10.09.2009

Origine del monoteismo e sue conseguenze in Europa

Silvano Lorenzoni

L’ABBRACCIO MORTALE (Parte 2)

Origine del monoteismo e sue conseguenze in Europa

a cura di Gianantonio Valli

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La foto non fa parte del testo originale,WaA359

 

3.4 Impreparazione psicologica pagana a fronteggiare il fanatismo monoteista


Non è questo il luogo per addentrarci nello sviluppo storico della cristianizzazione dell'Europa: prima dell'Impero Romano, poi di quella settentrionale e orientale. Si è già parlato dei culti ellenistici e dell'idea dell’Heilbringer che , rispettivamente, fecero da paravento allo jahwismo nell'Europa meridionale e occidentale e in quella settentrionale, rispettivamente. Sta di fatto che l'evangelizzazione - il perché l'Europa poté diventare monoteista - rimane alcunché di incomprensibile: questo fu riconosciuto perfino da un conosciuto massone, e meno conosciuto ebreo, il conte Coudenhove-Kalergi (71)...


Certo è che l'evangelizzazione fu portata a termine da una schiera di missionari abilissimi e fanatici - e il fanatismo, di radice ebraica, era qualcosa che il mondo normale era psicologicamente impreparato a fronteggiare.

Il paganesimo, visceralmente tollerante, non seppe fronteggiare una turba di fanatici aggressivi e intelligenti che guardavano il martirio - non la morte eroica - come qualcosa che avrebbe loro procurato una "vita eterna" di una qualità assolutamente incomprensibile per i politeisti. Difatti, i tentativi di difesa del mondo classico nei riguardi dello jahwismo furono sempre goffi e insufficienti, come i sussulti del leone che, tormentato dalle iene, ogni tanto si rivolta e ne fa strage, ma che non porta mai a fondo la sua opera di liberazione. Le uniche "persecuzioni" che abbiano avuto una qualche pretesa di sistematicità furono quelle di Decio (anno 250), Valeriano (257-258) e Diocleziano (303-305); e nessuna fu portata fino in fondo, perché la persecuzione religiosa era qualcosa di assolutamente alieno alla mentalità pagana.


Riguardo all'impreparazione psicologica dei politeisti per fronteggiare il fanatismo monoteista, vale la pena di riportare la risposta che Moctezuma, penultimo imperatore degli aztechi, dette a Hernán Cortés dopo che questi ebbe tentato di spiegargli i vantaggi del cristianesimo, religione dell''amore', sulla sua religione sanguinaria, il cui culto era basato sui sacrifici umani. Moctezuma rispose a Cortés che i suoi discorsi potevano sembrare anche giusti, ma che lui non vedeva la necessità di cambiare gli dèi esistenti, che funzionavano egregiamente, per delle novità d'importazione. Essi facevano crescere le messi; facevano piovere quando era necessario; regolavano il corso del sole, della luna e delle stelle; si prendevano cura degli umani, la cui anima, dopo la morte, era da essi accompagnata al luogo della sua dissoluzione finale, il baratro sopra il quale volteggiavano le farfalle di pietra (72). Quindi: che bisogno c'era di andare in cerca di novità? - Moctezuma era ovviamente un vir ingenuus : un uomo limpido, trasparente e fondamentalmente nobile che non avrebbe sfigurato accanto alle migliori figure della Roma patrizia.

3.5 Il cristianesimo nell'Europa settentrionale e orientale


Per conquistare l'Europa meridionale e occidentale, Gesù Cristo si presentò come Dioniso; nel mondo germanico come Heilbringer. Inoltre, dopo Costantino, il poter presentarsi come la religione dei romani, con tutto il prestigio che la romanità si era conquistata nel trascorso dei secoli, fu un aspetto che giovò enormemente al cristianesimo. Ma quando ebbe il coltello per il manico, l'istituzione monoteista non si peritò di usare la "guerra santa" - more islamico - per "salvare l'anima" di chi non si piegava.


I Sassoni furono massacrati a migliaia da Carlo Magno; i cavalieri teutonici imposero il cristianesimo, in modo atroce, in Prussia e in Lettonia. In Polonia, per sottomettere le comunità contadine ancora politeiste, il governo monoteista non si peritò di usare in maniera indiscriminata truppe cèche e tedesche. In Russia, col medesimo scopo, si impegnarono truppe polacche e perfino mongole; in Svezia, truppe norvegesi.

