17.09.2009

MAI PIU'!MAI PIU'!MAI PIU'!

NON abbiamo interessi italiani da difendere in Afganistan, né in Iraq,nè in Iran.

 

folgore.jpg

MAI PIU'!

MAI PIU'!

MAI PIU'!

 

il miglior SANGUE Italiano sia versato per salvare il CULO della colonia sionista di INVASIONE della Palestina!

 

I migliori giovani d'Italia TORNINO a casa...e

 

SUBITO!

 

18:03 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (17) | |  Facebook |  Stampa

Commenti

Ancora una volta la migliore gioventù italiana muore per difendere interessi "altrui"...e la gente continua a credere a farsesche esportazioni di libertà e democrazia...In nessun regime si è mai sentita una retorica così banale e mistificatoria da ribattezzare un'invasione armata con il nome di "missione di pace"...
Al di là di ogni considerazione ed al fine di chiarire la mia personale posizione, mi sento in dovere di esprimere qualche concetto: chi prepara attentati contro truppe regolari è sempre un terrorista anche se la sua azione va a contrastare un esercito d'invasione...La guerra, infatti, è prerogativa dei soldati che hanno una divisa con fregi e mostrine immediatamente riconoscibili, portano apertamente le armi e sono agli ordini di un comandante...Non può essere annoverato, quindi, nella nobile famiglia del soldato chi compie atti di guerra senza avere le succitate caratteristiche...
Per finire, un ammonimento: non portino corone d'alloro, alla tomba del MILITE IGNOTO, quei malfattori d'ogni risma che scaldano gli scranni della politica!!! Il soldato sconosciuto, che ha combattuto la sua guerra, giusta o sbagliata, servendo il suo popolo con onore, non può essere accomunato a chi, in nome della propria carriera personale o per sua innata ottusità, tradisce la propria terra...
I nostri governanti, infatti, hanno venduto la Patria al volere "altrui"...Se al loro posto ci fossero state persone oneste, di morale e d'intelletto, una tragedia del genere non sarebbe mai accaduta poichè l'Italia non ha, nè mai avrà, interessi in quelle zone che sono teatro di guerra...Non c'è un motivo "spiegabile" per cui i nostri ragazzi debbano essere mandati a morire...per nulla...

Scritto da: MILITE IGNOTO | 17.09.2009

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chissà quanta gente inerme hanno ucciso questi "eroi", non ultima la ragazzina tredicenne di qualche settimana fà, riportamoli a casa tutti! cosi risparmieremo anche una carrettata di denaro pubblico! saluti a tutti!!

Scritto da: marco | 17.09.2009

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ma quali nostri giovani! quando sono disoccupati in Italia molti di questi vanno a prestare servizio per qualunque stato li paghi secondo le regole di ingaggio.
Chi ricorda quei due che hanno beccato a fare le spie per contro di usraele in iraq?Uno di loro non contento prima di morire ha pensato bene di diffamare pure l'Italia dicendo "muoio da italiano"e lLa russa gli ha dato pure la medaglia per questo.
Una spia al soldo di uno stato straniero decorato con la medaglia...tsk....

Scritto da: brelive | 17.09.2009

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E' d'obbligo una distinzione tra mercenari ed i soldati regolari.

Chi non conosce l'idea della Folgore farebbe meglio a tacere.

Scritto da: Waa359 | 18.09.2009

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è dìobbligo conoscere le regole di ingaggio-
non credo esistano piu eserciti regolari almeno in occidente,se con essi si intende quei soldati obligati al sevizio militare come cittadini di una nazione.

Scritto da: brelive | 18.09.2009

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Il soldato volontario regolare è cosa ben diversa dal mercenario. Non confondiamo l'oro con l'ottone (per usare un termine educato).

Scritto da: LP | 18.09.2009

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6 fascistelli di meno !!!

Scritto da: marco | 18.09.2009

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....gli ideali della folgore!..... bella roba! vi ricordate quello che hanno fatto in Somalia?

