18.06.2009

STUDI REVISIONISTICI di Franco Deana

STUDI REVISIONISTICI di Franco Deana

edizioni Graphos



Si dice che, quando comincia una guerra, la prima vittima è la verità e che, quando la guerra finisce, mentre le bugie dei vinti sono smascherate, quelle dei vincitori diventano storia. Ebbene, i vincitori della seconda guerra mondiale hanno imposto come verità storica, e gli storici di regime l'hanno accettata, che la Germania nel corso stesso della guerra si sia macchiata di tutte le infamie possibili e, in particolare, dello sterminio degli ebrei mediante le camere a gas.

Tuttavia questa verità ufficiale, che salda la Shoah alle camere a gas, si è imposta con difficoltà fra le notizie di altri metodi di sterminio. Ad esempio, all'inizio del 1943 l'ambasciatore italiano a Berlino, Dino Alfieri, in una lettera del 3 febbraio, scoperta da Renzo De Felice (cfr. "Panorama", 29 aprile 1988), aveva riferito la voce che gli ebrei venissero eliminati in massa mitragliandoli, gettandoli vivi tra le fiamme e sfracellando i bambini contro un muro.

Contemporaneamente circolavano altre notizie di stermini su scala industriale, e ne ricorderemo alcune, riprendendole da un libro - Il mito dello sterminio ebraico - dello storico revisionista Carlo Mattogno (Monfalcone, 1985).


Sterminio con il vapor acqueo o con il CO (ossido di carbonio)


Il 15 novembre del '42 l'organizzazione clandestina del ghetto di Varsavia aveva inviato al governo polacco in esilio a Londra un rapporto in cui si sosteneva che, secondo testimonianze oculari, le vittime nel lager di Treblinka venivano chiuse in locali attraversati da tubi forati, dai quali
usciva vapore acqueo che li asfissiava in 15 minuti.

Questa accusa è stata accreditata al processo di Norimberga, sollevando dubbi anche fra i disponibili e malleabili giudici, e le camere a vapore sono state trasformate in camere ad ossido di carbonio, prodotto da motori Diesel (pp. 63-65).

Il "testimone oculare" Yankel Wiemik ha affermato che "in meno di 14 metri quadrati venivano stipate 1000-1200 persone (da 71 a 86 per metro quadrato)", ma non ci si deve sorprendere di queste evidenti assurdità perché, secondo lo storico sterminazionista Gerald Reitlinger, i numeri non sono che elementi retorici.

Dopo la gasazione il pavimento si apriva e i cadaveri cadevano nelle sottostanti cantine, entro vagoncini che li trasportavano automaticamente all'esterno, dove venivano cosparsi di benzina e bruciati, oppure venivano scaricati in vagoni ferroviari che li trasportavano ai forni crematori (p.65).


L'ossido di carbonio sarebbe stato prodotto da motori Diesel, ma, considerando che questi motori sviluppano poco ossido di carbonio, nel 1947 la Commssione centrale di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia ripiegò molto genericamente sui "gas di combustione prodotti da un motore
situato nella stessa costruzione" (p. 65-66).



Stermini col martello pneumatico o per folgorazione


La fantasia umana non ha limiti. Il tamburo di fantalager ha accreditato anche lo sterminio col martello pneumatico.

Si trattava di camere speciali nelle quali dal tetto scendeva un martello pneumatico e le vittime venivano uccise per mezzo di un congegno speciale sotto un'alta pressione d'aria (p. 75).

Altri testimoni hanno affermato che a Belzec le vittime venivano radunate in
un locale che aveva per pavimento una lastra metallica attraverso la quale veniva fatta passare la corrente elettrica che folgorava gli ebrei.

Secondo il "New York Times" del 12 febbraio 1944, testimoni oculari "sfuggiti all'esecuzione" avevano dichiarato che:

gli ebrei erano spinti nudi su una piattaforma metallica che funzionava come elevatore idraulico che li calava in un'enorme vasca piena d'acqua fino al collo delle vittime... Essi venivano folgorati con la corrente per mezzo dell'acqua. L'elevatore poi sollevava i corpi ad un crematorio che si trovava al di sopra.


