11.07.2009
Holocaustica religio
Holocaustica religio
Autore: Michele Fabbri
Recensione del libro ” Holocaustica Religio” di Gianantonio Valli
La circoncisione dei cervelli è indubbiamente il fenomeno culturale più caratteristico del XXI° secolo. L’umanità del 2000 ha assistito alla istituzionalizzazione della religione dell’Olocausto, l’unica Religione di Stato ammessa nel mondo “democratico” e l’unica che può permettersi di perseguitare a norma di legge eretici e miscredenti.
Come ogni religione, anche quella dell’Olocausto ha i suoi sacerdoti, i suoi teologi, i suoi fedeli (numerosi e devoti fino al fanatismo), i suoi santuari (finanziati dai contribuenti) e, infine, la sua Santa Inquisizione che vigila occhiuta sull’ortodossia delle opinioni in materia di fede, nonché sulla correttezza nella celebrazione dei riti e delle liturgie penitenziali cui viene periodicamente sottoposto il gregge degli olofedeli.
Gianantonio Valli ha scritto il libro Holocaustica Religio che è una sorta di trattato teologico che analizza gli articoli di fede della Oloreligione. Il libro di Valli non è un saggio sulla storia dell’Olocausto anche perché, com’è noto, su questo tema è vietata la ricerca storica, ma è una puntuale analisi delle valenze sociali, politiche e psicologiche che la Shoah ha assunto nella mentalità dell’uomo contemporaneo. La Oloreligione è il mito fondante della moderna società di massa, un mito incapacitante e deresponsabilizzante accettato passivamente da un’opinione pubblica rintronata dal consumismo, istupidita dalle droghe e ormai incapace di ragionare nonché di indignarsi di fronte alle menzogne...
In Israele è stata approvata una legge che vieta gli studi storici che mettono in dubbio la versione ufficiale dei fatti sull’Olocausto. A partire da quella legge israeliana tutte le nazioni “democratiche” hanno cominciato a adeguarsi, qualora non lo avessero già fatto in precedenza: molti governanti occidentali, infatti, si erano già segnalati come primi della classe di fronte al “popolo eletto”, e i celebri casi di Robert Faurisson e di David Irving rappresentano solo la punta dell’iceberg.
Naturalmente queste assurdità sono percepite come perfettamente normali da un’opinione pubblica costituita da quelli che nel linguaggio talmudico sono definiti come “buoni servi noachici”, cioè i goym che accettano volentieri la loro condizione di schiavi di Israele, considerandola anzi un onore.
Le pubblicazioni della storiografia revisionista hanno dimostrato l’infondatezza di molte leggende olocaustiche, in particolare la non intenzionalità dello sterminio e l’impossibilità di utilizzare camere a gas per esecuzioni di massa (si tenga presente che perfino la storiografia ufficiale ha ormai accettato la tesi della non intenzionalità dello sterminio, poiché non sono stati trovati documenti firmati da Hitler o da altri gerarchi nazisti che decretassero la condanna a morte dei deportati). La concretezza delle argomentazioni dei revisionisti a tutt’oggi non è stata confutata sul piano scientifico: il sistema ha semplicemente vietato quegli studi annullando secoli di sforzi della scienza sperimentale e tornando al “principio d’autorità”, principio che era stato attaccato con tanta disinvoltura quando si trattava di dar vita alla cultura “progressista”.
Il paradigma olocaustico si trasforma quindi in dogma:
un dogma inattaccabile e custodito da quella stessa classe intellettuale che si ispira al “razionalismo” illuministico. !!! ( esclamativi di WaA359)
Alla luce di queste trasformazioni culturali si può vedere con quanta malafede la cultura illuminista ha condotto la sua battaglia contro la “superstizione” religiosa, o quanto meno il singolare fenomeno di eterogenesi dei fini cui ha dato luogo il “razionalismo” moderno. La stessa storia dell’Olocausto, infatti, è degenerata in fanatismo religioso, e in effetti la battaglia culturale dei revisionisti ha davvero l’aspetto dell’eterna lotta fra sapere e superstizione.
La posta in gioco della questione olocaustica è in primo luogo la “sicurezza” di Israele.
