12.09.2009

"NEGARE LA STORIA" E NEGARE LA VERITA' LA FALSA "CONVERGENZA DI PROVE" DELL' "OLOCAUSTO" Parte 4

CARLO MATTOGNO

Parte 4

"NEGARE LA STORIA" E NEGARE LA VERITA'

LA FALSA "CONVERGENZA DI PROVE" DELL' "OLOCAUSTO"

 

10) LA VISITA DI HIMMLER AD AUSCHWITZ


 

Concludo questo paragrafo con un'altra finta "prova convergente" addotta dagli Autori:

«Le esecuzioni con il gas [ad Auschwitz] cominciarono nel 1941, e Himmler

presenziò alla sua prima esecuzione con il gas il 18 luglio 1942» (p. 203).

Ecco un altro classico esempio di fonti incestuose! La pretesa che Himmler

avesse assistito ad una gasazione omicida ad Auschwitz il 18 luglio 1942 si

basa esclusivamente sulla "testimonianza" di Rudolf Höss - e abbiamo già

visto in quali condizioni gli fu estorta e quale valore abbia. Ora, sebbene

gli Autori pretendano (giustamente) dagli storici revisionisti l'accurata

verifica delle fonti e la ricerca di prove contro le proprie tesi, in questo

caso, come nella quasi totalità degli altri, né essi né nessuno storico

ufficiale si è mai preoccupato di verificare questa affermazione di R. Höss:

egli ha detto una cosa utile per la comune causa olocaustica e ciò sta bene

a tutti. Esistono tuttavia parecchi documenti - a cominciare dal diario

stesso di Himmler - che permettono accertare la verità. E la verità è che

Himmler non solo non ha assistito ad alcuna gasazione omicida, ma non

avrebbe potuto assistervi, perché i tempi delle sua visita ad Auschwitz sono

del tutto inconciliabili con quelli dell'arrivo dei trasporti ebraici e

delle presunte gasazioni omicide! (92).

 

Le camere a gas di Majdanek

Gli Autori dedicano un paragrafo a "La storia contingente di Majdanek" in

cui si occupano delle presunte camere a gas omicide di questo campo.

Naturalmente essi ignorano completamente lo studio su Majdanek da me scritto

in collaborazione con Jürgen Graf (93), nel quale ho trattato il tema delle

camere a gas in un lungo capitolo (94), in cui ho dimostrato, in base ai

documenti, che le presunte camere a gas omicide furono progettate e

costruite come "impianto di disinfestazione secondo il sistema della

disinfestazione con acido cianidrico" (Entwesungsanlage nach dem System der

Blausäure-Entwesung) (95) e che non furono mai impiegate come camere a gas

omicide (96). Poiché senza una conoscenza precisa degli impianti si rischia

di non capire gli argomenti degli Autori e le mie risposte, premetto i dati

essenziali sulle presunte camere a gas omicide di Majdanek secondo la

perizia polacco-sovietica del 4-23 agosto 1944:

numero localizzazione e denominazione dimensioni superficie m2

camera I Baracca 41, locale a SE 4,50 x 3,80 17,1

camera II Baracca 41, locale a NE 4,50 x 3,80 17,1

camera III Baracca 41, Entlausungskammer a O 9,27 x 3,80 35,2

camera IV Baracca 4, Gaskammer, adiacente alla sala docce 107,7

camera V Baracca 28,asciugatoio 11,75 x 6 70,5

camera VI Baracca 28,asciugatoio 11,75 x 6 70,5

camera VII Crematorio, locale tra camera mortuaria e sala per l'autopsia 6,10 x 5,62 34,9

La camera VII si trova nel crematorio. J.-C. Pressac ha scritto al riguardo

che la direttrice aggiunta del Museo gli riferì che questa camera a gas "era

servita pochissimo, ma davvero pochissimo", il che, secondo lo storico

francese, "significa in termini chiari che non è servita affatto" (97). Per

far credere che questo locale fosse una camera a gas omicida, infatti, i

Polacchi hanno praticato una rozza apertura quadrata sul soffitto senza

alcun dispositivo di chiusura e senza neppure tagliare i tondini di ferro

dell'armatura di cemento armato! (98).

Gli Autori tralasciano questo locale e cominciano la loro esposizione con i

due locali della baracca 28 (le camere V e VI). Essi scrivono:

«Le prime due camere a gas, che a quanto pare usavano sia lo Zyklon-B che il

monossido di carbonio, erano costruite al centro del campo vicino a una

lavanderia e un crematorio, e installate in una baracca di legno» (p. 217).