Non poche comunità autoctone baltiche e slave si ridussero a fare una vita di privazioni incredibili nella profondità dei boschi - il bosco di Augustów fu fra le più importanti di queste nuove "catacombe" - fino all'estinzione, pur di non tradire i loro dèi in favore del mostro semitico, Jahweh. Solo la Lituania, in ragione di una serie di circostanze storiche e di una caparbia volontà di resistenza, poté rimanere politeista fino alla fine del Medioevo: essa divenne ufficialmente monoteista nel 1387 (la Lituania settentrionale solo nel 1430). La "conversione" fu una scelta dell'allora granduca di Lituania, che così poté optare per la corona della Polonia, riuscendo in tal modo a difendere il paese contro l'ormai insopportabile pressione dei cavalieri teutonici. Ma la maggioranza della popolazione lituana è ancora adesso pagana (73).

3.6 Natura dilacerata della Chiesa medioevale: Carl Atzenbeck


Già all'inizio del Medioevo in Europa si era delineata una situazione religiosa che, con poche variazioni, andò avanti fino alla riforma protestante; situazione il cui andamento dilacerato e schizofrenico è stato mirabilmente descritto da un autore poco conosciuto, Carl Atzenbeck, che scrisse un prezioso volume che però non ha avuto traduzioni (74). Le idee di Atzenbeck hanno un certo parallelismo col primo Evola (75), anche se non risulta che i due autori si conoscessero.


Da una parte c'era una vita quotidiana che, rispetto ai tempi del paganesimo, non era molto cambiata. La religiosità popolare e nobiliare continuava a essere pagana; e fu proprio allora che insorse quello che Mircea Eliade (76) chiamò il "cristianesimo cosmico", che altro non fu se non religiosità politeista ammantata di terminologia cristiana. Ad esempio: l'albero cosmico divenne la croce; il centro del mondo, il Golgota; le vicende mitologiche, i cui personaggi erano stati dèi e dee, ebbero adesso per attori santi e sante; ecc. Tutte queste manifestazioni, sempre avversate dalla Chiesa, non portarono che sporadicamente a persecuzioni vere e proprie. La caccia alle streghe non incominciò se non nel Quattrocento, quando già tirava aria di "riforma" e continuò fino al Settecento, con uguale intensità nei paesi cattolici e in quelli protestanti.


La vita di tutti i giorni seguiva ancora i ritmi cosmici e - aspetto importantissimo - il tempo non era ancora morto, come morta non era ancora la natura. Queste cose resero l'umanità europea medioevale ancora normale - e perciò non monoteista, anche se nominalmente tale. L'Europa medioevale fu tanto normale che il concetto ciclico della storia fu adottato, nel XI secolo - senza noie da parte delle autorità ecclesiastiche - perfino da Ildegarda da Bingen (fino a recentemente una santa di spicco della Chiesa cattolica). Ildegarda proponeva cicli storico-cosmologici che iniziavano ogni volta con una "cacciata dal paradiso terrestre" e si concludevano periodicamente con la venuta di un non meglio definito "Anticristo" (77).


Nel contempo, nell'oscurità dei chiostri e delle scuole teologiche, si rafforzava e si consolidava una contorta teologia a struttura interamente veterotestamentaria: non è, in fondo, sorprendente che a lanciare e poi a sostenere la riforma protestante siano stati - oltre a borghesi, strozzini e nobili in bancarotta - i monaci.


Il Vecchio Testamento divenne una bomba a orologeria all'interno dell'Europa, bomba custodita sottobanco dalla Chiesa e che sarebbe esplosa nel Cinquecento con spaventosi risultati. Terribile, al riguardo, è stata la responsabilità della Chiesa, che pure il potere l'avrebbe avuto per mettere ufficialmente il Vecchio Testamento dove avrebbe dovuto sempre essere stato: nell'immondizia. Né si può addurre che le autorità ecclesiastiche non si rendessero conto della pericolosità dei testi veterotestamentari e del fatto che la loro divulgazione avrebbe potuto portare a conseguenze imprevedibili e certamente dannose per un apparato ecclesiastico che si incaponisse a vedere in quel lubrico ciarpame la "parola di dio". Difatti, durante tutto il Medioevo la Chiesa ostacolò la traduzione e la divulgazione della cosiddetta Bibbia (78).


Quanto agli ebrei, la Chiesa cristiana cattolica fu per loro la garanzia di poter rimanere e incistirsi in Europa, dove acquistarono un crescente potere finanziario - e questo contrariamente a quanto viene adesso proclamato con la complicità del cattolicesimo postconciliare (79). Paolo da Tarso aveva assicurato che - in data imprecisata ma comunque prima della "fine dei tempi" - gli ebrei si sarebbero convertiti: perciò, intanto, si poteva anche sopportarli (a differenza di pagani, manichei, musulmani, ecc., per i quali non c'era alcuna garanzia di conversione). Nel contempo, i teologi, con in testa Tommaso d'Aquino, affermavano che la presenza degli ebrei, con i loro riti jahwisti precristiani, era utile, perché (non è chiaro come) essa forniva una prova tangibile della validità del Nuovo Testamento (80). In realtà, nella straordinaria indulgenza e tolleranza nei riguardi degli ebrei dobbiamo ravvisare che - teologicamente - il dio ebraico e quello cristiano coincidono. Lo scrittore anglofono Ralph Perier (81) vide questo molto chiaramente quando propose il seguente esperimento concettuale: immaginiamo che nell'Europa medioevale fosse arrivata una turba di - ad esempio - malesi, di religione - putacaso - buddista, con lo scopo esplicito di esercitare l'usura. Sarebbe stato interessante vedere quanto tempo sarebbe passato prima che fossero spediti per direttissima all'"origine". Questo, mai successe agli ebrei.

