18.08.2009
Vedeva chiaro vedendo il nostro oscurarsi
A destra Guillaume Fabien
Rinascita (Erika Steiner, 23 aprile 2009, p. 14) ne ha già parlato: è Gerd Honsik, revisionista storico nonché poeta, ormai in carcere in Austria, che cercava di far conoscere le grandiose idee del conte Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi.
Vedeva chiaro vedendo il nostro oscurarsi
Sono vissuti dei teorici dell’unità europea che ne hanno fatto un concetto molto diverso dal nostro. Purtroppo ce ne sono ancora molti: uno dei loro predecessori, che ha saputo esercitare una certa influenza, specie negli ambienti di potere degli anni ’20, era il conte Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi...
Figlio di un aristocratico austriaco e di una Giapponese, Coudenhove-Kalergi (di cui un piccolo tratto di strada nel sedicesimo arrondissement di Parigi porta il nome) acquisì un alto grado nell’ambito della massoneria, fondò l’Unione Paneuropea (1923) e scrisse un libro dal titolo Praktischer Idealismus: Adel, Technik, Pazifismus (Idealismo pratico: nobiltà, tecnica, pacifismo), pubblicato a Vienna nel 1925. Nel IV° capitolo di questo, egli si compiace di vedere le città europee trasformarsi in “melting pots”, che dovrebbero produrre “la razza eurasiatico-negroide del futuro”. Scompariranno così, razze e classi sociali – ha predetto – e quanto prima ciò accade, tanto meglio sarà.
Coudenhove-Kalergi si rendeva conto che tale “razza” ibrida avrebbe avuto bisogno di una classe dirigente per essere guidata. Gli Ebrei, scrisse, emergevano tra l’aristocrazia del cervello, sia secondo i criteri della corruzione che dell’integrità. Essi si distinguevano, fra tutti, nel campo del capitalismo, del giornalismo e della letteratura e perciò erano destinati a costituire l’elemento chiave della futura aristocrazia.
Forse il solo indizio delle origini nobili del nostro conte fu la saggia affermazione che la vecchia aristocrazia si era comportata, nei confronti della società, con maggiore coscienza delle proprie responsabilità, di quanto non facesse la plutocrazia giunta al potere nel corso del XIX° secolo. La moderna democrazia, egli disse, costituiva per questa plutocrazia solo una facciata. A suo dire, essa doveva diventare lo strumento di un’“aristocrazia dello spirito”. Il capitalismo ed il comunismo si trovavano impegnati in una guerra fratricida, ed era assolutamente necessario che si unissero e si fondessero.
Quanto il conte sia stato perspicace, anzi lucidissimo, è fuori di dubbio. Ora, fatta questa conoscenza, ci sembra sempre più chiaro che l’unica idea dell’Europa unita che possa efficacemente opporsi alla sua (che, in effetti, è quella che condivide oggi la stragrande maggioranza di coloro che pretendono di governare i nostri paesi) è la nostra. E l’Europa sarà unita, o non sarà più.
Guillaume Fabien (2001)
(debitore nei confronti di “Unabhängige Nachrichten” - Postfach nr. 1826, 55388 Bingen, Germania).
17:33 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (0) |
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