La stessa religione ebraica, con la sua concezione profondamente razzista e intollerante di “popolo eletto”, si configura come una cultura del vittimismo programmatico secondo la quale gli ebrei sono costantemente in pericolo e quindi autorizzati a esercitare la legittima difesa nell’accezione più ampia possibile del termine fino a comprendere il diritto all’attacco preventivo (e tutto questo mentre in Occidente la società multicriminale celebra ogni giorno i suoi sacrifici umani, ai danni di cittadini cui viene negato il diritto alla legittima difesa). Quanto alla dolorosa questione dei crimini di guerra israeliani, i mass media osservano il più rigoroso silenzio. Le “democrazie” stanno anzi approntando progetti di legge che equiparano l’antisionismo all’antisemitismo: il che significa che qualsiasi critica ai governi israeliani condurrà direttamente in galera.
Lo stato d’Israele rappresenta la realizzazione del messianismo ebraico che si concretizza nella concezione collettivista del kibbutz. Anche se soltanto il 2% della popolazione israeliana vive nei kibbutz, si può dire che queste comunità rappresentino quello che erano i monasteri per la civiltà medievale: la manifestazione in terra del volere divino. Per questo la sola parola “Israele” ha un effetto psicotropo sulla mentalità occidentale, plasmata da un catechismo marxista che imperversa da quasi due secoli in ogni settore della società. Da questi concetti discendono le ideologie progressiste che istituiscono caste di privilegiati che possono permettersi di vivere al di sopra della legge protetti da tutele speciali (immigrati clandestini, zingari, gay, femministe, tossicodipendenti…); questi prescelti da Dio sono i chierichetti della Shoah, e assistono in atteggiamento di devota compunzione allo svolgimento delle ololiturgie.
L’apparato propagandistico della Oloreligione sfrutta sapientemente la macchina mediatica con un martellamento propagandistico che non conosce sosta: cinema e televisione propongono a getto continuo film, telefilm e documentari sull’Olocausto, e le librerie spesso approntano scaffali interi dedicati al tema. L’Olocausto è ormai un genere letterario e cinematografico a sé, particolarmente propenso alla degenerazione estetizzante, che induce il pubblico a un senso di identificazione con gli ebrei: ovviamente il motore di questo sentimento è una malcelata invidia per l’onnipotenza della lobby ebraica, e quindi la speranza di acquisire almeno una parte minima di potere identificandosi negli ebrei.
La Oloreligione serve anche a creare una cortina fumogena che nasconda gli altri genocidi perpetrati soprattutto da regimi comunisti, primi fra tutti quelli di Stalin, di Mao, di Pol Pot, che quanto a numero di vittime e a efficacia del sistema di sterminio hanno in realtà dimensioni maggiori dell’Olocausto.
In effetti la Oloreligione deve assecondare il piano intrinsecamente neocomunista del mondialismo, col conseguente esproprio di sovranità delle nazioni, che evidentemente prelude all’esproprio della proprietà privata personale. Questa strategia culturale non è nemmeno nascosta dalla stessa classe dirigente ebraica, Ian J. Kagedan, affiliato alla massoneria giudaica del B’nai B’rith, dichiara:
«il ricordo dell’Olocausto è il principale elemento del Nuovo Ordine Mondiale».
Alla luce di queste considerazioni appare chiaro come la Oloreligione abbia tutti i crismi dei programmi di “rieducazione” dei regimi comunisti.
In questo clima paranoico ci si può aspettare che in futuro i presunti antisemiti siano bruciati vivi sulle pubbliche piazze fra le grida di gioia degli olofedeli; in realtà dopo il 1945 la questione ebraica è stata letteralmente cancellata dalle coscienze, ma il sistema ha bisogno di perpetuare all’infinito la leggenda di un antisemitismo sempre pronto a rinascere, per giustificare l’apparato repressivo della psicopolizia. Allo stesso modo è prevedibile che schiere di goym vengano arruolate a forza nell’esercito israeliano qualora Israele si trovasse in difficoltà nel fronteggiare i suoi numerosi nemici. Del resto già adesso l’imponente arsenale israeliano è finanziato in buona parte dai “risarcimenti” che la Germania sta ancora pagando al “popolo eletto”.