Scritto da: lenin-63 | 18.09.2009

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La guerra, come tutte le attività umane, ha delle sue regole precise...anzi, essendo essa stessa una particolarissima attività umana avrà delle regole ancora più precise...
A parte qualche commento che non merita replica, ho sentito parlare di "regole di ingaggio"...Il discorso, in realtà, va a monte delle regole di ingaggio poichè si riferisce a norme di Diritto Internazionale di guerra, applicate da sempre e definitivamente sancite dalla Convenzione di Ginevra dell'8 dicembre 1949....L'art. 4 di quest'ultima, infatti, stabilisce CIO' CHE ERA GIA' PRASSI CONSOLIDATA PRESSO TUTTI GLI ESERCITI DEL MONDO: i militari di formazioni regolari hanno una divisa con fregi e mostrine immediatamente (ossia anche a distanza!) riconoscibili, portano apertamente le armi ed hanno una persona al comando (ossia rispettano una gerarchia precisa!)...Nel momento in cui un soldato cade nelle mani del nemico assume la qualifica di "prigioniero di guerra"...
I terroristi, invece, si mescolano ai civili (per confondersi ad essi), nascondono le armi, non hanno una divisa, non sempre hanno un capo riconosciuto alla testa della formazione...Nel momento in cui un terrorista cade nelle mani del nemico rimane con la qualifica di terrorista...
Il fatto che i soldati vengano retribuiti con la paga militare o con la paga NATO, il fatto che siano volontari o obbligatoriamente coscritti è irrilevante ai fini della qualifica di combattente...Queste non sono mie idee ma norme di Diritto Internazione di Guerra che sono, da sempre, applicate da tutte le Nazioni belligeranti del mondo...
Nessuna giusta causa farà mai di un terrorista un soldato....

Scritto da: MILITE IGNOTO | 18.09.2009

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SLAI COBAS: NESSUNA LACRIMA PER I PARA'
Riceviamo e pubblichiamo(LA PUBBLICAZIONE DI QUESTA AGENZIA, NON IMPLICA L'ACCORDO POLITICO SU QUANTO SOSTENUTO IN ESSO DA PARTE DELLA REDAZIONE)

NOI NON PIANGIAMO I SOLDATI CADUTI PER UNA GUERRA DI RAPINA IMPERIALISTA
Per cosa sono morti i soldati italiani? Questa è la prima domanda che dobbiamo porci, al di là della retorica che in questi momenti sommergerà l'Italia e che cercherà di nascondere i veri motivi perché questi soldati con le armi più sofisticate erano in questo Afganistan. I politici, i pennivendoli del regime, i sindacati confederali, vi racconteranno parecchie bugie. Diranno in sostanza che i "nostri" soldati sono lì per aiutare le popolazioni (in sostanza quasi dei missionari), per combattere il "terrorismo"e per la "pace".
Quello che nascondono è che i soldati italiani sono in Afghanistan (come negli altri paesi) per gli interessi politici dell'imperialismo italiano in alleanza con quello USA.
Per tale motivo partecipano nei vari teatri di guerra alle più orrende carneficine, non distinguendo gli obiettivi civili da quelli militari, mietendo numerose vittime anche e soprattutto tra ragazzi/e di giovane età che hanno la sola colpa di vivere in questi paesi. I militari sono lì per la volontà da parte del "proprio" paese imperialista il quale e in quell'area per dominare e spartire il bottino dei profitti insieme agli altri predoni imperialisti.
I lavoratori non hanno nulla in comune con queste borghesie predatrici e hanno tutto l'interesse ad opporsi alla partecipazione italiana alla guerra che si sta combattendo in Afganistan.
Per questo, il primo obiettivo urgente è quello di opporsi a tutte le guerre e, come denunciamo da tempo, per evitare altri lutti alle famiglie italiane e alle popolazioni afgane, lottare per l'immediato ritiro delle truppe italiane in Afganistan e negli altri paesi nei quali sono presenti.
Nessuna partecipazione a lutti patriottici o a mobilitazioni per cause volute dalla borghesia italiana, così come viene chiesto dai sindacati tricolori anche nel nostro Ente.

