26.11.2010
1 Il sionismo e il Terzo Reich
Parte 1
Agli inizi del 1935, una nave passeggeri diretta ad Haifa, in Palestina, lasciò il porto tedesco di Bremerhaven 1. La poppa recava le lettere dell'alfabeto ebraico col suo nome, Tel Aviv 2, mentre una bandiera con la svastica sventolava dall'albero 3. E, sebbene la nave fosse di proprietà sionista, il suo capitano era un membro del Partito Nazionalsocialista. Molti anni più tardi un viaggiatore della nave ricordava questa simbolica combinazione come una "assurdità metafisica". 4 Assurdo o no, questa non è nient'altro che una immagine di un capitolo di storia poco noto: la collaborazione ad ampio raggio fra il Sionismo ed il Terzo Reich di Hitler.
Scopi comuni
Negli anni, i popoli di molti paesi diversi si sono scontrati con la "questione ebraica": cioè, qual'è il ruolo tipico 5 degli ebrei nella società non-ebraica? Durante gli anni '30 i sionisti ebrei e i Nazionalsocialisti tedeschi condivisero punti di vista simili sul modo di trattare con questo imbarazzante problema.
Erano d'accordo sul fatto che ebrei e tedeschi erano nazionalità nettamente diverse, e che gli ebrei non facevano parte della Germania.
Perciò gli ebrei che vivevano nel Reich non dovevano essere considerati come "Tedeschi di fede ebraica", ma piuttosto come membri di una comunità nazionale distinta 6.
Il sionismo (il nazionalismo ebraico) comportava anche l'obbligo, per gli ebrei sionisti, di insediarsi in Palestina, la "patria ebraica". Difficilmente avrebbero potuto considerarsi sinceri sionisti e contemporaneamente pretendere eguali diritti in Germania o in qualsiasi altro paese "straniero". Theodor Herzl (1860-1904) 7, il fondatore del moderno sionismo, sosteneva che l'antisemitismo non è un'aberrazione ma una risposta naturale e del tutto comprensibile dei non ebrei agli atteggiamenti e ai comportamenti estranei degli ebrei.
L'unica soluzione, concludeva 8, era che gli ebrei riconoscessero la realtà e vivessero in un loro stato separato.
Theodor Herzl
"La questione ebraica esiste ovunque gli ebrei vivano in numero rilevante", scriveva nella sua opera più importante, Lo Stato ebraico 9. "Dove essa non esiste, viene introdotta dall'arrivo degli ebrei.Io credo di comprendere l'antisemitismo, che è un fenomeno molto complesso. Considero questo sviluppo della situazione come ebreo, senza odio o paura". Il problema ebraico, rifletteva, non è né sociale né religioso. "E' una questione nazionale. Per risolverla dobbiamo, soprattutto, farne una questione politica internazionale.". 10 Nonostante la loro cittadinanza, insisteva Herzl, gli ebrei non costituiscono semplicemente una comunità religiosa, ma una nazionalità, un popolo, un Volk. 11 Il Sionismo, scriveva Herzl, offriva al mondo una gradita "soluzione finale del problema ebraico". 12 Sei mesi dopo l'andata al potere di Hitler, la Federazione Sionista Tedesca 13 (il gruppo sionista di gran lunga più numeroso nel paese) sottopose al nuovo Governo un dettagliato memorandum che esaminava le relazioni ebraico-tedesche ed offriva formalmente il sostegno sionista per "risolvere" la tormentosa "questione ebraica". Si suggeriva che il primo passo dovesse essere un franco riconoscimento delle fondamentali diversità nazionali: 14
Il Sionismo non si fa illusioni sulla difficoltà della condizione ebraica, che consiste soprattutto in un modello professionale anormale e nel difetto di un atteggiamento intellettuale e morale non radicato in alcuna tradizione propria. Il Sionismo riconobbe decenni fa che, come risultato della tendenza assimilazionista, dovevano apparire sintomi di deterioramento. Il Sionismo crede che la rinascita della vita nazionale di un popolo, come sta ora accadendo in Germania attraverso l'enfasi dei suoi caratteri cristiani e nazionali, deve avvenire anche nel gruppo nazionale ebraico. Anche per il popolo ebraico l'origine nazionale, la religione, il comune destino e il senso della propria unicità debbono essere d'importanza decisiva nel modellare la propria esistenza. Ciò significa che l'individualismo egoistico dell'era liberale deve essere vinto e sostituito con un senso della comunità e della responsabilità collettivi.. Noi crediamo che sia proprio la nuova Germania Nazionalsocialista che possa, con audace risolutezza, gestire il problema ebraico, facendo un passo decisivo in direzione del superamento di un problema che, in verità, dovrebbe essere affrontato dalla maggior parte dei popoli europei. Il nostro riconoscimento della nazionalità ebraica contempla un rapporto chiaro e sincero col popolo tedesco e le sue realtà nazionali e razziali. Proprio perché non vogliamo falsificare questi fondamenti, in quanto anche noi siamo contrari ai matrimoni misti e favorevoli al mantenimento della purezza del gruppo ebraico e rigettiamo ogni trasgressione 15 nel dominio culturale, noi -essendo stati allevati nella lingua e nella cultura tedesche- possiamo dimostrare interesse nelle opere e nei valori della cultura tedesca con ammirazione e simpatia interiore. Per i suoi scopi pratici, il Sionismo spera d'essere in grado di ottenere la collaborazione perfino di un governo fondamentalmente ostile agli ebrei, perché nel trattare la questione ebraica non vi sono implicazioni sentimentali ma un problema reale la cui soluzione interessa tutti i popoli e, nel momento attuale, in particolar modo quello tedesco. La propaganda per il boicottaggio -nel modo in cui, al presente, continua in molti modi contro la Germania- è in sostanza non-Sionista, poiché il Sionismo non vuole fare battaglie ma convincere e costruire. Noi non ignoriamo il fatto che esiste una questione ebraica e che essa continuerà ad esistere. Dalla situazione anormale in cui si trovano gli ebrei derivano per loro gravi disagi, ma ne conseguono anche delle condizioni a stento tollerabili per gli altri popoli.