Stefan Szende ha testimoniato che i trasporti di ebrei

entravano attraverso un tunnel nei locali sotterranei del luogo di esecuzione... Gli ebrei nudi venivano condotti in sale gigantesche. Queste sale potevano contenere parecchie migliaia di uomini alla volta. Esse non avevano finestre, erano di metallo, col pavimento che si poteva abbassare. E pavimento di queste sale con migliaia di ebrei veniva calato in una cisterna piena d'acqua che si trovava sotto, però soltanto in modo tale che gli uomini sulla lastra metallica non fossero immersi completamente. Quando tutti gli ebrei sulla lastra metallica stavano già nell'acqua fino ai fianchi, si faceva passare nell'acqua la corrente ad alta tensione. Dopo
pochi istanti tutti gli ebrei, migliaia alla volta, erano morti. Poi il pavimento di metallo si sollevava fuori dall'acqua. Su di esso giacevano i cadaveri dei giustiziati. Si inseriva un'altra linea elettrica e la lastra metallica si trasformava in una cassa da morto crematoria (Krematoriumssarg) incandescente, finché tutti i cadaveri erano inceneriti. Potenti gru sollevavano allora la gigantesca cassa da morto crematoria ed evacuavano le ceneri. Grosse ciminiere da fabbrica evacuavano il fumo. La procedura era compiuta (pp. 68-69).

Un'altra variante del mito menziona un "forno elettrico" (!) come strumento di "sterminio":

Poi essi entrano in una terza baracca che contiene un forno elettrico (einen elektrischen Ofen). In questa baracca hanno luogo le esecuzioni (ibidem).

Nel 1945 la prima versione del mito assurse a verità ufficiale sul "campo di sterminio di Belzec". Essa fu accolta nel rapporto del governo polacco e venne letta da L.N. Smirnov, rappresentante sovietico dell'accusa al processo di Norimberga, nella seduta del 19 febbraio 1946:

Nello stesso rapporto, nell'ultimo capitolo, a pag. 130 del libro dei documenti, troviamo una dichiarazione sul fatto che il campo di Beldjitze fu costruito nel 1940; però gli impianti elettrici speciali per lo sterminio in massa di uomini furono installati nel 1942. Col pretesto di portarle a fareil bagno, le persone venivano costrette a spogliarsi completamente e spintem nella casa il cui pavimento era elettrificato ... ; lì venivano uccise (p.70).

Nonostante la sua evidente inattendibilità, questo mezzo di sterminio era stato accreditato dalla "Pravda" il 2 febbraio 1945, ossia qualche giornom dopo l'occupazione del campo di Auschwitz e 5-6 mesi dopo la liberazione deim campi di Treblinka, Sobibor, Maidanek e Belzec, e quindi quando c'era statomtutto il tempo di ispezionare i lager e di raccogliere le testimonianze sui vari mezzi impiegati per uno sterminio di massa, posto che questo si fosse effettivamente verificato.

Non è possibile che i membri dei comitati clandestini dei lager, i cosiddetti prominenti, e i vari testimoni sopravvissuti, come Primo Levi, o le bande di partigiani e i civili polacchi che avevano lavorato nei campi, non avessero informato le truppe russe degli eventuali stermini e dei mezzi impiegati. La notizia sarebbe subito diventata di pubblico dominio, a meno che le stesse autorità sovietiche non avessero avuto interesse ad occultarla, e certo non sarebbe sfuggita alla "Pravda", organo ufficiale del partito comunista dell'URSS.

L'unica spiegazione logica è che la "Pravda" nulla sapesse perché nulla di vero c'era da sapere; si continuavano a diffondere le solite storie da fantalager, continuava la propaganda di guerta.