L'informazione è tratta dall' articolo di J.-C. Pressac già menzionato, il

quale però giunge al riguardo alla seguente conclusione:

«E' verosimile che queste due camere a gas di fortuna siano servite alla

disinfestazione dei vestiti con Zyklon-B (acido cianidrico). La vicinanza

della biancheria è un argomento supplementare a favore di questa interpretazione» (99).

Gli Autori citano poi una "analisi" dello storico M. Tregenza il quale

afferma che queste camere "usavano sia il gas HCN [Zyklon-B] che il CO

[monossido di carbonio], anche se questo non è stato confermato

ufficialmente", ma conclude:

«Le teorie attuali, però, tendono a preferire l'ipotesi secondo cui queste

camere erano solo strutture in cui avveniva la disinfestazione.» (p. 217).

Gli Autori commentano:

«Ma questa teoria non spiega l'uso del monossido di carbonio che è inutile

contro i pidocchi. Il suo unico uso plausibile è contro gli esseri umani» (p. 218).

In realtà non esiste nessun documento e nessuna testimonianza sull'uso di

questi due locali a scopo omicida. Secondo le testimonianze, le uccisioni

venivano effettuate colpendo alla nuca le vittime con una spranga di ferro

in un apposito locale del primo crematorio.

D'altra parte, secondo la storiografia ufficiale, nelle camere V e VI non fu

mai impiegato il monossido di carbonio, ma soltanto lo Zyklon B. Nell'opera

più completa sul campo di Majdanek, Czeslaw Rajca, che si occupa dello

"Sterminio diretto" dei detenuti, dedica una sola riga (!) alle camere V e

VI, affermando che, prima dell'ottobre 1941 "i detenuti venivano uccisi con

lo Zyklon B in una camera a gas di legno che si trovava in prossimità del

bagno (100)" (101). La storia delle gasazioni omicide nella baracca 28 fu

inventata dalla Commissione di inchiesta polacco-sovietica che, pur avendo

accertato che essa serviva da asciugatorio per la vicina lavanderia, dedusse

che "in realtà" i due locali erano camere a gas omicide perché sul tetto

presentavano due camini di disaerazione muniti di coperchio per

l'evacuazione dell'aria calda! I due camini divennero immediatamente le

aperture di introduzione dello Zyklon B, come recita la didascalia della ben

nota fotografia che mostra un soldato sovietico davanti a uno di essi, con

il coperchio nelle mani (102).

Gli Autori ammettono che la camera IV, che si trova nella baracca

attualmente denominata "Bad und Desinfektion I" non era una camera a gas omicida:

«La costruzione originale misura 9,2 metri per 3,62 per 2,05 metri di

altezza. Un'ispezione superficiale della grande stanza con la camera a gas

mostra che veniva usata per la disinfestazione di vestiario e coperte e non

per lo sterminio di massa, dato che le porte si chiudono verso l'interno,

non si chiudono a chiave, e che c'è una grande finestra di vetro (circa 30 x

60 centimetri) che poteva essere infranta facilmente. La cornice della

finestra sembra essere originale, dato che il legno con cui è costituita è

pieno di macchie blu di Zyklon-B [sic](come il resto della stanza)» (p.218).

Tuttavia, ancora nel 1997, in questa stanza c'era un cartello in cinque

lingue che informava:

«Camera a gas sperimentale per uccidere i detenuti con Zyklon B. Questo

veniva versato attraverso le aperture nel soffitto» (103).

Ora, se basta "un'ispezione superficiale" per capire che questo locale non

era una camera a gas omicida, perché è stata spacciata per decenni per una

camera a gas omicida?

D'altra parte gli argomenti degli Autori erano già stati esposti da me - e

in modo ben più incisivo - nel 1998. Nello studio su Majdanek menzionato

sopra, infatti, ho pubblicato le piante e i documenti relativi a questa

camera a gas e ho esposto i risultati dell'ispezione sul posto, incluso il

fatto che il telaio della finestra presenta tracce di blu di Prussia (104).

Ma la mia dimostrazione, essendo quella di un "negazionista", è stata

completamente ignorata, mentre quella - superficiale e parzialmente errata

(105) - degli Autori, farà indubbiamente testo.