 

LA RIFORMA PROTESTANTE E LA MODERNITA’

 

Note introduttive


La riforma protestante ebbe luogo perché, date le premesse, non poteva non avere luogo. Jahweh aveva attraversato il Medioevo nascosto dentro ai chiostri e dietro alle cattedre universitarie della Chiesa, non venendo mai alla luce del sole se non camuffato da Dioniso o da Heilbringer, tramite l'interposta persona di Gesù Cristo. Quando i tempi furono "maturi" (sviluppo della classe borghese e indebolimento della nobiltà feudale e dell'Impero come conseguenza delle mire teocratiche del papato), il dio lebbroso del Vecchio Testamento ebbe modo di lasciar cadere il guscio di incrostazioni pagane che lo avevano occultato per manifestarsi in tutto il suo nudo orrore. Questo, tramite una serie di personaggi dalle personalità possenti e criminali, principali fra i quali Lutero e Calvino (82). C'è una straordinaria analogia fra questi due figuri e il fondatore dell'islam, l'arabo Maometto (83). Con Lutero Jahweh si palesa nel suo volto veterotestamentario; con Calvino fa un passo addizionale e si manifesta nel suo volto talmudico: egli diviene, esplicitamente, il 'dio' degli usurai. Joseph De Maistre (84) ravvedeva nel protestantesimo l'"islam dell'Europa"; e già alla fine del Cinquecento l'ecclesiastico spagnolo Sebastián Castellón faceva notare la virtuale identità fra calvinismo e ebraismo (85). Questo fu confermato poi dai massimi studiosi di storia e di psicologia del fenomeno capitalista, quali Max Weber e Werner Sombart (86).

Conseguenze storiche della Riforma


Una delle prime conseguenze storiche della Riforma fu quella di immergere di nuovo l'Europa in un bagno di sangue - le guerre di religione sono un fenomeno, come s'è già detto, esclusivamente monoteista - che durò due secoli (XVI e XVII), dalle quali risultò un'Europa dilaniata e biologicamente impoverita.


Riguardo a queste guerre, valgono delle specifiche osservazioni. È già stato indicato che i principali fautori della Riforma furono, oltre ai nobili in bancarotta, i borghesi e gli strozzini, i monaci e gli "intellettuali".

Gli strati popolari, in tutta Europa - allora in massima parte formati da contadini - nutrirono fin dall'inizio una notevole diffidenza per il movimento riformista. Quelle stesse genti, somaticamente e psicologicamente ancora sane, che mille anni prima avevano resistito alla cristianizzazione, spesso all'ultimo sangue, ora intuivano che la Riforma era un altro slittamento nella stessa teratologica direzione; e vi si opposero.

Il bando cattolico aveva degli enormi vantaggi di generalizzato consenso popolare quando si venne alle armi, eppure la "controriforma" riuscì solo a metà. E la ragione va quasi sicuramente ricercata nel fatto che ormai si era arrivati a tempi nei quali la finanza contava anche nell'organizzazione e nell'andamento delle guerre; e il denaro (nella fattispecie dei metalli preziosi) era in grandissima parte in mano agli ebrei, i quali lo impegnarono massicciamente e continuativamente per favorire il bando protestante. Anche se uno studio specifico, completo e dettagliato, su questo argomento non esiste, le notizie - per quanto parziali - raccolte da coloro che si sono interessati del lato meno evidente della storia di quei tempi (87), non lasciano dubbi ragionevoli al riguardo.


Né la Chiesa cattolica uscì da quei tempi senza risentirne gli effetti. Essa cessò definitivamente di essere la Chiesa medioevale per divenire la Chiesa della Controriforma: in Europa, un apparato burocratico e moralistico, che fuori dall'Europa si lanciò a fondo in uno sfrenato missionarismo. Comunque, essa fu condannata a una perpetua battagli a di retroguardia contro il protestantesimo e contro tutte le forze da esso scatenate (progressismo, razionalismo, ecc.) e i movimenti da esso innescati (massoneria, ragnatela internazionale del commercio, ecc.).