Sterminio con l'acido cianidrico


Il metodo di sterminio da accreditare ufficialmente doveva apparire almeno verosimile; lo spunto è stato offerto dalla presenza nei lager di un prodotto tossico impiegato nella disinfestazione degli indumenti ed effetti personali, un prodotto chiamato Zyklon B e che sviluppa acido cianidrico.

Bastava ampliare a piacere i locali, affermare che il prodotto era stato impiegato nello sterminio degli uomini oltre che in quello degli insetti, e trovare gli opportuni testimoni oculari, pronti a deporre spontaneamente qualsiasi cosa, anche la più inverosimile.
Per rendere tutto più credibile sono state esibite le confessioni delle SS, estorte con le torture (cfr. Richard Harwood, Ne sono morti davvero sei milioni?, Genova, 2000, pp. 47-49), e di qualche altro esponente nazista: in particolare quelle del famoso Rudolf Hoess, comandante del lager di Auschwitz dal 1940 al novembre 1943, impiccato dai polacchi come criminale di guerra il 14 aprile del 1947.

Tralasciamo di contestare le contraddizioni storiche e tecniche contenute nel memoriale Hoess: le ha dettagliatamente illustrate Carlo Mattogno (Auschwitz: le confessioni di Hoess, Parma, 1987).

Ricordiamo inoltre che il senatore americano Joseph Mc Carthy il 20 maggio 1949 aveva dichiarato alla stampa che :

"nelle carceri di Schwábisch-Hall ufficiali delle SS... furono percossi a sangue, e una volta a terra, incapaci di ogni reazione, furono loro spappolati gli organi genitali", e che per il processo di Malmedy "semplici soldati furono appesi al soffitto e
quindi battuti finché sottoscrissero le confessioni che venivano pretese"
(in R. Harwood, op. cit., loc. cit.).

Il generale delle SS Oswald Pohl fu imbrattato con i propri escrementi e quindi percosso, fino a che non riconobbe ciò che gli si chiedeva.

Più autorevolmente del senatore Mc Carthy, che di li a poco si sarebbe scatenato nella caccia alle streghe, il giudice americano Edward L. van Roden, uno dei tre membri della Simpson Armee Kommission, appositamente costituita per esaminare la procedura del processo di Dachau, ha svelato, nel "Daily News" del 9 gennaio 1949, i metodi con i quali venivano estorte le confessioni. Il servizio è stato pubblicato anche dal giornale inglese "Sunday Pictorial" il 23 gennaio 1949.

Scriveva il giudice :

Gli americani si travestivano da sacerdoti per ascoltare gli accusati nella confessione e impartire loro l'assoluzione; conficcavano loro fiammiferi accesi sotto le unghie, spezzavano loro denti e mascelle, li segregavano per lungo tempo in celle buie e li mantenevano con razioni da fame.

E aggiungeva:

Le "confessioni", presentate come prove a carico, furono estorte a uomini che avevano vissuto per 3, 4 o 5 mesi segregati e al buio... Gli inquisitori coprivano la testa degli imputati con sacchi neri, e quindi li colpivano al volto con sbarre di ottone, li calpestavano, li percuotevano con manganelli...

A tutti i 139 tedeschi sottoposti a processo, meno che a due, i testicoli erano stati a tal punto percossi, che non poterono più guarire.

Questo era il normale trattamento usato dai nostri inquirenti americani. Gli inquirenti "americani" responsabili di tali atrocità sono: il tenente Burton E.  Ellis (capo del Comitato per i Crimini di Guerra) e il suo assistente, capitano Raphael Shumaker, il tenente Robert E. Byrne, i sottotenenù William R. Perl, Morris Ellowitz, Harry Thon e Kirschbaum. Il consulente legale della corte era il colonnello A.H. Rosenfeld.

Il lettore capirà subito, dai loro nomi, che la maggioranza di questi individui era, per usare le parole del giudice Wernersturm, "prevenuta per motivi razziali": erano, cioè ebrei, e pertanto mai avrebbero dovuto condurre una simile indagine (ibidem).