Lavoratori e delegati sindacali dello Slai Cobas della Regione Lombardia
Milano, 17 settembre 2009

Scritto da: lenin-63 | 18.09.2009

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Uhm...
come sempre non si riescono a fare le dovute distinzioni....
Cosa c'entrano i ragazzi di 20-30 anni con i motivi che hanno spinto i nostri governi a fare la guerra?
Io sono sicuro che i soldati italiani hanno aiutato la popolazione civile afghana ma non per osservanza degli ordini di missione ma per la nostra scanzonata bonarietà con cui siamo conosciuti in tutto il mondo...Dire che gli Italiani hanno fatto carneficine è una disgustosa baggianata...Le illazioni contenute nel documento di sopra pubblicato derivano da presupposti errati e, per forza di cose, portano ad errate conclusioni...
Non onorare, da parte della popolazione, i nostri caduti equivale a disprezzarne le giovani vite e non ha nulla a che vedere con la protesta verso una decisione politica....
Fa davvero sorridere chi parla di "imperialismo italiano" in questo nostro piccolo paese, militarmente occupato dalla seconda guerra mondiale, che non può avere la pretesa di mire espansionistiche poichè non ha ancora conquistato nemmeno la propria indipendenza...
La "longa manus" che dirige questi avvenimenti non può avere nulla, ma proprio nulla, a che fare con il fantomatico imperialismo italiano...anzi, se non ci fosse questa tragedia di mezzo, ci sarebbe da ridere...ma non si può!!!!

Scritto da: MILITE IGNOTO | 18.09.2009

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Milite Ignoto per certe menti limitate anche il solo concetto di soldato è qualcosa di estremamente complesso, figurati la differenza che tu citi! Conviene che non sprechi nemmeno le tue parole, tanto sono qui per fare l'unica cosa di cui sono realmente (in)capaci di fare: propaganda e provocare.

Scritto da: LP | 18.09.2009

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cerca di non fraintendermi! quella guerra andava evitata ma visto che ormai la stiamo combattendo non posso fare altro che schierarmi con il mio paese!

Scritto da: brelive | 18.09.2009

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L'inutile guerra afghana in un solo colpo ha ucciso sei italiani. Non siamo abituati a fare i conti con questi prezzi, e perciò la notizia per giorni occuperà le prime pagine. Potrebbe occupare assai meno spazio togliendo le tante cose inutili: la retorica, il cordoglio stereotipato, fino alle analisi sbagliate di questo o quell'esponente del Governo e del Partito Democratico.

Ci sarà invece poco spazio per l'unica riflessione che ora conta: come andarsene?

La notizia della strage di Kabul ha raggiunto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della sua visita ufficiale in Giappone. Probabile che interromperà il viaggio per rendere onore ai caduti con un solenne funerale di Stato. Tutti si aspettano questo da lui, che di suo non è tipo da sottrarsi ai rituali di un mondo politico che piange molto ma pensa poco. Sarebbe un atto coraggioso se invece continuasse la visita a Tokyo. Lì si è appena insediato il nuovo governo, formato per la prima volta da un partito, il Partito Democratico (quello giapponese, che è un'altra cosa), il quale da tempo pone l'urgenza di cambiare totalmente approccio alla guerra afghana, persino a partire dalla sua giustificazione originaria, gli attentati dell'11 settembre 2001, le cui versioni ufficiali sono messe in dubbio dai suoi massimi esponenti. Un coraggio che dalle nostre parti non si è meritato neanche un trafiletto.

E così continua l'immane spreco, di vite, di risorse, di prospettive. Recentemente, su «Asia Times», il giornalista d'inchiesta Pepe Escobar ha fatto un'analisi spietata sulle prospettive della guerra in Afghanistan: «dal novembre del 2001 al dicembre del 2008 l'amministrazione Bush ha bruciato 179 miliardi in Afghanistan, la NATO 102 miliardi. L'ex capo della NATO Jaap de Hoop Scheffer disse che l'Occidente avrebbe mantenuto le proprie truppe in Asia Centrale per 25 anni. Il capo di Stato maggiore britannico, Generale David Richards, lo corresse: gli anni sarebbero stati 40. Potete contare sul fatto che nel 2050 i taliban – “cattivi”, in forma e immuni al surriscaldamento globale – combatteranno ancora contro Enduring Freedom.»

Non sappiamo se la guerra durerà sino ad allora, anche perché ignoriamo se sarà considerato ancora sostenibile continuarla.