Come camere a gas omicide restano dunque soltanto le camere I, II e III

dell'impianto che si trova a est della baracca "Bad und Desinfektion I",

riguardo alle quali gli Autori scrivono:

«In seguito le SS costruirono due camere più piccole in cemento, con porte

in ferro (sul retro dell'edificio, e all'epoca separate dalle stanze), e

queste aggiunte, a nostro parere, avevano lo scopo esplicito di uccidere i

prigionieri con il gas. Per quale altro motivo le SS avrebbero costruito

queste nuove stanze munite di spioncini e porte che si chiudevano a chiave,

elementi che non si ritrovano in nessuna camera per la disinfestazione? [.].

Infine, sappiamo che nelle camere a gas di Bad und Desinfektion I veniva

utilizzato il monossido di carbonio, un segno del loro uso per l'omicidio in massa» (p. 219).

Qualche pagina dopo gli Autori, commentando la fotografia che appare a p.

222 del loro libro (si tratta della camera III, quella a sinistra venendo

dalla baracca "Bad und Desinfektion I"), scrivono:

«Questa comprende una porta in acciaio con chiavistello, spioncino e

rivelatore di gas, e la stanza stessa presenta macchie di Zyklon-B [sic] dal

pavimento al soffitto. [.]. Parlando di questa camera a gas e dell'altra

affine, Tregenza osserva che "queste due camere erano anch'esse adattate

all'uso con il gas CO, che può essere usato soltanto a scopo di sterminio.

Il CO è inutile per la disinfestazione, ed è letale solo per gli animali a

sangue caldo". Ciò che vediamo quindi è una stanza dove il gas veniva

utilizzato sulle persone, non sui vestiti» (p. 224).

Eccoci dunque pretesamente di fronte a due vere camere a gas omicide!

La realtà è ben diversa. Contrariamente a ciò che credono gli Autori - che,

qui più che mai, secondo ciò che essi stessi attribuiscono agli storici

revisionisti, utilizzano fonti incestuose -, l'impianto in questione fu

progettato e costruito come impianto di disinfestazione.

Il progetto originario, di cui si è conservato un disegno redatto

successivamente - il disegno della Bauleitung "K.G.L. Lublin.

Entwesungsanlage. Bauwerk XIIA " dell' agosto 1942 - mostra un blocco

rettangolare di m 10,76 x 8,64 x 2,45 contenente 2 camere di disinfestazione

(Entlausungskammern) di m 10 x 3,75 x 2 (altezza) ciascuna, con due porte di

m 0,95 x 1,80 situate una di fronte all'altra, sicché ciascuno dei lati

minori presenta una coppia di porte poste una accanto all'altra alla distanza di 3 metri (106).

Riassumo brevemente la storia iniziale di questo impianto nella seguente cronologia:

27 maggio 1942: l' Amt IIB del WVHA richiede un "Entwesungsanlage" per il

"Begkleidungswerk Lublin";

19 giugno 1942: il Chef des Amtes Zentrale Bauinspektion dell' SS-WVHA,

SS-Sturmbannführer Lenzer, comunica alla Bauinspektion der Waffen-SS und

Polizei Generalgouvernment la richiesta summenzionata "per la costruzione di

un impianto di disinfestazione secondo il sistema della disinfestazione con

acido cianidrico (zum Bau einer Entwesungsanlage nach dem System der

Blausäure-Entwesung);

10 luglio 1942: il capo della Zentralbauleitung invia alla Bauinspektion der

Waffen-SS und Polizei Generalgouvernment la documentazione amministrativa

sull' "impianto di disinfestazione" (Entwesungsanlage);

10 luglio 1942: redazione del "rapporto esplicativo per la costruzione di un

impianto di disinfestazione per lo stabilimento per il pellame e il

vestiario di Lublino" (Erläuterungsbericht zur Errichtung einer

Entwesungsanlage für die Pelz- und Bekleidungswerkstätte Lublin);

10 luglio 1942: redazione del "preventivo di costo per la costruzione di una

baracca di disinfestazione per lo stabilimento per il pellame e il vestiario

di Lublino (Kostenanschlag über Errichtung einer Entwesungsbaracke für die

Pelz- und Bekleidungswerkstätte Lublin);

agosto 1942: redazione del disegno "campo per prigionieri di guerra di

Lublino. Impianto di disinfestazione. Cantiere XIIA" (K.G.L. Lublin.

Entwesungsanlage. Bauwerk XIIA).