Con queste testimonianze è stato stabilito che gli stermini nei lager sono stati eseguiti mediante gasazione, ma i falsari hanno compiuto ancora qualche errore che consentirà di sostenere che le gasazioni, così come sono state descritte, non sono tecnicamente ipotizzabili.



HCN - Acido cianidrico o acido prussico


L'HCN è un liquido incolore con odore di mandorle amare. Bolle e diventa vapore a circa 26 gradi C, assorbendo calore; a 31 gradi C la densità di vapore è 0,969 (aria = l ), cioè leggermente inferiore a quello dell'aria.
La sua tensione di vapore a 17gradi C è di 360 mm ed a 21,9 gradi C è di 658,7 mm, esso cioè evapora lentamente alle basse temperature. Solidifica a -15 gradi C. E' molto solubile nell'acqua che ne favorisce la decomposizione in acido cloridrico e anidride carbonica. E' velenoso perché causa l'arresto della respirazione con un effetto simile a quello asfissiante, ma anche per contatto cutaneo e per ingestione. L'HCN brucia a 537 gradi C.


La tabella della tossicità dell'HCN è la seguente secondo S. Fumasoni e M. Rafanelli (Lavorazioni che espongono all'azione dell'acido cianidrico e composti del cianogeno, Milano, 1960, p. 8):


Massima concentrazione tollerabile

per un'esposizione di 8 ore gioranliere.......................0,01 1 mg/litro

Nocivo dopo parecchie ore di esposizione...................0,02-0,04 mg/ litro

Sopportabile per 30-60 minuti...................................0,05-0,06 mg/litro

Mortale in 30-50 minuti.............................................0,12-0,15 mg /litro

Rapidamente mortale...............................................0,3 mg / litro


L'HCN, come risulta dalla precedente tabella, è tollerabile a basse concentrazioni anche nei luoghi di lavoro per otto ore, anzi "in minime dosi ha trovato uso in medicina come sedativo" (Enciclopedia UTET, vol. III, Torino, 1955, voce "cianidrico acido", p. 506).

L'HCN è esplosivo nell'aria in percentuali comprese fra 5,4 e 46,6% in volume (secondo altri autori fra 6 e 46%), cioè se è presente nella quantità di almeno 70-73 g per metro cubo di aria. I limiti "di infiammabilità in aria sono i limiti estremi di concentrazione in aria di una sostanza, determinati alla pressione di 760 mm ed alla temperatura di 15gradi centigradi, al di sotto (limite inferiore) e al di sopra (limite superiore) dei quali la miscela non è infiammabile".

Per raggiungere il limite inferiore di esplosività è perciò necessaria una quantità di gas almeno 70 volte maggiore di quella necessaria ad ottenere la morte in un minuto. Quindi in una camera a gas non si corre il pericolo di esplosione o incendio. Tuttavia, nella zona presso il punto di sviluppo del gas, prima della sua diffusione nel locale possono raggiungersi concentrazioni esplosive in piccole zone poco ventilate.


Come si ottiene lo sviluppo dell'HCN


La produzione del gas può essere ottenuta in tre modi:

a) Il gas può essere trasportato allo stato liquido, in bombole collaudate ad alta pressione; in questo caso basta aprire una valvola per ottenere la vaporizzazione del gas. Tuttavia le bombole contenenti l'HCN devono essere vuotate ogni anno perché l'acido polimerizza e può diventare difficile scaricarlo dalle bombole.

b) Si versa una miscela di acqua e acido solforico in una bacinella smaltata; quando si vuole sviluppare il gas si versano nella bacinella dei granuli di cianuri alcalini (normalmente cianuro di sodio) nella quantità necessaria a ottenere la percentuale di acido richiesta allo scopo. E' questo il metodo adottato per le esecuzioni nelle camere a gas americane.