Il giornale della Federazione 16, Jüdische Rundschau 17, diffondeva lo stesso messaggio:
"Il Sionismo riconosce l'esistenza di un problema ebraico e desidera una soluzione costruttiva e di vasta portata. A tal fine il Sionismo desidera ottenere l'assistenza di tutti i popoli, sia favorevoli che contrari agli ebrei, perché, dal suo punto di vista, noi qui siamo affrontando un problema concreto e non di sentimenti, alla soluzione del quale tutti i popoli sono interessati". 18 Joachim Prinz 19, un giovane rabbino berlinese, insediatosi in seguito negli Stati Uniti e divenuto capo dell'American Jewish Congress 20, nel 1934 scrisse nel proprio libro Wir Juden 21 che la rivoluzione Nazionalsocialista in Germania significava "gli Ebrei per gli Ebrei". E spiegava: "Ora nessun sotterfugio ci può salvare. Al posto dell'assimilazione noi vogliamo un nuovo concetto: riconoscimento della nazione ebraica e della razza ebraica". 22
Collaborazione attiva
Sulla base delle loro ideologie simili relativamente ad appartenenza etnica e nazionalità, i Nazionalsocialisti e i Sionisti lavorarono insieme per quello che ciascun gruppo riteneva fosse nel proprio interesse nazionale.
Come risultato, il Governo di Hitler sostenne con vigore il Sionismo e l'emigrazione ebraica in Palestina dal 1933 23 fino al 1940-41, quando la II Guerra mondiale impedì un'estesa collaborazione. Perfino quando il Terzo Reich si fece più saldo, molti ebrei tedeschi, probabilmente la maggioranza, continuarono a considerarsi, spesso con considerevole orgoglio, prima di tutto tedeschi. Pochi furono entusiasti di strappare le proprie radici per iniziare una nuova vita nella lontana Palestina. Tuttavia sempre più ebrei tedeschi in questo periodo diventarono sionisti. Fino al 1938 inoltrato il movimento sionista prosperò nella Germania di Hitler. La circolazione del quindicinale della Federazione, la Jüdische Rundschau, crebbe enormemente. Furono pubblicati numerosi libri sionisti. L'Encyclopaedia Judaica registra come in Germania, in quegli anni, "L'opera Sionista era in pieno sviluppo". Un raduno sionista tenuto a Berlino nel 1936 rispecchiava "nella propria composizione l'energica vita di partito dei sionisti tedeschi". 24 La SS si mostrava particolarmente entusiasta nell'appoggiare il sionismo.
Una disposizione interna della SS del giugno 1934 esortava ad un sostegno attivo e ad ampio raggio verso il sionismo da parte del Governo e del Partito come il miglior modo per incoraggiare l'emigrazione degli ebrei tedeschi in Palestina.