11 settembre 1942: la Zentralbauleitung ordina due "apparati di

riscaldamento dell'aria" (Heissluftapparate) alla ditta Theodor Klein -

Maschinen- und Apparatebau Ludwigshafen, Rhein Knollstrasse 26, per l'

"impianto di disinfestazione" (Entwesungsanlage);

22 ottobre 1942: nella lista dei cantieri (Bauwerke) già completati appare

la "realizzazione di un impianto di disinfestazione" (Erstellung einer

Entwesungsanlage) per il laboratorio per il pellame e il vestiario di

Lublino (Pelz- und Bekleidungswerkstätte Lublin).

Successivamente la camera situata a est (a destra venendo dalla baracca Bad

und Desinfektion I) fu divisa a metà da un tramezzo centrale.

Nessun documento e nessuna testimonianza dimostrano che questo impianto fu

usato a scopo omicida. Quanto alle "prove" in tal senso addotte dagli

Autori, il fatto che le porte di queste camere si chiudano "a chiave" è

falso e ridicolo. Altrove ho mostrato le immagini e spiegato il

funzionamento dei congegni di chiusura di queste porte (107). La presenza

dello spioncino sulle porte, come ho già spiegato riguardo ad Auschwitz, non

dimostra nulla, perché ne erano dotate anche le porte delle camere di

disinfestazione. Parlando di un presunto "rivelatore di gas" in una porta

(!) (108), gli Autori dimostrano tutta la loro tragica ignoranza in materia

di camere di disinfestazione (e di presunte camere a gas omicide). La porta

in oggetto (fotografia a p. 222) ha infatti due leve di chiusura a sinistra,

una in alto, l'altra in basso, e una maniglia in mezzo; un foro per

l'inserimento del termometro a bacchetta, al centro, uno spioncino (sotto il

foro) e una piastra metallica in basso a destra (109).

Ma che dire dell'impianto a monossido di carbonio?

Rilevo anzitutto che nessuno storico ufficiale ha mai spiegato per quale

motivo, pur disponendo di due presunte camere a gas omicide a Zyklon B

dotate di riscaldatori dell'aria, le SS del campo avrebbero diviso in due

parti la camera II, adibendo solo il primo locale (di circa 17 metri

quadrati) a camera a gas a monossido di carbonio e dotando la camera I, che

funzionava a Zyklon B, di un impianto a monossido di carbonio: eppure nel

campo di Majdanek lo Zyklon B non è mai mancato. Secondo la relativa

documentazione - completa - dal giugno del 1942 al giugno 1944, esso

ricevette complessivamente 6.961 kg di Zyklon B (110).

Ma c'è un altro argomento ben più importante: non esiste nessuna prova che

le tubature installate nei due locali summenzionati servissero per

l'immissione in essi di monossido di carbonio. Al riguardo non c'è nessun

documento e nessuna testimonianza. L'unica "prova" al riguardo è costituita

da due bombole di acciaio situate in uno stanzino attiguo. Un cartello in

cinque lingue avverte che

"da qui veniva regolato l'afflusso del monossido di carbonio in due camere".

Ma che prova c'è che le due bombole contenessero effettivamente monossido di

carbonio? Nessuna. Sulle due bombole è infatti ancora leggibile la seguente incisione:

«Dr. Pater Victoria Kohlensäurefabrik Nussdorf Nr 6196 Full. 10 kg

[illeggibile] und Fluid Warszawa Kohlensäure [illeggibile] Fluid Warszawa

Lukowski. Pleschen 10,1 kg CO2 gepr.» (111).

Le due bombole non contenevano dunque ossido di carbonio (CO), ma anidride

carbonica (CO2), che, come è noto, non è un gas tossico.

Naturalmente né gli Autori, né la loro fonte Tregenza, né nessun altro

storico ufficiale si è mai accorto di questo piccolo dettaglio non certo

irrilevante, ma tutti, citandosi incestuosamente l'un l'altro, continuano a

ripetere falsamente che le due bombole contenevano monossido di carbonio!

La camera a gas di Mauthausen

Gli Autori si occupano poi della camera a gas di Mauthausen. Vediamo quali

siano le "prove concordanti" da essi addotte.

Allo stato attuale, questo locale, che misura metri 3,59 x 3,87 (= 13,89

metri quadrati) ed è alto metri 2,42 (112), possiede:

- due porte metalliche a tenuta di gas con spioncino,

- una conduttura idrica con 16 docce,

- un tombino di scarico dell'acqua con griglia metallica,

- un calorifero costituito da 5 tubi orizzontali,

- un rivestimento di piastrelle fino a un metro e mezzo circa,

- una piastra metallica rotonda che chiude un'apertura rotonda praticata sul soffitto.