Neppure allora la Chiesa seppe decidersi a estirpare da sé il tumore maligno del Vecchio Testamento e, a lunga scadenza, finì nel disfacimento implosivo che seguì il 'concilio Vaticano II' - anche quello, date le premesse, da vedersi come inevitabile. A partire dagli anni Sessanta del XX secolo, la "Chiesa riformata di Roma" (riformatori, dello stesso stampo di Lutero e Calvino, furono i papi Giovanni XXIII e, soprattutto, Paolo VI), si è apertamente intruppata con tutte le altre Chiese riformate a sostegno della modernità.


Avendo toccato questo argomento, vale la pena di dire una parola a proposito dei "cattolici tradizionalisti". Pure rispettabilissimi, essi si collocano in una posizione non dissimile a quella dei pensatori controrivoluzionari degli inizi dell'Ottocento - Joseph De Maistre, Juan Donoso Cortés, ecc., anch'essi cattolici. Essi vorrebbero ripristinare la Chiesa della Controriforma - o magari quella medioevale - un po' come i controrivoluzionari avrebbero voluto ripristinare l’
Ancien Régime. Qui, forse, non si rendono conto (e questo dovrebbe essere chiaro da quanto appena esposto) che si tratterebbe di retrocedere di un passo per ripristinare una situazione che portava in sé i germi della successiva caduta; guadagnando forse un po' di tempo ma senza risolvere niente. È nostra opinione che se un risollevamento ci potrà essere per l'umanità civile in un ipotetico futuro, esso non potrà essere accompagnato se non da un rifiuto assolutamente totale di qualsiasi forma di monoteismo, soprattutto se di stampo jahwista.

Natura monoteista della modernità


Dopo la Riforma, un poco alla volta, Jahweh è arrivato a dominare il mondo in modo pressoché totale. Ci sono molte opere che descrivono la storia degli ultimi cinque secoli, interpretata in chiave involutiva, sia dal punto di vista cattolico tradizionalista che da quello dei cicli storico-cosmologici (88) - né qui ci si addentrerà nell'argomento.

Sia soltanto notato che tutti questi critici storici si sono concentrati sui fatti più ovviamente spaventosi che hanno portato alla modernità contemporanea (rivoluzione francese, guerre napoleoniche, il 1848, la rivoluzione russa, le due guerre mondiali), scivolando volentieri sopra la rivoluzione industriale, fatto meno visibilmente traumatico ma che quanto a conseguenze fu ancora più grave di tutte le guerre e rivoluzioni.

Fu proprio attraverso la rivoluzione industriale che il tessuto sociale dell'Europa fu snaturato fino alle radici, rendendo possibili anche gli sviluppi violenti che hanno dato forma politica alla modernità. Modernità che è, a ben vedere le cose, la condizione più anormale in cui mai, nella storia conosciuta, si sia venuta a trovare la specie zoologica Homo sapiens. Tutte le manifestazioni della modernità sono riconducibili alla vittoria dello jahwismo puro. E, sotto questo punto di vista, tenteremo di dare uno schizzo, necessariamente incompleto, di queste manifestazioni.


La sostituzione del tempo vivente con quello lineare (anzi, segmentario), abbinata all'idea messianica per cui si deve necessariamente arrivare a un'era di "giustizia", non poteva se non dare origine alla strana idea del progresso, secondo la quale la storia ha un "senso": un senso obbligato verso qualcosa di "migliore".

Che la storia avesse un senso (la preparazione alla venuta di Cristo), era già stato affermato da Agostino da Ippona (89); e anche Ambrogio da Milano (90) aveva abbozzato una teoria del progresso, mai smentita dalla Chiesa, la quale, anche in tempi contemporanei (e nonostante Riforma, massoneria, anticlericalismo dilagante, ateismo imperversante, ecc.) ha insistito sul fatto che il progresso - innegabile, si affermava e si afferma - costituisce una dimostrazione pratica della "ragionevolezza" del messaggio cristiano (91).

E messianiste sono state e sono le tendenze filosofiche che hanno improntato gli sviluppi sociali dopo la riforma e, in modo quasi esclusivo, dopo la rivoluzione industriale. Su di questo si riverrà fra poco: sia qui subito notato che il capitalismo (risultato diretto della riforma protestante nella sua fattispecie calvinista), dopo aver cominciato lo scardinamento dell'ordine tradizionale e creato le masse proletarie, fatte di diseredati e di miserabili che di umano spesso non avevano che la parvenza, le reclutò, per mezzo del marxismo, perché facessero da ascari per completare la sua opera (92).

Fu per mezzo dello sciacallo marxista che si demolì quel che rimaneva di vita spirituale e, in gran parte, di cultura, in Europa; che si portò a termine la decolonizzazione; che si sabotarono le riforme sociali (gli arcinemici del primo e più grande riformatore sociale, Bismarck, furono i 'socialisti'); che si poterono portare a termine con successo le aggressioni contro l'Europa del 1914-1918 e 1939-1945.