Ciò avrebbe richiesto una accresciuta autocoscienza ebraica. Il documento raccomandava che fossero promosse scuole ebraiche, gruppi sportivi ebraici, organizzazioni culturali ebraiche - in breve, tutto ciò che poteva incoraggiare questa nuova consapevolezza ed autocoscienza. 25
L'ufficiale della SS Leopold von Mildenstein 26 e il rappresentante della Federazione Sionista Kurt Tuchler 27 viaggiarono sei mesi per la Palestina per valutare la possibilità di un insediamento sionista. 28
Von Mildenstein, basandosi sulle proprie osservazioni di prima mano, scrisse una serie di dodici articoli illustrati per l'importante quotidiano berlinese Der Angriff 29 che apparvero nel 1934 inoltrato col titolo "Un Nazionalsocialista viaggia in Palestina". 30 Gli articoli esprimevano grande ammirazione per lo spirito pionieristico e per le realizzazioni dei coloni ebrei. Von Mildenstein scriveva che lo sviluppo del concetto sionista aveva prodotto un novo tipo di ebreo. Elogiava il sionismo come un grande vantaggio sia per il popolo ebraico che per il mondo intero. Nel suo articolo conclusivo scriveva che una patria ebraica in Palestina "indica la strada per curare una ferita vecchia di secoli nel corpo del mondo: la questione ebraica". Der Angriff emise una speciale medaglia, con una Svastica su una faccia e la Stella di David sull'altra, per commemorare la visita congiunta in Palestina. 31 Pochi mesi dopo l'uscita degli articoli von Mildenstein venne promosso a capo del Dipartimento Affari ebraici del servizio di sicurezza della SS allo scopo di sostenere più efficacemente la migrazione e lo sviluppo sionista. 32
Un numero de Das Schwarze Korps del 1939
Il giornale ufficiale della SS, Das Schwarze Korps, 33 dichiarò il proprio sostegno al Sionismo in un editoriale di prima pagina del maggio del 1935: "Può non essere troppo lontano il momento in cui la Palestina sarà di nuovo in grado di ricevere i propri figli che ha perduto per più di mille anni. A loro vanno i nostri migliori auguri, insieme alla benevolenza ufficiale". 34 Quattro mesi dopo, sul giornale della SS, apparve un articolo simile: 35 Il riconoscimento degli ebrei come una comunità razziale basata sul sangue e non sulla religione conduce il governo tedesco a garantire senza riserve la separazione razziale di questa comunità. Il Governo si trova in totale accordo col grande movimento spirituale ebraico, il cosiddetto Sionismo, col suo riconoscimento della solidarietà degli ebrei nel mondo e col suo rifiuto di tutte le idee assimilazioniste. Su queste basi, la Germania intraprende provvedimenti che in futuro giocheranno senza dubbio un ruolo significativo nel trattare il problema ebraico in tutto il mondo.
Una importante linea di navigazione tedesca iniziò un servizio diretto passeggeri con transatlantici da Amburgo a Haifa, in Palestina, nell'ottobre del 1933, fornendo "sulle proprie navi cibo rigorosamente kasher, sotto la supervisione dei rabbini amburghesi". 36 Col sostegno ufficiale, i sionisti lavorarono accanitamente per "rieducare" gli ebrei tedeschi. Come puntualizza lo storico statunitense Francis Nicosia nella propria ricerca del 1985, The Third Reich and the Palestine Question : "I sionisti furono incoraggiati a portare il proprio messaggio alla comunità ebraica, a raccogliere danaro, a mostrare film sulla Palestina e in genere ad istruire gli ebrei tedeschi sulla Palestina. Vi fu una pressione considerevole per insegnare agli ebrei in Germania a smettere di considerarsi 37 tedeschi e a risvegliare in loro una nuova identità nazionale ebraica". 38 In una intervista del dopoguerra, l'ex-capo della Federazione Sionista tedesca, dottor Hans Friedenthal, riassunse così la situazione:
"La Gestapo fece di tutto in quei giorni per dare impulso all'emigrazione, in particolare verso la Palestina. Ricevemmo spesso il loro aiuto qualsiasi cosa ci fosse richiesta da altri enti a proposito dei preparativi per l'emigrazione".39
Col Congresso del Partito Nazionalsocialista del settembre del 1935, il Reichstag adottò le cosiddette Leggi di Norimberga 40, che proibivano i matrimoni e le relazioni sessuali fra ebrei e tedeschi e, in realtà, proclamavano gli ebrei una minoranza nazionale straniera.
Pochi giorni dopo un editoriale della sionista Jüdische Rundschau accoglieva le nuove misure: 41
La Germania viene incontro alle richieste del Congresso Mondiale Sionista quando dichiara gli ebrei che oggi vivono in Germania una minoranza nazionale. Una volta che gli ebrei sono stati identificati come minoranza nazionale è di nuovo possibile stabilire normali relazioni fra la nazione tedesca e gli ebrei. Le nuove leggi danno alla minoranza ebraica in Germania la propria vita culturale, la propria vita nazionale. In breve, essa può creare il proprio futuro sotto tutti gli aspetti della vita nazionale. La Germania ha dato alla minoranza ebraica l'opportunità di vivere per se stessa, e sta offrendo la protezione statale per questa esistenza separata della minoranza ebraica: il processo di crescita degli ebrei in una nazione verrà perciò incoraggiato e sarà dato un contributo all'instaurarsi di relazioni più tollerabili fra le due nazioni.
Georg Kareski, 42 il capo sia dell'Organizzazione "revisionista" dello Stato sionista che della Lega Culturale ebraica, ed ex-capo della comunità ebraica berlinese, dichiarò, in una intervista al quotidiano Der Angriff alla fine del 1935: 43
Per molti anni ho considerato la completa separazione delle questioni culturali dei due popoli 44 come una pre-condizione per vivere insieme senza conflitti.Ho lungamente sostenuto tale separazione, purché fosse fondata sul rispetto per la nazionalità straniera. Le Leggi di Norimberga mi sembrano, a parte le loro disposizioni legali, conformarsi interamente a questo desiderio di vita separata basata sul mutuo rispetto.Questa interruzione del processo di dissoluzione in atto in molte comunità ebraiche, cui era stato dato impulso attraverso i matrimoni misti, è perciò, da un punto di vista ebraico, del tutto gradito.