Gli Autori definiscono il locale "una finta doccia" (p. 225) e parlano di

"finti bulbi di doccia", il che è falso, perché la doccia è vera ed era

funzionante. L'acqua che si raccoglieva sul pavimento usciva dall'apposito

tombino. La loro affermazione non si basa sull'impianto doccia che esiste

nel locale, ma su una semplice deduzione:

«Ha poco senso sostenere (come fanno i negazionisti) che l'adiacente camere

a gas (figura 19) fosse una stanza delle docce o una camera per la

disinfestazione. Innanzitutto, esistevano già una doccia e una camera per la

disinfestazione all'ingresso del campo (dove ci si aspetterebbe di

trovarle), in secondo luogo, perché i nazisti avrebbero collocato le docce

vicino a una stanza delle autopsie e a un crematorio?» (p. 229).

Dunque, secondo la singolare logica degli Autori, poiché all'ingresso del

campo esisteva una doccia, in nessun altro locale del campo poteva esistere

un'altra doccia! Con la stessa logica si potrebbe affermare che a Birkenau,

poiché esistevano già due impianti doccia nei Bauwerke 5a e 5b (che non si

trovavano affatto "all'ingresso del campo"), le 50 docce della Zentralsauna erano finte!

Ciò vale ovviamente anche per "camera per la disinfestazione". In questo

caso la deduzione degli Autori è ancora più insensata, perché ciò che essi

chiamano, appunto, "camera per la disinfestazione" e che mostrano nella

fotografia a pagina 226, è in realtà un'autoclave, che, come dice il nome

stesso - Dampf-Desinfektionapparat (apparato per la disinfestazione per

mezzo del vapore) - funzionava a vapore, non a Zyklon B, perciò l'esistenza

di quest'autoclave esclude ancora meno la possibilità dell'esistenza altrove

di una camera a gas di disinfestazione a Zyklon B. Ecco un altro esempio di

come gli Autori utilizzino le "regole condivise della ragione"!

Gli Autori richiamano poi l'attenzione sul calorifero, le cui tubature sono

simili a quelle presenti "in un ufficio di Auschwitz" (p. 228 e 229) e dichiarano:

«Sembra che le tubature nella camera a gas fossero state installate per

riscaldare la stanza al fine di accelerare l'evaporazione rapida dell'acido

cianidrico dai granuli di Zyklon-B» (p. 229).

Le fonti menzionate nella nota 85 a p. 343 sono l'opera classica di Hans

Marálek (che essi scrivono "Marszalek, confondendolo con Józef Marszaek,

autore polacco di un libro su Majdanek) su Mauthausen, insieme ad altri

cinque titoli su Majdanek, e ciò in una trattazione relativa al

funzionamento della camera a gas di Mauthausen

Naturalmente il riferimento al libro di H. Marálek non reca il numero della

relativa pagina, come al solito per scoraggiare eventuali lettori curiosi

che volessero controllare l'esattezza di ciò che essi scrivono. E infatti

ciò che essi scrivono non corrisponde affatto alla fonte, nella quale si legge:

«In questa camera [il locale attiguo alla camera a gas] c'erano un tavolo,

una maschera antigas e un apparato per il versamento del gas, dal quale una

tubatura portava nella camera a gas. Il mattone caldo veniva messo sul fondo

dell'apparato per il versamento del gas; esso serviva ad affrettare la

trasformazione dei cristalli [sic] dello Zyklon-B in gas liquido [in flussiges Gas]» (113).

In un opuscolo dedicato alle presunte gasazioni omicide a Mauthausen, Hans

Marálek ha spiegato in modo dettagliato il funzionamento della camera a gas:

nel locale attiguo alla camera a gas c'era un apparato per il versamento del

gas (una specie di cassa metallica con coperchio a tenuta di gas) collegato

ad un tubo metallico lungo un metro - che aveva una fessura lunga 80

centimetri e larga mezzo centimetro - disposto all'interno della camera a

gas. Le SS mettevano un mattone in una muffola del vicino forno crematorio

e, quando era diventato incandescente, lo prendevano e lo mettevano sul

fondo dell' apparato per il versamento del gas, indi vi versavano sopra il

contenuto di un barattolo di Zyklon B e chiudevano il coperchio del dispositivo (114).

In tal modo l'acido cianidrico evaporava immediatamente e i suoi vapori

entravano nella camera a gas attraverso la suddetta fessura. L'evacuazione

della miscela gasosa avveniva per mezzo di un ventilatore collocato sul

soffitto, in un angolo del locale.