Perché il capitalismo contò sulla più perfetta delle quinte colonne. A funzione espletata anche il "socialismo reale" fu spedito nell'immondizia (con laperestrojka, anni Ottanta), ma i marxisti, perso il pelo ma non il vizio, continuano a espletare le stesse funzioni: ai tempi della stesura di questo scritto (anno 2000) il capitalismo internazionale punta massicciamente sui "socialisti", che gli fanno da agenti politici e da braccio armato. E anche il capitalismo è escatologico: tramite la penna del suo "Marx", il nippo-americano Francis Fukuyama, esso proclama la fine dei tempi storici sotto il segno del denaro (93).


Max Weber (94) insiste sul punto che uno scopo importante della riforma calvinista fu quello – oggi praticamente raggiunto - di bandire la magia dal mondo.

Questo, però, era già implicito nello jahwismo e, se mai, fu rafforzato dal cristianesimo, come è stato sostenuto dal citato Marcel Gauchet. Non a caso il cristianesimo tenne a presentarsi sempre come la religione che "soddisfa la ragione", di contro alle "superstizioni" e alle "fiabe per bambini" dei pagani.

Si trattava perciò di portare fino alle ultime conseguenze quella lobotomia psichica dell'uomo, per farne da un essere normale aperto sia all'esperienza del sacro che alla percezione della natura nella sua interezza (includente, cioè, tutta la sfera dei fenomeni psichici), un mutilato dell'anima e dello spirito.

La "ragione" calvinista è quella di questo mutilato dello spirito, chiuso nella sua esperienza sensoriale di veglia imposta adesso come unica esperienza possibile: Mircea Eliade parla dell'umanità normale come pre-giudaica (95). Da questa presa di posizione non poteva alla lunga che risultare un appiattimento esistenziale e culturale. Esclusa ogni pulsione superiore, l'esistenza umana ha adesso come centro di gravità ideologico lo stomaco e l'intestino: quindi anche la storia (e qui sono pienamente d'accordo i due pseudonemici capitalisti e marxisti) non può essere altro che storia dell'economia. Si può a buon diritto parlare di una intestinalizzazione della storia.


In questo medesimo filone si inserisce l'attacco contro la religione - fatto da gente ormai incapace di capire che cosa fosse la religione, nel senso superiore della parola. "La" religione, vista come "superstizione", viene adesso attaccata dal punto di vista della "ragione" - non esclusa la bibliolatria, unica "religione" di cui questi "razionalisti" avessero conoscenza.

Si incominciò, con la massoneria, a parlare di un dio razionale (il cosiddetto Grande Architetto Dell'Universo) per finire col negare ogni dio (leggi: ogni realtà metafisica). Hegel lo mise nell'improbabile regno dei "concetti puri", Marx nel dimenticatoio assoluto. I testi che attaccano la religione dal punto di vista della "ragione" - e spesso e volentieri perché essa "non avrebbe fatto niente per migliorare la qualità morale dell'uomo", si sprecano (96).


Ma anche in un mondo "razionale" - il razionalismo essendo l'immagine speculare dello jahwismo (97) - e quindi autoproclamantesi areligioso, sopravvivono gli aspetti più ripugnanti dell'esdrismo. L'ipocrisia dei "giusti" e degli "eletti" adesso fa tanta parte della forma mentis e della terminologia contemporanea che nessuno ci fa più caso ("la guerra che metterà fine a tutte le guerre", ecc.).

La conosciutissima ipocrisia anglosassone (98) è di origine veterotestamentaria e deriva dal fatto che l''Anglosassonia' è divenuta negli ultimi quattrocento anni la struttura portante della bibliolatria.

È un autore inglese, Walton Hannah, a dichiarare che il "pelagianismo" (la confusione fra morale e religione) è un vizio particolarmente comune fra gli anglosassoni e che a ciò si deve il fatto che fra di loro la massoneria abbia avuto tanta diffusione (99). È di origine ebraico-anglosassone quella ripugnante ipocrisia secondo la quale il mondo abbisogna di "purificazione", preferibilmente per mezzo del fuoco - magari col fuoco atomico, secondo gli scienziati che preparavano le bombe atomiche nel 1945 (100), ma anche col napalm, ecc.

L'americano Jonathan Schell (101), dopo avere descritto in dettaglio gli orrori di un'eventuale guerra atomica e fatto gli appropriati confronti con Hiroshima, Nagasaki, Dresda, trae ammonimenti morali dalle sofferenze delle vittime e, per concludere, si disfa in lamenti su tutt'altre "vittime", quelle dell'"olocausto", lanciando accuse escatologiche contro il nazionalsocialismo (e mai contro coloro che di Hiroshima, Nagasaki, Dresda, furono responsabili). Fu gente del genere quella che innalzò un 'monumento alla pace' proprio a Hiroshima.