I leader sionisti in altri paesi ripresero 45 queste opinioni. Stephen S. Wise 46, presidente dell' American Jewish Congress e del World Jewish Congress 47, nel giugno del 1938 dichiarò, ad un raduno tenuto a New York:
"Io non sono un cittadino americano di religione ebraica, io sono un ebreo.Hitler ha ragione su un punto. Egli definisce il popolo ebraico una razza e noi siamo una razza". 48
L'esperto di questioni ebraiche del Reichsministerium des Innern 49, dottor Bernhard Lösener 50, espresse il proprio appoggio al sionismo in un articolo che apparve nel numero di novembre del 1935 della 51 Reichsverwaltungsblatt: 52 Se gli ebrei avessero già il loro stato in cui fosse insediata la maggior parte di loro, allora la questione ebraica potrebbe essere, oggi, considerata come del tutto risolta, anche per gli stessi ebrei. La minore opposizione alle idee che sono alla base delle Leggi di Norimberga è stata mostrata dai sionisti poiché essi si sono resi subito conto che quelle leggi rappresentano l'unica soluzione giusta anche per il popolo ebraico. Perché ogni nazione deve avere il proprio stato come manifestazione esterna della propria particolare nazionalità.
In collaborazione con le autorità tedesche, i gruppi sionisti organizzarono una rete di circa quaranta campi 53 e centri agricoli in tutta la Germania nei quali i futuri coloni vennero addestrati per le loro nuove esistenze in Palestina.
Sebbene le Leggi di Norimberga proibissero agli ebrei di esporre la bandiera tedesca, fu loro specificamente garantito il diritto di esibire la bandiera nazionale ebraica blu e bianca. La bandiera che un giorno sarà adottata da Israele fu fatta sventolare nei campi e nei centri sionisti della Germania hitleriana. 54
Il Sichereitsdienst di Himmler cooperò con l'Haganah 55, l'organizzazione militare clandestina sionista in Palestina. Il Servizio 56 della SS pagava l'ufficiale dell'Haganah Feivel Polkes 57 per le informazioni sulla situazione in Palestina e per il suo aiuto nell'indirizzare l'emigrazione ebraica verso quel paese. Nel frattempo l'Haganah veniva tenuta al corrente dei piani tedeschi da una spia che riuscì a infiltrare 58 nel Quartier generale berlinese della SS. 59 La collaborazione fra Haganah ed SS comprese perfino consegne segrete di armi tedesche ai coloni ebrei da usare negli scontri con gli arabi palestinesi. 60 Nel periodo immediatamente seguente allo scoppio di violenza e distruzioni nella Kristallnacht del novembre 1938, la SS aiutò rapidamente l'organizzazione sionista a rimettersi in piedi e a continuare il proprio lavoro in Germania, sebbene adesso sottoposta ad una sorveglianza più restrittiva. 61
Riserve ufficiali
Il sostegno tedesco al sionismo non fu illimitato. I funzionari del Governo e del Partito furono molto attenti alla ininterrotta campagna condotta dalle potenti comunità ebraiche negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in altri paesi per mobilitare i "propri" governi ed i cittadini contro la Germania.
Finché l'ebraismo mondiale rimase implacabilmente ostile alla Germania Nazionalsocialista, e finché la grande maggioranza degli ebrei in tutto il mondo mostrò scarso desiderio di reinsediarsi nella "terra promessa" del sionismo, uno stato ebraico sovrano in Palestina in realtà non avrebbe "risolto" il problema ebraico a livello internazionale.
Al contrario, i funzionari tedeschi si persuasero che esso avrebbe rafforzato immensamente la pericolosa campagna anti-tedesca. Il sostegno tedesco al sionismo fu allora circoscritto ad appoggiare una patria ebraica in Palestina sotto controllo britannico, e non uno stato ebraico sovrano. 62
Nel giugno del 1937 il Ministro degli Esteri informò i diplomatici che uno stato ebraico in Palestina non sarebbe stato negli interessi tedeschi, poiché non sarebbe stato in grado di assorbire tutti gli ebrei del mondo, bensì sarebbe servito soltanto come base di potere supplementare per l'ebraismo internazionale, in ciò molto simile alla funzione di Mosca che serviva da base per il comunismo internazionale. 63
Riflettendo qualcosa del cambiamento della politica ufficiale, la stampa tedesca nel 1937 espresse una simpatia molto più grande per la resistenza arabo-palestinese alle ambizioni sioniste, nel momento in cui la tensione e i conflitti fra ebrei e arabi in Palestina crebbero bruscamente. 64 Una circolare del Foreign Office 65 del 22 giugno 1937 avvertiva che, malgrado il sostegno per l'insediamento ebraico in Palestina, "nondimeno sarebbe un errore presumere che la Germania appoggi la formazione di una struttura statale sotto qualche forma di controllo ebraico. In considerazione dell'agitazione anti-tedesca dell'ebraismo internazionale, la Germania non può convenire che la formazione di uno stato ebraico in Palestina aiuterebbe lo sviluppo pacifico delle nazioni nel mondo". 66
"La proclamazione di uno stato ebraico o di una Palestina amministrata dagli ebrei", metteva in guardia un memorandum interno della Sezione Questioni ebraiche della SS "creerebbe un nuovo nemico per la Germania, che avrebbe una profonda influenza sugli sviluppi nel Vicino Oriente". Un altro dipartimento della SS profetizzava che la nascita di uno stato ebraico "avrebbe operato per introdurre delle protezioni per le minoranze ebraiche in ogni paese, fornendo in tal modo una salvaguardia legale all'attività di sfruttamento dell'ebraismo mondiale". 67
Nel gennaio del 1939 il nuovo Ministro degli Esteri di Hitler, Joachim von Ribbentrop 68, in un'altra circolare ammonì parimenti che "la Germania deve considerare la formazione di uno stato ebraico come un pericolo" poiché esso "condurrebbe ad un aumento internazionale del potere dell'ebraismo mondiale". 69
Hitler stesso riesaminò personalmente l'intera questione agli inizi del 1938 e, malgrado il proprio scetticismo di vecchia data a proposito delle ambizioni sioniste e i timori che le sue azioni politiche potessero contribuire alla formazione di uno stato ebraico, decise di sostenere l'emigrazione ebraica in Palestina addirittura con maggior vigore.