Dunque il calorifero non aveva alcuna funzione per la presunta attività

omicida della camera a gas, ma allora perché vi fu installato? E perché vi

furono installate docce funzionanti?

Come ho dimostrato altrove (115), la camera a gas di Mauthausen non poteva

funzionare nel modo descritto; essa era infatti originariamente una camera

di disinfestazione ad acido cianidrico dotata di un impianto Degesch di

ricircolazione dell'aria (Degesch-Kreislauf-Apparat) adattato al locale

identico a quello della camera di disinfestazione (e presunta camera a gas

omicida) di Sachenhausen, che possedeva parimenti un vero impianto docce.

Dunque entrambe le camere a gas potevano essere usate anche come docce.

Gli autori chiedono con simulata ingenuità perché "perché i nazisti

avrebbero collocato le docce vicino a una stanza delle autopsie e a un

crematorio". Appunto per l'igiene del personale addetto alla manipolazione

dei cadaveri! Chi più di coloro che toccavano cadaveri di detenuti spesso

morti di malattie infettive avevano bisogno di una doccia? E ciò vale anche

per la disinfestazione dei loro vestiti (senza ovviamente escludere che la

camera di disinfestazione servisse per tutto il campo).

Dopo di che gli Autori hanno l'ardire di concludere:

«Tutte le testimonianze fornite da queste fonti differenti [sic!] puntano

verso questa macabra conclusione»! (p. 229).

Indi aggiungono:

«Non basta che i negazionisti escogitino una spiegazione alternativa che

consiste solo nella confutazione di singoli elementi di prova. Devono

presentare una teoria che non solo spieghi tutte le testimonianze, ma che lo

faccia in maniera superiore alla teoria attuale. Questo non lo hanno fatto.

La nostra conclusione si fonda su questa base di verità storica» (p. 229).

Questo è precisamente ciò che ho fatto in questo capitolo, dimostrando da un

lato la totale inconsistenza storica delle teorie degli Autori e

ristabilendo dall'altro la verità storica su base documentaria.

 

CAPITOLO III

LE "PROVE DOCUMENTARIE CONVERGENTI" DELL'OLOCAUSTO

1) La definizione di "Olocausto"

Per esporre correttamente le tesi revisionistiche bisogna anzitutto dare una

definizione corretta di "Olocausto". Al riguardo gli Autori scrivono:

«Quando gli storici parlano di "Olocausto" nell'accezione più generale si

riferiscono al fatto che circa sei milioni di Ebrei sono stati uccisi in

modo intenzionale e sistematico dai nazisti, con l'utilizzo di un certo

numero di mezzi diversi, comprese le camere a gas. Secondo questa definizione

dell'Olocausto, ampiamente accettata, ciò che i cosiddetti revisionisti

dell'Olocausto di fatto stanno facendo è negarlo, poiché ne negano le tre

componenti fondamentali: l'uccisione di sei milioni di persone, le camere a

gas e l'intenzionalità» (p. 28).

Questa definizione può essere condivisa, con la precisazione che i fattori

essenziali sono le camere a gas e l'intenzionalità (ossia l'uccisione

pianificata e sistematica di Ebrei in quanto tali). Il fattore numerico è il

meno rilevante, perché - in via di principio - i sei milioni non dimostrano

la realtà di un piano di sterminio pianificato e attuato in camere a gas.

Come dicono giustamente gli Autori, ma con opposto significato,

«se siano stati cinque milioni o sei milioni è fondamentale per le vittime,

ma è irrilevante se la questione è stabilire se l'Olocausto abbia

effettivamente avuto luogo» (p. 231).

Ciò che conta non è il numero dei morti, ma se si tratta di assassinati

secondo un piano governativo di sterminio in massa in camere a gas. Sulla

questione ritornerò nel § 4.

2) La liberazione dei campi

Gli Autori però fingono poi di dimenticarsi di questa definizione e gettano

nel calderone dell'Olocausto di tutto.

Così a p. 230, dopo aver riportato la descrizione di G.M. Gilbert delle

"reazioni dei capi nazisti a un film sui campi di concentramento liberati

dagli americani", dichiarano:

«Questa descrizione cruda emersa al processo di Norimberga dello sgomento e

dell'orrore di alcuni capi nazisti di fronte alla portata e le proporzioni

dell'Olocausto ci dà qualche indicazione di quanto lo sterminio di massa

abbia superato l'immaginazione persino di chi lo perpetrò».