La dottrina della morale unica (implicita nel monoteismo jahwista, resa esplicita da Immanuel Kant) ha avuto un riflesso nel missionarismo che seguì la colonizzazione: missionarismo cristiano, marxista, capitalista (102) - e anche islamico. Esso spianò la via alla problematica planetaria del Terzo Mondo, che adesso pende come una spada di Damocle sul mondo contemporaneo. Il missionarismo cristiano e marxista fa da battistrada all'islam, una forma di jahwismo perfettamente adatta alle masse risentite del Terzo Mondo.

Lo Jahweh biblico fa da portiere alla sua immagine coranica, Allah (103).

Nel contempo, la dottrina dell'amore pandemico, alla quale negli ultimi secoli è stato assuefatto l'europeo medio e che viene ossessivamente martellata dalle Chiese - confessionali e laiche (104) -, e del peccato (quello del colonialismo, che deve essere "espiato") rende i paesi europei sempre più impreparati a difendersi dall'invasione delle turbe di colore. È stato osservato dal citato Ralph Perier che proprio adesso che alla mitologia cristiana non crede più nessuno, le utopie sociali implicite nel messaggio cristico dell'amore pandemico hanno acquistato un'inaudita virulenza.


La scienza moderna è di origine giudeo-cristiana. Su di questo si trovano d'accordo sia anticristiani radicali quali Atzenbeck ed Evola (105), sia tanti atei fondamentalisti, fra i quali Jacques Monod (106).

Ma anche moltissimi autorevoli "cattolici tradizionalisti" (107) non disdegnano di assecondare questo argomento - probabilmente in parte per convinzione e in parte per guadagnare così, in un ambiente essenzialmente ostile, una verniciatura di "rispettabilità" per la loro linea di pensiero. La scienza moderna, quale essa è, è un tipico prodotto monoteista.

Quando la natura sia vista come qualcosa di morto, o comunque di assolutamente estraneo, non si può carpirle i segreti se non facendo delle necropsie - o magari "mettendola alla tortura" per obbligarla a rivelarli, secondo l'espressione di Francis Bacon (108) - eccoci davanti a una genuina e particolarmente spaventosa forma di magia nera.

Ne risulterà qualcosa di abborracciato e, comunque, anche i "risultati sperimentali" saranno incastrati, di necessità, in paradigmi monoteisti (109).


Una sua inevitabile, per quanto strana, conseguenza, risulta dall'abbinamento del tempo lineare con l'"allontanamento della magia dal mondo".

L'universo, visto come un morto meccanismo, diviene la creazione di un ipotetico 'dio' che non può presentarsi se non come un megatecnico che, dopo averlo fabbricato e avergli dato delle leggi, si è ritirato nell’Hintergrund, sullo sfondo, in una condizione di passività, di ozio.

Questo fu il punto di vista di Cartesio, adottato indipendentemente anche da Edgar Allan Poe nella sua unica opera di divulgazione scientifica (110).

Questa evoluzione verso il concetto del deus otiosus è identica, dal punto di vista strutturale, a quella che, con la medesima denominazione, è stata ben descritta da Mircea Eliade (111) per il mondo religioso di tutte le - ormai in massima parte estinte - etnie di infimo livello del mondo australe: pigmei di ogni tipo, aborigeni australiani e tasmaniani, fueghini, boscimani, bantù, ecc.

Imboccando la via concettuale verso il deus otiosus, anche l'umanità europea - che fu civile, quando era politeista - sembrerebbe essersi messa sul cammino che porta alla più assoluta barbarie: anzi, quasi all'animalità.


La tecnologia scaturente da questa scienza non può essere se non qualcosa di intrinsecamente sinistro (112).

Sarebbe il caso di farla finita con l'idea - da tutti ripetuta, non esclusa la Chiesa cattolica nei suoi tempi migliori quando era papa Pio XII - secondo la quale la scienza e la tecnologia non sarebbero, per loro natura, se non cose assolutamente neutre, il cui uso buono o cattivo dipende esclusivamente da chi le utilizza.

Gli antichi, invece, avevano sempre ravvisato nella tecnica qualcosa di potenzialmente pericoloso, che doveva essere tenuto a guinzaglio per mezzo di appropriati riti e tenendo nei suoi riguardi un'attitudine di permanente diffidenza (113). E comunque, l'analisi storica dimostra che il progresso tecnico non ha mai risolto alcun problema sociale: la tecnica non ha fatto altro che cambiare le problematiche sociali, senza mai risolverle e spesso aggiungendovene di nuove.


Sta di fatto che la scienza e la tecnica - quali esse adesso fattualmente sono - hanno un'intrinseca carica demonica e un andamento quasi autonomo, consistente in una tendenza a rendersi, contrariamente a ogni apparenza, indipendenti dall'umana volontà.

Questo, già un secolo fa, era stato visto da alcuni pensatori particolarmente acuti: Dostoevskij, Nietzsche, Evola, Spengler (114); ed è stato ripreso da Theodore Kaczynski ("Unabomber") nel suo Manifesto (115).