La prospettiva di liberare la Germania dagli ebrei, concluse, superava in valore i possibili pericoli. 70
Intanto il governo britannico impose delle restrizioni addirittura più drastiche per l'immigrazione ebraica in Palestina nel 1937, nel 1938 e nel 1939. In risposta a ciò, il servizio di sicurezza della SS concluse una alleanza segreta con il gruppo sionista clandestino Mossad le-Aliya Bet 71 per portare illegalmente gli ebrei in Palestina. Come risultato di questa intensa collaborazione, vari convogli marittimi riuscirono a raggiungere la Palestina superando le cannoniere britanniche. L'emigrazione ebraica, sia legale che illegale, dalla Germania (compresa l'Austria) in Palestina crebbe drammaticamente nel 1938 e nel 1939. Nell'ottobre del 1939 era programmata la partenza di altri 10.000 ebrei ma lo scoppio della guerra a settembre fece fallire il tentativo 72. Le autorità tedesche continuarono lo stesso a promuovere indirettamente l'emigrazione ebraica in Palestina nel 1940 e nel 1941. 73 Perfino nel 1942, a marzo inoltrato, continuò a funzionare nella Germania di Hitler almeno un campo d'addestramento sionista alla vita nei kibbutz per i potenziali emigranti, autorizzato ufficialmente. 74
L'accordo per il trasferimento 75
Il momento centrale della cooperazione tedesco-sionista durante l'epoca hitleriana fu L'Accordo di Trasferimento, un patto che consentì a decine di migliaia di ebrei tedeschi di emigrare in Palestina coi propri averi. L'Accordo, noto anche come Haavara, fu stipulato nell'agosto del 1933 in seguito ai colloqui fra funzionari tedeschi e Chaim Arlosoroff 76, segretario politico dell'Agenzia ebraica, il centro palestinese dell'Organizzazione 77 Mondiale Sionista. 78
Attraverso questa insolita intesa, ogni ebreo destinato alla Palestina depositava del denaro in un conto speciale in Germania. Questi soldi venivano utilizzati per acquistare attrezzi agricoli, materiali da costruzione, pompe, fertilizzanti e così via, prodotti in Germania, esportati in Palestina e venduti dalla compagnia ebraica Haavara 79 di Tel Aviv.
Il ricavato delle vendite veniva dato all'emigrante ebreo al suo arrivo in Palestina per l'ammontare corrispondente al deposito effettuato in Germania.
Le merci tedesche entravano in Palestina per mezzo dell'Haavara, che, poco tempo dopo raggiunse un accordo di scambio col quale le arance prodotte in Palestina venivano barattate con legname da costruzione, automobili, macchinario agricolo ed altri prodotti tedeschi. L'accordo in tal modo serviva lo scopo sionista di portare coloni ebrei e capitale per lo sviluppo della Palestina, e contemporaneamente l'obiettivo tedesco di liberare il paese da una minoranza straniera indesiderata.
I delegati al Congresso Sionista di Praga del 1933 discussero profondamente i pregi dell'accordo. Alcuni temevano che il patto avrebbe indebolito il boicottaggio economico promosso dall'ebraismo internazionale contro la Germania. Ma i funzionari sionisti tranquillizzarono il Congresso.
Sam Cohen 80, un personaggio chiave dietro l'accordo Haavara, sottolineò che l'accordo non era economicamente vantaggioso per la Germania.
Arthur Ruppin 81, uno specialista in emigrazione dell'Organizzazione Sionista che aveva collaborato a negoziare l'accordo, fece notare che "l'accordo di trasferimento non interferisce in alcun modo col movimento per il boicottaggio, poiché in Germania non giungerà alcuna nuova valuta come risultato dell'accordo.". 82
Il Congresso sionista del 1935, che si tenne in Svizzera, approvò il patto con una schiacciante maggioranza.