Il Giua precisa:

Alcuni derivati del cianogeno e lo stesso HCN appartengono alle sostanze più tossiche finora conosciute; l'impiego di queste sostanze come aggressivi di guerra destò all'inizio molto interesse, ma all'atto pratico si ebbero risultati assai scarsi, inferiori a quelli ottenuti col fosgene, difosgene e col gruppo delle arsine organiche. A scopo di guerra sembra più pratico far sviluppare l'HCN dall'acido solforico e cianuro di sodio, perché il gas che si sviluppa lentamente ha un'azione più persistente.


c) L'acido cianidrico è impastato con sostanze inerti e chiuso in recipienti a piccola pressione. Aprendo le confezioni il gas evapora gradualmente. Uno di questi prodotti denominato Zyklon B o Cyklon B è stato usato nei lager per la disinfestazione dei locali e degli abiti dai parassiti, nonché, secondo gli storici ufficiali, per sterminare gli ebrei. E' da rilevare che lo Zyklon B, generalmente considerato come una innovazione introdotta dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, non era una novità perché il prodotto era stato commercializzato già nel 1922. In Italia il suo impiego
tecnico era stato regolamentato col R.D. 9 gennaio 1927, n. 147, alla voce l/C della tabella delle sostanze tossiche (acido cianidrico "allo stato liquido, mescolato con sostanze stabilizzanti, con sostanze comunque irritanti, impastato con sostanze inerti, contenuto in recipienti a piccola pressione").


Tecnica di gasazione

Come si desume dalle relative caratteristiche, e come il Giua conferma, l'impiego dell'HCN risultava meno pratico del fosgene. Quando lo Zyklon B veniva impiegato nella disinfestazione dai parassiti, era sufficiente aprire i contenitori all'interno dei locali, chiudere le porte o gli spioncini e attendere che il gas si sviluppasse e facesse effetto, senza limiti di tempo. Usandolo, invece, nello sterminio di uomini sarebbe stato preferibile ottenere la rapida evaporazione del gas. Sono stati prodotti dei discutibili documenti dai quali risulta che, a tal fine, nel 1942-1943 la ditta Topf,
costruttrice dei forni crematori, aveva progettato il riscaldamento e la ventilazione delle camere a gas per renderle accessibili più rapidamente (cfr. C. Mattogno, Auschwitz, fine di una leggenda, Padova, 1994, pp.48-64).

Volendo usare l'HCN si sarebbe potuto ricorrere alla reazione chimica prima accennata in b), come nelle camere a gas americane. Tuttavia nei campi lo Zyklon B era d'uso corrente e si poteva mascherarne l'impiego omicida, ma in questa ipotesi ci si deve chiedere perché sembrasse necessario mascherarlo, visto che tutti i testimoni dovevano essere sterminati e che non sarebbe stato possibile nascondere lo sterminio di 6 milioni di ebrei, compresi quasi tutti gli ebrei polacchi. Se i tedeschi avessero vinto la guerra si sarebbe saputo quello che essi avessero voluto divulgare, se la avessero perduta non sarebbe stato possibile occultare lo sterminio.



Il lager di Mauthausen


Lo stesso Simon Wiesenthal ha ammesso che le camere a gas sono esistite solo
in Polonia, ma nel lager di Mauthausen ai turisti, sino agli anni Ottanta, venivano mostrati locali doccia, che sarebbero stati usati alternativamente come tali e come camere a gas.

Come riportato in precedenza, l'HCN si mescola con l'acqua in tutte le percentuali e, quindi, se viene immesso in tubazioni bagnate, in parte si scioglie nell'acqua. Usando il locale come doccia, la prima acqua satura di gas avrebbe sviluppato HCN e anche acido cloridrico [L'acqua potabile usata nelle abitazioni è normalmente trattata con il cloro. Gli atomi di cloro che vengono a contatto con l'HCN sostituiscono quelli del CN sviluppando acido cloridrico HCI, in quanto acido forte, mentre l'HCN è un acido debole.
Quindi le acque contenenti HCN e CI tendono a sviluppare acido cloridrico].
Si noti che nel locale non ci sono due reti di tubazioni. In base alle testimonianze, ora riconosciute false dallo stesso Wiesenthal, sull'uso omicida del locale doccia, il comandante del lager è stato condannato a morte, ma, diversamente dalle vittime delle repressioni stalianiane nell'Unione Sovietica, non è stato neanche riabilitato.