- E una tecnologia demonica accoppiata all'odio veterotestamentario per la natura ci ha portati sulla soglia del disastro ecologico globale (116). Una tecnologia scatenata ha finalmente partorito il calcolatore elettronico (il cosiddetto computer), il quale ha permesso di portare a livelli inauditi due fra le più teratologiche tendenze dello jawhwismo: l'irrealismo in psicologia e il parassitismo in economia. Sull'irrealismo si parlerà subito; sul parassitismo economico si riverrà più avanti quando si considererà la problematica del denaro quale oggetto "magico".


Si è già detto come una caratteristica fondamentale dello jahwismo sia l'irrealtà - quasi una volontà di lobotomia psicologica che delle menti particolarmente perverse hanno sentito non solo verso il sacro ma anche verso tutta quella parte della natura che non ricade nell'esperienza sensoriale di veglia. Questa volontà di lobotomia adesso, con gli ultimi ritrovati dell'informatica, viene estesa anche all'esperienza sensoriale di veglia.

Ci sono degli strati sempre più vasti delle popolazioni europidi per le quali lo schermo a raggi catodici diviene - o si vorrebbe che divenisse - la realtà per eccellenza: è la "volontà di virtualità" ("ci si percepisce sempre più come una sinapsi, come un punto di confluenza e di incrocio di flussi di informazione all'interno della "rete").

Questa gente, il cui numero aumenta sempre di più fra i giovani, ormai comunica usando il gergo informatico anche nella conversazione corrente e si costituisce in circolo quasi chiuso, entro il quale si consumano libri e altre pubblicazioni (che però tendono a essere anche quelle "virtualizzate", lette non su carta ma sullo schermo a raggi catodici) praticamente illeggibili per coloro la cui vita non ruoti attorno al calcolatore elettronico e alla televisione (altro ordigno a raggi catodici) - cioè non sia al massimo "virtuale" (117).

Un brillante mediologo ebreo, Neil Postman, prospettava la possibilità che tutta una civiltà potesse entrare in dissoluzione come conseguenza della perdita di contatto con la realtà "reale", sostituita dallo schermo a raggi catodici (118).

Il Postman indica gli Stati Uniti d'America come il candidato ideale per questo destino: là ci sono infinite persone che credono davvero che la televisione sia sempre esistita, perché un mondo senza televisione sarebbe inconcepibile.


L'ultima sfaccettatura monoteistica del mondo contemporaneo che affronteremo prima di entrare nelle conclusioni finali è la posizione di preeminenza che in esso ha acquistato il denaro (119).

Qui, almeno in parte, ha da vedersi un altro aspetto dell'irrealtà veterotestamentaria, per cui si scambia l'immagine speculare ("virtuale") della ricchezza con la ricchezza in sé (che è necessariamente fatta di oggetti tangibili). Il denaro, poi, acquista vita autonoma e cresce su se stesso, attraverso l'applicazione del concetto di interesse, concetto fondamentalmente immorale perché risultato di una visione parassitaria dell'economia. Ma al giorno d'oggi, questo sordido e sinistro concetto è diventato completamente normale e accettato da quasi tutti. Il denaro virtuale che cresce su se stesso ha però potere acquisitivo sul mondo reale, venendo a essere una specie di mostro autonomo che quando cala sul mondo è causa di spaventose tragedie. E questo mostro non manca di avere i suoi "sacerdoti" (gli economisti) e i suoi beneficiati (gli usurai).


Qui si ravvisa, assieme alla casistica del deus otiosus, un altro parallelo fra la forma mentis del mondo industrializzato e quella dei selvaggi. Questi, incapaci di concepire un'economia non parassitaria (sulla natura o su di altri uomini [120]) hanno visto fin dall'inizio, nel modo più naturale, nel denaro un oggetto magico, capace di evocare gli oggetti di consumo; e il cui possesso dava automaticamente diritto ai medesimi (nessun concetto della proprietà come fatto etico, conseguenza dell'aver eseguito un lavoro produttivo). Eccoci dunque davanti al denaro come unico "oggetto magico" che lo jahwismo non abbia bandito dal mondo; oggetto magico che Jahweh elargisce ai suoi eletti: i 'giusti', ai quali in tal modo viene resa palese questa loro condizione e per i quali la ricchezza è anticamera a questo mondo della gloria che li attende dopo la morte "in seno ad Abramo". Il povero, invece - e indipendentemente da quali possano essere le cause della sua povertà - è un maledetto, la cui vita infelice sulla terra è un acconto della dannazione eterna che Jahweh, fin dall'inizio dei tempi, aveva a lui assegnato (121).