Il generale Stanley McChrystal chiede altri 45mila soldati statunitensi da aggiungere ad altri 52mila americani, e ai 68mila mercenari presenti da marzo 2009. Non stiamo includendo nel conto decine di migliaia di soldati NATO. Una simile strategia implica che in breve tempo saranno impantanati in Afghanistan più americani di quanti fossero i sovietici nel pieno dell'occupazione di quel paese oltre vent'anni fa. Tra le promesse facili di Berlusconi ora abbiamo il suo sonoro «yes» a Barack Obama, quando questi gli ha chiesto di raddoppiare il contingente italiano, dopo otto anni di una “Guerra al Terrore” che finanche la maggioranza dei cittadini americani considera praticamente senza sbocchi, cioè persa.

Una strage, Kabul come Nassiriya, sveglierà invece la retorica, le piazze da intitolare ai “nostri martiri”, in un'ottica tutta provinciale che non coglie che da quelle parti di Nassirya ne succedono quattro al giorno. Servirà una grande operazione di verità sulla missione in Afghanistan. Una missione di guerra, che nessuno sforzo orwelliano né la trita ampollosità di Napolitano può più mascherare – ancora oggi - come una «missione internazionale per la pace e la stabilità».

Scritto da: marco | 18.09.2009

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LETTERA A UN AMICO DI SINISTRA
19 settembre 2009

di Franco Cardini


«Caro amico, ti scrivo», tanto per citare uno che entrambi amiamo, non farò il tuo nome, perché sei uno famoso. Ma anche se tu non lo fossi, sarebbe uguale: viviamo un momento difficile con molti aspetti grotteschi, il che è un aggravante. Ma proprio per questo bisogna essere vigili e coraggiosi: combattere le nostre contraddizioni e le nostre viltà. Tutti: quelli che hanno un nome e quelli che «non sono nessuno».


Oggi (ieri, ndr.) è il 17 settembre 2009: un giorno triste per il nostro paese. In Afghanistan sono caduti sei nostri concittadini, sei soldati delle nostre forze armate: e forse il bilancio è destinato da appesantirsi con il passar delle ore. Non possiamo esserne che profondamente addolorati: perché erano esseri umani, perché erano giovani e lasciano famiglie nel dolore, perché erano connazionali. Ma tutto ciò pone a tutti noi – e soprattutto a voialtri di sinistra – un grave e inderogabile interrogativo in più.

Abbiamo sentito le dichiarazioni dei politici: addolorate tutte, e questo va da sé (che il dolore sia sincero, è un altro paio di maniche). Ma al di là di ciò, e con pochissime eccezioni, uno squallore. Tambureggiar di retorica da «armiamoci-e-partite» nel centrodestra, fra quei politici che di quei morti sono i veri responsabili perché hanno sempre con retorica pelosa difeso l’indifendibile occupazione dell’Afghanistan; fra quelli per i quali «la patria si difende anche facendo la guardia a un bidone di benzina» (anche quando si tratti di benzina altrui: di quella della californiana Unocal, per esempio). Ma è comprensibile che nel centrodestra si parli così: difesa della pace, della sicurezza e della democrazia contro il terrorismo, per mascherare un’operazione postcolonialista ispirata a un disegno geopolitico idiota e criminale, un’aggressione degli Usa e della Nato travestita da «liberazione». Liberazione di chi, da chi e da che cosa? Dinanzi alla Resistenza degli afghani (perché, caro amico, quella è una Resistenza), il motto dei sostenitori dell’occupazione potrebb’essere solo uno: «Fuori gli afghani dall’Afghanistan!». Ma siamo tutti d’accordo, spero, che sarebbe pretesa eccessiva quella di chiedere solo di subire a chi deve sopportare un’aggressione in casa sua. Eppure, mi duole dirlo, ma la destra è nonostante tutto in questa circostanza più decorosa di parte della sinistra. Quando sento La Russa parlare di «vile attentato» e di «eroici combattenti», so perfettamente a che cosa pensa e a quale analogia storica allude. Perché, lo si voglia o no, l’Afghanistan 2009 somiglia in modo impressionante all’Italia e all’Europa 1944: da una parte un esercito invasore spalleggiato da alcuni collaborazionisti, dall’altra una variopinta e discorde armata che litigava quasi su tutto, ma che su una cosa era d’accordo. Che gl’invasori andavano cacciati. E a loro volta, per gli invasori e i loro alleati, i patrioti erano «banditi», «terroristi», «ribelli», «assassini», «vili». E gli invasori, mentre si comportavano con durezza e spietatezza, pretendevano d’essere nel giusto e di operare nello stesso bene delle popolazioni che opprimevano; e tra loro non mancavano (al contrario!) tante persone buone e in buona fede, mentre dall’altra parte non mancavano episodi di crudeltà e di ferocia. Mentre La Russa parla, egli traccia probabilmente un’equazione mentale tra Wehrmacht e Salò da una parte, corpo di spedizione Nato dall’altra: e si sente a suo agio e perfino a posto con la coscienza. Caro amico, abbiamo litigato tante volte sui temi della guerra civile e della Resistenza: e sai bene che io ho tante volte difeso le ragioni dei tedeschi e dei fascisti. I paragoni zoppicano sempre: ed è evidente che quando c’è una guerra non c’è mai nessuno che abbia del tutto torto o del tutto ragione, e che comunque l’Europa del ‘44 non è esattamente l’Afghanistan del 2009. Eppure, alla fine di tutto bisogna pur sempre avere il coraggio di giudicare e di decidere da che parte stare.


