione era terminata»;
oppure
a Bełżec non c’era alcun impianto di sterminio,
ma,
secondo la “testimonianza oculare” di Jan Karski, gli Ebrei venivano ammassati su un treno, cosparsi di calce viva, portati a circa 80 miglia di Bełżec e lasciati morire nel treno immobile.
Per non parlare della immancabile «fabbrica di sapone umano», che ovviamente utilizzava «le persone più grassottelle»192.
Su queste macabre fantasie Muehlenkamp non dice nulla, e a ragion veduta, perché ne risulta una conseguenza devastante per la tesi ufficiale.
Tregenza ha infatti appurato quanto segue:
«Fin dall'inizio nel villaggio [di Bełżec] ognuno sapeva che cosa accadeva al campo.
Ciò risultava dall'amicizia stretta tra il personale del campo e gli abitanti ucraini del villaggio, che ospitarono nelle loro case molti membri della guarnigione SS e “uomini di Trawniki” e furono a loro volta ben ricompensati per la loro “ospitalità”. Ciò includeva anche la prostituzione. Alcune ragazze – stando alle dichiarazioni di abitanti del villaggio – si sarebbero prostituite agli uomini di Trawniki in cambio di gioielli e altri oggetti di valore. Inoltre delle prostitute andarono a Bełżec anche da altre cittadine. Negli atti delle indagini della polizia popolare polacca ci sono riferimenti ad abitanti del villaggio che erano impiegati nelle più svariate installazioni del campo delle SS. In particolare, le tre sorelle della famiglia J. lavoravano nella cucina del comando SS e nella lavanderia SS, che apparteneva alla famiglia B. Il panificio del villaggio, che era di proprietà della famiglia ucraina N., era incaricata della cottura di alcune centinaia di pagnotte per la guarnigione SS, per gli “uomini di Trawniki” e per il migliaio di Ebrei che erano impiegati al campo. Il pane veniva consegnato con un carretto contadino da vari abitanti del villaggio al cancello del campo. Uno di essi era il già menzionato ebreo Mojzesz Hellman, che viveva clandestinamente a Bełżec col nome di Ligowski. Veniva pagato con oggetti preziosi o cognac. Quattro uomini operarono all'interno dell'area del campo, tra cui Dmitri N., che controllava o riparava docce e bagni degli “uomini di Trawniki”. Mieczysław K. e Wacław O. lavoravano come meccanici nel garage o come elettricisti del campo. L'elettricista Michał K. installò cavi e luce nel secondo edificio di sterminio, la cosiddetta “Fondazione Hackenholt” e avrebbe assistito occasionalmente a gasazioni. A conoscenza dell'autore, questo è l'unico caso conosciuto in Polonia di un Polacco che abbia partecipato direttamente – volontariamente e dietro compenso – allo sterminio ebraico in un campo di sterminio. Non meno sorprendente è il fatto che gli abitanti del villaggio Eustachy U. e Wojciech I. non solo furono autorizzati a tenere una macchina fotografica, ma fu addirittura permesso loro di fotografare il personale del campo di sterminio, anzi, furono addirittura esortati a farlo. Alcune fotografie furono da loro scattate addirittura all'interno del campo. I soldati SS e gli “uomini di Trawniki” si fotografarono anch'essi reciprocamente e inviarono i rullini a sviluppare e a fare copie da Wojciech I.»193.
Ma se «ognuno sapeva che cosa accadeva al campo» come si spiega la nascita di quelle macabre fantasie?
Perché non fu divulgata subito la “verità”?
Perché, come ho anticipato sopra, questa “verità” si impose faticosamente soltanto nel 1947?
Fatto a dir poco strano, con tutti questi “testimoni oculari” che circolavano liberamente per il “campo di sterminio” come se stessero a casa propria e si potevano permettere persino di scattare fotografie!
Nota:
192) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 13-46.
193) Idem, pp. 57-58.
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L’unica conclusione che si può trarre da ciò è che nel 1942 non c’era alcuna “verità” da rivelare. E questo è il primo punto.
Il secondo è che i risultati delle indagini archeologiche di Kola dimostrano che a Bełżec non poterono essere seppelliti 600.000 cadaveri e neppure 434.508. E questo fatto non è minimamente scalfito dalle obiezioni inconsistenti di Muehlenkamp.
Il terzo punto è che queste stesse indagini hanno dimostrato che a Bełżec non esistettero affatto i presunti edifici di gasazione asseriti dai testimoni.
Il quarto punto è l’inconsistenza dell’intera storia dei campi di sterminio orientali e delle gasazioni con gas di scappamento di un motore Diesel che ho dimostrato nello studio su Treblinka da me scritto in collaborazione con J. Graf e ho riassunto lapidariamente sopra.