 

5 EFFETTO DELLA MONOTEISTIZZAZIONE SULL'ANDAMENTO DEL MONDO CONTEMPORANEO E PROIEZIONI PER IL PROSSIMO FUTURO


5.1 La "pienezza dei tempi"


Date queste premesse diviene comprensibile quale sia la natura del mondo - la cui formazione sta oggi avverandosi sotto gli occhi di tutti - che i "giusti" (gli usurocrati internazionali) stanno preparando: è il mondo voluto dal 'dio unico' Jahweh, che segnerà la messianica "pienezza dei tempi" (122). 
(a) A nessuno sarà dato di vivere direttamente del suo lavoro: ognuno dovrà venderlo a un qualche "datore di lavoro" dal quale riceverà una paga in denaro col quale si comprerà il suo fabbisogno. Questa condizione ormai è raggiunta da un pezzo in tutto il mondo. 
(b) Ne segue che chi detiene il denaro - gli usurocrati internazionali, che sono poi gli azionisti delle banche centrali - diviene il padrone di quell'immensa mandria di schiavi che, automaticamente, diviene la popolazione mondiale. 
(c) Questo, entro certi limiti, è ancora temperato dalla legislazione sociale (sempre più limitata e insufficiente) e dal fatto che, nonostante tutto, gli usurocrati hanno ancora di bisogno di una certa forza-lavoro per produrre i beni tangibili che loro (e quasi soltanto loro) godono. 
(d) Con la computerizzazione e l'automazione c'è e ci sarà sempre meno bisogno di forza-lavoro; mentre i "governi" europei si incaricano di togliere di mezzo la legislazione sociale a ritmo crescente. Il cittadino riceve sempre meno dallo Stato; e, alla lunga, non avrà più niente. Ma chi lavora e produce, le tasse deve continuare a sborsarle, perché esse vanno a pagare il cosiddetto "debito interno" - cioè, il denaro delle tasse viene a lui rubato e consegnato per direttissima agli usurai internazionali che controllano le banche centrali. 
(e) Si arriverà, nelle mire dei 'giusti', a una situazione nella quale essi, detentori unici del denaro, saranno i soli ad avere accesso a una cornucopia di beni prodotti per loro da un apparato industriale interamente computerizzato e gestito da pochissimi tecnici (gli unici ad avere un impiego, a loro pagato in denaro, il che a sua volta permetterà loro di rimediare una discreta esistenza). Fuori, starà la gran massa dei reietti, ridotti a una miseria quasi inimmaginabile e, alla lunga, forse all'estinzione per fame, per malattie, per suicidio. Un assaggio della società che i "giusti" preparano anche per l'Europa è dato dalle megalopoli terzomondiali. 
(f) Naturalmente per dare "stabilità" a quel sistema bisognerebbe che il denaro - detenuto soltanto dall'élite usurocratica - rimanesse per forza l'unico mezzo di scambio possibile. Quindi, ci dovrebbero essere eserciti privati che si incaricherebbero di impedire che i reietti sviluppassero delle economie parallele indipendenti, usando un loro denaro diverso e indipendente da quello detenuto dai "giusti". Nel contempo, quelle medesime milizie private distruggerebbero l'orto che qualcuno si fosse azzardato a coltivare per sfamarsi senza dover usare il denaro, o di uccidergli le galline o il maiale, ecc. Nussuno potrà più vivere, quando arriverà l'Era Messianica, se non della carità degli usurocrati - quando vorranno fargliela - oppure morire di fame.
(g) Una misura di sicurezza importante che i 'giusti' stanno già prendendo per ridurre al massimo la possibilità di resistenza contro di loro è quella di americanizzare l'Europa, immettendovi masse enormi di immigrati di colore. Così squassano le strutture sociali e distruggono l'identità culturale e genetica dei popoli europei. Da una popolazione di meticci a bassissimo livello di intelligenza e senza alcuna cultura essi avrebbero poco da temere.


Lenin (123) ipotizzava il futuro mondo "socialista" come un'unica e immensa linea di produzione dove tutti avrebbero lavorato indefessamente per lo stesso salario. Nicholas Negroponte (124), uno dei grandi profeti del mondo globalizzato e computerizzato, predice che esso sarà un'unica grande fabbrica automatizzata e computerizzata, tenuta insieme da un'unica rete telematica e che sarà mantenuta ininterrottamente in moto da un personale ricurvo davanti a schermi a raggi catodici. L'unica differenza fra Lenin e Negroponte è che secondo Lenin tutti gli umani sarebbero stati schiavi incatenati a quella monumentale linea di produzione; mentre gli schiavi informatici di Negroponte verrebbero a essere i fortunati ad avere ancora un posto di lavoro e perciò del denaro con cui sopperire al proprio fabbisogno - il resto, starebbero fuori, ridotti al cannibalismo per fame o al suicidio.

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10:19 Scritto da: waa359 in Articoli di G.Antonio Valli | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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