Proprio alla luce di ciò, un afghano che lotti per cacciare un esercito straniero armato dal suo paese può anche essere un fanatico religioso (come ieri poteva anche essere un maledetto stalinista): ma non si possono negare le sue ragioni, né derubricare a «terrorismo» la sua testimonianza e il suo sacrificio.


Eppure, le dichiarazioni di buona parte dei rappresentanti della sinistra hanno finito col dar quasi ragione al patriottardismo della destra asservita alla volontà degli Usa e della Nato. Ora, se le destre fingono di non accorgersi che in Iraq come in Afghanistan i nostri soldati sono ridotti a far da ascari (con tutto il rispetto per i soldati: e naturalmente anche per gli ascari), sono affari loro. Ma è mai possibile che pochissimi, a sinistra, trovino il coraggio di dire alto e chiaro che il nostro esercito è stato coinvolto in spedizioni infami e senza via d’uscita e che i militari che sono andati là vi sono stati attratti non solo dal senso del dovere (là dove esso sia sentito), ma anche dall’avventura e magari dalle prospettive di alti ingaggi e di promozioni, quando non addirittura da malsane opzioni ideologiche come qua e là invece affiorato da certe pur isolate dichiarazioni? È mai possibile che nessuno additi nel servilismo cinico dei nostri governanti di oggi il vero responsabile della morte dei nostri ragazzi in uniforme, sacrificati a un calcolo politico-diplomatico e a qualche prospettiva di interesse non già «nazionale», bensì lobbistico?


Ed è infine possibile, mio caro amico, che TU inghiotta tutto questo? Se continui a tacere, ti giuro che la prossima volta che mi parli di Resistenza ti mando affanculo.
Con affetto.