A questo proposito un importante articolo di fede della Oloreligione sono gli olorisarcimenti agli oloscampati (veri o presunti), e questi risarcimenti che i goym pagano agli ebrei ricordano tanto la “vendita delle indulgenze” della Chiesa Cattolica: occorre pagare per guadagnarsi il paradiso “democratico”. Per questo i mass media inscenano una perpetua campagna di diffamazione ai danni dei tedeschi e dei loro alleati nella seconda guerra mondiale: italiani, rumeni, ungheresi, croati…
Ovviamente per i revisionisti è vano richiamarsi alla libertà di parola solennemente enunciata dalle costituzioni “democratiche”: che cosa sia la libertà lo decidono gli ebrei e i loro reggicoda. Basti pensare che nel processo allo storico Udo Walendy c’è stata una singolare sentenza della magistratura tedesca che ha stabilito che :
il sentimento ebraico di essere un gruppo distinto dal resto dell’umanità
determina nei confronti degli ebrei una particolare responsabilità morale
da parte dei non ebrei.
Questa sentenza, che invalida l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, costituisce davvero un punto di non ritorno per la cultura giuridica e di fatto apre la strada al riconoscimento non solo dell’Olocausto, ma dello stesso Ebraismo come religione di Stato del sistema occidentale. Naturalmente in questo caso non c’è nessuna levata di scudi in favore della “laicità” dello Stato… Nella Germania “democratica” la lista delle pubblicazioni vietate e ritirate dal commercio assomma a oltre 10.000 (diecimila) titoli, superando di gran lunga quella degli autori proibiti dal regime nazista !
Valli si sofferma anche sull’insegnamento nelle scuole della Oloreligione:
in alcune scuole i bambini vengono addirittura coinvolti in simulazioni di deportazione,
con procedure che sconfinano nella violenza psicologica; e mentre è permesso chiedere l’esonero dall’ora di religione Cattolica, la Oloreligione è obbligatoria.
Chiaramente gli olocatechisti nulla dicono sulle cause dell’antisemitismo: affrontare l’argomento li costringerebbe a spiegazioni imbarazzanti…
La giudeomania scaturita dalla Oloreligione ha contagiato anche le Chiese cristiane che hanno intrapreso un singolare percorso involutivo che le ha riportate alla loro origine ebraica. Questo movimento teologico, già intrapreso da tempo nelle Chiese protestanti, è ormai ampiamente diffuso anche nella Chiesa Cattolica, dove il servilismo verso gli ebrei ha raggiunto livelli parossistici.
Valli dunque indica nella radicale demistificazione del paradigma olocaustico la grande sfida di una cultura libera da pregiudizi il cui fine, ovviamente, non è quello di negare o di giustificare l’operato dei regimi nazifascisti, che pure è una realtà storica sulla quale occorre riflettere, ma di riportare gli avvenimenti alla loro effettiva portata senza distorcere la capacità di un retto giudizio.
La battaglia del revisionismo storico rappresenta la punta di diamante di una più vasta lotta per la libertà individuale contro l’oppressione mondialista, una lotta che investe tutti i settori della vita pubblica e privata e che assume toni sempre più drammatici mano a mano che avanza il processo di globalizzazione.
Nella religione dell’Olocausto, in effetti, è fin troppo facile ravvisare la fonte sempre risorgente dell’intolleranza monoteista, ovvero la concezione angosciante e intimidatoria di “peccato originale”.
* * *
Gianantonio Valli, Holocaustica Religio. Fondamenti di un paradigma, effepi, Genova 2007, pp.224, € 20,00.
2 febbraio 2009
12:50 Scritto da: waa359 in Ansia,paranoia,delirio, Prozac, Articoli di G.Antonio Valli, Industria dell'olocau$to, Neurodeliri sterminazionisti, Repressione Revisionismo Meinungsfreiheit | Link permanente | Commenti (0) | Tag: holocaustica religio, $hoah, industria olocausto |
|
Facebook |
Stampa



Scrivi un commento