Il quinto punto, che ho sviluppato in un altro studio194, riguarda la genesi stessa del campo di Bełżec nel quadro del “Generalplan Ost”. L'SS- Brigadeführer Odilo Globocnik, che rivestiva la carica di SS-und Polizeiführer di Lublino, era stato infatti nominato da Himmler, prima ancora che capo dell’Aktion Reinhardt, «Incaricato della costruzione di basi delle SS e della Polizia nel nuovo territorio orientale» (Beauftragte für die Errichtung der SS- und Polizeistützpunkte im neuen Ostraum), col compito di creare la catena di comando «per la costruzione di basi delle SS e della Polizia nel nuovo spazio orientale». Il 26 novembre, Globocnik, in virtù dell’incarico conferitogli da Himmler, ordinò alla Zentralbauleitung di Lublino «la costruzione di un campo di transito per rifornimenti [Durchgangsnachschublager] per lo Höhere SS- und Polizeiführer di Russia Sud e aucasia che comprendeva 13 baracche, di cui 11 erano magazzini. Il campo fu completato e consegnato l'11 settembre 1942. Esso era destinato a rifornire i vari uffici addetti alle costruzioni nei territori orientali. Nello stesso periodo cominciò la costruzione del campo di Bełżec. Höfle, come sostituto di Globocnik, operava anch'egli nel quadro del “Generalplan Ost”, che prevedeva grandi spostamenti di popolazioni all’Est.
Questo è il contesto reale in cui dev’ essere considerata nel suo complesso la questione di Bełżec, inclusa la sorte di coloro che vi furono deportati.
Ciò che più conta, è che questi Ebrei non furono uccisi a Bełżec. Sulla loro destinazione precisa, come ho rilevato sopra, non esistono documenti, ma ci sono vari indizi, che ho esposto nel libro su Treblinka ben noto a Muehlenkamp, in particolare nel § 6 del capitolo VIII 195.
Ecco qualche accenno.
Nel 1943 il prof. Eugene M. Kulischer, membro dell’ International Labour Office di Montreal, Canada, pubblicò un documentato studio demografico intitolato “The displacement of population in Europe”196 in cui diede conto degli spostamenti della popolazione ebraica europea ad opera del regime nazionalsocialista.
Ad esempio, nel paragrafo sui “Territori di destinazione e metodi di confino” egli sottolineò così la direttiva principale della deportazione ebraica:
«Alcuni Ebrei dal Belgio furono inviati in una zona limitrofa dell’Europa occidentale per lavoro forzato, ma, generalmente parlando, la tendenza è stata di trasferire gli Ebrei all’Est. Molti Ebrei dell’Europa occidentale, a quanto è stato riferito, furono deportati nelle miniere della Slesia. La grande maggioranza fu mandata nel Governatorato generale e, in numero sempre crescente, nell’area orientale, cioè nei territori che erano stati sotto il regime sovietico dal settembre 1939 e in altre aree occupate dell’Unione Sovietica»197 (corsivo mio).
Note:
194) Genesi e funzioni del campo di Birkenau. 2008. http://vho.org/aaargh/fran/livres8/CMGeneralplanOst.pdf
195) Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp?, op. cit., “La meta finale degli Ebrei deportati all’Est” , pp. 316-325.
196) E. M. Kulischer, The Displacement of Population in Europe. Published by the International Labour Office, Montreal 1943.
197) Idem, p. 107.
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Secondo Radio Mosca, alcune migliaia di Ebrei francesi erano stati trasferiti in Ucraina.
Nel numero 71 dell’aprile 1944 il foglio ebraico clandestino “Notre Voix” pubblicò la seguente notizia:
«Grazie! Una notizia che rallegrerà tutti gli Ebrei di Francia giunge dalle onde di Radio Mosca. Chi di noi non ha un fratello, una sorella, una moglie, un parente tra i deportati di Parigi? E chi non proverà una gioia intensa al pensiero che ottomila Ebrei di Parigi sono appena stati salvati dalla morte dalla gloriosa Armata Rossa?
È stato uno di essi a raccontare a Radio Mosca come era stato salvato dalla morte, insieme ad altri ottomila Ebrei parigini. Essi si trovavano tutti in Ucraina al momento dell’ultima offensiva sovietica e i banditi SS li dovevano fucilare prima di lasciare il paese. Conoscendo la sorte che era loro riservata e avendo appreso che le truppe sovietiche non erano lontane, gli Ebrei deportati decisero di fuggire. Essi sono stati subito accolti dall’Armata Rossa e si trovano attualmente tutti in Unione Sovietica. L’eroica Armata Rossa avrà così meritato, una volta di più, la riconoscenza della comunità ebraica di Francia»198.
A quanto pare, Muehlenkamp non si è reso conto che il distretto di Galizia faceva parte del Governatorato generale, il quale confinava a est col Reichskommissariat Ukraina.
Perciò se Höfle, secondo il rapporto di Fritz Reuters del 17 marzo 1942, aveva dichiarato che poteva «accogliere 4- 5 trasporti al giorno di 1.000 Ebrei con stazione finale Bełzec. Questi Ebrei andranno oltre il confine e non ritorneranno più nel Governatorato generale», ciò non era necessariamente «soltanto una cinica menzogna», perché sia i trasporti ebraici provenienti da ovest (distretti di Cracovia e Lublino), sia quelli provenienti da sud-est (distretto di Galizia) potevano oltrepassare il confine a est e non ritornare più nel Governatorato generale.
Ringraziamenti
Ringrazio Roberto Muehlenkamp per avermi dato l’occasione di riconfermare e di approfondire i risultati del mio studio su Bełżec e per averne dimostrato ex contrario, grazie alle sue insulse critiche, il valore e la fondatezza.
Nota:
198)Riprodotto in: La presse antiraciste sous l’occupation hitlérienne. Préface de A. Raisky, Parigi, 1950, p.179.
13:35 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno, Lager Belzec | Link permanente | Commenti (0) |
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