Nel 1936 l'Agenzia Ebraica (il "governo ombra" sionista in Palestina) prese il controllo diretto della Haavara, controllo che in realtà rimase finché la Seconda Guerra mondiale non impose il suo abbandono. Alcuni funzionari tedeschi si opposero all'intesa. Il console generale di Germania a Gerusalemme, Hans Döhle, per esempio, criticò aspramente l'accordo in varie occasioni, nel 1937. Egli fece notare come esso costasse alla Germania quella valuta straniera che i prodotti esportati in Palestina per mezzo del patto avrebbero procurato se venduti altrove. Il monopolio, detenuto dalla Haavara, un ente ebraico, per le vendite dei prodotti tedeschi in Palestina, provocò la collera degli uomini d'affari tedeschi ed arabi in loco. Il sostegno tedesco ufficiale al sionismo poteva condurre ad una perdita di vendite tedesche nel mondo arabo. Anche il governo britannico si irritò per l'intesa. 83 Una circolare interna del giugno del 1937 del Ministero degli Esteri tedesco faceva riferimento ai "sacrifici di valuta straniera" che derivavano dall'Haavara. 84 Un memorandum interno del Ministero degli Interni del dicembre del 1937 analizzava l'impatto dell'accordo di trasferimento: "Non c'è dubbio che l'accordo Haavara ha contribuito in modo significativo ad uno sviluppo molto rapido della Palestina, dal 1933. L'accordo non soltanto fornisce la più grande fonte di valuta 85, ma anche i gruppi più colti di immigranti ed infine porta nel paese le macchine ed i prodotti industriali essenziali per lo sviluppo". Il promemoria riferiva che il vantaggio principale del patto era l'emigrazione di grandi quantità di ebrei in Palestina, l'obiettivo più desiderabile per quanto riguardava la Germania. Ma il documento registrava anche gli importanti svantaggi puntualizzati dal console Döhle e da altri. Il Ministro degli Interni, proseguiva il memorandum, aveva concluso che gli svantaggi dell'accordo superavano in importanza i vantaggi e che, di conseguenza, esso doveva essere interrotto. 86 Un uomo soltanto poteva dirimere la controversia. Hitler in persona esaminò questa politica a giugno ed a settembre del 1937 e di nuovo nel gennaio del 1938 e ogni volta decise di mantenere in essere l'accordo Haavara. L'obiettivo di trasferire gli ebrei fuori dalla Germania, concluse, giustificava gli svantaggi. 87 Il Ministero dell'Economia del Reich 88 collaborò ad organizzare un'altra compagnia di trasferimento, l'International Trade and Investment Agency, o Intria, per mezzo della quale gli ebrei di altri paesi potevano aiutare quelli tedeschi ad emigrare in Palestina. Alla fine furono circa 900.000 dollari la somma trasferita attraverso l'Intria agli ebrei tedeschi in Palestina. 89
Altri paesi europei, impazienti d'incoraggiare l'emigrazione ebraica, conclusero accordi coi sionisti sul modello dell'Haavara. Nel 1937 la Polonia autorizzò la compagnia di trasferimento Halifin. 90
Con la tarda estate del 1939, la Cecoslovacchia, la Romania, l'Ungheria e l'Italia avevano siglato accordi analoghi. Lo scoppio della guerra nel settembre del 1939, tuttavia, ostacolò l'attuazione di queste intese su vasta scala. 91
Risultati dell'Haavara 92
Fra il 1933 ed il 1941, emigrarono in Palestina circa 60.000 ebrei tedeschi per mezzo dell'Haavara e d'altri accordi tedesco-sionisti, circa il 10 per cento della popolazione ebraica della Germania del 1933. (Questi ebrei tedeschi costituirono circa il 15 per cento della popolazione ebraica della Palestina del 1939). Alcuni emigranti dell'Haavara trasferirono dalla Germania alla Palestina considerevoli fortune personali.