Così la situazione della primavera del 1945, quando la Germania era nel caos

totale, quando nei campi infuriavano epidemie che decimavano i detenuti,

diventa una "prova" dell'Olocausto, una "prova" dello "sterminio di massa"

intenzionale!

L'infondatezza di questo argomento e la malafede di chi lo espone sono fin

troppo evidenti. Come è noto, nei campi di concentramento occidentali gli

apici della mortalità dei detenuti furono tragicamente raggiunti dopo la

fine del presunto programma di sterminio in massa.

Ad esempio, a Buchenwald, dei 32.878 decessi di detenuti registrati nella

statistica dell'ospedale, ben 12.595 si verificarono nel 1945, in tre mesi e

mezzo, 20.283 nei sei anni precedenti (116);

a Dachau vi furono 27.839decessi, di cui 15.385 nei primi cinque mesi del 1945

e 12.455 nei quattro anni precedenti (117);

a Mauthausen, degli 86.024 decessi registrati, 36.043

si verificarono dal gennaio al maggio 1945 e 49.981 nei sette anni

precedenti (118);

a Sachsenhausen, dei 19.900 decessi registrati,

4.821 si ebbero nei primi quattro mesi del 1945 e 15.079 nei cinque anni precedenti (119).

Ora, secondo la storiografia ufficiale, il presunto ordine di Himmler

che poneva fine al presunto programma di sterminio ebraico risalirebbe

all'ottobre 1944 (120), sicché, in pratica, i detenuti cominciarono a morire

in massa dopo la fine dello sterminio in massa.

3) Gli Einsatzgruppen

Parimenti infondata è l'affermazione degli Autori che "gli Einsatzgruppen

dimostrano che l'Olocausto ha avuto luogo" (p. 241). In effetti, le

fucilazioni degli Einsatzgruppen non dimostrano affatto l'esistenza di un

piano di sterminio degli Ebrei in quanto Ebrei, né esse sono negate dal revisionismo.

Riguardo al primo punto, la concomitante politica nazionalsocialista

riguardo agli Ebrei occidentali esclude che gli Einsatzgruppen obbedissero

ad un ordine generale di sterminio degli Ebrei in quanto tali. Al riguardo

Christopher R. Browning, con riferimento al presunto ordine di sterminio di

tutti gli Ebrei russi,ha scritto:

«Tuttavia la politica ebraica dei nazisti non ne fu immediatamente

trasformata. Si continuò a parlare di emigrazione, di espulsione e di piani

per un reinsediamento futuro» (121).

L'emigrazione degli Ebrei occidentali fu infatti proibita solo il 23 ottobre

1941 (122) e, come vedremo successivamente, la conferenza di Wannsee fu

programmata per il 9 dicembre (123) proprio per informare le autorità

competenti di questo fatto e delle sue implicazioni.

Passiamo al secondo punto. Ciò che il revisionismo contesta è:

a) che gli Einsatzgruppen avessero l'ordine di sterminare gli Ebrei in quanto Ebrei;

b) l'entità delle fucilazioni realmente effettuate.

Nello studio su Treblinka che ho realizzato in collaborazione con Jürgen

Graf ho esposto validi argomenti a sostegno di queste due tesi (124). Ad

esempio, la "Braune Mappe" (giugno 1941) dice che dovevano essere fucilati i

"Sowjetjuden" (cioè gli Ebrei boscevichi), ma non il resto della popolazione

ebraica, che doveva essere ghettizzata. E il paragrafo "Richtlinien für die

Behandlung der Judenfrage" (Direttive per la trattazione della questione

ebraica) di questo documento si apre con le seguenti parole:

«Tutte le misure riguardanti la questione ebraica nei territori orientali

occupati saranno prese in base al presupposto che la questione ebraica dopo

la guerra troverà una soluzione generale per tutta l'Europa [die Judenfrage

nach dem Kriege für ganz Europa generell gelöst werden wird]».

Nello studio summenzionato ho inoltre addotto varie prove

dell'inattendibilità delle cifre riportate nei rapporti degli

Einsatzgruppen. Ad esempio, nel rapporto riepilogativo sull' attività

dell'Einsatzgruppe A (16 ottobre-31 gennaio 1942), il numero degli Ebrei

presenti in Lettonia all'arrivo delle truppe tedesche è di 70.000, ma il

numero degli Ebrei fucilati in loco è di 71.184! Per di più, altri 3.750

Ebrei si trovano, vivi, in campi di lavoro!