Evaporazione dell'HCN


Per far evaporare rapidamente l'HCN dallo Zyklon B era necessario scaldarlo ad oltre 26 gradi C, mentre in un primo tempo i locali destinati alla gasazione erano previsti senza impianti di riscaldamento: quindi il tempo necessario per la gasazione sarebbe stato lungo. Senonché il ricercatore francese Jean-Claude Pressac (antirevisionista, ma ora, per la sua inclinazione a ridurre fortemente il numero dei morti di Auschwitz, non più in favore presso coloro che anni fa si avvalsero della sua compiacenza per fare di lui la testa di ariete che avrebbe dovuto sbaragliare le tesi antiolocaustiche) ha giustamente fatto osservare che il calore sviluppato dai morituri era sufficiente a far evaporare il gas.

Infatti, le pretese camere a gas (in realtà camere mortuarie) dei crematori Il e III di Auschwitz-Birkenau, le più grandi, erano ampie 30 x 7 m, alte 2,41 m circa ed avevano un volume di 506  metri cubi. Sottraendo il volume di aria occupato dalle 2000 vittime, valutando un volume inedio di 50 litri = 0,05 metri cubi, risultava un volume di aria netta: 506 - 2000 x 0,05 =406 metri cubi.

Per riscaldare da 0 gradi C a 28 gradi C questo volume d'aria e far vaporizzare 7-8 kg di HCN erano necessarie 5000 kcal (grandi calorie).
Duemila persone potevano sviluppare circa 2000 kcal /minuto e quindi la temperatura di ebollizione dell'HCN poteva essere raggiunta in 2,5 minuti, un po'di più tenendo conto delle dispersioni di calore attraverso le pareti, anche meno con temperatura ambiente elevata.

Quindi, un tecnico competente avrebbe fatto attendere qualche minuto, e il conseguente aumento della temperatura, prima di far versare lo Zyklon B nel locale, e non avrebbe fatto spendere denaro e materiale per costruire impianti di riscaldamento.

Tenendo presente la necessità di far evaporare e diffondere il gas, i soliti testimoni oculari hanno affermato che nel Leichenkeller 1 del crematorio Il di Birkenau delle condotte in lamiera forata salivano verticalmente dal pavimento e attraversavano il soffitto entro fori circolari del diametro di 50 cm, che venivano chiusi con sportelli a tenuta. Lo Zyklon B sarebbe stato versato dal tetto all'interno delle condotte in lamiera forata aprendo lo sportello, e avrebbe potuto diffondersi liberamente nel locale, senza essere ostacolato dai corpi dei condannati.

Quanto sopra appare tecnicamente corretto e, in effetti, sulla volta crollata dei ruderi dei locale si notano fori circolari che, visti a distanza, confermano la descrizione; senonché, con un esame un po'più attento, si vede chiaramente che i fori sul tetto sono stati praticati dopo il crollo della volta, tant'è vero che i tondini dell'armatura metallica sono ancora sul posto, piegati verso l'esterno e l'interno.


Ora, questi tondini sono incompatibili con la presenza dei tubi forati descritti dai testimoni. Perché, se i fori fossero stati aperti dopo la costruzione della volta, per evitare che l'interruzione dell'armatura metallica compromettesse la stabilità di quest'ultima i tondini sarebbero stati recisi e saldati a un anello metallico interno al foro di 50 cm praticato nella volta.

Ciò è stato rilevato dallo scrivente durante un sopralluogo eseguito nel giugno 1989 con Carlo Mattogno e l'ing. H.N., che aveva fotografato i fori e i tondini.

Questo non è che un esempio dell'attendibilità delle testimonianze sui lager.


Da: http://www.axnet.it/forum/camere-gas-nei-t324213.html


 

 

13:58 Scritto da: waa359 | Link permanente | Commenti (0) | |  Facebook |  Stampa

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