Come ha notato lo storico ebreo Edwin Black: "Molta di questa gente, specialmente verso la fine degli anni '30, fu autorizzata a trasferire delle copie reali delle loro case e delle loro fabbriche - davvero delle riproduzioni approssimative delle loro esistenze". 93
L'importo complessivo di danaro trasferito dalla Germania alla Palestina per mezzo dell'Haavara fra l'agosto del 1933 e la fine del 1939, fu di 8.100.000 sterline ovvero 139 milioni e 57.000 marchi tedeschi (equivalenti a oltre 40 milioni di dollari). Questo importo comprende i 33 milioni e 900.000 marchi tedeschi (tredici milioni e 800.000 dollari) che la Reichsbank fornì in relazione all'accordo. 94 Lo storico Black ha stimato ulteriori 70 milioni di dollari finiti in Palestina attraverso accordi commerciali tedeschi collaterali e speciali transazioni bancarie internazionali. Egli sottolinea che i fondi tedeschi ebbero un significativo impatto in un paese sottosviluppato com'era la Palestina degli anni '30. Coi capitali tedeschi furono costruite varie importanti imprese industriali, compresi l'acquedotto Mekoroth e l'industria tessile Lodzia. Black conclude che l'affluenza di merci e capitale dall'Haavara "produsse un'esplosione economica nella Palestina ebraica" e fu "un fattore indispensabile nella creazione dello stato d'Israele". 95 L'Haavara-Abkommen contribuì enormemente allo sviluppo ebraico in Palestina e poi, indirettamente, alla fondazione dello stato d'Israele. Una circolare del gennaio 1939 del Ministero degli Esteri tedesco riferiva, con un po' d'apprensione, che "il trasferimento della proprietà ebraica fuori dalla Germania 96 contribuisce in misura non lieve alla costruzione dello stato ebraico in Palestina". 97
Ex-funzionari della compagnia Haavara in Palestina hanno confermato questa opinione in uno studio dettagliato sull'accordo di trasferimento pubblicato nel 1972: "L'attività economica resa possibile dall'afflusso di capitale tedesco e dai trasferimenti dell'Haavara ai settori pubblico e privato furono di grande importanza per lo sviluppo del paese. Nella Palestina ebraica furono realizzate molte nuove industrie e imprese commerciali, e numerose aziende che sono enormemente importanti ancora oggi per l'economia dello stato d'Israele debbono la propria esistenza all'Haavara". 98 Un funzionario della compagnia Haavara a Tel Aviv negli anni '30, il dottor Ludwig Pinner 99, ha osservato più tardi che gli immigranti dell'Haavara, eccezionalmente competenti, "contribuirono in maniera decisiva" allo sviluppo economico, sociale, culturale e pedagogico della comunità ebraica palestinese. 100 L'Accordo di Trasferimento fu l'esempio di maggior portata della cooperazione fra la Germania hitleriana ed il sionismo internazionale. Attraverso questo patto, il Terzo Reich di Hitler fece più di ogni altro governo negli anni '30 per sostenere lo sviluppo ebraico in Palestina.
I sionisti offrono un'alleanza militare ad Hitler
Agli inizi di gennaio del 1941 una piccola ma importante organizzazione sionista sottopose una proposta formale ai diplomatici tedeschi a Beirut per una alleanza politico-militare con la Germania in guerra. L'offerta venne fatta dal gruppo clandestino radicale "Combattenti per la Libertà d'Israele", meglio conosciuto come Lehi o Banda Stern 101. Il suo capo, Avraham Stern 102, aveva da poco rotto i rapporti col gruppo nazionalista radicale Irgun Zvai Leumi 103 (Organizzazione Militare Nazionale) a causa dell'atteggiamento di quest'ultimo verso la Gran Bretagna 104, che aveva efficacemente proibito ulteriori insediamenti ebraici in Palestina. Stern considerava la Gran Bretagna come il nemico principale del sionismo. Questa straordinaria proposta sionista "per la soluzione del problema ebraico in Europa e la partecipazione attiva dell'NMO 105 alla guerra dalla parte della Germania" è degna d'essere citata per esteso: 106
Nei loro discorsi e dichiarazioni, importanti uomini di stato della Germania Nazionalsocialista hanno spesso messo in evidenza che un Ordine Nuovo in Europa necessita come requisito primo una soluzione radicale del problema ebraico con l'evacuazione. ("Un'Europa libera dagli ebrei"). L'evacuazione delle masse ebraiche dall'Europa è una condizione primaria per risolvere la questione ebraica. Tuttavia, l'unico modo in cui ciò può essere realizzato del tutto è attraverso l'insediamento di queste masse nella patria del popolo ebraico, la Palestina, e con la costituzione di uno stato ebraico nei propri confini storici. Lo scopo dell'attività politica e gli anni di lotta del Movimento per la Libertà d'Israele, l'Organizzazione Militare Nazionale in Palestina (Irgun Zvai Leumi), è quello di risolvere il problema ebraico in questo modo e così liberare completamente il popolo ebraico per sempre. L'NMO 107, che conosce molto bene la benevolenza del governo del Reich tedesco e dei suoi funzionari verso le attività sioniste in Germania e nei confronti del programma sionista per l'emigrazione, osserva che 108:
1. Possono esistere comuni interessi fra un Nuovo Ordine Europeo basato sulla concezione tedesca e le vere aspirazioni nazionali del popolo ebraico incarnate dall'NMO.