In Lituania c'erano 153.743 Ebrei, di cui 136.421 furono fucilati e 34.500

furono rinchiusi nei ghetti di Kaunas, Wilna e Schaulen, ma, sommando queste

due cifre, si ottiene un totale di 170.921 Ebrei!

I 34.500 Ebrei dei ghetti - stando a questo rapporto - erano persone abili

al lavoro (tutti gli inabili al lavoro essendo stati fucilati), ma, secondo

il censimento effettuato alla fine di maggio del 1942, nel ghetto di Wilna

c'erano 14.545 Ebrei, i cui nomi (insieme alla data di nascita, alla

professione e all'indirizzo) sono stati pubblicati dal Museo Ebraico di

Vilnius. Da quest'opera risulta che, dei 14.545 Ebrei censiti, ben 3.693 (il

25,4 % del totale) erano bambini! Fucilati redivivi?

Il Tätigkeits- und Lagebericht Nr. 6 der Einsatzgruppen der

Sicherheitspolizei und des SD in der UdSSR relativo al periodo 1-31 ottobre

1941 menziona la fucilazione di 33.771 Ebrei a Kiev (Babi Yar) il 29 e 30

settembre 1941, ma un tale massacro non è mai avvenuto e la storia delle

immani arsioni in massa è completamente falsa. L'unica "prova" che i

Sovietici trovarono sul posto furono un paio di scarpe rotte e qualche

straccio che fotografarono diligentemente e descrissero così nel loro album

fotografico relativo a Babi Yar: "Resti di scarpe e vestiti di cittadini

sovietici fucilati dai Tedeschi"!

Per non parlare della fantomatica "azione 1005", menzionata dagli Autori a

p. 153, cioè la presunta esumazione e arsione dei cadaveri delle fosse

comuni sotto il comando di Paul Blobel, riguardo alla quale - nonostante la

presunta attività a dir poco immane: 2.100.000 cadaveri esumati da migliaia

di fosse comuni e bruciati in centinaia di località disseminate in un

territorio vasto oltre 1.200.000 chilometri per tredici mesi! - non esiste

né un indizio documentario né una prova materiale!

4) I 6 milioni

Nel paragrafo "Quanti Ebrei morirono e come facciamo a saperlo?" (pp.

231-236) gli Autori espongono il trito argomento capzioso dei 6 milioni:

«Per sfidare i negazionisti cominciamo con una domanda semplice: se non

morirono, che fine hanno fatto sei milioni di Ebrei?»(p. 232).

Ma che siano scomparsi 6 milioni di Ebrei è tutto da dimostrare.

A questo scopo gli Autori si appellano anzitutto all'affidavit di Wilhelm

Hoettl del 26 novembre 1945 di cui ci siamo già occupati sopra, nel quale

egli dichiarò che Eichmann gli aveva riferito che il numero degli Ebrei

uccisi "doveva essere superiore ai sei milioni" (p. 232).

Tuttavia una semplice affermazione di seconda mano, in campo storico, non

vale nulla e gli Autori se ne rendono ben conto. Essi invocano perciò la

"conferma" dello storico tedesco Wolfgang Benz, editore dello studio

statistico "Dimension des Völkermords. Die Zahl der jüdischen Opfer des

Nationalsozialismus" (125), di cui gli Autori riescono anche a sbagliare la

casa editrice (nota 6 a p. 344).

Non c'è bisogno di dire che gli Autori non nominano neppure il migliore

studio statistico revisionistico, quello di Walter N. Sanning, che pure è

apparso negli Stati Uniti! (126).

In uno studio comparativo dei metodi di lavoro dell'opera edita da W. Benz e

del libro di W.N. Sanning, Germar Rudolf (127) ha dimostrato che delle

6.277.441 vittime ebree di W. Benz ben 533.193 sono completamente inventate

(128), in quanto risultano da un doppio conteggio, mentre il numero degli

Ebrei scomparsi calcolato da W.N. Sanning è di 1.113.153 (129). Non meno

importante è il fatto che, delle presunte 6.277.441 di W. Benz, ai presunti

campi di sterminio - dunque all'Olocausto in senso stretto - spettano meno

di 3.000.000, e W. Benz non è in grado di spiegare come sarebbero morti i

quasi 3.300.000 Ebrei restanti (130).


Continua Parte 5 (cliccare QUI)

 

09:18 Scritto da: waa359 in Articoli di Carlo Mattogno, Olo$alariati, Sterminazionisti | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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