Il Manifesto, 18 settembre 2009

Scritto da: marco zeta | 22.09.2009

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Non riesco a capire perché vengono postati sempre articoli di giornali e riviste; sebbene lo scritto, di cui sopra, denoti una piacevole e sorprendente lucidità, tutto ciò mi lascia pensare…Mi lascia pensare che qualcuno non abbia la dovuta indipendenza psicologica per pensare con la propria testa…Le parole che dico sono scritte di mio pugno; non le troverete in nessun altro articolo di rete….Mi sia concesso di bacchettare il militante di sinistra che, troppe volte, pensa con la testa del partito; questo è il suo più pesante ed imbarazzante limite…
La Storia si ripete ed, in effetti, l'Afghanistan del 2009 somiglia molto all'Italia del 1945...Non volevo chiamare in causa la questione della Guerra Civile Italiana (anche perchè ci sono voluti decenni per cominciare a chiamare con il giusto nome quella che farsescamente venne definita "guerra di liberazione") ma se volete azzardarvi in pericolosi parallelismi storici siete i benvenuti...
In questo sito si parla spesso di travisamento o sospensione del Diritto Internazionale soprattutto quando si affrontano determinati temi...In realtà, la sospensione del Diritto c'è stata anche e soprattutto nei confronti della Repubblica di Salò e dei suoi leali e coraggiosi aderenti...
Nell’immediato dopoguerra si è, per forza di cose, voluta creare quella che Renzo De Felice, uno dei più grandi storici del Fascismo, chiama "la vulgata resistenziale"…A rincarare la dose è intervenuto un eccellente Giampaolo Pansa che la chiama “la grande bugia” definendola come la politica stragista del PCI volta a creare le premesse per la sanguinosa “rivoluzione proletaria”…La sentenza 747 del 26 aprile 1954 del Tribunale Supremo Militare aveva chiarito, a suo tempo, con un rigore giuridico impressionante, il carattere militare dei soldati della Repubblica Sociale Italiana e l'impossibilità di qualificare, come combattenti, gli appartenenti alle formazioni partigiane...Sarà lo stesso Alberto Franceschini, leader della Brigate Rosse, ad affermare di aver ricevuto, per la loro prima azione, una pistola da parte di un vecchio partigiano, con la solennità di un rituale religioso, per stabilire un nesso ideale tra la "Resistenza" e le BR...
In verità, sia De Felice sia Pansa (entrambi dichiaratamente di sinistra!) hanno fatto la scoperta dell’acqua calda...Negli anni ’70, l’immortale Giorgio Pisanò, milite della RSI, aveva già scritto le incredibili vicende di cui i due storici attuali si fanno portavoce…Ma si renda comunque onore a loro, che sebbene in ritardo, hanno avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà…
Ogni periodo storico vuole i suoi eroi e, quindi, se gli eroi non ci sono, bisogna crearli...E sono stati creati, dal nulla, gli “eroi” della Resistenza, eterei come i fantasmi che rappresentarono, imbarazzanti come il tradimento che sugellarono, illegittimi come il banditismo che incarnarono…
Ai sensi del Diritto Internazionale di Guerra possono essere considerati combattenti solo quelli che indossano una divisa, portano apertamente le armi, hanno un capo in testa allo loro formazione, si adeguano agli usi ed ai costumi di guerra….Gli attentatori non possono invocare nessuna “Resistenza” per coprire atti di illegittima lotta armata…
Gli Afghani d’onore hanno due possibilità:
1) possono organizzarsi in territori non controllati dagli americani (e ce ne sono tantissimi) e passare al contrattacco da soldati, E MAI CON ATTI DI TERRORISMO….Il soldato si scontra apertamente, faccia a faccia con il nemico…non nasconde le armi sotto il pastrano, non si mischia ai civili inermi e non si fa scudo di essi….Il soldato non colpisce con attentati ma combatte e muore per difendere un pezzo di terra o una bandiera strappata…
2) in alternativa al combattimento militare, agli afghani rimane l’opzione politically correct, di partecipare al gioco democratico del neo-nato stato afghano, per dare il proprio contributo al progresso morale e civile della società…
3) Tertium non datur…
E poi, lasciatemi una provocazione…Perché incitate gli afghani alla resistenza terroristica quando avete anche voi la possibilità di dare il “buon esempio”??? Voi, comunisti, vivete in un paese militarmente occupato (con 113 basi americane) dal 1945; perché non vi date alla lotta armata? Se è giusta per gli afghani sarà giusta anche per voi!!!! Dico bene???
Bello fare i rivoluzionari con la pelle degli altri….Questo attentato ha nuociuto di più alla causa afghana di quanto voi possiate immaginare; i terroristi fanno il gioco di chi vuole quel paese occupato, soggiogato, umiliato….e mentre voi continute a non capire, a ripetere le filastrocche del partito, a recitare cantilenanti favole resistenziali che traspongono il Diritto di Guerra, LE NOSTRE MADRI PIANGONO FIGLI INNOCENTI…. e qualcuno, nelle alte sfere del potere occulto, che sopravvive grazie alla vostra cieca ottusità, in silenzio e nell’ombra, si frega le mani…

Scritto da: MILITE IGNOTO | 22.09.2009

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Ciao MILITE IGNOTO

vorrei conoscerTi.
scrivi qualcosa a aristoteleonassiss@gmail.com

ciao

Scritto da: Milite sconosciuto | 10.05.2010

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