2. E' possibile una cooperazione fra la Nuova Germania e un ebraismo nazional-popolare rinnovato. 109
3. La costituzione dello storico stato ebraico su basi nazionali e totalitarie, unito da un trattato al Reich tedesco, sarebbe nell'interesse del mantenimento e del rafforzamento della futura posizione di potere tedesca nel Vicino Oriente. Sulla base di tali considerazioni e a condizione che il governo del Reich tedesco riconosca le summenzionate aspirazioni nazionali del Movimento per la Libertà d'Israele, l'NMO in Palestina si offre di prendere parte attiva alla guerra dalla parte della Germania. Quest'offerta dell'NMO potrà comprendere attività militare, politica e d'informazioni sia in Palestina che, dopo opportune misure organizzative, anche altrove. Insieme a ciò gli ebrei d'Europa sarebbero addestrati ed organizzati militarmente in unità sotto la guida e il comando dell'NMO. Essi prenderebbero parte ad operazioni belliche allo scopo di conquistare la Palestina, se dovesse formarsi questo fronte. La partecipazione indiretta del Movimento per la Libertà d'Israele al Nuovo Ordine in Europa, già nella fase preparatoria, unita ad una soluzione positiva e radicale del problema ebraico europeo sulle basi delle aspirazioni nazionali del popolo ebraico sopra menzionate, rafforzerebbe enormemente le fondamenta morali del Nuovo Ordine agli occhi di tutta l'umanità. La cooperazione del Movimento per la Libertà d'Israele sarebbe anche coerente con un recente discorso del Cancelliere del Reich tedesco, in cui Hitler ha sottolineato che utilizzerebbe qualsiasi combinazione e coalizione allo scopo di isolare e sconfiggere l'Inghilterra.
Non esiste traccia 110 di una risposta tedesca. Un'accoglienza favorevole era comunque assai improbabile poiché a quel tempo la politica tedesca era decisamente pro-araba. 111 E' comunque notevole che il gruppo Stern cercasse di concludere un patto col Terzo Reich al tempo in cui i racconti su Hitler determinato a sterminare gli ebrei circolavano già ampiamente. Apparentemente o Stern non credeva a queste voci oppure era disponibile a collaborare col nemico mortale del proprio popolo per ottenere aiuto per uno stato ebraico. 112 Un membro importante del Lehi all'epoca in cui il gruppo fece questa offerta era Yitzhak Shamir, che in seguito sarà Ministro degli Esteri d'Israele e poi, durante gran parte degli anni '80 e fino al 1992, Primo Ministro. Come capo delle operazioni del Lehi, dopo la morte di Stern nel 1942, Shamir organizzò numerose azioni terroristiche, compreso l'assassinio del Ministro per il Medio Oriente britannico Lord Moyne e nel settembre del 1948 l'uccisione del mediatore svedese delle Nazioni Unite conte Bernadotte. Anni dopo, quando a Shamir fu chiesto dell'offerta del 1941, egli confermò d'essere stato al corrente dell'alleanza proposta dalla propria organizzazione alla Germania in tempo di guerra. 113
Conclusioni
Malgrado la fondamentale ostilità fra il regime hitleriano e l'ebraismo internazionale, per vari anni gli interessi del sionismo ebraico e del Nazionalsocialismo tedesco coincisero. Il Terzo Reich, in collaborazione coi sionisti, per una soluzione umana e reciprocamente desiderabile di un problema complesso, fu disponibile a sacrifici di valuta straniera, a danneggiare le proprie relazioni con la Gran Bretagna e ad irritare gli arabi. In effetti nessuna nazione negli anni '30 fece di più per favorire in concreto gli scopi ebraico-sionisti della Germania di Hitler.
Pubblicato su The Journal for Historical Review (http://www.ihr.org/index.html) -Luglio/Agosto 1993 - Volume 13, numero 4 - Pagina 29
Le note del traduttore riportano la sigla NdT; tutte le altre sono dell'Autore.
Un ringraziamento a M.R. per la segnalazione dell'articolo ed a L.L.R. e Harm Wulf per l'aiuto nella traduzione.
Parte 2 (Contiene le Note al testo)
12:05 Scritto da: waa359 in Mark Weber | Link permanente | Commenti (1) | Tag: olocausto, truffa, olocash, mark weber |
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Commenti
L'accordo Ha'avara era relativo all'emigrazione in Palestina, ed è relativamente conosciuto. Non si parla mai invece dell'accordo Rublee-Wohlthat che era relativo all'emigrazione in tutti gli altri Paesi. 150.000 erano gli Ebrei che si iscrissero a partire, i parenti prossimi poi avrebbero seguito. In base all'accordo inoltre agli Ebrei oltre i 45 anni di età che rimanevano in Germania avrebbero dovuto essere tolte le restrizioni in materia di lavoro e residenza. Quest'accordo portò all'Istituzione di un nuovo Centro per l'emigrazione a Berlino a Gennaio del 39 che collaborava strettamente con L'Associazione Ebraica del Reich. Con lo scoppio della guerra diminuì il suo ruolo, e diminuirono i Paesi disposti all'accoglienza. La Royal Navy bloccò le principali rotte, ma nonostante questo funzionò attraverso ad esempio Grecia e Turchia, o Spagna e Portogallo. Le autorità Tedesche fornivano visti per quei Paesi. Il nome dell'accordo deriva dall'americano George Rublee ed ebbe una gestazione difficile a causa dell'opposizione del Segretario di Stato del Ministero degli Esteri Tedesco Ernst von Weizsäcker, (padre del futuro Presidente della Repubblica Federale). Per attuarlo egli fu scavalcato direttamente da Hiler e Goering.
President Richard von Weizsäcker.
Scritto da: mincuo | 26.11.2010
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